Al chiarore di una lampada, egli vide una donna avviluppata in un gran

manto di colore scuro, seduta sopra uno sgabello, vicino ad un fuoco

quasi spento. I suoi gomiti erano appoggiati sopra una cattiva tavola,

ed, essa appoggiava la sua testa sopra ambe le mani, bianche come

l'avorio.

Non si poteva distinguere il suo viso, ma un sorriso sinistro passò

sulle labbra di Athos. Non vi era da ingannarsi: quella era la donna

che egli cercava.

In questo momento, un cavallo nitrì. Milady alzò la testa, vide dietro

ai vetri il pallido viso di Athos, e mandò un grido.

Athos capì che era stato riconosciuto, spinse la finestra col ginocchio

e colla mano; questa cedè, i vetri si ruppero, e Athos, simile allo

spettro della vendetta, saltò nel mezzo della camera, milady corse

alla porta e l'aprì. Più pallido e più minaccioso ancora di Athos,

d'Artagnan stava sulla soglia.

Milady indietreggiò mandando un grido; d'Artagnan, credendo ch'essa

avesse qualche mezzo di evasione, e temendo che loro non fuggisse, levò

una pistola dalla sua cintola. Ma Athos alzò la mano:

— Rimettete quell'arme al suo posto, d'Artagnan, disse egli; è

necessario che questa donna sia giudicata e non assassinata. Aspettate

ancora, d'Artagnan, e tutti sarete soddisfatti!

— Entrate, o signori.

E d'Artagnan obbedì, perchè Athos aveva la voce solenne e il gesto

possente di un giudice supremo. Dietro a d'Artagnan, entrarono Porthos,

Aramis, Lord de Winter, e l'uomo dal mantello rosso.

I quattro servitori guardavano la porta e le finestre.

Milady era ricaduta sul suo seggio colle mani stese, come per

scongiurare questa terribile apparizione. Scorgendo suo cognato, essa

gettò un grido terribile.

— Chi domandate voi? gridò milady.

— Noi domandiamo, disse Athos, Anna de Breuille, che prima si è

chiamata la contessa della Fère, poi lady de Winter baronessa de

Souffield.

— Sono io, mormorò essa al colmo dello stupore, che volete da me?

— Vogliamo giudicarvi secondo i vostri delitti, disse Athos, voi sarete

libera di difendervi; giustificatevi, se potete. Signor d'Artagnan,

spetta a voi di accusarla pel primo.

D'Artagnan si avanzò.

— Davanti a Dio e davanti agli uomini, disse egli io accuso questa

donna di avere avvelenata Costanza Bonacieux, morta ieri sera.

Egli si voltò verso Porthos ed Aramis.

— Lo attestiamo, dissero con un sol movimento i due moschettieri.

D'Artagnan continuò:

— Davanti a Dio e davanti agli uomini, io accuso questa donna di avere

voluto avvelenarmi col vino, che mi aveva inviato da Villeroy con una

falsa lettera, come se il vino mi fosse stato mandato dai miei amici;

Dio mi salvò, ma un uomo è morto in mia vece che si chiamava Brisemont.

— Lo attestiamo, dissero colla stessa voce Porthos ed Aramis.

— Davanti a Dio e davanti agli uomini, proseguì d'Artagnan, io accuso

questa donna di avermi spinto all'uccisione del barone de Wardes,

e siccome non vi è alcuno per attestare la verità di quest'accusa,

l'attesto da me stesso. Ho detto.

E d'Artagnan passò dall'altra parte della camera, con Porthos ed Aramis.

— A voi, milord, disse Athos.

Il barone si avvicinò a sua volta.

— Davanti a Dio e davanti agli uomini, disse egli, io accuso questa

donna di aver fatto assassinare il duca di Buckingham.

— Il duca di Buckingham assassinato? gridarono ad una voce tutti gli

assistenti.

