L'abbadessa, che era di nobilissima famiglia, amava soprattutto le

storie di corte, che tanto difficilmente giungevano fino all'estremità

del regno, e che soprattutto hanno tanta pena a superare i muri dei

conventi, sulle soglie dei quali vanno a spirare tutti i rumori del

mondo.

Milady, al contrario, era molto al corrente di tutti gli intrighi

aristocratici, in mezzo dei quali, da cinque o sei anni, essa viveva

costantemente: si mise dunque a raccontare alla buona abbadessa le

consuetudini mondane della corte di Francia, miste alle esagerate

devozioni del re. Le fece la cronaca scandalosa dei signori e delle

signore della corte, che l'abbadessa conosceva perfettamente di nome,

toccò leggermente gli amori della regina e di Buckingham, parlando

molto, perchè si parlasse poco.

Ma l'abbadessa si contentò di ascoltare e di sorridere senza

rispondere. Però tostochè milady si accorse che questo genere di

racconto la divertiva, continuò e fece cadere le conversazione sul

ministro.

Era però molto imbarazzata; ignorava se l'abbadessa era realista o

ministeriale. Essa si tenne in un prudente mezzo. Ma l'abbadessa dal

canto suo, si mantenne in una riserva anche più prudente, si contentò

di fare un profondo inchino con la testa, tutte le volte che la

viaggiatrice pronunciava il nome di Sua Eccellenza. Milady cominciò

a credere che si sarebbe grandemente annoiata in questo convento.

Risolse dunque di arrischiar qualche cosa per saper subito a qual

partito attenersi. Volendo vedere fin dove giungerebbe la discrezione

dell'abbadessa, essa si mise a dir male con dissimulazione sul

principio, quindi molto circostanziatamente del ministro, raccontando

i suoi amori con la signora d'Aiguillon, con Marrion de Lorme e con

qualche altra donna galante.

L'abbadessa ascoltò più attentamente, a poco a poco si animò e sorrise.

— Buono! disse milady, essa prende gusto al mio discorso. Se essa non è

ministeriale, però non vi mette fanatismo.

Allora cominciò a raccontare le persecuzioni esercitate dal ministro

sopra i suoi nemici. L'abbadessa si contentò di segnarsi, senza

approvare nè disapprovare.

Ciò confermò milady nella sua opinione, che la religiosa era piuttosto

realista di quello che ministeriale. Milady continuò riscaldandosi

sempre più.

— Io sono molto ignorante sopra tutte queste materie, disse finalmente

l'abbadessa, ma per quanto noi siamo allontanate dalla corte, per

quanto siamo poste al di fuori degli interessi del mondo, abbiamo dei

tristissimi esempi delle verità che mi raccontate, e una delle nostre

pensionate ha sofferto molto per le vendette e le persecuzioni del

ministro.

— Una delle vostre pensionate! disse milady. Oh! mio Dio, quanto la

compiango, povera donna!

— E avete ragione, poichè essa è bene da compiangersi. Prigionia,

minacce, cattivi trattamenti, essa ha sofferto di tutto, ma dopo tutto

ciò, riprese l'abbadessa, il ministro forse avrà avuto dei motivi

plausibili per agire in tal modo, e quantunque essa abbia le sembianze

di un angelo, non bisogna sempre giudicare le persone dall'apparenza.

— Buono, disse milady a se stessa, io forse sto per scuoprire qualche

cosa in questo luogo, io sono in vena.

E si studiò di dare al suo viso l'espressione del più perfetto candore.

— Pur troppo! disse milady, io lo so; si dice che non bisogna credere

alle fisonomie; ma a che cosa dunque si dovrà credere, se non si

crede alla più bell'opera del Signore? In quanto a me, io forse sarò

ingannata per tutta la mia vita, ma mi fiderò sempre ad una persona il

di cui viso mi inspiri simpatia.

— Voi dunque sareste tentata di credere, disse l'abbadessa, che questa

giovane è innocente?

— Il ministro non punisce sempre i soli delitti, disse milady; vi sono

certe virtù che egli perseguita più severamente che i vizi.

— Permettetemi, signora, di esprimervi la mia sorpresa, disse

l'abbadessa.

— E su che cosa? domandò milady con ingenuità.

— Sul linguaggio che voi tenete.

— Che cosa ritrovate, dunque di maraviglioso nel mio linguaggio?

domandò sorridendo milady.

— Voi siete amica del ministro, mentre è desso che vi manda qui, eppure.

