La mattina milady sotto il pretesto che non aveva dormito nella notte

e che aveva bisogno di riposo, rimandò la donna che vegliava vicino a

lei.

Essa aveva una speranza, ed era che Felton venisse all'ora della

colezione, ma Felton non venne.

I suoi timori eransi forse realizzati? Felton preso in sospetto dal

barone, le sarebbe forse mancato nel momento decisivo? Essa non aveva

più che un giorno. Lord de Winter le aveva annunziato il suo imbarco

pel 23, e si era già alla mattina del 22.

Ciò nonostante essa aspettava ancora pazientemente l'ora del pranzo.

Quantunque ella non avesse mangiato la mattina, il pranzo fu portato

nell'ora solita: milady vide allora con spavento che l'uniforme dei

soldati che la guardavano era cambiato.

Allora si azzardò di domandare ciò che fosse accaduto di Felton.

Le fu risposto che Felton era montato a cavallo un'ora innanzi e che

era partito.

S'informò se il barone era sempre al castello; il soldato rispose di

sì, e che aveva l'ordine di prevenirlo se la prigioniera desiderasse

parlargli.

Milady rispose che si trovava troppo debole pel momento, e che il solo

suo desiderio era di rimaner sola.

Il soldato uscì lasciando il pranzo apparecchiato.

Felton era stato allontanato, i soldati di marina erano stati cambiati;

dunque si diffidava di Felton.

Quest'era l'ultimo colpo portato alla prigioniera.

Rimasta sola ella si alzò: quel letto in cui si teneva per prudenza e

perchè fosse creduta gravemente ferita la bruciava come un braciere

ardente. Essa gettò uno sguardo sulla porta; il barone aveva fatto

inchiodare un asse nel finestrino; egli temeva senza dubbio che mercè

quest'apertura essa giungesse ancora, con qualche diabolico mezzo, a

sedurre le guardie.

Milady sorrise di gioia; dunque poteva abbandonarsi ai suoi trasporti

senza essere osservata: Ella percorse le camere colla esaltazione di

una pazza furiosa o di una tigre racchiusa nella gabbia di ferro.

Certamente se le fosse rimasto il coltello, avrebbe pensato, non già ad

uccidere se stessa, ma questa volta ad uccidere il barone.

A sei ore lord de Winter entrò, ed era armato fino ai denti.

Quest'uomo, nel quale fino allora milady non aveva veduto che un

gentiluomo elegante e civile, era divenuto un ammirabile carceriere.

Sembrava preveder tutto, prevenire tutto.

Un solo sguardo vibrato sopra milady lo fece accorto di ciò che passava

nella di lei anima.

— Sia diss'egli, ma per oggi non potrete uccidermi, voi siete

senz'armi, e d'altronde io sono in guardia. Voi avevate incominciato a

pervertire il mio povero Felton; egli subiva di già la vostra infernale

influenza, ma io ho voluto salvarlo, e voi non lo vedrete più. Tutto

è finito: riunite le cose vostre; domani partirete. Aveva fissato

d'imbarcarvi il 24, ma ho riflettuto che più la cosa sarebbe stata

vicina, e più sarebbe stata sicura: Domani a mezzogiorno avrò l'ordine

del vostro esilio, firmato da Buckingham. Se voi direte una sola parola

a chiunque siasi, prima che siate salita sulla nave, il mio sergente vi

farà saltar le cervella; egli già ne ha l'ordine. Se sulla nave direte

una parola a chiunque siasi, prima che il capitano ve n'abbia dato il

permesso, egli vi farà gettare in mare; ciò è di già convenuto fra noi.

A rivedervi; ecco quanto per oggi ho a dirvi; domani vi rivedrò per

dirvi addio.

Dette queste parole, il barone uscì.

Milady aveva ascoltata tutta questa tirata col sorriso dello sdegno

sulle labbra, ma colla rabbia nel cuore.

