mio viaggio.
— Se è per raggiungere milady, disse freddamente Athos, è inutile, voi
non la ritrovereste.
— Che cosa è dunque avvenuto di lei? domandò premurosamente Rochefort.
— Ritornate al campo e lo saprete.
Rochefort rimase un istante pensieroso; ma siccome non erano più che
una giornata distanti da Surgéres, fin dove il ministro doveva venire
incontro al re, risolse di seguire il consiglio di Athos e di ritornare
con loro.
D'altronde, questo ritorno gli offriva il vantaggio di sorvegliare da
se stesso il suo prigioniero.
Si rimisero in viaggio.
L'indomani, a tre ore dopo il mezzogiorno, giunsero a Surgéres; il
ministro vi aspettava Luigi XIII. Il ministro ed il re si cambiarono
una quantità di carezze; si felicitarono della fortunata combinazione
che sbarazzava la Francia del nemico accanito che ammutinava l'Europa
contro di lei. Dopo di che, il ministro, ch'era stato prevenuto
da Rochefort che d'Artagnan era arrestato, e che aveva fretta
d'interrogarlo, prese congedo dal re, invitandolo di venire il giorno
dopo a vedere i lavori della diga che erano stati terminati.
Ritornando la sera al suo quartiere, al Ponte di Pierre, il ministro
ritrovò in piedi, davanti alla porta della casa che egli abitava,
d'Artagnan disarmato, e i tre moschettieri armati.
Questa volta, siccome egli si ritrovava in forza, li riguardò
severamente, e fece segno, coll'occhio e colla mano, a d'Artagnan di
seguirlo.
D'Artagnan obbedì.
— Noi ti aspettiamo d'Artagnan, disse Athos abbastanza forte perchè il
ministro lo sentisse.
Sua Eccellenza aggrottò il sopracciglio, si fermò un istante, poi
continuò il suo cammino, senza pronunciare una parola.
D'Artagnan entrò dietro al ministro, e Rochefort dietro a d'Artagnan:
alla porta furono messe le sentinelle.
Sua Eccellenza si portò nella camera che gli serviva da gabinetto e
fece segno a Rochefort d'introdurre il giovane moschettiere.
Rochefort obbedì e si ritirò.
D'Artagnan rimase solo in faccia al ministro: era la seconda conferenza
con Richelieu: ed egli, confessò dopo, credeva che fosse stata
l'ultima.
Richelieu rimase in piedi appoggiato al camminetto, e vi era una tavola
fra lui e d'Artagnan.
— Signore, disse il ministro, voi siete stato arrestato per ordine mio.
— Mi è stato detto, Eccellenza.
— Sapete voi perchè.
— No, Mio-signore, poichè la sola colpa per la quale io potrei essere
arrestato, è ancora ignorata dal ministro.
Richelieu guardò fissamente il giovane.
— Olà! diss'egli, che volete dire con ciò?
— Se Vostra Eccellenza vuol prima farmi conoscere i delitti di cui
vengo imputato, io gli dirò in seguito i fatti che ho operati.
— Voi siete imputato di delitti che hanno fatto cadere delle teste più
alte della vostra, disse il ministro.
— E quali, Eccellenza? domandò d'Artagnan con una calma che fece
meraviglia allo stesso ministro.
— Voi siete imputato di avere avuto corrispondenza coi nemici del
regno, siete imputato di avere sorpreso i segreti dello stato, siete
imputato di aver tentato di fare andare a vuoto i piani del vostro
generale.
— E chi è che m'imputa di tutto ciò, Eccellenza? disse d'Artagnan, che
non si dubitava che l'accusa non venisse da milady, una donna marchiata
dalla giustizia del suo paese, una donna che ha sposato un uomo in
Francia e un altro in Inghilterra, una donna che ha avvelenato il suo
secondo marito, e che ha tentato di avvelenare me pure.