— Sì, disse il barone, assassinato: dietro la lettera di avviso che mi

avete scritta, io aveva fatto arrestare questa donna, e l'aveva data

in custodia ad un leale servitore; essa ha corrotto quest'uomo, gli ha

messo il pugnale in mano, e gli ha fatto uccidere il duca, e in questo

momento forse, Felton paga colla sua testa il delitto di questa furia.

Un fremito percorse per mezzo i giudici alle rivelazioni di questi

delitti sconosciuti.

— Ma questo non è tutto, riprese lord de Winter, mio fratello, che

l'aveva fatta sua erede, è morto in tre ore di una strana malattia, che

lasciò delle macchie livide su tutto il corpo. Cognata, in che modo è

morto vostro marito?

— Orrore! gridarono Porthos ed Aramis.

— Assassina di Buckingham, assassina di Felton, assassina di mio

fratello, io domando giustizia contro di voi, e dichiaro che se non mi

verrà fatta, me la farò da me!

E lord de Winter andò a mettersi vicino a d'Artagnan, lasciando il

posto libero ad un altro accusatore.

Milady lasciò cadersi la fronte fra le sue mani, e tentò richiamare le

sue idee confuse da una vertigine mortale.

— A mia volta, disse Athos, tremando egli stesso, come trema il leone

all'aspetto di un serpente; a mia volta io sposai questa donna quando

era giovinetta; la sposai malgrado l'opposizione di tutta la mia

famiglia le detti i miei beni, le detti il mio nome, e un giorno;

m'accorsi che era infamata; questa donna è marchiata con un giglio

sulla spalla sinistra.

— Oh! disse milady alzandosi, io sfido di ritrovare il tribunale che ha

pronunziato sopra di me questa infame sentenza, io sfido di ritrovare

colui che l'ha eseguita.

— Silenzio! disse una voce. A questo aspetta a me il rispondere.

E l'uomo dal mantello rosso si avvicinò a sua volta.

— Chi è quest'uomo? chi è quest'uomo? gridò milady soffocata dal

terrore, i di cui capelli si snodarono e si dirizzarono sulla sua testa

livida, come se fossero stati vivi.

Tutti gli occhi si voltarono su quest'uomo, poichè egli era sconosciuto

a tutti, eccetto che ad Athos. Athos pure lo guardava con tanto stupore

quanto gli altri, ignorando il come poteva trovarsi immischiato in

qualche cosa al dramma che si sviluppava in quel momento.

Dopo essersi avvicinato a milady con passo lento e solenne, ed in modo

che la sola tavola lo separasse da lei, lo sconosciuto si tolse la

maschera.

Milady guardò per qualche tempo, con un terrore crescente, questo

pallido viso inquadrato da capelli e da barba nera, la di cui

espressione era una impassibilità glaciale; poi ad un tratto:

— Oh! no, no, disse ella alzandosi e indietreggiando fin contro il

muro; no, questa è una apparizione infernale! non è lui! a me! a me!

gridò essa con voce rauca, voltandosi verso il muro, come se avesse

potuto aprirvi un passaggio con le sue mani.

— Ma chi siete voi dunque? gridarono tutti i testimoni a questa scena.

— Domandatelo a questa donna, disse l'uomo dal mantello rosso, poichè,

vedete, bene, ella mi ha riconosciuto.

— Il carnefice di Lille! il carnefice di Lille, grido milady in preda

ad un insensato terrore, aggrappandosi con le mani al muro per non

cadere.

Tutti si allontanarono, e l'uomo dal mantello rosso restò solo in piedi

in mezzo alla sala.

— Oh! grazia! grazia! perdono, gridò la miserabile cadendo in ginocchio.

Lo sconosciuto lasciò che si ristabilisse il silenzio.

— Io ve lo diceva bene che ella mi aveva riconosciuto; riprese egli.

Sì, io sono l'esecutore di giustizia della città di Lille, ed ecco la

mia storia.

Tutti gli occhi erano fissi su quest'uomo, di cui si udivano le parole

con avida ansietà.

