— E ciò che vi era di spaventoso, continuò milady colla voce alterata,

come se essa provasse ancora la stessa angoscia di quel terribile

momento, era che in quella volta io aveva la conoscenza del pericolo

che mi minacciava; era che la mia anima, se posso dirlo, vegliava sul

mio corpo addormentato; era che vedeva, che sentiva, è vero, come se

fosse stato in sogno, ma ciò era ancor più spaventoso.

«Vidi la lampada che risaliva e mi lasciava a poco a poco nella

oscurità.

«Quindi intesi il cigolìo ben conosciuto della porta, quantunque quella

porta non si fosse aperta che due volte.

«Sentii istintivamente che qualcuno si avvicinava a me; si narra che

i disgraziati perduti nei deserti dell'America sentono collo stesso

istinto l'avvicinarsi del serpente.

«Volli fare uno sforzo, tentai di mandare un grido, mi rialzai pure, ma

per subito ricadere.»

— Ma ditemi dunque, chi era il vostro persecutore? gridò il giovane

ufficiale.

Milady vide con un sol colpo d'occhio tutto il soffrire che essa

ispirava a Felton calcando sopra ciascun particolare del suo racconto.

Quanto più essa gli avesse dilaniato profondamente il cuore, più

sicuramente egli la vendicherebbe. Essa continuò adunque questa volta

come se non avesse inteso la sua esclamazione, o come se avesse pensato

che non era ancor giunto il momento di rispondere.

— Io lo intesi esclamare nello scorgermi: «Questi miserabili puritani!

sapeva bene che stancano i loro carnefici, ma non li credeva così forti

coi loro seduttori».

Felton l'ascoltava senza far intendere altra cosa che una specie di

sordo ruggito: soltanto il sudore grondava dalla sua fronte di marmo, e

colla sua mano nascosta sotto l'abito, s'internava nel petto le unghie.

— Il primo movimento, ritornando in me, riprese milady, fu di cercare

sotto il capezzale il coltello che non avea potuto arrivare a prendere.

Se non aveva potuto servire alla difesa, poteva almeno servire alla

espiazione.

«Ma nel riprendere il mio coltello, Felton, mi venne una terribile

idea. Vi ho giurato di dirvi tutto, e vi dirò tutto: vi ho promesso la

verità, io la dirò, dovesse essa perdermi.»

— Vi venne l'idea di vendicarvi di questo uomo, non è vero? gridò

Felton.

— Ebbene! sì, disse milady; questa idea non è da cristiano, lo so;

senza dubbio l'eterno nemico della nostra anima me la soffiava nello

spirito, finalmente che vi dirò, Felton? continuò milady col tuono di

una donna che si accusa di un delitto, mi venne questa idea, e non mi

lasciò più. Forse è quel pensiero omicida di cui oggi sconto la pena.

— Continuate, continuate, disse Felton; ho fretta di vedervi giungere

alla vendetta.

— Oh! risolsi che l'avrei compiuta il più presto possibile; non

dubitava punto ch'egli sarebbe ritornato la notte vegnente. Nella

giornata io non aveva nulla a temere.

«Così, quando venne l'ora della colezione, non esitai a mangiare e

bere; aveva risoluto di far sembiante di cenare, ma di non prendere

niente; doveva dunque col nutrimento della mattina combattere il

digiuno della sera.

«Nascosi un bicchier d'acqua della colezione, essendo stata la

sete quella che mi aveva fatto soffrire di più quando era rimasta

quarantott'ore senza nè mangiare nè bere.

«La giornata trascorse senza avere altra influenza su me che

confermarmi nella presa risoluzione; ebbi soltanto cura che il mio

viso non tradisse in alcun modo il pensiero del mio cuore, perchè non

dubitava di non essere continuamente spiata; molte volte ancora sentii

un sorriso sulle mie labbra, Felton, io non oso ridire a quale idea io

sorrideva, voi mi prendereste in orrore.»