Fu servita la cena: milady sentì che aveva bisogno di forze; ella

non sapeva ciò che poteva accadere nel corso di quella notte che si

avvicinava minacciosa, poichè grossi nuvoloni si ravvolgevano in cielo,

e continui lampi annunziavano un uragano.

L'uragano scoppiò verso le dieci ore della sera; milady provava una

specie di consolazione nel vedere la natura armonizzarsi col disordine

del suo cuore. Il fulmine rimbombava per l'aria come la collera nel

suo pensiero; le sembrava che la bufèra passando scarmigliasse la sua

fronte come gli alberi di cui curvava i rami, e svelleva le frondi;

essa urlava come l'uragano, e la sua voce si perdeva nella gran voce

della natura, che pure sembrava gemere e disperarsi.

Di tratto in tratto ella guardava un anello che portava al suo dito.

Sotto la pietra di questo anello vi stava un veleno sottile e violento;

questa era l'ultima sua risorsa.

Ad un trattò intese battere ad un vetro, e al chiarore di un lampo,

vide il viso di un uomo comparire dietro le sbarre.

Essa corse alla finestra e l'aprì.

— Felton! gridò ella, io sono salva!

— Sì, disse Felton, ma silenzio! mi necessita il tempo per segare

le sbarre della vostra inferriata; guardate soltanto di non essere

osservata dal finestrino della porta.

— Oh! questa è una pruova che il cielo è per noi, Felton, riprese

milady, hanno chiuso il finestrino con un asse.

— Sta bene! Dio li ha resi insensati, disse Felton.

— Ma che cosa debbo fare io? domandò milady.

— Niente; richiudete soltanto la finestra, andate a riposarvi e

stendetevi sul letto vestita; quando avrò finito, batterò ai vetri. Ma

potrete voi seguirmi?

— Oh! sì.

— La vostra ferita?...

— Mi fa soffrire, ma non m'impedisce di camminare.

— Tenetevi dunque pronta al primo segnale.

Milady richiuse la finestra spense il lume, e andò, come gli era

stato raccomandato da Felton, a stendersi sul letto. Tra il fragore

dell'uragano, ella sentiva lo stridore della lima sulle sbarre, ed al

chiarore di ciaschedun lampo vedeva l'ombra di Felton dietro i vetri.

Essa passò un'ora senza respirare, anelante, col sudore sulla fronte,

ed il cuore stretto da spaventevole angoscia, ad ogni piccolo movimento

che sentiva nel corridoio.

Vi sono delle ore lunghe quanto un anno.

In capo ad un'ora Felton battè di nuovo.

Milady balzò dal suo letto e andò ad aprire; erano state tolte due

sbarre e presentavano un'apertura sufficiente per passarvi un uomo.

— Siete voi pronta? domandò Felton.

— Sì; debbo io portar meco qualche cosa?

— Dell'oro, se ne avete.

— Fortunatamente mi hanno lasciato tutto quello che io aveva.

— Tanto meglio, perchè ho impiegato tutto il mio a noleggiare il

naviglio.

— Prendete, disse milady mettendo nelle mani di Felton un sacco pieno

d'oro.

Felton prese il sacco e lo gettò ai piedi del muro.

— Ora, diss'egli volete venire?

— Eccomi.

Milady montò sopra una sedia e passò tutto il suo tronco fuori della

finestra; essa vide allora il giovane ufficiale sospeso al disopra

dell'abisso da una scala di corde.

Per la prima volta un movimento di terrore le ricordò che era donna.

Il vuoto la spaventò.

— Io lo aveva dubitato, disse Felton.

— Non è niente, disse milady, io discenderò cogli occhi chiusi.

— Avete confidenza in me? disse Felton.

— Voi me lo domandate?

— Ravvicinate le vostre due mani, incrociatele. Sta bene.

Felton le legò i due polsi con un fazzoletto, e, al disopra del

fazzoletto con una corda.

— Che fate? domandò milady con sorpresa.

— Passate le vostre braccia intorno al mio collo, e non temete di

niente.

