IV.

Due o tre giorni? Sarebbero stati pochi al compimento di una difficile

impresa; troppi al compimento di un miracolo. E questo avvenne il giorno

stesso, nel pomeriggio.

Col dito contro il naso, per raccomandar silenzio, il soldato condusse

la signora alla cuccia, ove, l'uno accanto all'altra, placidamente

dormivano la cagna e il gatto.

Oh stupore! Oh commozione!

-- Astolfo! Corri a vedere! Corri!

E il marito venne adagio adagio, dall'orto, con la zappettina in mano, e

rimase a bocca aperta.

-- Come avete fatto? -- chiedevano a Monterúmici.

Egli scosse le spalle. Sorridendo significava: se tutte le difficoltà,

le questioni a questo mondo fossero di tal fatta! Ma:

-- Ci vuol pazienza!

E -- a udirne la relazione -- il miracolo incuriosì anche il colonnello,

quando discese, lieto del suo lavoro. E su l'uscio della stalla chiamò:

-- Monterúmici!

-- Pronto! -- (con la striglia in mano).

-- Come hai fatto a domesticare quelle due bestie feroci?

Rispose senza esitare:

-- Io con la quiete non posso dormire. Ho bisogno, per dormire, delle

cannonate. Il farmacista invece mi ha dato delle polverine; e io ne ho

data una...

Il colonnello scoppiò a ridere. E si avviava. Se non che l'attendente

balzandogli davanti e mettendosi in posizione, seguitò:

-- A svegliarsi e a vedersi vicini si meraviglieranno anche loro, di

essersi così amicati, e saran sempre buoni amici: vedrà!.

-- Ho capito! ho capito!

Non era un bel matto?

Quante volte però, non molto tempo di poi, all'orecchio dell'ufficiale

dovevan tornare quelle parole: «Io con la quiete non posso dormire».

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