— Continuate, continuate, disse Felton, voi vedete che io ascolto, e

smanio di giungere alla fine.

— Venne la sera, continuò milady, si compirono gli ordinari

avvenimenti; durante l'oscurità, come d'ordinario fu imbandita la mia

cena, poi si accese la lampada, e io mi misi a tavola.

«Mangiai soltanto alcune frutta, feci sembiante di versare dell'acqua

della bottiglia, ma non bevei che quella che aveva conservata nel

mio bicchiere; la sostituzione del resto fu fatta con abbastanza di

sveltezza perchè i miei spioni, se ne aveva, non concepissero alcun

sospetto.

«Dopo cena, detti i medesimi segni di torpore della sera innanzi;

ma questa volta, come se soccombessi alla fatica, o come mi fossi

famigliarizzata col pericolo, feci sembiante di addormirmi.

«Questa volta aveva ritrovato il mio coltello, e mentre io fingeva di

dormire, la mia mano stringeva convulsivamente la impugnatura.

«Scorsero due ore senza che accadesse nulla di nuovo. Questa volta, oh

mio Dio! chi me lo avrebbe detto la sera innanzi? cominciai a temere

ch'egli non venisse.

«Finalmente vidi la lampada alzarsi lentamente e scomparire nel

soffitto: la mia camera si riempì di tenebre, ma feci uno sforzo per

fendere con lo sguardo l'oscurità.

«Per circa dieci minuti non intesi altro rumore che quello dei battiti

del mio cuore.

«Implorava il cielo perchè egli venisse.

«Finalmente intesi il ben conosciuto cigolio della porta che si apriva

e si chiudeva; intesi, ad onta della grossezza del tappeto, un passo

che faceva scrocchiare il pavimento; vidi; ad onta dell'oscurità,

un'ombra che si avvicinava a me.»

— Affrettatevi, affrettatevi! interruppe Felton: non vedete che

ciascuna delle vostre parole mi brucia come piombo fuso?

— Allora, continuò milady, allora riunii tutte le mie forze, mi

ricordai che il momento della vendetta o piuttosto della giustizia era

suonato, mi riguardai come un'altra Giuditta, e teneva il mio coltello

in mano, e quando io lo vidi vicino a me, allora, coll'ultimo grido del

dolore e della disperazione, lo colpii nel bel mezzo del petto.

«Miserabile! egli aveva preveduto tutto, il suo petto era ricoperto da

una maglia d'acciaio, il coltello si spuntò.

«Ah! ah! gridò egli afferrando il braccio e strappandomi l'arma che

mi aveva così mal servito, voi volete prendervela con la mia vita,

mia bella puritana; ma questo è qualche cosa più che odio, questa

è ingratitudine. Andiamo, andiamo, calmatevi, mia bella fanciulla;

avrei creduto che vi foste addolcita. Io non sono di quei tiranni che

custodiscono le donne per forza. Voi non mi amate? io ne dubitava colla

mia ordinaria fatuità; ne sono convinto. Domani voi sarete libera.

«Io non aveva altro desiderio che quello che mi uccidesse.

« — State in guardia, gli dissi, poichè la mia libertà è il vostro

disonore.

« — Spiegatevi, mia bella Sibilla..

« — Sì, poichè appena uscita di qui, dirò tutto: dirò la violenza

che avete usata verso di me; dirò la mia prigionia: denunzierò questo

palazzo d'infamia! voi siete posto troppo in alto, milord, ma tremate!

al di sopra di voi vi è il re! al di sopra del re vi è Dio.

«Per quanto il mio persecutore sembrasse padrone di se stesso, lasciò

sfuggirsi un movimento di collera. Io non potei vedere l'espressione

del suo viso, ma sentii fremere il suo braccio, sul quale io aveva

posta la mia mano.

« — Allora voi non uscirete più di qui, disse egli.