— Eppure io ne dico male, riprese milady compiendo il pensiero della

superiora.

— Per lo meno, voi non ne dite bene.

— E perchè io non sono amica, ma soltanto sua vittima, disse sospirando

milady.

— Però, questa lettera colla quale vi raccomanda a me...

— È per me un ordine di rinserrarmi in una specie di prigione, da cui

mi farà togliere per mezzo di qualcuno de' suoi satelliti.

— E perchè dunque non siete fuggita?

— E dove dovevo andare? Credete che vi sia un angolo sulla terra ove

non possa arrivarvi il ministro, se si vuol dare la pena di stendere

la mano?... Se fossi stata un uomo, a tutto rigore sarebbe stato

possibile, ma una donna!... Che volete che faccia una donna? La giovane

pensionata che avete qui ha mai tentato di fuggire?

— No è vero, ma essa è un'altra cosa; io credo che sia trattenuta in

Francia da qualche amore.

— Allora, disse milady con un sospiro, se ella ama, non è del tutto

infelice.

— Così, disse l'abbadessa guardando milady con un crescente interesse,

debbo considerare in voi un altra povera perseguitata.

— Pur troppo sì! disse milady.

L'abbadessa guardò un istante milady con inquietudine, come se

scorgesse nel suo spirito un nuovo pensiero.

— Voi non siete nemica della nostra santa fede? diss'ella balbettando.

— Io! gridò milady, io, protestante? oh! no: io attesto a Dio, che ci

sente, che sono al contrario una fervente cattolica.

— Allora, signora!, disse l'abbadessa sorridendo, tranquillizzatevi, la

casa ove siete non vi sarà una prigione molto dura, e noi faremo tutto

ciò che si potrà per alleggerire la vostra prigionia. Vi è di più, voi

ritroverete qui questa giovane perseguitata, senza dubbio per qualche

intrigo di corte; essa è amabile graziosa, e vi piacerà.

— Come la chiamate voi?

— Ella mi è stata raccomandata da qualcuno di rango elevato sotto il

nome di Ketty, io poi non ho cercato di sapere se questo sia il suo

vero nome.

— Ketty! gridò milady; che! ne siete voi ben sicura?...

— Che si faccia chiamare così? sì, signora; la conosceste voi?

Milady sorrise all'idea che le era venuta, che questa giovane potesse

essere la sua antica cameriera. A questa giovane si attaccava una

rimembranza... una rimembranza di collera, e un desiderio di vendetta

aveva sconvolti i lineamenti di milady, che però tosto ripresero la

loro espressione calma e benevola, che questa donna, dai cento visi,

loro aveva momentaneamente tolta.

— E quando potrò io vedere questa giovane dama, per la quale sento già

una così gran simpatia? domandò milady.

— Questa sera, disse l'abbadessa, forse anche nella giornata. Ma voi mi

diceste che viaggiate da quattro giorni, come pure, che questa mattina

vi siete alzata alle cinque; voi dunque dovete aver bisogno di riposo;

andate in letto e dormite, all'ora di pranzo vi sveglieremo.

Quantunque milady avesse benissimo potuto fare a meno di dormire;

sostenuta da tutte le eccitazioni che una nuova passione, che una

nuova avventura faceva provare al suo cuore avido d'intrighi, essa non

accettò meno l'offerta della superiora. Da dodici o quindici giorni,

ell'era passata a traverso a sempre nuove emozioni, che il suo corpo di

ferro ne poteva ancora sostenere la fatica ma l'animo suo aveva bisogno

di riposo.

Ella dunque prese congedo dall'abbadessa, e si coricò dolcemente

cullata dalle sue idee di vendetta, alle quali era stata naturalmente

ricondotta dal nome di Ketty. Si rammentava la promessa quasi

illimitata che le aveva fatta il ministro, qualora fosse riuscita

nella sua intrapresa. Essa vi era riuscita, essa poteva vendicarsi di

d'Artagnan.

Una sola cosa spaventava milady, ed era la rimembranza di suo marito,

il conte della Fère, che aveva creduto morto o almeno espatriato, e che

lo ritrovava in Athos, l'amico migliore di d'Artagnan.

E così, s'egli era l'amico di d'Artagnan, doveva dunque averlo

assistito in tutte le mine, per mezzo delle quali la regina aveva

sconvolti ed annullati i progetti di sua Eccellenza; se egli era

l'amico di d'Artagnan, doveva essere nemico del ministro, ed essa

contava di poterlo avvolgere nella vendetta, fra le pieghe della quale

contava di soffocare il giovane moschettiere.

