conversazione all'albergo del Colombaio rosso è stata intesa da questi
quattro uomini; ditegli che dopo la sua partenza, uno di essi è salito
nella mia camera e mi ha strappato il salvo-condotto che mi aveva dato.
Ditegli ch'essi hanno prevenuto lord de Winter della mia partenza per
l'Inghilterra; che, questa volta ancora, poco è mancato che non sia
andato fallita la mia missione, come essi hanno fatto andar fallita
quella dei puntali, ditegli che fra questi quattro, due soli sono da
temersi, d'Artagnan e Athos; ditegli che il terzo, Aramis, è l'amante
della signora di Chevreuse; bisogna lasciar viver costui, egli ci può
esser utile, si sa il suo segreto; in quanto al quarto, Porthos, è un
imbecille, un vanaglorioso, una nullità, che non se ne occupi neppure.
— Ma in questo momento questi quattro uomini debbono ritrovarsi
all'assedio della Rochelle.
— Io lo credeva al par di voi; ma una lettera che la sig. Bonacieux ha
ricevuto dalla sig. de Chevreuse, e ch'essa ha avuta l'imprudenza di
comunicarmi, mi fa credere che questi quattro uomini ora trovansi in
cammino per venir qui.
— Diavolo! e come fare?
— Che vi ha detto il ministro sul conto mio?
— Di prendere i vostri dispacci o scritti o verbali, e di ritornare per
la posta. Quando saprà ciò che avete fatto, penserà a quello che dovete
fare.
— Io dunque debbo restar qui?
— Qui, o nelle vicinanze.
— E non potete condurmi con voi?
— No, l'ordine è formale; nelle vicinanze del campo potreste essere
riconosciuta, e la vostra presenza, voi lo sapete, comprometterebbe Sua
Eccellenza, particolarmente ora, dopo quello che è accaduto laggiù.
Soltanto, ditemi prima, dove aspetterete le notizie del ministro,
affinchè io possa sempre sapere ove potervi ritrovare;
— Ascoltate, è probabile che non potrò restare qui.
— Perchè?
— Dimenticate che i miei nemici possono giungere da un momento
all'altro?
— È vero, ma allora questa piccola donna sfuggirà a Sua Eccellenza.
— Bah! disse milady con un sorriso che non apparteneva che a lei sola:
voi dimenticate che io sono la sua migliore amica.
— Ah! è vero: io posso dunque dire al ministro, in rapporto di questa
donna...
— Ch'egli sia tranquillo.
— E nient'altro? egli saprà cosa vuol dire?
— Egli lo indovinerà.
— Ora, vediamo, posso io far nulla?
— Ripartire sull'istante; mi sembra che le notizie che vi ho date
meritino bene la pena di sollecitare.
— La mia carrozza si è rotta entrando a Lilliers.
— A meraviglia!
— Come, a meraviglia?
— Sì, io ho bisogno della vostra carrozza.
— E come potrò io allora...?
— A cavallo.
— Voi ne parlate con facilità, ma sono ottanta leghe!
— E che cosa sono?
— Ebbene! si faranno. E poi?
— Nel passare da Lilliers mi manderete la vostra carrozza, con ordine
al vostro cocchiere di mettersi a mia disposizione.
— Bene.
— Voi senza dubbio avete nel portafogli qualche ordine del ministro?
— Io ho il mio _Pieno-Potere_.
— Voi lo mostrerete all'abbadessa, e le direte che oggi o domani
verrà qualcuno a cercarmi, e che io debba seguire la persona che si
presenterà in vostro nome.
— Benissimo! non dimenticate di trattarmi con durezza, parlando di me
con l'abbadessa.
— E a che pro?
— Io sono una vittima del ministro. Io debbo inspirare confidenza a
questa buona e piccola Bonacieux.
— È giusto. Ora volete voi farmi un rapporto di tutto ciò che è
accaduto?
— Vi ho raccontati gli avvenimenti, voi avete buona memoria, ripetete
le cose come ve le ho raccontate; un foglio si può perdere.