— Questa giovane era altra volta una giovinetta tanto bella quanto lo è

adesso. Essa era educanda in un convento di Templemard. Un giovine, di

cuor semplice e credente, serviva la chiesa di questo convento; ella si

accinse a sedurlo e vi riuscì. E chi non avrebbe ella sedotto?

«Ma troppa distanza passava tra la condizione dell'uno e dell'altra; e

però i loro legami non potevano durare lungamente senza perdersi tutti

e due. Ella ottenne da lui che fuggirebbero dal paese, ma per fuggire

dal paese, per involarsi assieme, per andare in un'altra parte della

Francia, ove essi potessero vivere tranquilli, perchè sarebbero stati

sconosciuti, vi voleva del danaro; nè l'uno nè l'altra ne avevano.

Il giovane per far danaro commise un furto. Gli oggetti derubati

furono venduti; ma, mentre si apprestavano a partire, furono entrambi

arrestati.

«Otto giorni dopo, ella aveva sedotto il figlio del carceriere e si era

salvata. Il giovine fu condannato a dieci anni di ferri e al marchio.

Io era l'esecutore della città di Lille, come disse questa donna. Fui

obbligato di marchiare il colpevole; signori, egli era mio fratello.

«Giurai allora che questa donna, che lo aveva perduto, che era più

che sua complice poichè essa lo aveva spinto al delitto, dividerebbe

almeno la punizione. Immaginai il luogo ove doveva essersi nascosta, la

rinvenni, l'afferrai, la legai, e le impressi il medesimo marchio che

io aveva impresso a mio fratello.

«L'indomani del mio ritorno a Lille, mio fratello pervenne anch'egli

a fuggire; fui accusato di complicità, e condannato a rimanere in

prigione nel suo posto, fino a che non fosse ritornato a costituirsi

prigioniero. Il mio povero fratello ignorava questo giudizio, egli

raggiunse questa donna, fuggì con lei nel Berry, e là visse alcun tempo

facendola passare per sua sorella.

«Il signore di quel luogo, ove erano andati ad abitare questi pretesi

due fratelli, divenne innamorato di lei al punto che le propose di

sposarla. Allora essa lasciò quello che aveva perduto, per quello che

voleva perdere, e divenne la contessa della Fère;

Tutti gli occhi si voltarono verso Athos, di cui questo era il vero

nome, il quale fece segno colla testa, che tutto ciò che aveva detto il

carnefice era vero.

— Allora, riprese questi, mio fratello pazzo disperato, deciso a

sbarazzarsi di una esistenza alla quale aveva tolto tutto, onore e

fortuna, il mio povero fratello ritornò a Lille, e sentendo il decreto

che mi aveva condannato invece sua, si costituì prigioniero, e si

impiccò la stessa sera all'inferriata della sua prigione. Del resto,

bisogna che io renda giustizia a chi di dovere; quelli che mi avevano

condannato mi mantennero la parola. Appena fu constata l'identità del

cadavere, che fui rimesso in libertà. Ecco il delitto per cui l'accuso,

ecco la causa per cui l'ho marchiata.

— Sig. d'Artagnan, disse Athos, qual è la pena che voi reclamate per

questa donna?

— La pena di morte! rispose d'Artagnan.

— Milord de Winter, continuò Athos, qual è la pena che reclamate contro

questa donna?

— La pena di morte! riprese lord de Winter.

— Signori Porthos ed Aramis, riprese Athos, voi che siete i suoi

giudici, qual è la pena che pronunciate contro questa donna?

— La pena di morte! risposero con voce sorda i due moschettieri.

Milady mandò un urlo spaventoso, e fece alcuni passi verso i suoi

giudici, trascinandosi ginocchioni.

Athos stese la mano verso di lei.

— Anna de Breuille, contessa della Fère, milady de Winter, diss'egli, i

vostri delitti hanno stancato gli uomini sulla terra e Dio in cielo. Se

sapete qualche preghiera, recitatela, poichè siete condannata, e state

per morire.