Tutte queste speranze erano aggradevoli pensieri per milady, così

cullata da queste, si addormì ben presto.

Essa fu svegliata da una voce dolce che risuonò ai piedi del suo letto.

Aprì gli occhi e vide l'abbadessa, accompagnata da una giovinetta coi

capelli biondi, di colorito delicato, che fissava sovr'essa uno sguardo

pieno di benevolenza e di curiosità.

Il viso di questa giovane le era del tutto sconosciuto; entrambi si

esaminavano con scrupolosa attenzione, ricambiandosi i complimenti

d'uso. Entrambe erano bellissime, ma due bellezze del tutto diverse.

Frattanto milady sorrideva, riconoscendo di vincerla di molto sulla

giovane pel portamento maestoso, e pei modi aristocratici. Vero è però

che l'abito da novizia che portava la giovane, non era molto favorevole

per sostenere questo confronto.

L'abbadessa le presentò l'una all'altra: poi quando fu compiuto questa

formalità, siccome i suoi doveri la chiamavano alla chiesa, lasciò le

due giovani sole.

La novizia, vedendo milady in letto, voleva seguire la superiora, ma

milady la trattenne.

— Come, signora, le diss'ella, appena vi ho veduta, e volete già

privarmi della vostra presenza, sulla quale, ve lo confesso, io contava

alcun poco, pel tempo che avrò qui da passare?

— No, signora, rispose la novizia; temeva soltanto di avere scelto male

il tempo; voi dormivate, voi siete affaticata.

— Ebbene! disse milady, che cosa possono desiderare le persone che

dormono? un buono svegliarsi; e voi me lo avete fornito, permettetemi

di goderne a tutto comodo.

E stendendole una mano, l'attirò sopra una sedia ch'era vicina al letto.

La novizia si assise.

— Mio Dio, diss'ella, quanto sono disgraziata! Ecco sei mesi che sono

qui senza l'ombra di una distrazione; voi giungete, la vostra presenza

poteva essermi di una graziosissima compagnia, ed ecco che secondo

tutte le probabilità, da un momento all'altro io sto per lasciare il

convento.

— Come! disse milady, voi dunque uscirete presto?

— Almeno, lo spero disse la novizia con una espressione di gioia che

ella non si curava di nascondere menomamente.

— Mi pare che mi sia stato detto che voi avete sofferto per opera del

ministro, continuò milady. Questo sarebbe stato un motivo di più di

simpatia fra di noi.

— È dunque vero, quanto mi ha detto la buona superiora, che voi pure

siete una vittima del ministro.

— Zitto, disse milady, anche fra queste mura non parliamo così di lui:

tutte le mie disavventure provengono solo dall'aver detto presso a

poco lo stesso davanti ad una donna che credeva mia amica e che mi ha

tradita. Siete pure vittima di un tradimento?

— No, disse la novizia, ma per il mio affetto ad una donna che amava e

per la quale avrei data e darei la mia vita.

— Vi ha ella forse abbandonata?

— Fui abbastanza ingiusta per crederlo; ma da due o tre giorni ho avuto

la pruova del contrario, e ringrazio Iddio. Mi sarebbe costato troppo

il credere che ella mi avesse abbandonata. Ma voi, signora, continuò

la novizia, mi sembra che siate libera e che se voleste fuggire non

dipenderebbe che da voi.

— E dove volete che io vada, senza amici, senza danaro, in una parte

della Francia che non conosco, ove...?

— Oh! gridò la novizia, in quanto agli amici ne avrete ovunque vorrete,

voi sembrate così buona, e siete così bella.

— Ciò non impedisce, aggiunse milady addolcendo il suo sorriso in modo

tale da dargli un'espressione angelica, che io sia sola e perseguitata.

— Ascoltate, disse la novizia, bisogna avere una viva speranza nel

cielo; vedete voi, viene sempre il momento in cui il bene che si è

fatto perora la vostra causa davanti a Dio, e osservate, forse questa è

una fortuna per voi, per quanto io sia umile e senza potere, l'avermi

qui incontrata, poichè se io esco di qui, posso avere qualche amico

possente che dopo essersi messo in campagna per me, potrà mettersi pure

in campagna per voi.