— Avete ragione; che io sappia soltanto dove ritrovarvi, affinchè non
abbia da correre inutilmente nelle vicinanze.
— È giusto, aspettate.
— Volete voi una carta geografica?
— È inutile, io conosco questi paesi a meraviglia.
— E quando dunque vi siete stata?
— Vi sono stata allevata.
— Davvero!
— Vedete che è buono a qualche cosa l'essere stata allevata in queste
parti.
— Voi dunque mi aspetterete?...
— Lasciatemi riflettere un istante... ah! ecco ad Armentières.
— E che cosa è Armentières.
— Una piccola città posta sulle rive della Lys. Io non avrò che a
traversare il fiume per essere in paese straniero.
— A meraviglia; ma è ben inteso che voi non traverserete il fiume se
non che in caso di pericolo.
— Ciò s'intende bene.
— E in questo caso, come saprò io dove siete?
— Voi, non avrete bisogno del vostro lacchè?
— No.
— È uomo sicuro?
— A tutte prove.
— Datemelo; nessuno lo conosce, io lo lascerò nel luogo da cui parto,
ed egli vi condurrà dove sarò.
— E voi dite che mi aspetterete ad Argentières.
— No, ad Armentières.
— Scrivetemi questo nome sopra un pezzo di carta, affinchè io non
l'abbia a dimenticare. Il nome di una città non può compromettere, non
è vero?
— Eh! chi lo sa? Non importa, disse milady scrivendo il nome sopra un
mezzo foglio di carta, io mi comprometto.
— Bene, disse Rochefort prendendo dalle mani di milady il foglio,
ch'egli piegò e nascose nella fodera del cappello. D'altronde siate
tranquilla, io farò come fanno i fanciulli, ripeterò lungo la strada
questo nome, pel caso in cui dovessi perdere il foglio. Ora abbiamo
detto tutto?
— Credo.
— Esaminiamo bene; Buckingham morto o gravemente ferito, la vostra
conversazione col ministro udita dai quattro moschettieri; lord de
Winter prevenuto del vostro arrivo in Inghilterra; d'Artagnan e Athos
alla Bastiglia; Aramis l'amante della sig. de Chevreuse; Porthos un
imbecille; inviarvi la carrozza il più presto possibile; mettere il mio
lacchè a vostra disposizione; fare di voi una vittima del ministro,
acciò l'abbadessa non abbia da concepire alcun sospetto; Armentières
sulle rive del Lys. Sta, bene così?
— In verità, mio caro cavaliere, voi siete un miracolo di memoria. A
proposito, aggiungete una cosa...
— E quale?
— Ho veduto dei bellissimi boschi che confinano col giardino del
convento. Dite che mi è permesso di passeggiare in questi boschi; chi
sa forse avrò bisogno di uscire da una porta di dietro.
— Voi pensate a tutto.
— E voi dimenticate una cosa.
— E quale?
— Di chiedermi se ho bisogno di danaro.
— È giusto, quanto volete?
— Tutto ciò che avete in oro.
— Io ho circa cinquecento doppie.
— Io ne ho altrettante, con mille doppie si fa fronte a tutto. Vuotate
le vostre saccocce.
— Ecco fatto.
— Sta bene. E voi partite?
— Fra un'ora, il tempo per mangiare qualche cosa, nel mentre che
manderò a cercare un cavallo di posta?
— A meraviglia. Addio, conte.
— Addio, contessa.
— Raccomandatemi al ministro.
— Raccomandatemi a Satanasso.
Milady e Rochefort si cambiarono un sorriso e si separarono.
Un'ora dopo, Rochefort partiva al gran galoppo del suo cavallo; cinque
ore dopo egli passava per Arras.
I nostri lettori sanno già come esso era stato riconosciuto da
d'Artagnan, e come questo riconoscimento inspirando dei timori ai
quattro moschettieri, aveva data una nuova attività al loro viaggio.
CAPITOLO LXIII.
UNA GOCCIA D'ACQUA
Non appena Rochefort fu uscito, che la sig. Bonacieux rientrò. Ella
ritrovò milady col viso ridente.
