-- Pazienza un corno! -- brontolava il signor Astolfo, cui finalmente
riuscì di portar la cagna nella camera da desinare, -- Un danno grande!
per colpa di quel gatto senza cervello! Stupido! Cretino! Imbecille!
La moglie lo udì, e apriti cielo! Maledetta la cagna! Così stupida che
non conosceva neppure le persone amiche di casa, così imbecille che non
sapeva nemmeno d'esser bianca e andava a fregarsi contro le calderine e
anneriva e insudiciava da per tutto; così cretina e ignorante da
compiacersi dello spavento che incuteva in una povera bestiola.
Animalaccio -- la cagna -- ostinato come un mulo, ineducato come un
asino. Intollerabile!
-- L'ammazzo! la voglio ammazzare! -- la signora gridava, ormai fuori di
sè.
Quando, nella scena che volgeva al tragico, sopravvenne, discretamente,
Monterúmici. A inchini e a sorrisi entrò, domandò la parola, disse:
-- Ci penso io, signori! Fra due o tre giorni la Lillín e Rossello
saranno amici per sempre. Prometto, garantisco: sissignori! Vedranno!