A queste parole, che non le lasciavano alcuna speranza, si raddirizzò

per quanto era alta, e volle parlare; ma la voce le mancò. Elle sentì

che una mano possente ed implacabile l'afferrava per i capelli, e la

trascinava così irrevocabilmente. Essa dunque non tentò pure di far

resistenza e uscì dalla casa.

Lord de Winter, d'Artagnan, Athos, Porthos, ed Aramis, ne uscirono

dietro di lei; i servi seguirono i loro padroni, e la camera rimase

solitaria con la sua finestra rotta, la porta aperta, e la lampada che

ardeva tristamente sulla tavola.

CAPITOLO LXVI.

L'ESECUZIONE

Era circa mezzanotte, la luna era in decrescenza, ed il color sanguigno

era l'ultima traccia dell'uragano; la luna si alzava dietro la piccola

città di Armentières, che staccava sopra l'orizzonte i neri profili

delle case, della chiesa, del campanile traforato a giorno; dirimpetto

il fiume Lys scorreva le sue acque simile ad un rivo di stagno fuso,

nel mentre che, sull'altra riva, si vedeva la massa nera degli alberi,

che si profilava sopra un cielo tempestoso, investito da grossi

nuvoloni color di rame, che facevano una specie di crepuscolo nel mezzo

della notte.

A sinistra si alzava un vecchio molino abbandonato con le ali immobili;

tra le rovine del quale una civetta faceva sentire il suo grido acuto,

periodico e monotono. Qua e là, nella pianura, a diritta e a sinistra

della stradella che percorreva il lugubre corteggio, apparivano alcuni

alberi bassi o troncati, che sembravano spettri deformi, aggruppati per

osservare gli uomini in quell'ora sinistra.

Di tratto in tratto un largo lampo apriva l'orizzonte in tutta la sua

larghezza, serpeggiava al di sopra della massa nera degli alberi, e

veniva come una enorme scimitarra, a spaccare il cielo e l'acqua in

due parti. Non un soffio di vento agitava l'atmosfera appesantita; un

silenzio di morte opprimeva tutta la natura, il suolo era umido per

la pioggia caduta, e gli alberi rianimati mandavano i loro profumi con

maggiore energia.

Due lacchè trascinavano milady, che tenevano ciascuno per un braccio,

il carnefice camminava dietro. Lord de Winter, d'Artagnan, Athos,

Porthos, ed Aramis camminavano dietro al carnefice. Planchet e Bazin

venivano gli ultimi.

I due lacchè condussero milady dalla parte del fiume; la sua bocca era

muta, ma i suoi occhi parlavano con la loro inesplicabile eloquenza,

supplicando or l'uno or l'altro ch'essa guardava. Siccome si trovava

alcuni passi avanti, disse ai lacchè:

— Mille doppie per ciascuno di voi se proteggete la mia fuga; ma se

mi abbandonate ai vostri padroni, ho qui vicino dei vendicatori che vi

faranno pagar cara la mia morte.

Grimaud esitava, Mousqueton tremava con tutte le sue membra.

Athos, che aveva intesa la voce di milady, si avvicinò prestamente;

lord de Winter fece altrettanto.

— Rimandate questi servi, disse egli; essa ha parlato loro, costoro non

sono più sicuri.

Si chiamò Planchet e Bazin, che presero il posto di Grimaud e

Mousqueton.

Giunti sulla riva del fiume, il carnefice si avvicinò a milady, e le

legò i piedi e le mani.

Allora essa ruppe il silenzio, per gridare:

— Voi siete vili, siete miserabili assassini, vi mettete in dieci per

sgozzare una povera donna; state in guardia, se io non sono soccorsa,

sarò vendicata!...

— Voi non siete una donna, disse freddamente Athos; voi non appartenete

alla specie umana, voi siete un demonio fuggito dall'inferno, e noi vi

ci faremo ritornare.