— Ma io vi farò perdere l'equilibrio, e precipiteremo entrambi.

— State tranquilla, io sono marinaro.

Non vi era un secondo da perdere; milady passò le due braccia intorno

al collo di Felton, e si lasciò scivolare fuori della finestra.

Felton si mise a discendere i gradini lentamente, ad uno ad uno.

Malgrado il peso dei due corpi, il soffio dell'uragano li dondolava

nell'aria.

Ad un tratto Felton si fermò:

— Che c'è, domandò milady.

— Silenzio disse Felton, odo dei passi!

— Noi siamo scoperti!

Per alcuni istanti fu fatto silenzio.

— No, disse Felton, non è niente.

— Ma infine questo rumore!

— È quello della pattuglia che passa sul sentiero di ronda?

— E dov'è questo sentiero di ronda?

— Precisamente al di sotto di noi.

— Ella dunque ci scoprirà.

— No, se non fanno lampi.

— Essa urterà all'estremità della scala?

— Fortunatamente è più corta di sei piedi.

— Eccoli! mio Dio!

— Silenzio!

Entrambi rimasero sospesi, immobili e senza tirare il fiato a venti

piedi dal suolo; frattanto i soldati passavano loro di sotto ridendo e

parlando.

Vi fu pei fuggitivi un momento terribile.

La pattuglia passò; s'intese il rumore dei passi che si allontanavano,

e il mormorio delle voci che andava indebolendosi.

— Ora, disse Felton, noi siamo salvi!

Milady mandò un sospiro e svenne.

Felton continuò a discendere. Giunto in fondo alla scala, e quando

non sentì più appoggio per i suoi piedi, si aggrappò colle sole mani,

finalmente, giunto all'ultimo scalino, si lasciò pendere sulla forza

dei suoi pugni, e toccò terra, si abbassò, raccolse il sacco d'oro, e

lo prese fra i denti.

Sollevò milady fra le braccia, e si allontanò prestamente dalla parte

opposta a quella che aveva presa la pattuglia. Ben presto lasciò il

sentiero di ronda, discese a traverso gli scogli, e, giunto sulla riva

del mare, fece sentire un leggiero fischio.

Un segnale uguale gli rispose, e cinque minuti dopo vide comparire una

barca montata da quattro uomini.

Questa si avvicinò alla riva tanto quanto potè, ma non vi era

abbastanza fondo perchè potesse toccare l'approdo.

Felton si gettò nell'acqua fino alla cinta, non volendo consegnare a

nessuno il prezioso fardello.

Fortunatamente la tempesta cominciava a calmarsi, e frattanto il mare

era ancora violento: la piccola barca trabalzava sui flutti come un

guscio di noce.

— Allo sloop! disse Felton, e remate con vigore.

I quattro uomini si misero a remare; ma i flutti erano troppo grossi

perchè i remi vi avessero molta presa al di sopra.

Tuttavolta si allontanavano dal castello, questa era la cosa

principale. La notte era profondamente tenebrosa, ed era oramai

impossibile il poter distinguere la barca dalla riva.

Un punto nero fluttuava sull'alto mare.

Questo era lo sloop.

Nel mentre che la barca si avvicinava dal canto suo con tutta la forza

dei suoi quattro remi, Felton slegava la corda ed il fazzoletto dalle

mani di milady.

Quindi, quando le mani furono slegate, prese dell'acqua la spruzzò sul

di lei viso.

Milady mandò un sospiro ed aprì gli occhi.

— Ove sono io? diss'ella.

— Salvata! rispose il giovane ufficiale.

— Oh! salvata! salvata! gridò essa. Sì, ecco il cielo, ecco il mare!

Quest'aria che io respiro è quella della libertà ah! grazie, Felton,

grazie!...

Il giovane la strinse contro il suo cuore.

— Ma che cosa mi sento io dunque nelle mani? domandò milady, mi sembra

che mi abbiano infranti i polsi fra una morsa.

