FÚLICA. Io fui e sono innamorato per certo.[259]

[259] Hic Fulica supprimit divinum amorem.

LIMERNO. Oh Sia lodato il Dio d'amore, che piú oltra non verrò necato di

parole al vento gittate! Voglio che 'n questa mia cetra cantiamo tutti

noi tre successivamente qualche amoroso canto, come piú al suo

particolar soggetto ciascuno de noi aggradirá. Io dunque sarò,

piacendovi, lo primiero e cantarovvi di mia diva la summa cortesia, la

quale dignossi mandarmi un bianchissimo panno di lino, lo quale, dapoi

lungo sudore nel danzare preso, mi avesse a sciugare le membra.

«Bruggia la terra il lino col suo seme»,[260]

disse cantando il mantoan Omero.

Perché un verso non gionse a dir piú intiero?

Del lin cosa non è ch'un cor piú creme!

Quel lino, che le man vostre medeme

dopo il grato sudor, donna, mi diero,

tessuto l'ha (chi 'l nega?) il crudo arciero:

tanto m'incende l'ossa e 'l cor mi preme!

Vi lo rimando. Ahi! rimandar non posso

l'ardor però, ch'ogni or sta 'n le medolle,

né umor di pianto v'ha che giú mil lave!

Ma prego Amor, sí come incender volle

tutte le mie, che almanco roda un osso

in voi, o di mia vita ferma chiave!

[260] «Urit enim lini campum seges». VIRG.

Piacquevi cotesto bel soggetto, o padre eremita?

FÚLICA. Molto aggradisce l'umana generazione questa vocale musica.

LIMERNO. Or segui, Triperuno.

TRIPERUNO. Dirò io alquante parole d'un oroglio di vetro, con lo quale

mediantovi una tritissima rena si misura d'ora in ora lo tempo.

Pensarsi non sapea piú agevolmente

cosa che d'uman stato avesse imago

d'un fragil vetro in vista cosí vago,

che libra il tempo a polve giustamente.

Vedi le trite rene come lente

filan e' giorni pel foro d'un ago,

e fan col fiume or quello or questo lago

in doi grembi, s'altrui volge sovente!

Ma cotal opra tosto va in conquasso,[261]

se avvien che fra doi vetri a la giuntura

quel debil filo e cera si dissolve.

O forsennato, chi d'aver procura

in terra stato, sendo un vetro al sasso,

al foco molle cera, al vento polve!

[261] «Non est, crede mihi, sapientis dicere.

Vivam. | Sera nimis vita est crastina: vive hodie». MART.

FÚLICA. Assai piú lo discipolo mi piace che lo maestro, e

particolarmente la fine di questo tuo morale sonetto, Triperuno mio

dilettissimo; ed annunzioti che in breve cangiarai vita e costumi in

assai megliore stato.

TRIPERUNO. Io non son tale che mai puotessi adeguare l'alto ingegno del

mio maestro. Ma tóccavi, padre, la volta vostra.

Caos del Triperuno Opere Italiane Vol. 1 · 第 154 / 222 题