— Che dite voi dunque! signore!, gridò il ministro meravigliato, e di
qual donna v'intendete voi parlare in tal guisa?
— Di milady de Winter, rispose d'Artagnan; sì, di milady de Winter,
di cui senza dubbio Vostra Eccellenza ignorava i delitti, quando la
onorava della sua confidenza.
— Signore, disse il ministro, se milady de Winter ha commesso i delitti
che voi dite, ella sarà punita.
— Essa lo è già, Eccellenza.
— E chi l'ha punita?
— Noi.
— Essa dunque è in prigione?
— Essa è morta.
— Morta! ripetè il ministro che non poteva credere quanto udiva:
morta!... non avete voi detto ch'essa è morta?
— Tre volte essa ha tentato di uccidermi, ed io le ho perdonato,
ma però ha ucciso la donna che io amava; allora i miei amici ed io
l'abbiamo presa, giudicata e condannata.
D'Artagnan raccontò allora l'avvelenamento della sig. Bonacieux nel
convento delle Carmelitane di Béthune, il giudizio nella casa isolata,
e la esecuzione sulle rive della Lys.
Un fremito percorse tutto il corpo del ministro, eppure non fremeva
tanto facilmente. Ad un tratto, come subendo l'influenza di un tacito
pensiero, la fisonomia del ministro, cupo fino allora, si rischiarò a
poco a poco, e giunse alla più perfetta serenità.
— Così, diss'egli con una dolcezza che contrastava colla severità
delle sue parole, voi vi siete costituiti giudici senza pensare che
quelli che non hanno missione di punire, e puniscono, sono considerati
assassini.
— Eccellenza, io vi giuro che neppure per un momento, non ho mai
avuto intenzione di difendere la mia testa contro di voi; io subirò
il gastigo che Vostra Eccellenza vorrà infligermi. Non sono abbastanza
attaccato alla vita per temere la morte.
— Sì, lo so, voi siete un uomo di cuore, signore, disse il ministro con
una voce quasi affettuosa; io posso dirvi pure in anticipazione che voi
sarete condannato.
— Un altro potrebbe rispondere a Vostra Eccellenza, che ha la sua
grazia in saccoccia; ma io mi contento di dirvi ordinate, io sono
pronto.
— La vostra grazia? disse Richelieu sorpreso.
— Sì, Eccellenza, disse d'Artagnan.
— Firmata da chi? dal re forse?
Il ministro pronunciò queste parole con una singolare espressione di
disprezzo.
— No da Vostra Eccellenza.
— Da me! voi siete pazzo, signore.
— Vostra Eccellenza riconoscerà senza dubbio il carattere.
E d'Artagnan presentò al ministro il prezioso foglio che Athos aveva
strappato a milady, e che aveva dato a d'Artagnan per salvaguardia.
Il ministro prese il foglio, lo lesse lentamente, calcando la voce
sopra ciascuna sillaba.
«È per ordine mio e per il bene dello stato, che il portatore del
presente ha fatto quello che ha fatto.
«Dal campo della Rochelle li 3 agosto 1628.
«RICHELIEU»
Il ministro, dopo aver letto queste due linee, cadde in una profonda
meditazione, ma non rese il foglio a d'Artagnan.
— Egli medita il genere di morte che mi farà subire, diceva fra se il
Guascone. Ebbene! in fede mia, vedrà come muore un gentiluomo.
Il giovane moschettiere si ritrovava in eccellente disposizione per
morire eroicamente.
Richelieu pensava sempre, avvolgeva e svolgeva il foglio fra le mani.
Finalmente alzò la testa, fissò il suo sguardo d'aquila su quella
fisonomia leale, aperta, intelligente, lesse su quel viso, solcato
dalle lagrime, i patimenti che da un mese aveva dovuto soffrire, e
pensò, per la terza o quarta volta, quale avvenire aveva questo giovane
di vent'anni, e quante risorse, colla sua attività ed il suo spirito,
poteva offrire ad un buon padrone.
