Ebbene! domandate al vostro carceriere qual grazia io sollecitava
momenti sono.
— Voi domandavate una grazia? disse il barone sospettoso.
— Sì, milord, riprese il giovane confuso.
— E qual grazia? sentiamo, aggiunse lord de Winter.
— Un coltello che essa mi avrebbe restituito dal finestrino della porta
un minuto dopo averlo ricevuto, rispose Felton.
— Dunque vi è qualcuno nascosto qui, che la nostra graziosa prigioniera
vuole scannare? replicò lord de Winter colla sua voce irrisoria e
beffarda.
— Vi sono io, rispose milady.
— Io vi ho dato la scelta fra l'America e Tiburn, riprese lord de
Winter; scegliete Tyburn, milady: la corda, credetemi, è anche più
sicura del coltello.
Felton impallidì e fece un passo in avanti, pensando che, al momento in
cui egli era entrato, milady aveva in mano una corda.
— Avete ragione, disse questa, ed io vi aveva già pensato.
Poi soggiunse con voce sorda:
— E vi penserò ancora.
Felton sentì scorrere un fremito fin dentro le midolla delle sue ossa.
Probabilmente lord de Winter si accorse di questo movimento.
— Non ti fidare, John, disse egli; John amico mio, mi sono riposato su
te; sta in guardia, io ti ho avvisato. D'altronde abbi coraggio, figlio
mio fra tre giorni, noi saremo liberati da questa creatura, ed ella non
potrà più nuocere ad alcuno nel luogo ove la invio.
— Voi lo sentite! gridò milady con una forte esclamazione, dimodochè il
barone credè che essa si indirizzasse al cielo, e Felton comprese che
si indirizzasse a lui. Felton abbassò la testa e diventò astratto.
Il barone prese l'ufficiale per le braccia girando la testa sulla sua
spalla, per non perdere di vista milady, fino a che fu uscito.
— Andiamo, andiamo, disse la prigioniera quando fu chiusa la porta, io
non sono ancora così avanzata quanto credeva. De Winter ha cambiato la
sua ordinaria stolidezza in una sconosciuta prudenza; che cosa è il
desiderio di vendetta, e come questo desiderio forma l'uomo! quanto
a Felton, egli esita. Ah! questo non è un uomo risoluto come quel
maledetto d'Artagnan.
Frattanto milady aspettò con impazienza, poichè dubitava bene che non
sarebbe scorsa la giornata senza che rivedesse Felton. Finalmente,
un'ora dopo la scena che abbiamo raccontata, essa intese che qualcuno
parlava a bassa voce alla porta, quindi ben presto la porta si aprì e
riconobbe Felton.
Il giovine si avanzò rapidamente nella camera; lasciando la porta
aperta dietro di se, e facendo segno a milady di tacere. Egli aveva il
viso sconvolto.
— Che volete da me? diss'ella.
— Ascoltate, riprese Felton a bassa voce; io ho allontanata la
sentinella per poter restar qui senza che si possa sentire ciò che vi
dico. Il barone mi ha raccontato una storia spaventosa.
Milady prese il suo sorriso di vittima rassegnata e scosse la testa.
— O voi siete il demonio, continuò Felton, o il barone mio benefattore,
mio padre, è un mostro. Io vi conosco da quattro giorni, ed amo lui
da dieci anni; posso dunque esitare fra voi due; non vi spaventate di
ciò che vi dico; io ho bisogno di essere convinto; questa sera, dopo
mezzanotte io verrò a vedervi, e voi mi convincerete.
— No, Felton, no, fratello mio, diss'essa, il sacrificio è troppo
grande, ed io capisco ciò che vi costa. No, io sono perduta, non vi
perdete con me. La mia morte sarà più eloquente della mia vita, e il
silenzio del cadavere vi convincerà anche meglio che le parole della
prigioniera.
— Tacete, signora! gridò Felton, e non mi parlate in tal guisa; io sono
venuto perchè mi promettiate sull'onore, perchè mi giuriate su quanto
avete di più sacro, che non attenterete alla vostra vita.
— Io non vi posso promettere niente, disse milady, poichè nessuno più
di me rispetta un giuramento; e se io promettessi mi abbisognerebbe
mantenere.
— Ebbene! disse Felton, impegnatevi soltanto fino al momento in
cui mi avrete riveduto. Se, dopochè mi avrete riveduto persisterete
ancora, allora sarete libera, ed io stesso vi darò l'arme che mi avete
domandata.
— Sì, disse milady, per voi aspetterò.
— Giuratelo.