« — Bene! bene! gridai; allora il luogo del mio supplizio sarà pure

il luogo della mia tomba. Bene! io morirò qui, e voi vedrete se un

fantasma che accusa sia ancor più terribile di un vivo che minaccia.

« — Non vi sarà lasciata alcun'arme.

« — Ve ne è una che la disperazione ha messo alla portata di ogni

creatura che ha il coraggio di servirsene, io mi lascerò morire di

fame.

« — Vediamo, disse il miserabile, la pace non val meglio di una simile

guerra? io vi rendo la libertà sull'istante, vi proclamerò la stessa

virtù, vi soprannominerò la Lucrezia d'Inghilterra.

« — Ed io dirò che voi ne siete il Sextus, io vi denunzierò a Dio, e

se fa d'uopo che, come Lucrezia, io sottoscrivi la mia denunzia col mio

sangue, la sottoscriverò.

« — Ah! ah! disse il mio nemico in tuono derisorio, allora è un'altra

cosa. In fede mia, in fin dei conti, voi state bene qui, non vi

mancherà niente, e se vi lascerete morire di fame, sarà colpa vostra.

«A queste parole egli si ritirò, intesi aprirsi e chiudersi la porta,

rimasi inabissata, meno ancora, ve lo confesso, dal dolore, che

dall'onta di non essere stata vendicata.

«Egli mantenne la sua parola; tutta la giornata, tutta la notte

dell'indomani passò senza che comparisse; io pure però gli mantenni la

mia parola, e non mangiai nè bevvi nulla, ed era, come gli avea detto,

risoluta di lasciarmi morire di fame.

«Passai il giorno e la notte pregando, poichè sperava che Dio mi

avrebbe perdonato il mio suicidio.

«La seconda notte la porta si aprì; io era stesa sul pavimento, le

forze cominciavano ad abbandonarmi.

«Al momento mi sollevai, sorreggendomi sopra una mano.

« — Ebbene! mi disse una voce che suonava in un modo troppo terribile

al mio orecchio, perchè non la riconoscessi tosto: ebbene! siamo noi

un poco raddolciti, e pagheremo la nostra libertà con una semplice

promessa di silenzio? Sentite, io sono un buon principe, aggiunse egli,

e quantunque non ami i Puritani, io rendo loro giustizia; egualmente

che alle Puritane, quando sono belle. Andiamo, fatemi un piccolo

giuramento sulla croce, io non vi domando di più.

« — Sulla croce! gridai rialzandomi, perchè al suono di questa voce

aborrita, io aveva ritrovate tutte le mie forze: sulla croce giuro che

nessuna promessa, nessuna minaccia, nessuna tortura mi chiuderà mai la

bocca. Sulla croce giuro di denunziarvi ovunque come un assassino, un

ladrone d'onore, un vile; sulla croce giuro, se mai giungerò ad uscire

di qui, di domandare vendetta contro voi a tutto il genere umano.

« — State all'erta, disse la voce con un tuono di minaccia che io non

aveva per anche inteso, poichè ho un mezzo supremo, che non impiegherò

che agli ultimi estremi, per farvi chiudere la bocca, o almeno per

impedire che si creda ad una sola parola di quanto sarete per dire.

«Io raccolsi tutte le mie forze per rispondere con uno scoppio di risa.

«Egli si accorse che oramai fra di noi si era aperta una guerra a morte.

« — Ascoltate, disse egli, io vi lascio ancora il rimanente di questa

notte e tutto il giorno di domani: riflettete. Promettete di tacere, e

la ricchezza, gli onori, ed anche la considerazione vi circonderanno;

minacciate di parlare, ed io vi condannerò all'infamia.

« — Voi? gridai io, voi!

« — All'infamia perpetua, incancellabile!

« — Voi! ripetei... oh! Felton, ve lo assicuro, io lo credeva insensato.

« — Sì, io, riprese egli.

« — Ah! lasciatemi, gli dissi, uscite, se non volete che io m'infranga

la testa contro i muri, e sotto gli occhi vostri.