Infatti, milady sollevò le sue braccia; essa aveva i polsi intorpiditi.

— Ahimè! disse Felton guardando quelle belle mani e scuotendo

dolorosamente la testa.

— Ah! non è niente, non è niente! gridò milady, ora mi ricordo.

Milady girò gli occhi intorno a se.

— Ecco qui, disse Felton, mostrandole il sacco d'oro.

— Che cosa è questo bastimento? domandò milady.

— Quello che ho noleggiato per voi.

— E dove mi condurrà?

— Dove voi vorrete, purchè prima mi gettiate a Portsmouth.

— E che cosa andate a fare a Portsmouth? domandò milady.

— A compiere gli ordini che ho ricevuti da lord de Winter, disse Felton

con un cupo sorriso.

— Quali ordini? domandò milady.

— Voi dunque non mi capite, disse Felton.

— No, spiegatevi, ve ne prego.

— Siccome egli diffidava di me, ha voluto sorvegliarvi da se stesso,

e mi ha inviato in sua vece a far firmare da Buckingham l'ordine della

vostra deportazione.

— Ma s'egli diffidava di voi, come mai vi ha confidato quest'ordine?

— Era io obbligato a sapere ciò che io portava, mentre non mi aveva

detto niente, ed il segreto l'ho saputo soltanto da voi?

— È giusto. E voi andate a Portsmouth?

— E non ho tempo da perdere. È domani il 23, e Buckingham parte dopo

domani colla flotta.

— Egli parte dopo domani! e per dove?

— Per la Rochelle.

— Fa d'uopo ch'egli non parta! gridò milady, dimenticando per un

momento la sua ordinaria presenza di spirito.

— State tranquilla, rispose Felton, egli non partirà.

Milady fremette di gioia: essa lesse nel più profondo del cuore del

giovane che la morte di Buckingham vi era scritta a chiari caratteri.

— Felton, diss'ella voi siete un uomo grande come Giuda Maccabeo! se

voi morrete, io morrò con voi, ecco tutto ciò che posso dirvi.

— Silenzio! disse Felton siamo giunti.

Infatti toccarono lo sloop.

Felton montò pel primo la scala, e prese la mano a milady, nel mentre

che i marinari la sostenevano, perchè il mare era ancora grosso.

Un istante dopo; essi erano sul ponte.

— Capitano, disse Felton, ecco la persona di cui vi ho parlato e che

bisogna condurre sana e salva sulle coste di Francia.

— Pel prezzo di mille doppie.

— Io ve ne ho già date cinquecento.

— È giusto, disse il capitano.

— Ecco le altre cinquecento, riprese milady portando la mano sul sacco

d'oro.

— No, disse il capitano, io non ho che una parola, e questa l'ho

impegnata con questo giovane; le altre cinquecento doppie non mi sono

dovute che giungendo a Boulogne.

— E vi giungeremo noi?

— Sani e salvi, quanto è vero che io mi chiamo Giacomo Butter.

— Ebbene! disse milady, se voi manterrete la vostra parola, non saranno

cinquecento, ma mille doppie che vi darò al nostro arrivo.

— Evviva voi! allora, mia bella dama, gridò il capitano, e possa Dio

inviarmi spesso degli avventori come Vostra Signoria.

— E frattanto, disse Felton, conduceteci nella piccola baia di

Chichester, davanti a Portsmouth: voi sapete che è convenuto che ci

dovete condurre là?

Il capitano rispose soltanto comandando la manovra necessaria, e verso

le sette ore del mattino il piccolo bastimento gettava l'ancora nella

baia designata.

Durante questa traversata, Felton aveva raccontato tutto a milady:

in qual modo invece di andare a Londra, aveva noleggiato il piccolo

bastimento, in qual modo era ritornato, come aveva scalato il muro,

piantando negli interstizii delle pietre, a misura che saliva, dei

ramponi per assicurare i suoi piedi, e come finalmente, giunto alle

sbarre, aveva attaccata la scala. Milady sapeva il resto.