— Lo giuro pel nostro Dio, siete voi contento?
— Bene, disse Felton. A questa notte.
E si slanciò fuori dell'appartamento, chiudendo la porta, aspettando
di fuori coll'arme del soldato alla mano, come se avesse montata la
guardia.
Il soldato ritornò, Felton gli rese la sua arme.
Allora, attraverso il finestrino a cui essa si era accostata, milady
vide il giovane segnarsi con un delirante fervore e andarsene pel
corridoio con un trasporto di gioia.
In quanto ad essa, ritornò al suo posto con un sorriso di selvaggio
disprezzo sulle labbra e ripetè bestemmiando quel nome terribile
di Dio, pel quale essa aveva giurato, senza aver mai imparato a
conoscerlo.
CAPITOLO LVI.
QUINTO GIORNO DI PRIGIONIA
Frattanto milady era giunta ad un mezzo trionfo, e l'ottenuto successo
raddoppiava le sue forze.
Non era difficile il vincere, come aveva fatto fino allora, degli
uomini pronti a lasciarsi sedurre, e che la galante educazione della
corte trascinava presto in un laccio; milady era assai bella per
allettare i sensi, ed era abbastanza destra per superare tutti gli
ostacoli dello spirito.
Ma questa volta, essa aveva a lottare contro una natura selvaggia,
concentrata, insensibile a forza di austerità; la religione e la
penitenza avevano ridotto Felton un uomo inaccessibile alle ordinarie
seduzioni; egli ravvolgeva nella sua testa, esaltava dei piani talmente
vasti, dei progetti talmente tumultuosi, che non vi restava più luogo
per l'amore, sentimento che si nutrisce negli ozi, e ingrandisce colla
corruzione.
Milady aveva dunque fatto breccia, colla sua falsa virtù nell'opinione
di un uomo prevenuto contro essa; e con la sua bellezza, nel cuore
e nei sensi di un uomo candido e puro. Finalmente essa erasi data la
misura di quei mezzi sconosciuti da essa stessa fino allora, con quella
esperienza fatta sopra un individuo il più ribelle che la natura e la
religione possono sottomettere al suo studio.
Ben molte volte, ciò nonostante, durante la serata, essa aveva
disperato della sorte di se stessa; non invocava Dio, lo sappiamo, ma
aveva fede nel genio del male, in quella immensa sovranità che regna in
tutte le circostanze della vita umana, e alla quale, come nella favola
araba, un seme di granato bastò per ricostruire un mondo perduto.
Milady, ben preparata a ricevere Felton, potè drizzare le sue batterie
per la notte, essa sapeva che non aveva più che due giorni, e che
una volta segnato l'ordine da Buckingham (e Buckingham lo avrebbe
firmato tanto più facilmente che questo ordine era redatto con un
nome supposto, e non avrebbe potuto riconoscere la donna di cui si
trattava) una volta dato quest'ordine, il barone la farebbe imbarcare
sul momento, e sapeva altresì che le donne condannate alla deportazione
usano delle armi assai meno possenti nelle loro seduzioni, che le
pretese donne virtuose, la di cui bellezza è illuminata dal sole della
società, di cui la voce della moda vanta lo spirito e che un riflesso
d'aristocrazia indora con la sua ingannevole luce. Essere una donna
condannata ad una pena miserabile ed infamante, non è un impedimento a
esser bella, ma è un ostacolo a divenir possente. Come tutte le persone
di un genio reale, milady conosceva il mezzo che conveniva alla natura
ed ai suoi mezzi. La povertà le ripugnava, l'abiezione la diminuiva di
due terzi della sua grandezza. Milady non era regina; era necessario
alla sua dominazione il piacere dell'orgoglio soddisfatto. Comandare
agli esseri inferiori era per essa piuttosto un'umiliazione che una
soddisfazione.
Certamente, essa sarebbe ritornata dal suo esilio, e non ne dubitava
neppure un solo istante; ma quanto tempo sarebbe durato questo esilio?
per una natura attiva ed ambiziosa come quella di milady, i giorni
che non vengono occupati a salire, sono giorni infausti. Come chiamare
dunque i giorni che vengono impiegati a discendere! Perdere un anno,
due anni, è quanto a dire una eternità; ritornare dopo la disgrazia e
dopo la morte di Richelieu; ritornare quando d'Artagnan e i suoi amici,
felici e trionfanti, avessero ricevuto dalla regina la ricompensa da
loro bene acquistata pei servigi che le avevano resi: queste erano tali
idee divoratrici, che una donna come milady, non poteva sopportare.