« — Sta bene! diss'egli, voi lo volete? A dimani sera.

« — A dimani sera, risposi lasciandomi ricadere, e mordendo il tappeto

per la rabbia.»

Felton si appoggiava ad un mobile, e milady vedeva con gioia che forse

sarebbe mancato la forza al giovane uffiziale prima della fine del

racconto.

CAPITOLO LVII.

UN MEZZO DI TRAGEDIA CLASSICA

Dopo un momento di silenzio, impiegato da milady a contemplare il

giovane che l'ascoltava, essa continuò il suo racconto:

« — Erano quasi tre giorni che io non aveva nè mangiato, nè bevuto,

diss'ella, e soffriva atroci torture; qualche volta mi sembrava che

alcune nubi mi chiudessero la fronte, che mi velassero gli occhi: era

il delirio.

«Venne la sera: io era così debole che ad ogni istante sveniva, ed ogni

volta che sveniva ringraziava Dio, perchè credeva di morire.

«Nel mezzo di uno di questi svenimenti, intesi aprirsi la porta, il

terrore mi richiamò alla vita.

«Il mio persecutore entrò seguito da un uomo mascherato, egli pure si

era mascherato, ma lo riconobbi al suo passo, lo riconobbi alla sua

voce, lo riconobbi a quell'aspetto imponente che l'inferno ha dato alla

sua persona per disgrazia pell'umanità.

« — Ebbene, mi diss'egli, vi siete voi decisa a farmi il giuramento che

vi ho chiesto?

« — Voi lo avete detto, i Puritani non hanno che una parola; la mia,

l'avete intesa: essa è di perseguitarvi sulla terra al tribunale degli

uomini, in cielo al tribunale di Dio!

« — Voi dunque persistete?

« — E lo giuro innanzi a quel Dio che mi ascolta; io prenderò il mondo

tutto intero a testimonio del vostro delitto, e ciò fino a che abbia

ritrovato un vendicatore.

« — Voi siete una prostituta, diss'egli con voce tonante, e subirete il

supplizio delle prostitute! Infamata davanti agli occhi degli uomini

che voi invocherete, cercate di provar prima a questo mondo che non

siete nè colpevole, nè pazza.

«Quindi volgendosi all'uomo che lo accompagnava:

« — Carnefice, fa il tuo dovere!»

— Oh! il suo nome, il suo nome! gridò di nuovo Felton; il suo nome!

ditemelo!

— Allora malgrado le mie grida, malgrado la mia resistenza, perchè

cominciai a capire allora che si trattava di qualche cosa peggiore

della morte, il carnefice mi afferrò, mi rovesciò per terra, mi strinse

colle sue funi, e, soffocata, quasi fuori dei sensi invocando Dio,

mandai ad un tratto uno spaventevole grido di dolore e di vergogna, un

ferro rovente, un ferro rosso, il marchio del carnefice si era posto

sopra una mia spalla.

Felton mandò un ruggito.

— Osservate, disse milady alzandosi con una maestà da regina,

osservate, Felton, vedete come si è inventato un nuovo martirio per

la giovinetta pura, e non pertanto vittima della brutalità di uno

scellerato. Imparate a conoscere il cuore degli uomini, e d'ora innanzi

fatevi meno facilmente l'istrumento delle loro ingiuste vendette.

Milady con un gesto rapido aprì la sua veste, stracciò la fina battista

che cuopriva la sua spalla, e arrossendo per una finta collera, e per

una ben giuocata vergogna, mostrò al giovane l'impronta incancellabile

che disonorava una così bella spalla.

— Ma, gridò Felton, è un giglio quello che io vedo!

— Ed ecco precisamente dove sta l'infamia, rispose milady. Col marchio

dell'Inghilterra, sarebbe stato necessario provare qual'era stato

il tribunale che mi aveva condannata, ed io avrei fatto un pubblico

appello a tutti i tribunali del regno; ma col marchio di Francia... ah!

con esso, io sono stata seriamente infamata.

