II.

E con tutto questo egli era sempre povero in canna, mal pagato, mal

nutrito e vestito così male che a vederlo faceva compassione.

Suo padre, — Giannone il cenciaiuolo, che camminava dondolandosi dietro

il suo asino, a cui confidava ad alta voce tutti i suoi pensieri,

— ogni volta che s’imbatteva nel figliuolo per la strada o davanti

all’osteria, gli dava del minchione; e ricordandogli i servizi mal

pagati e gli ultimi scherni patiti, gli diceva piano: “Imparerai a tue

spese, imparerai!„ Il figliuolo scrollava la testa senza rispondere;

e Giannone tirava innanzi dondolandosi e ripetendo forte al suo asino:

“Te lo dico io, che imparerà a sue spese!„

A ogni modo, il triste fatto che seguì dopo alcun tempo, nessuno lo

avrebbe mai preveduto.

Era vecchia lite fra Andrea il mugnaio del Pero e Giacomo il mugnaio

della Zena, detto il _Signorone_. Dapprima fu una quistione di acque;

poi col tempo pare che ci si mescolasse anche la donna. Gli amici di

qua e di là avevano compita l’opera, e l’odio bolliva oramai dalle due

parti maligno e implacabile.

Eravamo nell’estate dell’anno 1849. Per le strade di Bologna, in

pieno meriggio, accoltellavano i cittadini come se nulla fosse. Anche

fuori per le campagne, e massime nelle grosse borgate più vicine

alla città, serpeggiava uno spirito inquieto e torbido. Si sarebbe

detto che rincrudiva nella gente una torva propensione ai delitti di

sangue, e che ogni uomo il quale avesse avuto un rancore da sfogare e

una vendetta da compiere era indotto, in quei giorni, a pensarci più

spesso, con stimoli più vivi e con propositi più audaci.

Una sera, in una stanza appartata nell’osteria del Palazzaccio,

sedevano intorno alla tavola, dinanzi a un doppio boccale di vino

bianco, Andrea, Annibalino e Guermanetto. A quest’ultimo era offerto da

bere con insolita frequenza, ed egli, al solito, non si faceva pregare.

I due sozi tenevano fra loro un discorso tutto a gergo e a sottintesi,

lasciando spesso una frase in tronco, come gente che sa di che si

tratta ed è pienamente d’accordo sulla massima. Guermanetto badava a

bere e canticchiava un vecchio stornello dei tempi di Napoleone con

ritornello di tirolese “alla postigliona„.

Dopo mezz’ora Annibalino augurò la buona notte ed uscì. Andrea, rimasto

solo col giovinotto, prese a ragionargli della vecchia ruggine che

egli aveva col _Signorone_; dei gravi torti di questo verso di lui; del

bisogno prepotente che sentiva di farglieli scontare di santa ragione.

Guermanetto, già un poco brillo, gongolava dentro per l’onore di queste

confidenze e, se non lo avesse trattenuto il rispetto, sarebbe saltato

al collo del suo interlocutore “.... È un Sansone colui!„ disse a un

certo punto Andrea, con un accento di rabbia contenuta. “Ma io non ho

paura di nessuno al mondo!„ replicò subito Guermanetto; e prese l’aria

di uno che si profferisca.

— Nemmeno se ti scontrassi solo con lui?

— O chi è lui? Sant’Antonio?...

— No, senti, Guermanetto....

E qui, Andrea, fattoglisi più vicino, si mise a discorrere a bassa

voce, come se parlasse ad un suo uguale, come se parlasse allo

stesso Annibalino, mettendogli tratto tratto una mano sulla spalla e

coll’altra mescendogli da bere....

Dopo mezz’ora i due uscivano insieme dall’osteria e s’incamminavano

per la strada provinciale verso Pian di Macine. Avevano combinato tutto

per bene. Guermanetto non avrebbe affrontato solo il Signorone; anche

Andrea sarebbe stato lì pronto a dargli una mano, ma voleva che egli

assestasse la prima bastonata, egli che aveva il colpo così forte e

sicuro. — Non si sa mai! Colui aveva l’abitudine d’andare armato di

giorno e di notte, mentre egli, Andrea, non avrebbe, per cosa al mondo,

pensato mai a vendicarsi con del sangue; e non voleva saperne d’armi

traditrici....