Dal canto suo, milady cercò d'incoraggiare Felton nel suo progetto; ma,

alle prime parole che uscirono dalla sua bocca, ella s'accorse bene che

il giovane fanatico aveva piuttosto bisogno di essere moderato che di

essere incoraggiato.

Fu convenuto che milady aspetterebbe Felton fino a dieci ore; se a

dieci ore egli non fosse di ritorno, essa partirebbe.

Allora, supponendo ch'egli fosse libero la raggiungerebbe in Francia al

convento delle Carmelitane di Bèthune.

CAPITOLO LIX.

CIÒ CHE ACCADDE A PORTSMOUTH IL 23 AGOSTO 1628

Felton prese congedo da milady, come un fratello da una sorella quando

va a fare una semplice passeggiata, baciandole la mano.

Tutta la sua persona sembrava nello stato della calma la più ordinaria:

solamente una luce straordinaria brillava dai suoi occhi, simili al

riflesso della febbre. La sua fronte era più pallida dell'ordinario;

i suoi denti erano serrati e la sua parola aveva un accento breve e

conciso, che indicava che qualche gran progetto tenebroso si agitava

nella sua mente.

Fino a che rimase sulla barca che lo conduceva a terra, restò col

viso voltato verso milady, che, in piedi sul ponte, lo seguiva collo

sguardo. Entrambi erano abbastanza tranquilli sul timore di essere

perseguitati. Nessuno entrava mai nella camera di milady prima delle

nove ore, e vi abbisognavano almeno tre ore per venire dal castello a

Londra.

Felton mise piede a terra, salì lo scalo che mette sull'alto della

spiaggia, salutò milady un'ultima volta, e prese la sua corsa verso la

città.

Dopo cento passi, siccome il terreno si andava abbassando, non poteva

più vedere che l'albero dello sloop.

Corse tosto nella direzione di Portsmouth, di cui vedeva a se di

faccia, fra la nebbia matutina ad un mezzo miglio circa di distanza,

innalzarsi le torri e le case.

Al di là di Portsmouth il mare era coperto di vascelli; i di cui

alberi, simili ad una foresta di pioppi sfrondati dall'inverno, si

libravano sotto il soffio del vento.

Felton, nella rapida sua corsa, si ripeteva alla memoria tutto ciò

che, due anni di meditazioni ascetiche e un lungo soggiorno in mezzo

ai Puritani, gli avevano somministrato di accuse vere o false contro il

favorito di Giacomo VI. e di Carlo I.

Quando paragonava i pubblici delitti di questo ministro, delitti

massimi, rumorosi, europei, se si poteva dir così, coi delitti privati

e sconosciuti di cui lo aveva incolpato milady, Felton ritrovava che

il più colpevole dei due uomini che riuniva Buckingham, il pubblico ed

il privato, era quello di cui il popolo non conosceva la vita. Ciò era

perchè il suo amore, così strano, così nuovo, così ardente, gli faceva

vedere le infami accuse immaginarie di lady de Winter, come si vede a

traverso di una lente che ingrandisce, allo stato di mostri spaventosi,

degli atomi impercettibili in realtà in confronto di una formica.

La rapidità della corsa accendeva ognor più il suo sangue, l'idea che

lasciava dietro a se, esposta ad una spaventosa vendetta, la donna che

amava, o piuttosto che adorava come cosa santa, l'emozione passata, la

fatica presente, tutto esaltava ognor più l'anima sua al di sopra dei

sentimenti umani.

Entrò in Portsmouth verso le otto ore del mattino. Tutta la popolazione

era in piedi. Il tamburo batteva per le strade e sul porto; le truppe

d'imbarco discendevano verso il mare.

Felton giunse al palazzo dell'ammiragliato, coperto di polvere e

grondando sudore. Il suo viso, ordinariamente pallido, era color di

porpora pel calore e la collera. La sentinella volle respingerlo, ma

Felton chiamò il capo posto, e, cavando di saccoccia la lettera di cui

era il latore:

— Messaggio pressante per parte di lord de Winter, diss'egli.