— Ebbene! disse la giovane, ciò che voi temevate è accaduto: questa
sera o domani il ministro vi manderà a prendere.
— E come lo sapete voi?
— L'ho inteso dalla bocca stessa del messaggiero.
— Venite a sedervi qui presso a me, disse milady.
— Eccomi.
— Aspettiamo che mi assicuri che non siamo intese da alcuno.
Milady sì alzò, andò alla porta, l'aprì, guardò da una parte e
dall'altra nel corridoio, richiuse la porta e ritornò a sedere presso
la sig. Bonacieux.
— Allora, diss'ella, ha sostenuto bene la sua parte.
— Chi.
— Colui che si è presentato all'abbadessa come un inviato del ministro.
— Era dunque una parte finta che sosteneva?
— Sì figlia mia.
— Quest'uomo non è dunque...?
— Quest'uomo, disse milady abbassando la voce, è mio fratello.
— Vostro fratello! gridò la sig. Bonacieux.
— Non vi è che voi che sappia questo segreto, figlia mia; se voi lo
confidaste a chiunque siesi al mondo, io sarei perduta, forse anche
voi.
— Oh! mio Dio!
— Ascoltate: ecco ciò che accade: mio fratello che veniva in mio
soccorso per togliermi di qui a viva forza, se faceva d'uopo, ha
incontrato l'emissario del ministro che veniva a cercarmi. Egli lo ha
seguito. Giunto in un luogo della strada solitario e fuor di mano, ha
impugnata la spada, e ha intimato al messaggiero di rimettergli i fogli
che portava. Il messaggiero ha voluto difendersi, mio fratello lo ha
ucciso.
— Oh! fece la sig. Bonacieux fremendo.
— Era il solo mezzo, pensateci. Allora mio fratello risolse di
sostituire la furberia alla forza; ha preso i fogli, e si è presentato
qui come lo stesso emissario del ministro, e, fra un'ora o due, verrà
con una carrozza a prendermi per parte di Sua Eccellenza.
— Capisco, è vostro fratello che vi manderà questa carrozza.
— Precisamente: ma questo non è tutto, quella lettera che voi avete
ricevuta e che credete che sia della sig. de Chevreuse...
— Ebbene?
— Essa è falsa.
— In che modo?
— Sì, è falsa: è un laccio che vi è stato teso affinchè non opponiate
resistenza quando si verrà a cercarvi.
— Ma è d'Artagnan quello che verrà.
— Disingannatevi. D'Artagnan e i suoi amici sono trattenuti all'assedio
della Rochelle.
— Ma come lo sapete voi?
— Mio fratello ha incontrato degli emissari del ministro in abito da
moschettieri. Sareste stata chiamata alla porta, avreste creduto di
aver che fare con amici, e vi avrebbero rapita per ricondurvi a Parigi.
— Ah! mio Dio! la mia testa si perde in questo caos d'iniquità. Io
sento che se ciò dura, riprese la signora Bonacieux portando le mani
alla sua fronte, diverrò pazza.
— Aspettate.
— Che?
— Sento i passi di un cavallo; è quello di mio fratello che riparte,
voglio dargli un ultimo addio; venite.
Milady aprì la finestra e fece segno alla signora Bonacieux di venirla
a raggiungere; la giovane vi andò.
Rochefort passava al galoppo.
— Addio, fratello, gridò milady.
Il cavaliere alzò la testa, vide le due giovani, e, correndo, fece un
segno amichevole colla mano.
— Ah! che buon Giorgio! diss'ella richiudendo la finestra, con una
espressione di fisonomia piena di affezione e di malinconia.
Ed ella ritornò a sedersi al suo posto, come se fosse stata immersa in
riflessioni del tutto personali.
— Cara signora! disse la Bonacieux, perdono se vi interrompo, ma, che
cosa mi consigliereste di fare? Mio Dio! voi avete più esperienza di
me; parlate, io vi ascolto.
— Primieramente, disse milady, può darsi che io sbagli, e che
d'Artagnan e suoi amici vengono realmente in vostro soccorso.
