TRIPERUNO

Finitte appena l'angelo divino questo sermone, che quattro de gli piú

vaghi angioletti cantando cosí dolcemente incomenciaro:

Un aspro cuor, un'empia e cruda voglia,

una durezza, impresa giá molt'anni,

se altrui depor contende, non s'affanni

sperar ch'altri ch'Iddio mai vi 'l distoglia.

E s'uomo stesso il fa, dite che spoglia

non riportâr tirannide tiranni

di questa mai piú bella e che piú appanni

ogn'altra gloria, ch'uomo al mondo invoglia.

Ma il ciel di stelle e d'acque il mar fia manco,[154]

qualor accaschi in uomo tanta forza,

ch'ei vecchio stile da sé levi unquanco.

Però convien ch'al bon Iesú si torza,

mercé attendendo, ed anco il prieghi ed anco,

fin che qual serpe lásciavi la scorza.

[154] «Difficile est resistere consuetudini, quae

assimilatur naturae». ARIST.

Caos del Triperuno Opere Italiane Vol. 1 · 第 66 / 222 题