Dicono che la spina dorsale dell'esercito austriaco è rotta.
Ci vuol altro!
Si sente dire: _Finis Austriae!_ Ci vuol altro! L'Austria è come quei
gattacci che uno scaccia di qua, uno percuote di là, uno gli mozza
la coda, uno gli fa sanguinare l'orecchio. Ma eccolo ancora lassù sul
tetto con la coda più lunga e gli occhiacci più grifagni di prima! Vive
in tutti i climi, nelle aule auliche, sui cuscini nuziali, nelle fogne,
sui tetti, ma vive!
* * *
Molti sono per la guerra: Alceste de Ambris, il sindacalista. Un uomo
di fegato, in verità. Anche la anarchica Maria Rygier è per la guerra.
Non so se costei andrà a combattere. Ma dopo aver fatto l'apologia dei
soldati italiani indisciplinati, mi sembrano un po' avventate queste
dichiarazioni di guerra. Sì, Hervè ha sconfessato in Francia la sua
propaganda antimilitarista. Ma la Francia ha l'elaterio del senso
nazionale di una vivacità immortale.
Ma l'Italia è come un cane che fa: _bu! bu!_ Si vorrebbe lanciare: un
salto avanti, uno indietro: ma più che _bu! bu!_ non può fare.
* * *
Ivanoe Bonomi scrive che subito, ai primi d'agosto, il Governo Italiano
avrebbe dovuto dire: «neutralità; ma da questo momento strappiamo il
trattato di alleanza e ci riserbiamo libertà d'azione».
Era un bel gesto, bisogna convenirne. Ma occorrevano due cose almeno:
possedere la nazione in pugno come un'arma, sicura; occorreva un uomo
della grande ora! Ma gli uomini di stato che l'Italia potè dare, furono
sempre quelli del giorno per giorno; non della grande ora. Di chi la
colpa?