— Oh! sarebbe stata una cosa troppo bella, gridò la signora Bonacieux,
e tanta felicità non è per me.
— Allora, voi capirete, questa non sarebbe che una quistione di tempo,
una specie di corsa a chi arriverà il primo: se sono i vostri amici
che la vincono in rapidità, voi sarete salva; se sono i satelliti del
ministro, voi sarete perduta.
— Oh! sì! sì, perduta senza misericordia! che fare dunque? che fare?
— Vi sarebbe un mezzo molto semplice, e molto naturale.
— Quale? dite.
— Sarebbe quello di aspettare nascosta alle vicinanze, e assicurarsi in
tal modo chi sono gli uomini che verranno a demandare di voi.
— Ma dove aspettare?
— Oh! questa non è domanda da farsi; io pure mi fermo e mi nascondo a
qualche lega di qui, aspettando che venga mio fratello a raggiungermi;
ebbene! io vi condurrò meco, noi ci nasconderemo e aspetteremo assieme.
— Ma non mi si lascerà partire, io sono qui quasi prigioniera.
— Siccome si crede che io parta dietro un ordine del ministro, così non
si crederà che voi abbiate molta premura a seguirmi.
— Ebbene?
— Ebbene! la carrozza è alla porta, voi mi direte addio, salirete sul
montatoio per stringermi fra le vostre braccia un'ultima volta, il
domestico di mio fratello che viene a prendermi è prevenuto; egli farà
un segnale al postiglione e partiremo al galoppo.
— Ma se d'Artagnan venisse?
— E non lo sapremo noi?
— In che modo?
— Niente di più facile; noi rimarremo a Bèthune questo domestico di
mio fratello, del quale ve l'ho detto, noi possiamo fidarci; prenderà
un travestimento e si pianterà dirimpetto al convento. Se verranno gli
emissarii del ministro, egli non si muoverà; se sarà d'Artagnan con i
suoi amici, li condurrà nel luogo ove saremo.
— Egli dunque li conosce?
— Senza fallo; e non ha veduto d'Artagnan in casa mia? Avete ragione.
Così, tutto va bene, tutto è per lo meglio; ma noi ci allontaneremo di
qui?
— Di sette o otto ore tutto al più; noi ci porremo sulla frontiera, per
esempio, ed al primo segnale, usciremo dalla Francia!
— E di qui a là, che fare?
— Aspettare.
— Se frattanto arriveranno?
— La carrozza di mio fratello giungerà prima di loro.
— E se io mi troverò lontana da voi quando verranno a cercarvi, per
esempio a pranzo, o a cena?
— Fate una cosa?
— E quale?
— Dite alla vostra buona superiora che, per lasciarci il meno
possibile, voi le chiedete il permesso di fare il vostro pasto con
meco.
— Lo permetterà ella?
— E che inconveniente vi può essere?
— Benissimo! in questo modo noi non ci lasceremo più un istante.
— Ebbene discendete da lei per esporle la vostra domanda; io mi sento
la testa pesante, e vado a fare una passeggiata in giardino.
— Andate; e dove vi ritroverò io?
— Qui fra un'ora.
— Qui fra un'ora! oh! quanto siete buona, io vi ringrazio.
— E come potrei non interessarmi a voi? quand'anche non foste bella e
graziosa, non siete voi l'amica di uno dei miei migliori amici?
— Caro d'Artagnan! oh! quanto vi ringrazierà.
— Lo spero bene. Andiamo, tutto è convenuto; discendiamo.
— Voi andate in giardino?
— Sì.
— Seguite questo corridoio, una piccola scala vi ci condurrà.
— A meraviglia, grazie.
E le due donne si lasciarono contraccambiandosi un grazioso sorriso.
Milady aveva detto la verità, ella si sentiva le testa pesante, poichè
i suoi progetti mal classificati si cozzavano come in un caos. Essa
aveva bisogno di restar sola, per mettere un poco d'ordine alle sue
idee alquanto confuse, una forma distinta, e un piano stabilito.