— Oh! signori uomini virtuosi, disse milady, state attenti, perchè

colui che toccherà un solo capello della mia testa è a sua volta un

assassino.

— L'esecutore può uccidere, senza per questo essere un assassino,

signora, disse l'uomo dal mantello rosso battendo sulla sua larga

spada; questo è l'ultimo giudice, ecco tutto. _Nachrichter_, come

dicono i nostri vicini alemanni.

E siccome egli la legava dicendo queste parole, milady mandò due o tre

gridi selvaggi, che produssero un tetro e strano effetto, spandendosi

per la notte e perdendosi nella profondità dei boschi.

— Ma se io sono colpevole, se ho commessi i delitti di cui mi accusate,

urlava milady, conducetemi avanti di un tribunale; voi non siete

giudici per condannarmi.

— Io aveva proposto Tyburn, disse lord de Winter, perchè non avete

voluto accettarlo?

— Perchè io non voglio morire, gridò milady dibattendosi, perchè sono

troppo giovane per morire.

— La donna, che avete avvelenata a Béthune, era più giovane ancora di

voi, signora, eppure essa è morta, disse d'Artagnan.

— Io entrerò in un chiostro, mi farò religiosa, disse milady.

— Voi eravate in un chiostro, disse il carnefice, e ne siete uscita per

perdere mio fratello.

Milady mandò un grido di spavento e cadde in ginocchio.

Il carnefice la sollevò fra le sue braccia, e volle portarla verso il

battello.

— Oh! mio Dio! gridò essa, mio Dio! volete voi annegarmi?

Queste grida avevano qualche cosa di straziante, dimodochè d'Artagnan,

che sulle prime era il più accanito contro milady, si lasciò andare

contro un albero e vi appoggiò la testa, chiudendosi le orecchie con le

palme delle mani, e ciò nonostante, ad onta di questo, sentiva ancora

minacciare e gridare.

D'Artagnan era il più giovine di tutti quegli uomini, e il cuore gli

mancò.

— Oh! io non posso vedere questo orribile spettacolo, disse egli; io

non posso acconsentire che questa donna muoia così.

Milady aveva intese queste parole, e si era attaccata ad un raggio di

speranza.

— D'Artagnan! d'Artagnan! gridò essa, sovvienti che ti ho amato!

Il giovine si alzò e fece un passo verso di lei.

Ma Athos cavò la sua spada, e gli tagliò il sentiero.

— Se voi fate un passo di più, d'Artagnan, disse egli, noi incrocieremo

le spade assieme.

D'Artagnan cadde in ginocchio e pregò.

— Andiamo, andiamo, continuò Athos, esecutore di giustizia, fa il tuo

dovere.

— Volentieri, signore, disse il carnefice, perchè, tanto è vero che

io sono un buon cattolico, che credo fermamente essere io giusto nei

compiere le mie funzioni sopra questa donna.

— Sta bene.

Athos fece un passo verso milady.

— Io vi perdono, disse egli, il male che mi avete fatto; vi perdono il

mio avvenire troncato, il mio onore perduto, il mio amore lordato e la

mia salute per sempre compromessa, per la disperazione in cui mi avete

gettato. Morite in pace!

Lord de Winter si avvicinò egli pure.

— Io vi perdono, diss'egli, l'avvelenamento di mio fratello,

l'assassinio di Sua Grazia lord de Buckingham, vi perdono la morte del

povero Felton, vi perdono tutti i vostri tentativi sulla mia persona.

Morite in pace!

— Ed io, disse d'Artagnan, perdonatemi, signora, di avere con una

furberia indegna di un gentiluomo, provocata la vostra collera; e in

compenso, vi perdono l'uccisione della mia povera amica e i vostri

crudeli tentativi di vendetta sopra di me. Vi perdono e vi compiango.

Morite in pace!

— _I am lost!_ mormorò in inglese milady, _I must die_.

Allora ella si alzò da sè, girò intorno sguardi luminosi che sembravano

scaturire da un occhio di fiamme.

Essa non vide niente.

