CLIO

Qual gode in carne perché in carne viva

e, in terra stando, l'animo da terra

non leva al ciel (onde si parte) unquanco,

colui d'umana spezie, in cui si serra

l'alta ragione, ad or ad or si priva,

sí come di candela il lume stanco

vedesi, giunto al verde, venir manco.

Di che, giá spento, non che morto, il sole

de la giustizia, resta cieco e palpa

la circonfusa nebbia e, come talpa

sotterra errando, uscir né sa né vole;

tanto che 'l miser sòle

un nuvol d'ignoranzia farsi tale[237]

che mai del ciel non sa trovar le scale.

[237] Omnium vitiorum perniciosissimum est malus

habitus et ignorantia.

Se mi deggia pensar o in terra dentro

o sotto 'l ciel, fra terra e l'aer puro,

esser in pene stabil altro inferno

d'un core ne' peccati antico e duro,

non so, sássel pur Dio! Mi par un centro,

l'abito nel mal far, di foco eterno;

quando che né d'estade né di verno

forza veruna o sia losinga d'uomo

(questo sperar dal cielo sol si debbe!)

quell'infelice misero potrebbe

indi ritrarlo piú di bestia indomo.

Però tal vizio nomo

l'orribil ombre del Caós deforme,

cui sempre a morte in grembo un'alma dorme.

Caos del Triperuno Opere Italiane Vol. 1 · 第 122 / 222 题