Questo era troppo soffrire per Felton.

Pallido, immobile, atterrito da questa rivelazione orribile, abbagliato

dalla bellezza sovrumana di questa donna che si svelava a lui con una

impudenza che ritrovò sublime, finì per cadere in ginocchio innanzi a

lei, come cosa santa; il marchio d'infamia disparve, rimase soltanto la

beltà.

— Perdono, perdono, disse Felton, oh! perdono!

Milady lesse nei suoi occhi: amore, amore!

— Perdono di che? domandò essa.

— Perdono di essermi unito ai vostri persecutori.

Milady gli stese la mano.

— Così bella! così giovane! gridò Felton coprendo questa mano di baci.

Milady lasciò cadere sopra di lui uno di quegli sguardi che di uno

schiavo fanno un re.

Felton era puritano, così lasciò la mano di questa donna per baciarle i

piedi.

Egli già non l'amava più, ma l'adorava.

Quando questa crisi fu passata, quando milady sembrò aver ripreso il

suo sangue freddo, che non aveva mai perduto:

— Ah! ora non ho più che una sola cosa a chiedervi, ed è il nome del

vostro vero carnefice; poichè per me non ne vedo che uno, l'altro era

soltanto un istrumento.

— E che, fratello, ho io ancora bisogno di nominartelo? tu non l'hai

ancora indovinato?

— Che? riprese Felton, lui!... sempre... sempre lui!.. Che! il vero

colpevole?...

— Il vero colpevole, disse milady, è il distruttore dell'Inghilterra,

il persecutore dei veri credenti, il vile rapitore dell'onore di tante

donne, colui che, per capriccio del suo cuore corrotto, sta per far

versare tanto sangue all'Inghilterra, che oggi protegge i protestanti,

ma che domani li tradirà.

— Buckingham! è dunque Buckingham! gridò Felton esasperato.

Milady nascose il suo viso fra le mani, come se non avesse potuto

sopportare la vergogna che le cagionava questo nome.

— Buckingham! il carnefice di questa angelica creatura! gridò Felton.

E tu non l'hai fulminato, o giusto cielo! e tu lo hai lasciato nobile,

onorato, potente per la nostra perdita comune!

— Dio abbandona quelli che si abbandonano da se stessi, disse milady.

— Ma egli dunque vuole aggravare sul suo capo il gastigo riservato ai

maledetti, continuò Felton con una crescente esaltazione. Vuole dunque

che la vendetta umana prevenga la vendetta celeste!

— Gli uomini lo temono, e lo risparmiano.

— Ah! io disse Felton, io non lo temo, e non lo risparmierò...

Milady sentì l'anima sua cospergersi di una gioia infernale.

— Ma in qual modo lord de Winter, mio protettore, mio padre, trovasi

immischiato in tutto ciò?

— Ascoltate, Felton, riprese milady, perchè a fianco degli uomini vili

e dispregevoli vi sono delle nature grandi e generose; io aveva un

fidanzato un uomo che io amava, e ch'egli amava me; un cuore come il

vostro, Felton, un uomo come voi. Andai da lui, e gli raccontai tutto;

egli mi conosceva, e non pose alcun dubbio sulla verità del racconto.

Era un gran signore; era un uomo sotto tutti i rapporti uguale a

Buckingham. Egli non disse una parola, cinse soltanto la spada, si

avviluppò nel suo mantello, e si portò sulla piazza Buckingham.

— Sì, sì capisco, disse Felton, quantunque con simili uomini non sia la

spada che si deve adoprare ma il pugnale.

— Buckingham era partito il giorno innanzi, inviato come ambasciatore

in Ispagna, dove andò a chiedere la mano della infante pel re Carlo I.,

che allora non era che principe di Galles. Il mio fidanzato ritornò.

