Quando uscì, il cielo era sempre sereno, gli uccelli cantavano
allegramente sugli alberi, sorrideva per le colline la tranquilla
letizia autunnale. Ma dentro di lui che misero mutamento! Andava
innanzi come istupidito. Non ostante, rispose con bontà al saluto
di un contadino e gli chiese com’erano contenti della vendemmia.
Poi pigliò lentamente, non la strada per la quale era venuto, ma un
viottolo solitario che con più lungo giro conduce anch’esso ai viali di
circonvallazione nella parte più a levante della città.
Cominciò dentro di lui il tormentoso soliloquio. Niente di vago e
d’indeterminato e di fantastico era nella sua niente; invece tutto
ora gli si poneva chiaro dinanzi agli occhi con una cruda e tagliente
precisione di contorni. Escluse anzitutto l’ipotesi che la vecchia
avesse mentito e che Giulia ignorasse l’idea del marito e della
famiglia. Ella sapeva ogni cosa; e n’era prova troppo evidente il suo
contegno della sera innanzi. Quel contegno gli scomponeva dentro la
bella, intera e ideale figura di Giulia, mutandola in un’altra di cui
non sapeva più rendersi conto, a cui non poteva ancora aggiustare una
fisonomia precisa, ma che lo turbava e gli dava dolore.
E quel suo arrendersi all’invito della passeggiata?... Una leggerezza
insieme e una crudeltà! Essa lo sapeva bene che in quella stessa
giornata, poche ore dopo, un dolore immenso si sarebbe avventato sopra
di lui, avrebbe fatto strazio di lui.... E dunque, come mai essa, di
una sensibilità così fine, essa che lo amava, che tante altre volte
aveva mostrato di comprenderlo, che aveva avuto riguardi e previdenze
delicatissime per risparmiargli anche un piccolo dispiacere, come
mai ora non aveva capito che quel suo mescolarsi intanto a un frivolo
passatempo avrebbe avuto il significato di una noncuranza atroce per
lui?...
Ma lo amava ella veramente?
Si buttò sull’erba e pianse. L’uomo si ritrovava debole contro a
quel primo e violento urto di un dolore che lo coglieva impreparato.
Anche nei giorni della felicità, alla sua mente talvolta era venuta
l’idea di un grande e finale sacrificio; ed egli, anzichè respingerla,
l’aveva accolta e guardata in faccia con una forte e quasi serena
rassegnazione. — Ma quello non era, no, il sacrificio com’egli
l’aveva immaginato!... La sua mano nella mano di Giulia, i suoi occhi
fissi negli occhi di lei, i due cuori gonfi di angoscia, ma insieme
confortati da una completa reciprocanza d’affetti e di propositi.... Il
sacrificio, insomma, egli lo aveva sempre immaginato e previsto come un
supremo argomento d’amore in faccia a qualche imperioso dovere della
vita. Ma non così, non così come se lo vedeva ora a un tratto venire
dinnanzi!... Mentre era solo a soffrire e lei, la donna sua adorata,
invece d’esserle vicina, proprio quel giorno, svagolava per le colline
in mezzo ad una brigata di donnine allegre e di giovinotti eleganti....
Dopo avere camminato un pezzo senza termine fisso, il signor Carlo
giunse ad uno degli ingressi secondari del nuovo Giardino Pubblico ed
entrò. L’occhio poteva allora spaziare senza ostacolo per quei piani
dolcemente ondulati e seguire le curve dei bianchi viali costruiti di
fresco e fiancheggiati d’alberelli giovani, a cui l’autunno aveva già
ingiallite e scemate le poche foglie.
La gente, scarsa in quell’ora, passeggiava qua e là con aria
sfaccendata e tranquilla. I vecchi, che d’autunno cominciano a godersi
il sole, sedevano sulle panche chiacchierando. Il signor Carlo notò
un gruppo di ufficiali a cavallo che venivano galoppando verso di
lui. Quando gli passarono accanto, s’avvide che un bel giovane in
abito borghese era in mezzo a loro; e riconobbe subito il marito di
Giulia.... Si sentì una stretta viva al cuore, come alla vista di un
nemico vittorioso. Ebbe subito voglia d’essere lontano da quei luoghi e
andò per un viale di scorciatoia verso il centro del giardino lontano
dai grandi viali; e sedette sotto un gruppo di salici vicino al lago.
Di là istintivamente seguiva con gli occhi la figura del Conte, che
vedeva caracollare e gestire vivacemente insieme ai suoi amici.
Tutt’a un tratto dei suoni rauchi, che avrebbero voluto essere degli
squilli di tromba, vennero a distrarlo da quell’attenzione; ed egli si
volse verso l’ingresso principale del giardino da porta Santo Stefano.
In quel momento, preceduta dal trombettiere, entrava in disordine
una numerosa “somarata„. Erano i villeggianti di cui aveva parlato
la signora Marianna. Finita la colazione a Monte Paderno, avevano
presa nel ritorno la via pittoresca di Monte Donato, mettendo capo
alla strada di Pianoro. Ed ora risalivano alla collina, verso casa,
attraversando il Giardino Pubblico. Pel viale grande, battuto da tante
zampe ferrate di somarelli, si levava già nell’aria luminosa una nube
di polvere insieme a un coro confuso di grida e di risate. Le signore
avevano il viso rosso e i gesti spigliati; i giovani s’alzavano sulle
staffe, si chiamavano per nome e si rincorrevano, battendo a furia le
povere bestie. In mezzo a quella squadriglia disordinata, su quelle
umili teste orecchiute, su quei cappelli di paglia, su quelle vesti
e quei veli variopinti e ondeggianti, dominava sull’alto cavallo la
bella figura di Giulia, nel suo nero costume d’amazzone, con le ricche
treccie bionde dorate dal sole e un poco allentate sulla nuca. Era
vivace, imperiosa, elegantissima. Entro quella nube di polvere, aveva
una grande aria di principessa; una principessa dei racconti fantastici
guidante una carovana di zingari.
Da tutte le parti del Giardino correva intanto la gente al passaggio
dello spettacolo inaspettato; e anche il signor Carlo, quasi senza
avvedersene, si trovò dietro una siepe di curiosi. Giulia passò
innanzi senza accorgersi di lui. Ma più oltre, dove il viale grande
si biforca, il Conte con gli ufficiali stava fermo sul principio del
piazzale attendendo anch’esso il passaggio; e quando sua moglie non era
ancora giunta di fronte a lui, si cavò vistosamente il cappello. Giulia
rispose al saluto sorridendo e chinando il capo fin dietro la testa
del cavallo, forse per nascondere un vivo rossore che si sentiva salire
improvvisamente alla faccia.... Il signor Carlo notò quel saluto, quel
sorriso, quel rossore.... Alla pallidezza del suo volto e al tetro
lampo degli occhi, un curioso avrebbe potuto crederlo il marito, che
studiava, non visto, l’incontro di sua moglie con un giovane che gli
era causa di sospetti....