— Oh! quando io ho detto di esser sola, disse milady sperando di far

parlare la novizia, parlando essa stessa, non è già che io non abbia

pure qualche conoscenza di alto bordo; ma queste conoscenze tremano

avanti al ministro. La regina stessa non osa sostenere la lotta contro

il terribile ministro, ed io ho la pruova che Sua Maestà, ad onta del

suo cuore eccellente, è stata costretta più di una volta di abbandonare

alla collera di sua Eccellenza le persone che l'avevano servita.

— Credetemi, signora, la regina può far sembiante di abbandonare

qualcuno, ma non bisogna credere alle apparenze; più le persone a

lei devote sono perseguitate, e più ella pensa ad esse; e spesso, nel

momento in cui esse credono che ella meno pensi a loro, hanno la pruova

di un buon ricordo.

— Ah! disse milady, lo credo, la regina è così buona.

— Oh! voi dunque la conoscete questa bella e nobile regina, poichè ne

parlate in tal guisa? gridò la novizia con entusiasmo.

— Cioè, riprese milady respinta nelle sue trincee, io non ho l'onore

di conoscerla personalmente, ma conosco un buon numero dei suoi

amici i più intimi. Io conosco il signor de Putange, ho conosciuto in

Inghilterra il signor Dujart; conosco il signor de Tréville.

— Il signor de Tréville? gridò là novizia, voi conoscete il signor de

Tréville?

— Sì, perfettamente, ed anche molto.

— Il capitano dei moschettieri del re?

— Il capitano dei moschettieri del re.

— Oh! ma, voi vedrete, disse la novizia, che in breve compiremo la

nostra conoscenza, e che saremo per diventare amiche. Se conosceste il

signor de Tréville, voi dovete essere andata in casa sua?

— Spesso, disse milady che, entrata una volta in via e accorgendosi che

la menzogna riusciva, voleva spingere le cose all'estremo.

— In casa sua, voi dovete aver veduto qualcuno dei suoi moschettieri?

— Tutti quelli che egli riceve abitualmente, rispose milady per la

quale questa conversazione cominciava a prendere un interesse reale.

— Nominatemi qualcuno di quelli che conoscete, e voi vedrete che sono

miei amici.

— Ma, disse Milady imbarazzata, io conosco il signor de Ferruassac.

La novizia la lasciò dire, poi vedendo che si fermava.

— Non conoscete voi diss'ella, un gentiluomo chiamato Athos?

Milady divenne così pallida come le lenzuola del suo letto, e per

quanto fosse padrona di se stessa, non potè trattenersi dal mandare un

grido afferrando la mano della sua interlocutrice, e divorandola con lo

sguardo.

— Che avete voi? Ah! mio Dio! domandò questa povera giovane, ho forse

detto qualche cosa che vi abbia offesa?

— No ma questo nome mi ha colpita, perchè io pure ho conosciuto questo

gentiluomo, e mi sembrava strano di ritrovare qualcuna che non lo

conoscesse molto.

— Oh! sì molto, molto, e non solamente lui, ma ancora i suoi amici,

Porthos ed Aramis.

— In verità, io conosco essi pure, gridò milady che si sentì il freddo

penetrare fino al fondo del cuore.

— Ebbene! se voi li conoscete, dovete sapere che sono buoni e

bravi compagni. Perchè non vi indirizzate ad essi, se avete bisogno

d'appoggio?

— Per vero dire, non sono strettamente legata in amicizia con nessuno

di essi, io li conosco per averne sentito parlare da uno dei loro

amici, il sig. d'Artagnan.

— Voi conoscete il sig. d'Artagnan! gridò la novizia, afferrando a sua

volta le mani di milady, e divorandola con gli occhi.

Quindi rimarcando la strana espressione del viso di milady.

— Perdono, signora, diss'ella, voi lo conoscete, ed in che titolo?

— Ma, riprese milady imbarazzata, col titolo d'amico.

— Voi m'ingannate, signora, disse la novizia, voi siete stata sua

innamorata?

— Siete voi che lo siete stata, disse milady.

— Io? disse la novizia.

— Sì, voi; ora vi riconosco, voi siete la signora Bonacieux.

La giovane indietreggiò per la sorpresa ed il terrore.

— Oh! non negate, rispondete, riprese milady.

— Ebbene! sì, signora: io l'amo disse la novizia; siamo noi rivali?

La faccia di milady si accese di un fuoco talmente selvaggio, che in

tutt'altra circostanza la signora Bonacieux sarebbe fuggita per lo

spavento; ma in allora si trovava tutta in preda alla gelosia.

— Vediamo, dite, signora, riprese la Bonacieux con una energia di cui

non si sarebbe creduta capace: siete voi stata sua innamorata?