Ciò che vi era di più pressante, era di rapire la signora Bonacieux,
di metterla in un luogo di sicurezza e là ad ogni evento farsene un
ostaggio. Milady cominciò a dubitare della riuscita di questo duello
terribile, in cui i suoi nemici impiegavano tanta perseveranza, quanto
ella usava di accanimento.
D'altronde, essa sentiva, come si sente venire un uragano, che questo
esito era vicino, e non poteva a meno di essere terribile.
La cosa dunque principale per lei, come abbiamo detto, era di custodire
la sig Bonacieux fra le sue mani; la signora Bonacieux era la vita di
d'Artagnan; era più della sua vita, era quella della donna ch'egli
amava. Era, nel caso di avversa fortuna, un mezzo di trattare e di
ottenere buone condizioni.
Ora questo punto era stabilito. La signora Bonacieux, senza diffidenza
la seguiva; una volta nascosta con lei ad Armentières, era facile farle
credere che d'Artagnan non era venuto a Béthune. In quindici giorni
al più Rochefort sarebbe stato di ritorno. In questi quindici giorni
d'altronde, essa avrebbe pensato a ciò che doveva fare per vendicarsi
dei quattro amici. Quindi, grazie al cielo, non si sarebbe annoiata,
perchè avrebbe avuto il più dolce passatempo che gli avvenimenti
avrebbero accordato ad una donna di questo carattere: una buona
vendetta da perfezionarsi.
Mentre essa sembrava distratta, girava gli occhi intorno e si fissava
in testa la topografia del giardino. Milady era come un buon generale
che prevede tutto, la vittoria assieme e la sconfitta, e che è
disposto, a seconda degli eventi della battaglia, a camminare in avanti
o a battersi in ritirata.
In capo ad un'ora, intese una dolce voce che la chiamava: era la
signora Bonacieux. La buona abbadessa aveva naturalmente acconsentito a
tutto; e per incominciare, esse avrebbero cenato assieme.
Giungendo nel cortile, intesero il rumore di una carrozza che si
fermava alla porta.
Milady ascoltò.
— Sentite voi? disse ella.
— Sì, il rumore di una carrozza.
— È quella che ci manda mio fratello.
— Oh! mio Dio!
— Su via, coraggio!
Fu suonato alla porta del convento, milady non si era ingannala.
— Salite nella vostra camera, disse ella alla signora Bonacieux, forse
avrete qualche gioiello che desiderate portare con voi?
— Io ho delle lettere.
— Ebbene? andate a cercarle; e venite a raggiungermi nella mia camera,
noi ceneremo in fretta; forse viaggeremo una parte della notte, bisogna
mettersi in forze.
— Gran Dio! disse la signora Bonacieux mettendosi una mano sul petto,
il mio cuore batte in modo da soffocarmi, io non posso camminare!
— Coraggio! andiamo, coraggio! pensate che fra un quarto d'ora siete
salva, e pensate che quello che siete per fare lo fate per lui.
— Oh! sì, tutto per lui. Voi mi avete reso il mio coraggio con questa
sola parola. Andate, io vi raggiungerò.
— Milady salì precipitosamente nella sua camera; essa vi trovò il
lacchè di Rochefort, e gli dette le sue istruzioni.
Egli doveva aspettare alla porta; se per caso i moschettieri
comparivano, la carrozza partiva al galoppo faceva il giro del convento
e andava ad aspettare milady in un piccolo villaggio che era situato
all'altra parte di quel bosco.
In questo caso, milady avrebbe traversato il giardino e sarebbe giunta
al villaggio a piedi; noi lo abbiamo già detto, milady conosceva
perfettamente questa parte della Francia.
Se i moschettieri non comparivano, le cose sarebbero andate come
era stato convenuto. La sig. Bonacieux montava in carrozza sotto il
pretesto di dirle addio, ed era rapita così.
La sig. Bonacieux entrò, e per togliere ogni sospetto, se pure essa ne
aveva, milady ripetè avanti a lei al lacchè l'ultima parte delle sue
istruzioni.
Costei fece alcune interrogazioni sulla carrozza; ad essa erano
attaccati tre cavalli, condotti da un postiglione; il lacchè di
Rochefort doveva fare da corriere, precedendola a cavallo.