Da un altro canto, i delitti, la potenza, il genio infernale di milady,
lo aveva più di una volta spaventato. Egli provava una specie di gioia
secreta, per essere stato sbarazzato per sempre da quel pericoloso
complice.
Stracciò lentamente il foglio che d'Artagnan gli aveva generosamente
rimesso.
— Io sono perduto, disse fra se d'Artagnan.
E s'inchinò profondamente davanti al ministro, come uomo che dice:
«Signore, sia fatta la vostra volontà».
Il ministro si avvicinò alla tavola, e, senza sedere, scrisse alcune
linee sopra una pergamena ch'era già per due terzi scritta, quindi vi
appose il sigillo.
— Questa è la mia condanna, diceva sempre fra se d'Artagnan; egli mi
risparmia la noia della Bastiglia e la lentezza di un giudizio. Questa
pure è un'amabilità per parte sua.
— Prendete, signore, disse il ministro al giovane, io vi ho preso un
foglio segnato in bianco, e ve ne rendo un altro. Manca il nome su
questo brevetto; lo scriverete voi stesso.
D'Artagnan prese la pergamena esitando, e vi gettò sopra lo sguardo.
Era un brevetto di tenente nei moschettieri.
D'Artagnan cadde ai piedi del ministro.
— Eccellenza, diss'egli, la mia vita è vostra; disponetene d'ora
innanzi; ma non merito il favore che mi accordate: io ho tre amici che
sono più degni....
— Voi siete un bravo giovane, interruppe il ministro, battendogli
famigliarmente la mano sulla spalla, contento come era di aver domato
questa natura ribelle; fate di quel brevetto ciò che più vi piacerà,
poichè il nome è in bianco; ricordatevi soltanto che sono stato io che
ve l'ho dato.
— Io non lo dimenticherò mai, rispose d'Artagnan, Vostra Eccellenza può
esserne certa.
Il ministro si voltò e disse ad alta voce.
— Rochefort!
Il cavaliere, che senza dubbio stava dietro la porta, entrò subito.
— Rochefort, disse il ministro, voi vedete il signor d'Artagnan; io
lo ricevo nel numero dei miei amici. Così dunque abbracciatevi e siate
saggi, se avete cura a conservare la testa.
Rochefort e d'Artagnan si baciarono coll'estremità delle labbra, ma il
ministro era là che li osservava col suo occhio vigilante.
Essi uscirono dalla camera nello stesso tempo.
— Noi ci ritroveremo in altro luogo, signore, non è vero? si dissero.
— Quando vi piacerà, fece d'Artagnan.
— Non mancherà l'occasione, rispose Rochefort.
— Hum! fece Richelieu aprendo la porta.
I due uomini si sorrisero, si strinsero la mano e salutarono Sua
Eccellenza.
— Noi cominciavamo ad impazientirci, disse Athos scorgendo d'Artagnan.
— Eccomi, amici miei, rispose egli.
— Libero?
— Non sono libero ma in favore.
— Voi ci racconterete....
— Questa sera; ma, pel momento separiamoci.
Infatti la sera, d'Artagnan andò all'alloggio di Athos, che ritrovò in
vena di vuotare la sua bottiglia di vino di Spagna, occupazione cui si
dava religiosamente tutte le sere.
Gli raccontò quanto era avvenuto fra il ministro e lui, e cavando di
saccoccia il brevetto:
— Prendete, mio caro Athos, ecco, diss'egli, ciò che vi viene
naturalmente.
Athos sorrise col suo dolce e grazioso sorriso:
— Amico, diss'egli, per Athos è troppo; pel conte della Fère è troppo
poco; conservate questo brevetto, esso è vostro; pur troppo! mio Dio!
voi lo avete acquistato assai caro.
D'Artagnan uscì dalla camera di Athos ed entrò in quella di Porthos.