— Oh! no! gridò milady con un accento che non ammetteva alcun dubbio

sulla verità, mai! mai!

— Vi credo, disse la signora Bonacieux, ma perchè allora avete gridato

in tal modo?

— Come! voi non capite ancora? disse milady, che si era già rimessa del

suo turbamento ed aveva ripreso il suo sangue freddo.

— Che cosa volete che io capisca? io non so niente.

— Voi non capite che il signor d'Artagnan, essendo mio amico, mi aveva

per sua confidente?

— Davvero!

— Voi non capite che io so tutto; il vostro rapimento dalla piccola

casa di San Germano, la sua disperazione, quella dei suoi amici, le

loro ricerche da quel momento; e come volete che io non mi meravigli

quando, senza pensarci, mi ritrovo vicino a voi, di cui abbiamo tanto

spesso parlato assieme? di voi, che egli mi aveva fatta amare prima

ancora che vi vedessi? ah! cara Costanza, io dunque vi trovo! io dunque

finalmente vi vedo!

E milady stese le sue braccia alla signora Bonacieux, che, convinta

da ciò che le aveva detto, non vide più in questa donna, che un

momento prima aveva creduta sua rivale, se non che un'amica sincera ed

affezionata.

— Ah! perdonatemi! diceva ella stringendola al petto, io l'amo tanto!

Queste due donne si tennero così per un istante abbracciate.

Certamente, se le forze di Milady fossero state della portata del

suo odio, la signora Bonacieux non sarebbe uscita che morta da questo

abbraccio.

Ma non potendola soffocare, le sorrise.

— Oh! bella cara, bella cara piccola, disse Milady, quanto sono felice

di vedervi! lasciatemi guardarvi.

E dicendo queste parole, effettivamente la divorava con lo sguardo.

— Sì, siete voi. Ah! dopo di ciò ch'egli mi ha detto, ora vi riconosco

bene.

La povera giovane non poteva dubitar di ciò che passava di

spaventosamente crudele dietro il baluardo di quella pura fronte,

dietro quegli occhi così brillanti, ov'ella non leggeva che

interessamento e compassione.

— Allora voi sapete ciò che ho sofferto, poichè egli vi ha detto

quello che ha sofferto lui, disse Costanza. Ma soffrire per lui è una

felicità.

Milady ripetè macchinalmente.

— Sì, è una felicità.

Ella pensava a tutt'altra cosa.

— E poi, continuò la signora Bonacieux, il mio supplizio tocca il suo

termine; domani, fors'anche questa sera, io lo rivedrò, e allora il

passato non esisterà più.

— Questa sera? domani? gridò Milady, strappata dalla sua distrazione

con queste parole; che volete dire? aspettate forse qualche sua

notizia?

— Io aspetto lui stesso.

— Lui stesso? d'Artagnan, qui!

— Sì, lui stesso.

— Ma, è impossibile! egli non ritornerà a Parigi che dopo la presa

della città.

— Voi credete così: ma vi è forse qualche cosa di impossibile al mio

d'Artagnan, nobile e leale gentiluomo?

— Oh! ma io non posso credere...

— Ebbene! leggete! disse nell'eccesso dal suo orgoglio e della sua

gioia la disgraziata giovane, presentando una lettera a Milady.

— Lo scritto della signora de Chevreuse! disse fra se stessa Milady.

Oh! era ben sicura ch'essi aveano delle intelligenze con questo mezzo.

Ella lesse avidamente queste poche linee.

«Mia cara fanciulla, tenetevi pronta; il _nostro amico_ verrà ben

presto, e non verrà che per togliervi dalla prigione, ove la vostra

sicurezza esigeva che steste nascosta; preparatevi dunque alla

partenza, e non disperate mai di noi.

«Il nostro coraggioso _Guascone_ si è mostrato bravo e fedele come

sempre; ditegli che da certo luogo gli si serba riconoscenza pel

dato avviso.»

— Sì, sì, disse milady, la lettera è precisa: e sapete voi che cosa sia

questo avviso?

— No. Io credo che avrà prevenuta la regina di qualche nuova

macchinazione del ministro.

— Sì, sarà questo senza dubbio, disse milady restituendo la lettera

alla sig. Bonacieux, e lasciandosi ricadere sul petto la sua testa

pensierosa.

In questo mentre s'intese il galoppo di un cavallo.

— Oh! gridò la signora Bonacieux slanciandosi alla finestra sarebbe

egli di già?