— Ascoltate, mi disse, quell'uomo è partito, ed in conseguenza si è

involato pel momento alla mia giusta vendetta; ma frattanto, siamo

uniti come dobbiamo esserlo, poi fidatevi a lord de Winter per

vendicare il suo onore e quello di sua moglie.

— Lord de Winter! gridò Felton.

— Sì, disse milady, ed ora dovete capire tutto, non è vero? Buckingham

rimase assente quasi un anno; otto giorni prima del suo arrivo, lord de

Winter morì improvvisamente, lasciandomi sua sola erede. Da qual parte

veniva il colpo? Dio solo che sa tutto, lo sa senza dubbio; io non

accuso nessuno.

— Oh! quale abisso! quale abisso! gridò Felton.

— Lord de Winter morì senza dir niente a suo fratello. Il segreto

terribile doveva esser nascosto a tutti fino a che scoppiasse come

un fulmine sul capo del colpevole; il vostro protettore aveva veduto

con pena questo matrimonio con suo fratello con una giovinetta senza

fortuna. Sentii che non poteva aspettarmi alcun appoggio da un uomo

disingannato nelle sue speranze di eredità. Passai in Francia, risolsi

di restarvi il rimanente della mia vita; ma tutti i miei beni sono

in Inghilterra; chiuse le comunicazioni per la guerra, fui privata

di tutto, e mi fu forza di ritornarvi; sono sei giorni che approdai a

Portsmouth.

— Ebbene? disse Felton.

— Ebbene, Buckingham seppe senza dubbio il mio ritorno, ne parlò a lord

de Winter, di già prevenuto contro di me; gli disse che sua cognata era

una prostituta, una donna bollata. La voce nobile e pura di mio marito

non era più là per difendermi. Lord de Winter credè tutto ciò che gli

fu detto con tanta maggiore facilità, in quanto che ha interesse a

crederlo. Egli mi fece arrestare e condurre qui, e mi mise sotto la

vostra custodia. Voi sapete il resto: dopo domani sarò bandita, sarò

deportata; dopo domani sarò relegata fra le donne infami! Oh! la trama

è bene ordita, andate! il complotto è abile, e il mio onore non vi

sopravviverà. Voi vedete bene che è necessario che io muoia, Felton;

Felton, datemi quel coltello.

E a queste parole, come se tutte le sue forze fossero spossate,

milady si lasciò cadere debole e languente fra le braccia del giovane

uffiziale.

— No, no, disse egli, no, tu vivrai, tu vivrai onorata e pura, tu

vivrai per trionfare dei tuoi nemici.

Milady lo respinse lentamente con la mano, attirandolo con lo sguardo.

— Oh! la morte! la morte! disse ella velando la sua voce e le sue

palpebre, oh! la morte piuttosto che la vergogna. Felton, fratello mio,

amico mio, io te ne scongiuro.

— No, gridò Felton, no, tu vivrai e sarai vendicata.

— Felton, io porto disgrazia a tutti quelli che mi si avvicinano.

Felton, abbandonatemi; Felton, lasciatemi morire.

— Ebbene! noi moriremo dunque insieme! gridò egli.

Diversi colpi rintronarono alla porta.

— Ascolta, diss'ella, noi siamo stati intesi. Essi vengono, è finita

per noi, noi siamo perduti.

— No, disse Felton, è la sentinella che mi previene che sta per passare

la ronda.

— Allora correte alla porta e aprite voi stesso.

Felton obbedì; questa donna era già tutto il suo pensiero, tutta la sua

anima.

Egli si trovò in faccia un sergente che comandava una pattuglia di

sorveglianza.

— Ebbene! che cosa c'è, domandò il giovine tenente.

— Voi mi avete detto di aprire la porta se avessi inteso chiamare

soccorso, disse il soldato, ma vi siete soltanto dimenticato di

consegnarmi la chiave. Vi ho inteso gridare senza capire ciò che

dicevate; volli aprire la porta, essa era chiusa al di dentro, allora

ho chiamato il sergente.

