19 Settembre. Sabato.

Papini elenca (_Giornale del mattino_) i vantaggi della guerra: «La

guerra in grande c'insegna per lo meno che la vita degli individui

oscuri acquista valore soltanto quand'è perduta per la vita dei popoli

gloriosi».

Dottrine esoteriche... ed un po' alle Nietzsche e, come concione di

generale ai soldati, argomento non consigliabile; tanto più che non

è esatto. È morto per la patria un giovane non oscuro, Carlo Péguy,

autore di un bel libro sul _Mistero di Giovanna d'Arco_.

Buono e caro Papini, se Ugo Foscolo avesse pensato come lei, mai

avrebbe scritto i Sepolcri!

Domenica, 20 Settembre.

Il numero ultimo della Critica sociale porta uno scritto pieno di

complicazione. Il concetto è questo: riformisti di destra (perchè non

più le stellette del titolo _socialisti?_), democratici, massoni,

nazionalisti et _similia_ (il _similia_ non è mio) vogliono la

_neutralità per uscirne_, cioè la guerra: i socialisti — invece —

vogliono _la neutralità per non uscirne_ assolutamente. La ragione è

sempre la stessa: _questa è la guerra borghese, la quale nasconde il

perfido intento di sopprimere la lotta di classe, la santa guerra del

proletariato. Se la paghi la borghesia la sua guerra! Ma v'è di più:

se i socialisti volessero la guerra, commetterebbero un grave crimine

perchè commesso coscientemente: «contribuirebbero cioè ad assassinare

la Internazionale, nel supremo ricetto dove si è rifugiata, nell'attesa

della inevitabile risurrezione!»_

Allora viene subito da dire: questo crimine lo hanno commesso i

compagni socialisti della Germania...

Distinguiamo — risponde l'articolista —: il socialismo tedesco

_«ritiene con convinzione assoluta, in perfetta buona fede, per

quanto, secondo noi, errata, di difendere la patria nell'Impero, e

il socialismo nella patria dall'invasione straniera». Nel quale caso

cioè, nel «caso estremo e ben constatato di vera difesa del territorio»

dell'indipendenza, è lecito sospendere la lotta di classe e potrà il

proletariato andare alla guerra._

Quanto alla questione dell'ideale libertà e civiltà, si tratta di un

«_tragico malinteso, per cui con eguale convinzione tutte e due le

coalizioni si vantano di lottare per la libertà dell'Europa: l'una,

per salvarla dall'impero della sciabola prussiana: l'altra dal comando

dello knout cosacco_».

A me pare più chiaro il ragionamento di un altro socialista: _il

proletariato non ha patria_.

E non dovrebbe essere troppo facile, anche per il Conte di

Cavour, fare il ministro degli esteri in Italia «supremo ricetto

dell'Internazionale».

* * *

Il romanzo della guerra nell'anno 1914 · 第 16 / 24 题