Essa ascoltò, e non intese niente.

Ella non aveva intorno a se che dei nemici.

— Ove vado a morire? domandò essa.

— Sull'altra riva, rispose il carnefice.

Allora egli la fece trascinare nella barca, e mentre stava per mettersi

in piede per seguirla, Athos gli consegnò una somma di danaro.

— Prendete, disse, ecco il prezzo della esecuzione, che si veda bene

che noi agiamo da giudici.

— Sta bene, disse il carnefice, ed ora questa donna sappia essa pure

che io non eseguisco il mio mestiere, ma il mio dovere.

E gettò il denaro nel fiume.

— Vedete! disse Athos, questa donna ha un figlio, eppure ella non ha

detto una parola di suo figlio!

Il battello si allontanò verso la riva sinistra della Lys, portando la

colpevole e l'esecutore. Tutti gli altri rimasero sulla riva destra,

caduti in ginocchio, pregando per la condannata.

Il battello scorreva lentamente lungo la corda del traghetto sotto

il riflesso di una pallida nube, che in quel momento passava a piombo

sull'acqua.

Fu visto approdare all'altra riva, i personaggi si disegnavano in nero

sull'orizzonte rossastro.

Milady, durante il tragitto, era pervenuta a staccare la corda che le

legava i piedi. Giungendo all'altra riva, saltò leggiermente a terra, e

prese la fuga.

Ma il suolo era umido: e giungendo sull'alto dell'argine, scivolò e

cadde in ginocchio.

Fu colta senza dubbio da un'idea superstiziosa: essa capì che il

cielo le rifiutava il suo soccorso, e rimase nell'attitudine in cui si

ritrovava, colla testa inchinata e le mani giunte.

Allora fu visto dall'altra riva il carnefice alzare lentamente le

due braccia, un raggio della luna riflettè sulla lama della larga sua

spada, le due braccia ricaddero; s'intese il fischio della scimitarra

e il grido della vittima, quindi una massa tronca si piegò sotto il

colpo.

Allora il carnefice si tolse il mantello rosso, lo stese per terra, vi

trascinò sopra il corpo, vi gettò la testa, lo annodò ai quattro angoli

lo caricò sulla sua spalla e rimontò nel battello.

Giunto in mezzo alla Lys, fermò la banca, e sospendendo il suo fardello

al disopra del fiume:

— Lasciate passare la giustizia di Dio! gridò egli ad alta voce.

E lasciò cadere il cadavere nel più profondo dell'acqua, che si

richiuse sopra di esso.

CAPITOLO LXVII.

UN MESSAGGIO DEL MINISTRO

Tre giorni dopo i quattro moschettieri rientravano a Parigi; essi erano

rimasti nei limiti del loro congedo, e la stessa sera andarono dal sig.

de Tréville, a fargli la solita visita di uso.

— Ebbene! signori, domandò il loro capitano, vi siete voi divertiti

nella vostra escursione?

— Prodigiosamente! rispose Athos in nome suo e in quello dei suoi

compagni.

Il sei del successivo mese, il re mantenendo la promessa che aveva

fatta al ministro di ritornare alla Rochelle, lasciò Parigi tutto

stordito ancora dalla novella che vi si era sparsa che Buckingham era

stato assassinato.

Quantunque prevenuta, che l'uomo che essa amava tanto, correva un forte

pericolo, la regina, quando le fu annunziato questa morte, non volle

crederla; e giunse perfino a gridare imprudentemente.

— È falso! egli mi ha scritto...

Ma l'indomani bisognò bene prestar fede all'annunzio. Laporte,

trattenuto come tutti gli altri in Inghilterra per ordine del re Carlo

I, arrivò portatore dell'ultimo funebre regalo, che Buckingham inviava

alla regina.

La gioia del re era stata vivissima; non si dette alcuna pena di

dissimularla, anzi la dimostrò con affettazione davanti alla regina;

Luigi XIII, come tutti i cuori deboli mancava di generosità.