Egli lo ritrovò vestito con un magnifico abito, coperto di splendidi
ricami, che stava osservando allo specchio.
— Ah! ah! disse Porthos, siete voi, caro amico; come trovate che mi
stia questo vestito?
— A meraviglia, ma io vengo a proporvene un altro, che vi starà ancor
meglio.
— E quale?
— Quello di tenente dei moschettieri.
D'Artagnan raccontò a Porthos il suo dialogo col ministro, e cavando il
brevetto di saccoccia:
— Prendete, mio caro, diss'egli, scrivetevi il vostro nome, sopra, e
siatemi un buon superiore.
Porthos gettò gli occhi sul brevetto lo restituì, con gran meraviglia
del giovane.
— Sì, diss'egli, ciò mi lusingherebbe molto, ma io non potrei godere
lungamente di questo favore. Durante la spedizione di Bèthune, il
marito della mia duchessa è morto, dimodochè lo scrigno del defunto mi
stende le braccia, ed io sposerò la vedova. Osservate, per l'appunto,
io stava provando il mio abito di nozze. Ritenete la tenenza per voi,
mio caro, ritenetela.
E la restituì a d'Artagnan.
Il giovane entrò da Aramis.
Lo ritrovò in ginocchio colla fronte appoggiata sul libro delle ore
aperto.
Gli raccontò la sua conversazione col ministro, e cavando per la terza
volta il brevetto di saccoccia:
— Voi, nostro amico, nostro lume, nostro protettore invisibile,
diss'egli, accettate questo brevetto voi lo avete meritato più che
ognun altro, colla vostra saggezza ed i vostri consigli, sempre seguiti
da così felici risultati.
— Ah! caro amico, disse Aramis, le nostre ultime avventure mi hanno
disgustato del tutto colla vita dell'uomo d'armi. Questa volta il mio
partito è preso irrevocabilmente: dopo l'assedio, io entrerò in un
ritiro religioso. Conservate questo brevetto, d'Artagnan; il mestiere
delle armi vi sta bene, voi siete un bravo ed avventuroso capitano.
D'Artagnan coll'occhio umido di riconoscenza, e splendente di gioia,
ritornò da Athos, che ritrovò sempre a tavola, guardando il suo ultimo
bicchiere di malaga a traverso il chiarore che mandava la lampada.
— Ebbene! diss'egli, essi pure lo hanno rifiutato.
— Perchè nessuno, amico caro, ne è più degno di voi, disse Athos.
Egli prese una penna scrisse sul brevetto il nome di d'Artagnan, e a
lui lo rese.
— Io non avrò più dunque amici, disse il giovane. Ahimè! più niente, se
non che triste rimembranze.
E lasciò cadere la sua testa fra le sue due mani nel mentre che due
grosse lagrime scorrevano lungo le sue guance.
— Voi siete giovane riprese Athos, e le vostre amare rimembranze hanno
il tempo di cambiarsi in dolci ricordi.
EPILOGO
La Rochelle, privata del soccorso della flotta inglese e della
diversione promessa da Buckingham, si arrese, dopo l'assedio di un
anno. Il 28 ottobre 1628 fu firmata la capitolazione.
Il re fece la sua entrata in Parigi il 23 dicembre dello stesso anno.
Gli fu fatto un trionfo, come se ritornato fosse da una vittoria
riportata sopra nemici e non sopra Francesi. Entrò pel sobborgo San
Germano, passando sotto archi di verdura.
D'Artagnan prese possesso del suo grado.
Porthos lasciò il servizio e sposò nel successivo anno la sig.
Coquenard. Lo scrigno desiderato conteneva trecentomila lire.
Mousqueton ebbe una livrea magnifica e godè della sodisfazione tanto
sospirata in tutta la sua vita, di poter montare, cioè, dietro una
carrozza dorata.
