GENIO

Uomo, animale--disse--fra gli altri solo de la ragione capace, che de

gli eterni piaceri con meco sei ad essere felicissimo consorte (non giá

perché né tu né di tua natura alcuno giammai facesse impresa veruna per

la cui dignitade ciò guadagnar si potesse, ma l'infinita d'Iddio bontade

cosí a dover avvenire nel principio dispose); or odi quale e quanta

verso voi uomini sia stata di lui la benevolenzia. Lo quale, da l'antico

legame di perdizione per scatenarvi, giá non sofferse aver a schivo se

istesso condennare ad essere un simile vostro di carne, una vittima, un

sacrificio, un miserabilissimo spettacolo, dovendosi egli sottomettere a

la severa legge, di lei non pur conditore ma distretto[149] osservatore,

mostrandovi, con esempio prima e con dottrina poi, per quanto piacevole

sentiero ciascuno di voi, le sue vestigia seguendo, potrebbe al lume di

veritá pervenire. Da la quale, per l'infiata soperbia de gli ignoranti

dottori e saviezza mondana, tutti[150] omai sète miserabilmente sotto

l'empia potestade d'un tiranno traboccati, lo quale sepolti, non che

imprigionati, nel puzzo d'ogni scelleraggine sin ad ora v'ha ritardati.

Vedi tu cotesto bellissimo fanciullino, questa leggiadretta sopra ogni

altra criatura? questo uomo di spirto e carne testé nasciuto? Lo quale

so che ti pare soave tanto, che giá di non voler indi partire tu ti sei

fermamente deliberato. Se io, che sol spirito sono, cosí fussi agevole

di ragionar la lui potenzia, la lui maiestade, la lui smisurata

benignitade, come tu, uomo carnale, manco idonio sei ad ascoltare,

potrei quivi acconciatamente dar principio. Ma debilissima è pur[151]

troppo de noi angioli la natura, e vieppiú la vostra umana, in

comparazione di quella profundissima, incomprensibile e impenetrevole

divina. Dilché sciocchi e presontuosi furono pur troppo alquanti

dottori, che cosí leggermente a tal cosa isperimentare si sono

abbandonati.

[149] «Finis legis Christus ad iustitiam omni

credenti». PAUL.

[150] «Tota vita Christi in terris per hominem quem

gessit, disciplina mortis fuit». AUG.

[151] «Quo autem Deus pater genuerit filium, nolo

discutias nec te curiosius ingeras in profundo arcani».

HIER.

Ora dunque saperai prima qualmente la intelligenzia del Sempiterno

Padre, la quale noi similemente «prima sapienza e divino sermone» con

grandissimo tremore nominamo, tanto di vostra salute le calse, tanto

l'incommutabil sua natura si commosse verso di voi a pietade, che non

me, non alcun altro di angelica stirpe si elesse per vostro redentore e

de l'inferno distruggitore, ma da se medema, volendo oggimai la

divinitade sua con la umanitade vostra conciliare, discese occultamente

da l'empireo nostro in questo vostro passibile stato, constituendosi ad

essere con essi voi fratello, compagno e servitore; quando che non volse

il benignissimo figliuolo vestirsi la forma d'alcun potente signore, ma

ben gli piacque con perfettissima umilitade sottoporsi a vile servitude

per confutare l'alterigia de' sapienti mondani. Eccolo quivi d'una

polcella, mediantovi la vertú del Spirito Santo, poverissimamente

nasciuto. Dimmi, uomo, dimmi, animal di ragione, qual umiltade di

cotesta maggiore potriasi unqua imaginare? Páronti forse quelli duo

animaluzzi vilissimi, fra li quali sul feno lor egli giace, convengano a

la omnipotenzia di sua profundissima maiestade? parti ch'un diversorio

immondo, un presepio de bovi, la diroccata stanza, lo notturno

pellegrinaggio, la freddissima stagione siano al divino trono, a la

celeste beatitudine, a le ierarchie d'infiniti spiriti convenevoli e

corrispondenti? parti che questa diminutezza d'un infante a la grandezza

del criatore e fondatore de l'universo s'adegui? Ma quanto piú di

maraviglia prenderai tu, se mai fia tempo che l'instrumenti orribili, li

quali con questa croce intorno a lui miri essere portati, tu veda

crudelmente adoperati ne la innocentissima sua persona! O gran fortezza

di pietade, la quale puote l'altissima giustizia[152] cosí piegare, che

'l padre, per riscotere il servo, traditte l'unico figliuolo, che avesse

ad essere tra gli suoi domestichi un bersaglio di mille onte, ingiurie,

bestemmie, derisioni, contumelie, scorni, guanciate, battiture,

flagelli, sputi, lanciate e finalmente un vituperoso spettacolo, tra li

doi scellerati, su la contumeliosa croce inchiavato! O affocato amore, o

benivolenzia verso noi uomini ardentissima! Iddio fassi omo per te

salvar, o uomo: offende sé, difende te; ancide sé, vivifica te! O

mansuetissimo agnello! Vedi, vedilo lá, uomo, vedi lo tuo salvatore,

vedi la via, la veritade, vedi come lagrimoso dal presepio ti mira e

guata, vedi come gestisse d'abbracciarti in foggia di caro germano! Egli

ben sa che per te, uomo, solo in questa miseria fu dal Padre mandato,

discese in terra per guidarti al cielo, s'ha fatto famiglio per

costituirti signore! Or dunque chi renderá mai guiderdone a tanto[153]

beneficio eguale? qual grazie, qual lode a tanto premio? fia forse di

oro, di gemme, di porpora, di altri beni temporali cotesto premio? anzi

del preciosissimo suo sangue. Con questo ti laverá, ti monderá de le

peccata, de le tante scelleraggini; con questo ti pascerá e nudrirá,

lasciandotilo, con la carne sua propria, ad essere tuo cibo di vita

eterna. Sfattene dunque, uomo, nel santo proposito in cui testé

amorosamente ti ritrovi; e quando pur sotto 'l gravissimo peso di questa

tua carne avverrá che ne trabocchi, lévati presto, chiama dal ciel

aiuto, non ti addossar in terra, non vi far le radici. L'abito solo è

quella peste, quel morbo se non per grandissima misericordia d'Iddio

sanabile, quell'inferno d'ignoranzia, quel laberinto d'errori, ove

dubito non sii finalmente per tua inavvertenzia dal sfrenato desio

tirato.

[152] Pater noster, ut liberaret servum, tradidit

filium.

[153] «Deus noster purgari homines a peccatis

maxime cupit, ideoque agi poenitentiam iubet. Agere autem

poenitentiam nihil aliud est quod profiteri et affirmare se

ulterius non peccaturum». LACT.

Caos del Triperuno Opere Italiane Vol. 1 · 第 65 / 222 题