III.

Quando uscì, il cielo era sempre sereno, gli uccelli cantavano

allegramente sugli alberi, sorrideva per le colline la tranquilla

letizia autunnale. Ma dentro di lui che misero mutamento! Andava

innanzi come istupidito. Non ostante, rispose con bontà al saluto

di un contadino e gli chiese com’erano contenti della vendemmia.

Poi pigliò lentamente, non la strada per la quale era venuto, ma un

viottolo solitario che con più lungo giro conduce anch’esso ai viali di

circonvallazione nella parte più a levante della città.

Cominciò dentro di lui il tormentoso soliloquio. Niente di vago e

d’indeterminato e di fantastico era nella sua niente; invece tutto

ora gli si poneva chiaro dinanzi agli occhi con una cruda e tagliente

precisione di contorni. Escluse anzitutto l’ipotesi che la vecchia

avesse mentito e che Giulia ignorasse l’idea del marito e della

famiglia. Ella sapeva ogni cosa; e n’era prova troppo evidente il suo

contegno della sera innanzi. Quel contegno gli scomponeva dentro la

bella, intera e ideale figura di Giulia, mutandola in un’altra di cui

non sapeva più rendersi conto, a cui non poteva ancora aggiustare una

fisonomia precisa, ma che lo turbava e gli dava dolore.

E quel suo arrendersi all’invito della passeggiata?... Una leggerezza

insieme e una crudeltà! Essa lo sapeva bene che in quella stessa

giornata, poche ore dopo, un dolore immenso si sarebbe avventato sopra

di lui, avrebbe fatto strazio di lui.... E dunque, come mai essa, di

una sensibilità così fine, essa che lo amava, che tante altre volte

aveva mostrato di comprenderlo, che aveva avuto riguardi e previdenze

delicatissime per risparmiargli anche un piccolo dispiacere, come

mai ora non aveva capito che quel suo mescolarsi intanto a un frivolo

passatempo avrebbe avuto il significato di una noncuranza atroce per

lui?...

Ma lo amava ella veramente?

Si buttò sull’erba e pianse. L’uomo si ritrovava debole contro a

quel primo e violento urto di un dolore che lo coglieva impreparato.

Anche nei giorni della felicità, alla sua mente talvolta era venuta

l’idea di un grande e finale sacrificio; ed egli, anzichè respingerla,

l’aveva accolta e guardata in faccia con una forte e quasi serena

rassegnazione. — Ma quello non era, no, il sacrificio com’egli

l’aveva immaginato!... La sua mano nella mano di Giulia, i suoi occhi

fissi negli occhi di lei, i due cuori gonfi di angoscia, ma insieme

confortati da una completa reciprocanza d’affetti e di propositi.... Il

sacrificio, insomma, egli lo aveva sempre immaginato e previsto come un

supremo argomento d’amore in faccia a qualche imperioso dovere della

vita. Ma non così, non così come se lo vedeva ora a un tratto venire

dinnanzi!... Mentre era solo a soffrire e lei, la donna sua adorata,

invece d’esserle vicina, proprio quel giorno, svagolava per le colline

in mezzo ad una brigata di donnine allegre e di giovinotti eleganti....

Dopo avere camminato un pezzo senza termine fisso, il signor Carlo

giunse ad uno degli ingressi secondari del nuovo Giardino Pubblico ed

entrò. L’occhio poteva allora spaziare senza ostacolo per quei piani

dolcemente ondulati e seguire le curve dei bianchi viali costruiti di

fresco e fiancheggiati d’alberelli giovani, a cui l’autunno aveva già

ingiallite e scemate le poche foglie.

La gente, scarsa in quell’ora, passeggiava qua e là con aria

sfaccendata e tranquilla. I vecchi, che d’autunno cominciano a godersi

il sole, sedevano sulle panche chiacchierando. Il signor Carlo notò

un gruppo di ufficiali a cavallo che venivano galoppando verso di

lui. Quando gli passarono accanto, s’avvide che un bel giovane in

abito borghese era in mezzo a loro; e riconobbe subito il marito di

Giulia.... Si sentì una stretta viva al cuore, come alla vista di un

nemico vittorioso. Ebbe subito voglia d’essere lontano da quei luoghi e

andò per un viale di scorciatoia verso il centro del giardino lontano

dai grandi viali; e sedette sotto un gruppo di salici vicino al lago.

Di là istintivamente seguiva con gli occhi la figura del Conte, che

vedeva caracollare e gestire vivacemente insieme ai suoi amici.

Tutt’a un tratto dei suoni rauchi, che avrebbero voluto essere degli

squilli di tromba, vennero a distrarlo da quell’attenzione; ed egli si

volse verso l’ingresso principale del giardino da porta Santo Stefano.

In quel momento, preceduta dal trombettiere, entrava in disordine

una numerosa “somarata„. Erano i villeggianti di cui aveva parlato

la signora Marianna. Finita la colazione a Monte Paderno, avevano

presa nel ritorno la via pittoresca di Monte Donato, mettendo capo

alla strada di Pianoro. Ed ora risalivano alla collina, verso casa,

attraversando il Giardino Pubblico. Pel viale grande, battuto da tante

zampe ferrate di somarelli, si levava già nell’aria luminosa una nube

di polvere insieme a un coro confuso di grida e di risate. Le signore

avevano il viso rosso e i gesti spigliati; i giovani s’alzavano sulle

staffe, si chiamavano per nome e si rincorrevano, battendo a furia le

povere bestie. In mezzo a quella squadriglia disordinata, su quelle

umili teste orecchiute, su quei cappelli di paglia, su quelle vesti

e quei veli variopinti e ondeggianti, dominava sull’alto cavallo la

bella figura di Giulia, nel suo nero costume d’amazzone, con le ricche

treccie bionde dorate dal sole e un poco allentate sulla nuca. Era

vivace, imperiosa, elegantissima. Entro quella nube di polvere, aveva

una grande aria di principessa; una principessa dei racconti fantastici

guidante una carovana di zingari.

Da tutte le parti del Giardino correva intanto la gente al passaggio

dello spettacolo inaspettato; e anche il signor Carlo, quasi senza

avvedersene, si trovò dietro una siepe di curiosi. Giulia passò

innanzi senza accorgersi di lui. Ma più oltre, dove il viale grande

si biforca, il Conte con gli ufficiali stava fermo sul principio del

piazzale attendendo anch’esso il passaggio; e quando sua moglie non era

ancora giunta di fronte a lui, si cavò vistosamente il cappello. Giulia

rispose al saluto sorridendo e chinando il capo fin dietro la testa

del cavallo, forse per nascondere un vivo rossore che si sentiva salire

improvvisamente alla faccia.... Il signor Carlo notò quel saluto, quel

sorriso, quel rossore.... Alla pallidezza del suo volto e al tetro

lampo degli occhi, un curioso avrebbe potuto crederlo il marito, che

studiava, non visto, l’incontro di sua moglie con un giovane che gli

era causa di sospetti....

I miei racconti · 第 33 / 57 题