TRIPERUNO.

D e l'innocente ninfa l'aurea etade,[132]

I l bel giardino, le colline, i fonti

V annosi omai, ché 'l tempo invidioso[133]

I n un istante quelli s'ingiottisse.

[132] Pueritia.

[133] «Damnosa quod non imminuit dies est». HOR.

B andito dunque sol per l'altrui fallo,

E rrava quinci e quindi ove pur l'alma

N atura mi torcea con fidel scorta.

E ra quella stagion quando Aquilone,[134]

D a l'iperboree cime sibilando,

I n vetro i fiumi, in latte cangia i monti;

C ácciomi dentro un bosco tutto solo;

T anto vi errai, ch'al fine mi compresi

I n le capanne de' pastori giunto.

[134] Lex naturae, quae omnia in medium ponit.

R iposto s'era Febo drieto un colle,

E la sorella con sue fredde corna

G iá percotea le selve ed ogni ripa.

V ago di riposarmi su lor fronde,

L a porta chiusa d'una mandra i' batto:

A l sesto e nono cenno fummi aperto.[135]

[135] Pulsanti aperitur, Evangelio teste.

S tarsene quivi ben rinchiusi e caldi

V idi quei pegorari, al foco intorno,

B ere acque dolci e pascersi de frutta.

Q ual stato mai per che si sia sublime,

V'ha pare al pastoral di contentezza?

A ltri di strame rifrescar ed altri

M onger vidi gli armenti, altri purgarli.

I ntenti ancor son altri gli agnelletti

P ortar di luogo a luogo e ritornarli

S otto lor madri, ed altri con virgulti

E gionchi acuti tessono sportelle.

M a parte ancora, di piú verde etade,[136]

I ntenti sono a giovenili giochi,

L otte, salti diversi e slanzar dardi.

I n altra parte s'usan dicer versi,

T occar sampogne e contrastar di rime.

A ltri, de' piú attempati, di lor gregge

T rattano, s'han piú spesa che guadagno.

V adon e riedon altri, piú robusti,

R icercando le mandre, ove ben spesso

V olpe, lupi selvaggi e piú gli umani

S oglion discommodar lor santa pace.

[136] «Apparet nullam aliam spem vitae homini esse

propositam nisi ut, abiectis vanitatibus et errore

miserabili, Deum cognoscat et Deo serviat». LACT.

I n ogni lor impresa vanno lieti,

A mandosi l'un l'altro con gran fede,

M ercé che 'l capo lor sa l'arte a pieno.

I vi raccolto fui nel dolce tanto[137]

N umero lor e fatto di sua prole.

G iá in mezzo al corso di sua lunga via

R otavasi la notte, passo passo:

E cco, dal sommo d'una capannella,

D ove molti pastori guarda fanno

I nsieme al grande armento con lor cani,

O desi, dentro una mirabil luce,

R esonar canti e dolce melodia.

[137] Iam per reminiscentiam, ingruente rationis

aetate, homo suam in se recolit naturam et dignitatem.

P orgon l'udita e sentono che--_Gloria_

_I n excelsis_--dicean i bianchi spirti;

E d avvisati dove 'l Salvatore

N asciuto giace, lá, con allegrezza

T osto da noi partiti, s'avventaro

I n quella banda che fu lor mostrata.

S ol io ritratto in parte for de gli altri

S edevami pensar tal novitade,

I n fin che, ritornati, cose orrende,

M ai non udite piú, d'un fanciullino

A noi contaron di stupor insani.

E cco, senza far motto alcun ad elli,[138]

T utto soletto quinci mi diparto,

[138] «Tu autem quum oraveris intra in cubiculum

tuum, ubi, clauso ostio, patrem tuum in abscondito ora».

_Evang._

E sollevando gli occhi al ciel sereno

V idi una stella rutilar fra l'altre,

A nti scorgendo sempre il mio sentero,

N é mai fermossi fin che al santo loco

G iunto non mi vedesse e poi smarritte;

E d una voce ancor dal ciel mi venne,

L a qual dicea:--Felice criatura,

I o son quella verace e schietta donna

C he vai cercando in terra e stommi 'n cielo.[139]

A ltea mi chiamo: or entra qui sicuro.--

[139] Veritas in coelo moratur, quia omnis homo

mendax.

E poi ch'ebbe parlato, un bel concento

S'udiva d'arpe, cetre, plettri e lire.

T acendo poscia, fu non so chi disse:

Caos del Triperuno Opere Italiane Vol. 1 · 第 62 / 222 题