D'errori, sogni, favole, chimere,[130]
fantasme, larve un pieno laberinto,
ch'un popol infinito, a larghe schiere,
assorbe ognora, tien prigione e vinto,
voglio sculpir non ne l'antiche cere,
non ne le nove carte; anzi depinto
di lagrime, sudor, di sangue schietto
avrollo in fronte sempre o 'n mezzo 'l petto.
[130] «Tria sunt difficilia, quarum penitus ignoro:
viam aquilae in coelo, viam colubri super petram, viam viri
in adolescentia sua». ECCLES.
In fronte o 'n mezzo 'l petto, ovunque io perga,
terrò qual pellegrino mie fortune;
datimi, o muse, una cannuccia o verga,
ch'io, scalzo e cinto ai fianchi d'aspra fune,
veda come 'l sol esca e poi s'immerga
ne l'Oceàno, e come ardendo imbrune
qua li etiòpi e lá di neve imbianchi
tartari e sciti del bel raggio manchi.
Ma poi che di mia sorte il duro esempio
mostrato abbia del mondo in ogni clima,
fia cosí noto, appeso in qualche tempio[131]
od in polito marmore s'imprima,
che chi mirando 'l cosí acerbo ed empio,
considri ben qual sia buon calle, prima
che l'un d'ambi sentieri d'esta vita
si metta entrare a l'ardua salita.
[131] «Me tabula sacer | votiva paries indicat
uvida | suspendisse potenti | vestimenta maris deo». HORAT.
Oh, ben saggio colui che 'l suo dal mio
voler avrá diverso ne' prim'anni
di nostra sí dubbiosa etade, ch'io
volendo scorsi ne' miei stessi danni,
travolto in vie sí alpestri dal desio,
ch'anco ne porto il viso rotto e' panni,
fin che mia sorte, poi che assonto in alto
m'ebbe, giú basso far mi fece un salto!