E dalle nove e mezzo della mattina alle nove e mezzo della sera fui re
di Francia. Ah, Vittor Hugo superbo, Vittor Hugo comunardo, Vittor
Hugo energumeno, Vittor Hugo matto; che baie! Tutti questi Vittor Hugo
della critica o della calunnia, col berretto frigio o colle corna
dell'orgoglio satanico, erano spariti dalla mia mente. Per me non
c'era più che un solo Hugo, il grande poeta amoroso e sdegnoso,
pieno di consigli fortissimi e di sante consolazioni; l'uomo che
m'aveva fatto delirare d'amore da giovanetto; che m'aveva fatto
pensare e lottare da uomo; il poeta di cui le strofe fulminee m'eran
sonate nel cuore sul campo di battaglia come grida eccitatrici d'un
generale lontano; lo scrittore che aveva mille volte schiacciato il
mio misero orgoglio d'impiastrafogli, facendomi provare non so che
voluttà acre e salutare nell'umiliazione, che mi acquietava
l'anima; l'autore di cui parlando m'era sgorgata mille volte dal cuore
commosso la parola facile e calda che m'aveva cattivato delle
simpatie; l'artista che mi aveva aiutato a esprimere mille sentimenti
e a render l'immagine di mille cose che senza di lui mi sarebbero
forse rimaste sepolte per sempre nell'anima; lo scrittore di cui in
Spagna, in Grecia, sul Reno, sul Bosforo, sul mare, mi ricorreva ogni
momento alla memoria un pensiero o una immagine, che rischiarava,
formulava e commentava la mia emozione; il poeta dei fanciulli, il
consolatore delle madri sventurate, il cantore delle morti gloriose,
il grande pittore dei cieli e degli oceani; oggetto di vent'anni, di
studio, di curiosità e di discussioni; mille volte abbandonato,
mille volte ripreso, mille volte difeso; Galeotto d'amori gentili,
auspice d'amicizie ardenti, compagno di veglie febbrili e provocatore
di scoppi di pianto disperati; l'uomo, insomma, in cui avevo vissuto
una gran parte della parte più bella della mia vita; che m'aveva
trasfuso nelle vene il suo sangue, e delle cui opere mi ero fatto
ossa, nervi e cervello. Questo era il Vittor Hugo che mi vedevo
davanti, e ad ogni ora che passava, mi pareva che la sua figura si
innalzasse di un palmo e che il mio cuore ringiovanisse d'un anno.