Era a torto che Milady credeva che la sig. Bonacieux avesse dei
sospetti; la povera giovane era troppo pura per sospettare in un'altra
donna una simile perfidia: d'altronde, il nome della contessa de
Winter, che essa aveva sentito pronunciare dall'abbadessa, le era
affatto sconosciuto, ed ignorava egualmente che una donna avesse potuto
avere una parte così grande e così fatale alle disgrazie della sua
vita.
— Voi lo vedete, disse milady quando il lacchè fu uscito, tutto è
pronto. L'abbadessa non dubita di niente, e crede che mi sieno venuti
a cercare per parte del ministro. Quest'uomo va a dare le ultime
disposizioni; prendete qualche piccola cosa, bevete un dito di vino e
partiamo.
— Sì, disse macchinalmente la sig. Bonacieux, sì, partiamo.
Milady le fece segno di sedere davanti ad essa, le versò un piccolo
bicchiere di vino di Spagna e le presentò il petto di un pollo.
— Vedete diss'ella, che tutto ci seconda; ecco la notte che
sopraggiunge; alla punta del giorno arriveremo al luogo del nostro
ritiro, e nessuno potrà sospettare dove siamo. Vediamo, coraggio,
prendete qualche cosa.
La sig. Bonacieux mangiò macchinalmente qualche boccata, e bagnò le sue
labbra nel bicchiere.
— Andiamo adunque, disse milady portando il proprio bicchiere alle sue
labbra, fate come me.
Ma al momento in cui essa avvicinava il bicchiere alle labbra, la mano
rimaneva sospesa, perchè aveva inteso il lontano rumore di cavalli
messi al galoppo che si avvicinavano; poi, quasi nello stesso tempo, le
sembrò di sentire il nitrito di questi.
Un tal rumore la tolse dalla sua gioia, come il rumore di un uragano
sveglia da un bel sogno; essa impallidì, corse alla finestra, nel
mentre che la sig. Bonacieux alzandosi tutta tremante, si appoggiava
alla sedia per non cadere.
Non si vedeva ancor niente: si sentiva soltanto il galoppo più
distintamente.
— Oh! mio Dio! disse la sig. Bonacieux, che è questo rumore?
— Quello dei nostri amici o dei nostri nemici, disse milady con un
terribile sangue freddo. Restate qui dove siete, io anderò a vedere.
La signora Bonacieux rimase in piedi, muta, immobile e pallida come una
statua.
Frattanto il rumore diveniva più forte; i cavalli non parevano più
essere che alla distanza di cento passi; se non si distinguevano
ancora, ciò era perchè la strada formava un gomito. Tuttavolta il
rumore era così distinto che si sarebbero potuti contare dal battere
dei loro ferri.
Milady guardava con tutta la potenza della sua attenzione: faceva
precisamente abbastanza chiaro perchè potesse distinguere quelli che
venivano.
Ad un tratto, alla voltata della strada, vide rilucere i cappelli
gallonati e ondeggiare le piume; essa contò due, poi otto cavalieri.
Uno di essi precedeva gli altri per la distanza di due cavalli.
Milady mandò un ruggito. In quello che stava alla testa riconobbe
d'Artagnan.
— Oh! mio Dio! mio Dio! gridò la sig. Bonacieux, che cosa è dunque?
— È l'uniforme delle guardie del ministro; non c'è un istante da
perdere, gridò milady. Fuggiamo, fuggiamo.
— Sì, sì, fuggiamo, ripetè la sig. Bonacieux, ma senza poter fare un
passo, ritrovandosi inchiodata dal terrore nel posto ove era.
S'intesero i cavalli che passavano sotto la finestra.
— Venite dunque, ma venite dunque! gridava milady, cercando di
trascinare la giovine pel braccio. Per mezzo del giardino, noi possiamo
ancora fuggire, io ne ho la chiave; ma affrettiamoci, fra cinque minuti
sarà troppo tardi.
La sig. Bonacieux tentò di camminare, fece due passi, e cadde in
ginocchio.