Aramis dopo un viaggio nella Lorena, disparve ad un tratto e cessò di
scrivere ai suoi amici. Si seppe in seguito dalla sig. de Chevreuse che
si era ritirato in un collegio di Nancy.
Bazin divenne sagrestano.
Athos restò moschettiere sotto gli ordini di d'Artagnan fino al 1633:
epoca nella quale, in seguito ad un viaggio che fece a Boussilion,
lasciò egli pure il servizio sotto il pretesto che doveva andare a
raccogliere una eredità nel Bloisois.
Grimaud seguì Athos.
D'Artagnan si battè tre volte con Rochefort, e lo ferì tre volte.
— Vi ucciderò probabilmente alla quarta, gli disse stendendogli la mano
per rialzarlo.
— È dunque meglio, per voi e per me, che ci fermiamo qui, rispose il
ferito. Per bacco! io sono vostro amico più di quello che non credete;
poichè, fino dal primo incontro, avrei potuto farvi mozzare la testa,
dicendo una sola parola al ministro.
Questa volta si abbracciarono di buon cuore, obliando il passato.
Planchet ottenne da Rochefort il grado di sergente nel reggimento di
Piemonte.
Ii signor Bonacieux viveva molto tranquillamente, ignorando
perfettamente ciò che era accaduto a sua moglie, senza punto
inquietarsene. Un giorno ebbe l'imprudenza di ricordarsi alla memoria
del ministro: il ministro gli fece rispondere, che avrebbe tosto
proveduto perchè d'ora innanzi non gli mancasse più niente.
Di fatti, l'indomani, il signor Bonacieux, essendo uscito alle sette
di sera per portarsi al Louvre, non ricomparve più nella strada
Fossoyeurs. Il parere di quelli che si credevano meglio informati fu,
ch'egli fosse nutrito ed alloggiato in un qualche castello reale, a
tutte spese della Sua Generosa Eccellenza.
Le più circostanziate informazioni di tutti gli attori di questo
romanzo si avranno nell'altro che vi fa seguito col titolo — VENTI ANNI
DOPO.
FINE DE' TRE MOSCHETTIERI.
INDICE DELLE MATERIE.
(VOL. IV.)
_Continuazione del Capitolo XLVIII._ 5
CAP. XLIX. _Fatalità._ 9
CAP. L. _Ciarlata tra fratello e sorella._ 19
CAP. LI. _L'ufficiale._ 28
CAP. LII. _Primo giorno di prigionia._ 41
CAP. LIII. _Secondo giorno di prigionia._ 50
CAP. LIV. _Il terzo giorno di prigionia._ 59
CAP. LV. _Quarto giorno di prigionia._ 69
CAP. LVI. _Quinto giorno di prigionia._ 79
CAP. LVII. _Un mezzo di tragedia classica._ 97
CAP. LVIII. _Evasione._ 104
CAP. LIX. _Ciò che accadde a Portsmouth il
23 agosto 1628._ 115
CAP. LX. _In Francia._ 127
CAP. LXI. _Il convento delle carmelitane di Béthune._ 134
CAP. LXII. _Due varietà di demonii._ 150
CAP. LXIII. _Una goccia d'acqua._ 156
CAP. LXIV. _L'uomo dal mantello rosso._ 173
CAP. LXV. _Il giudizio._ 180
CAP. LXVI. _L'esecuzione._ 189
CAP. LXVII. _Un messaggio del ministro._ 195
_Epilogo._ 207
NOTE:
[1] Onde non faccia meraviglia ad alcuno il vedere con tanta
facilità entrare gli uomini in questo convento di Carmelitane, è bene
l'avvertire, che in quell'epoca, tutti i monasteri e conventi avevano
un quartiere di foresteria, e che non si negava in esso ospitalità ai
viaggiatori. (T.)
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici.
End of Project Gutenberg's I tre moschettieri, vol. IV, by Alexandre Dumas