Suonarono le undici di notte all’orologio di Rastignano, e la luna,

sormontata di poco la cima di Monte Calvo, illuminava dolcemente

tutta la vallata di Savena, lunga e ristretta fra le colline, e in

particolar modo la piccola corrente del fiume, che levava tra i sassi

bianchissimi un rumore sommesso, quasi carezzevole in quel silenzio.

Andrea si era calcato un poco il cappello sugli occhi e aveva l’andare

d’uomo circospetto. Invece Guermanetto procedeva nella notte serena con

la testa in aria, il cappello sulla nuca, movendo a molinello il suo

bastone. Era anche vestito meno male del solito, con un mazzolino di

fiori all’orecchio, come se andasse ad una festa di ballo da qualche

mezzadra del contorno. A un punto della strada, lanciando gli acuti più

allegri della sua voce di tenore, riprese a cantare il suo stornello

napoleonico:

Napoleone, guarda quel che fai!

La bella gioventù per te la vuoi,

E le ragazze....

“Sta zitto„ gli susurrò amichevolmente Andrea. “Ecco il posto.„

S’appostarono difatti entro un gruppo folto di piante di sambuco nel

lato interno della strada, la quale dall’altro lato dava quasi a picco

sul fiume scoscendendosi in un burrone di parecchi metri.

Aspettavano almeno da mezz’ora, quando sentirono il rumore di un

veicolo che si approssimava. Era il _Signorone_ che veniva a piccolo

trotto sul barroccino tirato da un muletto nero; e dalle redini molto

allentate e dal capo inclinato e un po’ dondolante, si capiva che

l’uomo dormicchiava.

Quando fu rimpetto al gruppo dei sambuchi, si udì la voce di

Guermanetto: “_To’, boia!_„ e con quella un colpo di bastone che

dovette essere ben forte, perchè il _Signorone_, mandando un urlo,

cadde rovescio sulla strada e non si mosse.... Allora Guermanetto

vide una cosa orribile e inaspettata. Vide Andrea il mugnaio uscire

di dietro a lui, lanciarsi sul caduto con un lungo coltello nella

mano destra, afferrarlo colla sinistra pei capelli e, puntandogli

un ginocchio sulla pancia, menar colpi sopra colpi al petto, al

collo, alla faccia, mugghiando e ruggendo come un’anima dannata....

Il _Signorone_ non disse verbo, ma Guermanetto intese il gorgoglìo

del sangue che usciva dalle canne tagliate di quella gola.... Gli si

rizzarono i capelli sulla testa, il bastone gli cadde di mano e rimase

immobile con gli occhi sbarrati.... Lo riscosse un forte urto ed una

voce:

— Tu va subito a letto e alzati domattina per tempo. Se qualcheduno

ti domanderà di me, risponderai che m’hai accompagnato per un pezzo di

strada verso Bologna, e che io t’ho detto che andavo a dormire in città

per trovarmi domattina, che è sabato, in piazza prestissimo. Se parli,

guai a te!

E Andrea dileguò come un lampo. Anche Guermanetto si mise a fuggire

a rotta di collo, urlando, piangendo, chiamando la Madonna e tutti i

santi del paradiso. Corse in qua e in là senza saper dove e nemmeno

pensando un momento a ricoverarsi in casa. A un certo punto si trovò in

mezzo al fiume coll’acqua fin quasi ai ginocchi; un’altra volta, dopo

lunghissimi giri, si ritrovò di nuovo a pochi passi dagli alberi di

sambuco; e vide il corpo dello scannato accanto al suo barroccino; e il

muletto nero, immobile....

Mentre spuntava l’alba, Guermanetto si arrampicava ansando per un’erta

boscosa al di sopra di Monte Paderno, rinomata dimora di pernici e di

lepri, ov’egli tante volte allegramente aveva corso come un bracco per

contentare Annibalino il proprietario e Andrea il mugnaio del Pero.

Il giorno dopo, coll’annunzio dell’orribile delitto, si sparse subito

la voce de’ suoi autori. Erano stati visti andare insieme dall’osteria

del Palazzaccio verso Pian di Macine; e accanto al cadavere del

_Signorone_ si era trovato il randello ben noto di Guermanetto.

Dopo un paio di giorni Andrea fu arrestato. Guermanetto potè per due

settimane circa battere la montagna; ma un giorno mandò a pregare

il medico condotto di avvertire il brigadiere che egli si voleva

costituire. E la notte stessa venne a picchiare all’uscio della casa

del medico.

I miei racconti · 第 28 / 57 题