Sotto il portico, a un lato della chiesa francescana, era la cella del
Santo e della Pietà.
La Madonna, assisa su di un masso, reggeva il capo al divin figliuolo e
piangeva: giaceva, morto, il Signore; livido e sanguinante. E, separato,
di contro, San Francesco con la faccia benigna volta a coloro che
sopravvenivano, tendeva la destra accennando al sacrificio e con un
mesto sorriso significava ai visitatori giudiziosi:
-- Guardate e pregate, fratelli!
I visitatori guardavano e talvolta pregavano. E poichè le statue erano
colorate al vivo, alte come persone vere e umane nel sacro aspetto, e
l'ombra inclusa nel portico e l'interna penombra della stanza
accrescevano il senso del dramma arcano, qualche cuore rimaneva preso e
compunto. Alle preghiere seguivano le offerte.
Raccogliendo queste a intervalli, fra' Pasquale, portinaio e sagrestano,
lasciava tuttavia alcuni soldi in terra a esempio e invito ad altra
elemosina; e così la carità del Signor morto e di San Francesco rendeva
abbastanza bene.
Or avvenne che lo scemo si destò un giorno dal solito riposo mentre due
monellacci osservavano dentro la cella, e dicevano tra loro:
-- A un'asta impegolata in cima, i soldi s'attaccherebbero.
-- E i frati? E fra' Pasquale?
-- Hai ragione. Meglio starne alla larga, da quell'accidente!
Temevano il bastone dei frati, non il sacrilegio, i gaglioffi! E se
n'andarono. Lo scemo, però, aveva capito. Canaglie, che idea! Rubare a
San Francesco! i soldini di San Francesco! -- E stette là, immoto, come
immersa l'anima in un pensiero profondo. Pensava con faticosa
connessione d'idee:
-- Elemosine. -- A chi vanno? Chi se le gode?
-- Soldini e... bicchierini: soldini e pane.
Poi Mattucco guardò alla statua del santo quasi si aspettasse di vederla
turbata. Ma no: non aveva perduta l'abituale bonomia: anzi sembrava che
il dolce sorriso s'effondesse vieppiù dagli occhi per le guancie.
San Francesco parve dire -- e Mattucco disse infatti per lui:
-- Son da compatire anche i bricconi, se i frati non fan le cose giuste!
Fra' Pasquale non aiuta chi n'ha più bisogno.
-- È vero -- aggiunse Mattucco da parte sua. -- A me non mi dà mai un
soldo.
-- Prendine -- gli disse San Francesco. -- Adesso hai imparato come si
fa.
-- Prenderne? E l'inferno?
San Francesco sorrideva sempre. -- Non ci son io a farti perdonare; io,
San Franceschino?
Ma lo scemo non era ancora persuaso. Dimandò:
-- E fra' Pasquale? Se mi arriva addosso quell'accidente?
-- Non c'è qui il Signore con la Madonna a proteggerti, a difenderti
dalle bastonate?... _Pater Ave e Gloria._
Allora Mattucco recitò le orazioni. E si avviava, persuaso, per andar a
cercare l'asta e la pece.
Ricordandosi però di quanto avveniva tra gli uomini, in paese, tornò
indietro a stringere il patto, a prender garanzia.
-- D'accordo? Siam d'accordo, San Franceschino mio? Sì? proprio davvero?
-- D'accordo!
-- Parola?
-- Parola di galantuomo!