— Ed eccomi qua, disse il sergente.

Felton, sconvolto, quasi pazzo, rimase senza voce.

Milady capì che stava a lei di impadronirsi della situazione; ella

corse alla tavola e prese il coltello che vi aveva deposto Felton.

— E con qual dritto volete voi impedirmi di morire? diss'ella.

— Gran Dio! gridò Felton vedendo il coltello luccicare nella di lei

mano.

In questo momento uno scroscio d'ironico riso si fece sentire nel

corridoio.

Il barone, attirato dal rumore, in veste da camera, colla sua spada

sotto il braccio stava in piedi sulla soglia della porta.

— Ah! ah! diss'egli eccoci all'ultimo atto della tragedia; voi

lo vedete Felton, il dramma ha seguìto tutte le fasi che io aveva

indicate, ma siate tranquillo, il sangue non colerà.

Milady capì che ella era perduta se non dava tosto a Felton una pruova

immediata e terribile del suo coraggio.

— V'ingannate milord, diss'ella, il sangue scorrerà, e possa questo

ricadere sopra quelli che lo fanno scorrere.

Felton gettò un grido e si precipitò verso di lei; ma era troppo tardi,

milady si era colpita.

Ma il coltello aveva fortunatamente incontrato (noi dovremmo dire

destramente) la stecca di ferro che in quell'epoca difendeva come una

corazza il petto delle donne; esso vi era strisciato sopra, stracciando

la veste, ed era penetrato a fior di pelle fra la carne e le coste.

La veste di milady rimase però tosto macchiata di sangue.

Milady era caduta rovescioni e sembrava svenuta.

Felton strappò il coltello.

— Vedete, milord, disse egli, con aria tetra, ecco una donna che stava

sotto la mia custodia e che si è uccisa.

— State tranquillo, Felton, disse lord de Winter, ella non è morta,

i demonii non muoiono così facilmente; state tranquillo e andate ad

aspettarmi nella mia camera:

— Ma, milord...

— Andate, io ve l'ordino.

A questa ingiunzione del suo superiore, Felton obbedì, ma nell'uscire

nascose il coltello sul suo petto.

In quanto a lord de Winter egli si contentò chiamare la donna che

serviva milady, e quand'essa fu venuta, dopo averle raccomandata la

prigioniera sempre svenuta, la lasciò sola con lei.

Però siccome poteva darsi, ad onta dei suoi sospetti, che la ferita

potesse essere grave, inviò sull'istante medesimo un uomo a cavallo per

cercare un medico.

CAPITOLO LVIII.

EVASIONE

Come lo aveva pensato lord de Winter, la ferita di milady non era

pericolosa; così come si trovò sola con la donna che il barone aveva

fatta chiamare e che si disponeva a spogliarla, riaprì gli occhi.

Però bisognava rappresentare la parte della debolezza e del dolore, ciò

non era cosa difficile per una commediante come milady. Così la povera

servente fu compiutamente ingannata dalla sua prigioniera, che, ad onta

delle sue istanze, essa si ostinò a vegliare tutta la notte.

Ma la presenza di questa donna non impediva a milady di pensare.

Non vi era più alcun dubbio, Felton era convinto, Felton era suo.

Un angelo se fosse apparso al giovane per accusare milady, nella

disposizione d'animo in cui egli si ritrovava, lo avrebbe certamente

preso per un inviato del demonio. Milady sorrideva a questo pensiero

poichè Felton era oramai la sua sola speranza, il suo solo mezzo di

salute.

Ma lord de Winter poteva averlo preso in sospetto; Felton ora poteva

essere esso stesso sorvegliato.

Verso le quattro ore del mattino, giunse il medico; ma dal momento in

cui milady si era colpita, la ferita si era di già chiusa. Il medico

non potè dunque misurarne la direzione, nè la profondità; riconobbe

soltanto dal polso della malata che il caso non era grave.

I tre moschettieri, vol. IV · 第 6 / 13 段