Al nome di lord de Winter, che si sapeva uno dei più intimi di Sua

Grazia; il capo posto ordinò che fosse lasciato passare Felton, che del

resto portava egli stesso l'uniforme di ufficiale di marina.

Felton si slanciò nel palazzo.

Nel momento in cui entrava nel vestibolo, un uomo entrava pure

polveroso ed anelante lasciando alla porta un cavallo di posta, che

appena fermato cadde sui ginocchi.

Felton ed egli si indirizzarono contemporaneamente a Patrick, il

cameriere di confidenza del duca. Felton nominò il barone de Winter,

lo sconosciuto non volle nominare nessuno, e pretendeva ch'era al solo

duca ch'egli poteva farsi riconoscere. Entrambi insistevano per passare

uno innanzi l'altro.

Patrick che sapeva che lord de Winter era in affari di servizio ed

in relazioni d'amicizia col duca, dette la preferenza a quello che

veniva in suo nome. L'altro fu obbligato di aspettare, e fu facile

l'accorgersi quanto malediva questo ritardo.

Il cameriere fece traversare a Felton una gran sala, nella quale

aspettavano i deputati della Rochelle, condotti dal principe di

Soubise, e lo introdusse nel gabinetto ove Buckingham, che usciva dal

bagno, compiva la sua toaletta, alla quale, quella volta come sempre,

impiegava una straordinaria attenzione.

— Il tenente Felton, disse Patrick, per parte di lord de Winter.

— Per parte di lord de Winter, ripetè Buckingham: fatelo entrare.

Felton entrò. In questo momento, Buckingham gettava sopra un canapè

una ricca veste da camera ricamata in oro per indossare una casacca

militare di velluto cremisi tutta ricamata in perle.

— E perchè il barone non è venuto egli stesso? domandò Buckingham.

Questa mattina io lo aspettava.

— Mi ha incaricato di dire a Vostra Grazia, rispose Felton, che

gli dispiaceva moltissimo di non poter venire per la guardia che è

costretto di fare al suo castello.

— Sì, sì, disse Buckingham, lo so, egli ha una prigioniera.

— È precisamente per questa prigioniera che io veniva a parlare a

Vostra Grazia, riprese Felton.

— Ebbene! parlate.

— Ciò che debbo dirvi non deve essere inteso che da voi milord.

— Lasciateci, Patrick, disse Buckingham, ma tenetevi pronto al suono

del mio campanello; vi chiamerò quanto prima.

Patrick uscì.

— Noi siamo soli, signore, disse Buckingham, parlate.

— Milord, disse Felton, il barone de Winter vi ha scritto ultimamente

per pregarvi di firmare un ordine d'imbarco relativo ad una giovine

donna chiamata Carlotta Backson.

— Sì, signore, ed io gli risposi di portarmi o d'inviarmi quest'ordine,

che lo avrei firmato.

— Date, disse il duca.

E, prendendo dalle mani di Felton, gettò sopra il foglio uno sguardo

rapido. Allora accorgendosi ch'era ben quello che gli era stato

annunziato, lo pose sulla tavola, prese una penna, e si accingeva a

firmarlo.

— Perdono, milord, disse Felton arrestando il duca, ma, Vostra Grazia

sa ella che il nome di Carlotta Backson non è il vero nome di questa

donna.

— Si, signore, lo so, riprese il duca bagnando la penna nel calamaio.

— Allora, Vostra Grazia conosce il suo vero nome? domandò Felton con

voce corta.

— Lo conosco.

Il duca avvicinò la penna alla carta, Felton impallidì.

— E conoscendo il suo vero nome, riprese Felton, Vostra Grazia segnerà

egualmente?

— Senza dubbio, disse Buckingham, e piuttosto due volte che una.

— Io non posso credere, continuò Felton con una voce che diveniva

sempre più espressiva e marcata, che Vostra Grazia sappia che si tratta

di lady de Winter.

