S tavami basso nel cespuglio e queto,
V ago d'udire piú che mai Limerno,
E giá m'era disposto per adrieto
V olgermi di Merlin for del governo.
E al fin sbucato da la macchia, lieto[238]
R ichiamo lui:--Deh! svellemi d'inferno!--
A lui dico, che giá, calando il sole,
T olsesi dal cantar dolci parole.
[238] Ut cadat in Scyllam cupiens vitare
Charybdim.
--O vago--a lui diceva--giovenetto,
B en mi terrei de gli altri piú beato,
S'io fusse tale che tu avessi grato
T enermi (ecco son presto!) a te soggetto.--
R estossi allora quello, e col bel viso
I l novo Ciparisso ovver Narciso:
--C hi chiama?--disse e, vistomi soletto,
T ennesi a lungo il naso fra le dita:
--O h tu! mi sai--dicea--di lorda vita!
C ácciati presto in quel fragrante rivo,
L avandoti lo puzzo fin ch'io torni.--
A llor si parte ritrosetto e schivo,
V edendo una carogna in luoghi adorni.
S pogliomi nudo in quel fonte lascivo[239]
T emprato d'acque nanfe, che da' forni
R igando viene giú d'un monticello,
O ve Ciprigna gode Adonio bello.
[239] Hic pudicitia, hic natura adulteratur.
C elavasi, ne l'alpe giunto, il sole.
E cco, fra molte ninfe vaghe e snelle
L imerno torna solacciando, e quelle
L ui van ferendo a bòtte de viole.
I o, ch'era nudo, ambe le mani aduno
S u quelle parti oscene che ciascuno,
Q uantunque sia piccino, coprir sòle.
--V edrai--parla Limerno--quant'è meglio
E sser di miei che di quel sporco veglio!
R ecativi 'l in braccio, o belle ninfe,
E d a la dea portandolo direte:
--M adonna, dentro le muschiate linfe
O fferto s'è costui nel nostro rete:
T egnamolo qui nosco, se 'l vi pare,
I donio testimon, quando che v'abbia
S empre a lodar ne l'amorosa rabbia.--
--O--dissi allor,--o di vaghezza fiore,
C hi mi porge la stola ond'io mi copra?
--C uor mio--rispose--quivi non s'adopra
V estir alcuno dove regna Amore,[240]
L o qual ignudo va co' soi seguaci:
T aci lá dunque, pazzarello, taci!--
A llor fui ricondutto a grand'onore
T ra gioveni leggiadri e damigelle,
A vanti una piú bella de le belle.
[240] «Vanum cor vanitatis notitiam quaerit
corpori». BERN.
V enere fu costei, la qual nel seggio
R egina di Matotta il settro tiene.
--B enedetto sia 'l cuore di chi viene
--I ncomenciossi allor cantar intorno--
S otto Amatonta al dolce lei soggiorno!--
L aúti, cetre, lire ed organetti
I van toccando parte, parte al sòno
T enean le voci giunte, ahi quanto vaghe.
I n quel medesmo tempo, a vinti a trenta,
B asciandosi l'un l'altro insieme stretti[241]
V anno danzando intorno, e questi sono
S inceri giovenetti e donne maghe.
[241] «Luxuriae nimium libera facta via est».
PROP.
E rano mille fiamme intorno accese
S otto gli aurati travi de la sala:
S tanno da parte alquanti e fan un'ala
E qua e di lá mirando le contese.
P endono da' pareti alte cortine
R icchissime di seta, argento ed oro,
O ro sopr'oro, dico, spesso e rizzo
C on mille groppi, ziffere e beschizzo;
V asi di pietre di gran pregio e fine
L ungo a le mense fanno un bel tesoro.
A cque rosate, nanfe ed altri odori
T endon spruzzare i pargoletti Amori.
N ascosi molti a le cortine drieto
V anno non so che far, ed escon dopo
N el volto fatti in guisa di piropo
C he furon d'alabastro per adrieto.