Milady tentò di sollevarla, e di portarla, ma non vi riuscì.
In questo momento s'intese il rotolio della carrozza, che, alla vista
dei moschettieri partiva al galoppo. Poi rintronarono tre o quattro
colpi di fucile.
— Un'ultima volta, volete voi venire? gridò milady.
— Oh! mio Dio! mio Dio! voi vedete bene che mi mancano le forze fuggite
sola.
— Fuggir sola, lasciarvi così! no, no, giammai! gridò milady.
Ad un tratto un livido lampo brillò nei suoi occhi, corse alla tavola,
versò nel bicchiere della Bonacieux ciò che contenevasi nella legatura
del suo anello, che aperse con una prontezza singolare.
Era un grano rossastro che si sciolse sul momento.
Poi prendendo il bicchiere con mano ferma:
— Bevete, disse ella, questo vino vi darà le forze, bevete.
Ed avvicinò il bicchiere alle labbra della giovine; che bevve
macchinalmente.
— Ah! non è così, che io voleva vendicarmi, disse milady con un sorriso
infernale, rimettendo il bicchiere sulla tavola, in fede mia! si fa
quello che si può.
E tosto si slanciò fuori dell'appartamento.
La sig. Bonacieux la guardò fuggire senza poter seguirla; essa era come
quelle genti che sognano di essere perseguitate e tentano invano di
camminare.
Passarono alcuni minuti, un rumore spaventevole rintronò; ad ogni
istante la sig. Bonacieux si aspettava di vedere ricomparire milady,
che non ritornava.
Molte volte, forse dal terrore, un freddo sudore colò dalla sua fronte
ardente.
Finalmente, s'intese il rumore della porta che si apriva; quindi quello
degli stivali e degli speroni che salivano le scale; successe un gran
mormorio di voci che andavano avvicinandosi, in mezzo alle quali le
sembrava di sentir pronunciare il suo nome.
Ad un tratto gettò un gran grido di gioia, e si slanciò verso la porta:
essa aveva riconosciuto la voce di d'Artagnan.
— D'Artagnan! d'Artagnan! gridò ella, siete voi? per di qui!
— Costanza! rispose il giovane, dove siete voi? mio Dio!
Nello stesso momento la porta della cella cedè all'urto, anzichè
aprirsi. Molti uomini si precipitarono nella camera, la sig. Bonacieux
era caduta sopra una sedia, senza poter fare un movimento.
D'Artagnan gettò una pistola che aveva ancor fumante in mano, e cadde
in ginocchio davanti alla sua innamorata. Athos rimise la sua alla
cintura; Porthos e Aramis, che tenevano le spade nude, le rimisero nel
fodero.
— Oh! d'Artagnan, mio diletto d'Artagnan, tu dunque vieni finalmente!
tu non mi avevi ingannata; sei veramente tu!
— Sì, sì. Costanza. Finalmente siamo riuniti!
— Oh! _ella_ aveva un bel dire che tu non saresti venuto, io sperava
sordamente; io non ho voluto fuggire.
— Oh! come ho fatto bene! come sono felice!
A questa parola _ella_, Athos, che si era seduto tranquillamente, si
alzò ad un tratto.
— _Ella_? chi _ella_? domandò d'Artagnan.
— La mia compagna quella che per amicizia voleva sottrarmi ai miei
persecutori; quella che, prendendovi per guardie del ministro si è data
alla fuga.
— La vostra compagna, gridò d'Artagnan diventando più pallido del velo
bianco della sua amica; di qual compagna volete voi parlare?
— Di quella la di cui carrozza stava alla porta; di una donna che si
dice vostra amica, d'Artagnan; di quella donna a cui avete raccontato
tutto.
— Il suo nome! gridò d'Artagnan; mio Dio! non sapete voi il suo nome?
— Lo sapeva! fu pronunciato avanti a me; aspettate; ma che cosa è
questo... mio Dio! la testa si confonde, io non ci vedo più.
— A me! amici miei, a me! le sue mani sono di gelo, gridò d'Artagnan;
ella sta male. Gran Dio, ella perde i sentimenti.