— Lo so perfettamente; sono però meravigliato che lo sappiate anche voi.

— E Vostra Grazia firmerà quest'ordine senza rimorsi?

Buckingham guardò questo giovane con mala faccia.

— E che, signore! sapete voi che le interrogazioni che mi fate sono

strane, e che io sono ben buono a rispondervi?

— Rispondeteci, milord, disse Felton; la situazione è forse più grave

di quello che credete.

Buckingham pensò che il giovane, venendo per parte di lord de Winter,

parlasse senza dubbio in nome suo, e si raddolcì.

— Senza alcun rimorso, diss'egli, ed il barone sa, al pari di me, che

lady de Winter è una gran colpevole, e che è quasi un farle grazia il

limitare la sua pena alla deportazione.

Il duca pose la penna sulla carta.

— Voi non firmerete quest'ordine, milord, disse Felton facendo un passo

verso il duca.

— Io non firmerò quest'ordine, disse Buckingham; e perchè?

— Perchè voi discenderete in voi stesso, e farete giustizia a milady.

— Le si renderebbe giustizia inviandola a Tyburn, disse il duca; milady

è un'infame.

— Mio-signore, milady è un angelo voi lo sapete bene, ed io vi domando

la sua libertà.

— E che! disse Buckingham, siete voi un pazzo per parlarmi in tal guisa!

— Milord, scusatemi, io parlo come posso; io mi contengo. Però, milord,

pensate a quello che siete per fare, e temete di oltrepassare la

misura.

— Come sarebbe a dire?... Dio mi perdoni, gridò Buckingham, ma io credo

ch'egli minacci!

— No, milord, io prego ancora, e vi dico; che una goccia di acqua basta

per fare andare di fuori il vaso pieno colmo, uno sbaglio leggero basta

ad attirarsi sul capo il gastigo risparmiato fino a questo giorno, ad

onta di tanti delitti.

— Signor Felton, disse il duca, uscite tosto di qui, e andatevi sul

momento a consegnare agli arresti.

— E voi, mi ascolterete fino alla fine, milord; voi avete sedotto

questa giovane, voi l'avete oltraggiata, lordata; riparate i vostri

falli verso di essa, lasciatela partire liberamente, e non esigerò

altra cosa da voi.

— Voi non esigerete altro, disse Buckingham guardando Felton con

meraviglia, e calcando sopra ciascuna sillaba di queste quattro parole

che aveva pronunciate.

— Milord, continuò Felton, esaltandosi a misura che parlava, state in

guardia; tutta l'Inghilterra è stanca delle vostre iniquità; milord,

voi avete abusato del potere reale che avete quasi usurpato; milord,

voi siete in orrore agli uomini e a Dio. Dio vi punirà più tardi, ma io

vi punirò oggi stesso.

— Ah! questo è troppo, gridò Buckingham facendo un passo verso la porta.

Felton gli sbarrò la strada.

— Io vi domando umilmente, signore, l'ordine che sia messa in libertà

lady de Winter; pensate che questa è la donna che avete disonorata.

— Ritiratevi, signore, disse Buckingham, altrimenti io chiamerò e vi

farò scacciare dai miei servi!

— Voi non chiamerete, disse Felton gettandosi tra il duca ed il

tiratoio del campanello tutto incrostato d'argento, guardatevene,

milord, voi siete qui fra le mani di Dio.

— Fra le mani del diavolo, vorrete dire! gridò Buckingham alzando la

voce per attirare gente, senza però chiamare direttamente.

— Firmate, signore, firmate la libertà di lady de Winter, disse Felton

presentando un foglio al duca.

— Per forza? voi vi sbagliate, olà! Patrick!

— Firmate; milord!

— Giammai!

— Giammai?

— Gente, a me! gridò il duca.

E nello stesso tempo saltò alla sua spada.

I tre moschettieri, vol. IV · 第 7 / 13 段