Papini elenca (_Giornale del mattino_) i vantaggi della guerra: «La
guerra in grande c'insegna per lo meno che la vita degli individui
oscuri acquista valore soltanto quand'è perduta per la vita dei popoli
gloriosi».
Dottrine esoteriche... ed un po' alle Nietzsche e, come concione di
generale ai soldati, argomento non consigliabile; tanto più che non
è esatto. È morto per la patria un giovane non oscuro, Carlo Péguy,
autore di un bel libro sul _Mistero di Giovanna d'Arco_.
Buono e caro Papini, se Ugo Foscolo avesse pensato come lei, mai
avrebbe scritto i Sepolcri!
Domenica, 20 Settembre.
Il numero ultimo della Critica sociale porta uno scritto pieno di
complicazione. Il concetto è questo: riformisti di destra (perchè non
più le stellette del titolo _socialisti?_), democratici, massoni,
nazionalisti et _similia_ (il _similia_ non è mio) vogliono la
_neutralità per uscirne_, cioè la guerra: i socialisti — invece —
vogliono _la neutralità per non uscirne_ assolutamente. La ragione è
sempre la stessa: _questa è la guerra borghese, la quale nasconde il
perfido intento di sopprimere la lotta di classe, la santa guerra del
proletariato. Se la paghi la borghesia la sua guerra! Ma v'è di più:
se i socialisti volessero la guerra, commetterebbero un grave crimine
perchè commesso coscientemente: «contribuirebbero cioè ad assassinare
la Internazionale, nel supremo ricetto dove si è rifugiata, nell'attesa
della inevitabile risurrezione!»_
Allora viene subito da dire: questo crimine lo hanno commesso i
compagni socialisti della Germania...
Distinguiamo — risponde l'articolista —: il socialismo tedesco
_«ritiene con convinzione assoluta, in perfetta buona fede, per
quanto, secondo noi, errata, di difendere la patria nell'Impero, e
il socialismo nella patria dall'invasione straniera». Nel quale caso
cioè, nel «caso estremo e ben constatato di vera difesa del territorio»
dell'indipendenza, è lecito sospendere la lotta di classe e potrà il
proletariato andare alla guerra._
Quanto alla questione dell'ideale libertà e civiltà, si tratta di un
«_tragico malinteso, per cui con eguale convinzione tutte e due le
coalizioni si vantano di lottare per la libertà dell'Europa: l'una,
per salvarla dall'impero della sciabola prussiana: l'altra dal comando
dello knout cosacco_».
A me pare più chiaro il ragionamento di un altro socialista: _il
proletariato non ha patria_.
E non dovrebbe essere troppo facile, anche per il Conte di
Cavour, fare il ministro degli esteri in Italia «supremo ricetto
dell'Internazionale».
* * *