Milady era rimasta nel suo letto, pietrificata dalla sorpresa; le

giungevano ad un tratto tante cose inaspettate, che per la prima volta

la sua testa la venne meno.

— Lui! lui! mormorò ella; sarebbe lui?

E si rimaneva nel suo letto con gli occhi fissi.

— Ah! no, disse la sig. Bonacieux, è un uomo che non conosco; sembra

che venga qui. Si rallenta la sua corsa, si ferma alla porta, suona.

Milady balzò fuori del suo letto.

— Siete voi ben sicura che non sia lui? disse ella.

— Oh! sì, sicurissima.

— Voi forse avrete veduto male.

— Se vedessi anche solo la piuma del suo cappello, e l'estremità del

suo tabarro, lo riconoscerei.

Milady frattanto si vestiva.

— Non importa, quest'uomo viene qui, dite voi?

— Sì, è entrato.

— Sarà per voi, o per me?

— Oh! mio Dio quanto sembrate agitata!

— Sì, lo confesso, non ho la vostra confidenza, io temo tutto dal

ministro.

— Zitto, disse la sig. Bonacieux, qualcuno viene.

Effettivamente la porta si aprì, ed entrò la superiora.

— Siete voi che giungete da Boulogne? domandò ella a milady.

— Sì, sono io rispose.

E cercando di ricuperare il suo sangue freddo:

— Chi mi domanda?

— Un uomo che non vuol dire il suo nome, viene per parte del ministro.

— E che vuole parlarmi? domandò milady.

— Che vuole parlare ad una dama giunta da Boulogne.

— Allora, fatelo entrare, signora, ve ne prego.

— Oh! mio Dio! mio Dio! signora sarebbe questa qualche cattiva notizia?

— Ne ho timore.

— Vi lascio con questo straniero, ma subito dopo la sua partenza, ve lo

prometto, ritornerò.

— Sì, davvero! ve ne prego.

La superiora e la sig. Bonacieux uscirono.

Milady rimase sola, con gli occhi fissi sulla porta. Un istante dopo

s'intese il rumore degli speroni che risuonavano per le scale, quindi

si avvicinavano al passo, poscia la porta si aprì, e comparve un

uomo[1].

Milady mandò un grido di gioia; quest'uomo era il conte di Rochefort,

l'anima dannata di Sua Eccellenza.

CAPITOLO LXII.

DUE VARIETÀ DI DEMONII

— Ah! gridarono assieme Rochefort e milady: siete voi!

— Sì, sono io.

— E giungete? domandò Milady.

— Dalla Rochelle. E voi?

— Dall'Inghilterra.

— Buckingham?

— Morto, o ferito mortalmente. Siccome io partiva senza aver potuto

ottenere nulla da lui, un fanatico puritano lo ha assassinato.

— Ah! fece Rochefort con un sorriso, ecco una combinazione ben

fortunata che soddisferà grandemente Sua Eccellenza. L'avete voi

prevenuto?

— Gli ho scritto da Boulogne. Ma voi come vi ritrovate qui?

— Sua Eccellenza, inquieto, mi ha mandato in traccia di voi.

— Io sono giunta soltanto ieri.

— E che cosa avete fatto da ieri?

— Non ho perduto il mio tempo.

— Io non ne dubito.

— Sapete voi chi ho incontrato qui?

— No.

— Indovinatelo.

— E come volete?

— Quella giovane che la regina ha fatto togliere di prigione.

— L'amica del piccolo d'Artagnan?

— Sì, la sig. Bonacieux, di cui il ministro ignorava il ritiro.

— Ebbene! ecco ancora un'altra combinazione che può andare del pari

coll'altra. Davvero che il ministro è un uomo privilegiato.

— Capirete la mia meraviglia quando mi sono ritrovata a testa a testa

con lei?

— Vi conosce essa?

— No.

— Allora vi considera come un'estranea.

Milady sorrise.

— Io sono la sua migliore amica.

— Sul mio onore non vi siete che voi, mia cara contessa, disse

Rochefort, per operare simili prodigi.

— Ed è stato bene: sapete voi che cosa sta per accadere?

— No.

— Domani o dopo domani verranno a prenderla con un ordine della regina.

— Davvero! e chi verrà?

— D'Artagnan e i suoi amici.

— In verità ne faranno tante che saremo obbligati di mandarli alla

Bastiglia.

— E perchè ciò non è già stato fatto?

— Che volete! perchè il ministro ha per costoro una debolezza che non

capisco.

I tre moschettieri, vol. IV · 第 9 / 13 段