Ma ben presto egli ritornò cupo e pensieroso; la sua fronte non era

di quelle che si mantengono lungamente ilari; sentiva che ritornando

al campo, andava a riprendere la sua schiavitù e ciò non ostante vi

ritornava.

Il ministro era per lui il serpente affascinatore, ed egli era

l'uccello che saltellava di ramo in ramo senza potere sfuggirgli.

Per questo il ritorno alla Rochelle era profondamente tristo. I quattro

amici particolarmente formavano la meraviglia dei loro camerati, essi

viaggiavano assieme uniti coll'occhio tetro e la testa bassa. Athos

solo rialzava di tratto in tratto la sua fronte, un lampo balenava dai

suoi occhi, un amaro sorriso passava sulle sue labbra; quindi simile ai

suoi camerati, si lasciava nuovamente andare alle sue meditazioni.

Appena giunta la scorta in una città, dopo che avevano condotto il re

al suo alloggio, i quattro amici si recavano o al loro quartiere o in

qualche osteria appartata, ove non giuocavano nè bevevano; parlavano

soltanto a bassa voce, osservando con attenzione di non essere

ascoltati da nessuno.

Un giorno che il re aveva fatto alto sulla strada, per dar la caccia

alla gazza, che i quattro moschettieri, secondo il loro costume, invece

di seguire la caccia, si erano ritirati in una osteria posta sulla

strada maestra; un uomo che veniva dalla Rochelle a tutta briglia, si

fermò alla porta per bere un bicchiere di vino e penetrò il suo sguardo

nell'interno della camera, ove stavano a tavola i quattro moschettieri.

— Olà! signor d'Artagnan, non siete voi che vedo laggiù?

D'Artagnan alzò la testa e mandò un grido di gioia; quell'uomo che lo

chiamava era il suo fantasma, era lo sconosciuto di Méung, della strada

Fossoyeurs, e di Arras.

D'Artagnan cavò la spada e si slanciò verso la porta.

Ma questa volta invece di fuggire, lo sconosciuto saltò giù del suo

cavallo, e s'avvanzò incontro a d'Artagnan.

— Ah! signore, disse il giovane, finalmente vi ho raggiunto. Questa

volta non mi fuggirete.

— Non era questa neppure la mia intenzione, perchè questa volta io vi

cercava. In nome del re, io vi arresto.

— Come! che dite voi? gridò d'Artagnan.

— Io vi dico, signore, che dovete cedermi la vostra spada, e senza

alcuna resistenza. Vi avverto che ne va della vostra testa.

— Chi siete voi? gridò d'Artagnan abbassando la sua spada, senza però

renderla ancora.

— Io sono il cavaliere de Rochefort, rispose lo sconosciuto, scudiero

di Sua Eccellenza il ministro Richelieu, ed ho l'ordine di condurvi a

Sua Eccellenza.

— Noi ritorniamo presso Sua Eccellenza, signor cavaliero, disse Athos

avanzandosi, e voi vorrete accettare la parola del signor d'Artagnan

che si recherà in linea retta alla Rochelle.

— Io debbo consegnarlo nelle mani delle guardie, che lo ricondurranno

al campo.

— Faremo noi le loro veci, signore, sulla nostra parola da

gentiluomini! Ma sulla nostra parola da gentiluomini pure, aggiunse

Athos aggrottando il sopracciglio, il signor d'Artagnan non ci lascerà.

Il signor Rochefort gettò un colpo d'occhio indietro, e vide che

Porthos ed Aramis, si erano posti fra lui e la porta; egli capi che si

trovava interamente a loro discrezione.

— Signori, diss'egli, se il signor d'Artagnan mi cede la spada, e

unisce la sua parola alla vostra, mi contenterò della vostra promessa

di condurlo all'alloggio di Sua Eccellenza il ministro.

— Voi avete la mia parola, signore, ed ecco la mia spada.

I tre moschettieri, vol. IV · 第 12 / 13 段