Del resto, l'uragano che rumoreggiava intorno a lei raddoppiava la sua
forza. Ella avrebbe fatto scoppiare i muri della sua prigione se per un
momento solo il suo corpo avesse potuto assumere le proporzioni del suo
spirito.
Quindi, ciò che ancora più che la tormentava in mezzo a tutto ciò era
la rimembranza del ministro, che doveva egli mai pensare, che doveva
egli mai dire del suo silenzio, diffidente, inquieto, sospettoso come
egli era? Il ministro, non solamente suo unico appoggio, non solamente
suo unico protettore nel presente, ma ancora il principale istrumento
della sua vendetta per l'avvenire! Essa lo conosceva; e sapeva che al
suo ritorno, dopo un viaggio inutile, essa avrebbe un bell'aringare
sulla sua prigionia, un bell'esaltare le subìte sofferenze, il ministro
risponderebbe con quella calma irrisoria dello scettico possente ad un
tempo per la forza e pel genio «non bisognava lasciarsi prendere!»
Allora milady riuniva tutta la sua energia, mormorando nel fondo del
suo pensiero il nome di Felton, il solo raggio di luce che penetrava
fino a lei nell'infimo ove era piombata, e come un serpente che avvolge
e scontorce i suoi anelli per convincere se stesso della propria forza,
essa avviluppava in antecedenza Felton nelle mille pieghe della sua
inventiva immaginazione.
Frattanto il tempo passava, le ore, le une dopo le altre, sembravano
risvegliare la campana così di fuga, ciascun colpo del battente di
bronzo ripercuotevasi nel cuore della prigioniera.
A nove ore, lord de Winter fece la sua consueta visita, guardò
la finestra e le sbarre, esplorò il pavimento e i muri, visitò il
camminetto e le porte, senza che, durante questa lunga e minuta visita,
nè egli nè milady pronunciassero una sola parola.
Senza dubbio entrambi capivano che la situazione era troppo grave per
perdere il tempo in parole inutili o in collere senza effetti.
— Andiamo, andiamo, disse il barone nel lasciarla, anche per questa
notte non potrete fuggire.
A dieci ore, Felton venne a porre una sentinella. Milady riconobbe il
di lui passo, essa ora lo indovinava, come una innamorata indovina
quello dello amante del suo cuore, e frattanto milady detestava e
disprezzava questo debole fanatico.
Non era ancor giunta l'ora convenuta; Felton non entrava.
Due ore dopo, quando suonò mezzanotte, la sentinella fu cambiata,
questa volta era giunta l'ora. Da quel momento milady aspettò con
impazienza.
La nuova sentinella cominciò a passeggiare nel corridoio.
Dopo dieci minuti, venne Felton.
Milady si mise in ascolto.
— Ascolta, disse il giovane alla sentinella, non ti allontanare da
questa porta sotto verun pretesto, perchè tu sai che nella notte scorsa
è stato punito un soldato per aver lasciato un istante il suo posto;
eppure sono stato io, che durante questa corta assenza ho fatto la
guardia in sua vece.
— Sì, lo so, disse il soldato.
— Ti raccomando adunque la più esatta sorveglianza... Io aggiunse egli,
entro per visitare una seconda volta la camera di questa donna, che,
ho timore, abbia dei sinistri progetti su se stessa, e che ho ricevuto
l'ordine di sorvegliare.
— Buono, mormorò milady, ecco l'austero puritano che non mente.
In quanto al soldato si contentò di sorridere.
— Per bacco! mio tenente, disse egli, voi non siete disgraziato nel
dovere eseguire una simile commissione.
Felton arrossì. In tutt'altra circostanza avrebbe rimproverato il
soldato che si permetteva un simile scherzo, ma la sua coscienza
mormorava troppo altamente perchè la sua bocca osasse parlare.
— Se io chiamo, disse egli, vieni; nello stesso modo che se qualcuno si
avanza, chiamami.
— Sì, mio tenente, disse il soldato.
Felton entrò da milady, ed essa si alzò.
— Ah! eccovi? disse essa.
— Io vi aveva promesso di venire, disse Felton e sono venuto.
— Voi mi avete promesso pur anche un'altra cosa.
— E che dunque, mio Dio! disse il giovane, che ad onta del suo impero
su se stesso, si sentiva le ginocchia tremare e il sudore inondare la
fronte.
— Voi avete promesso di portarmi un coltello, e di lasciarmelo dopo il
nostro colloquio.
— Non mi parlate di ciò, signora, disse Felton; non vi è situazione,
per quanto sia terribile, che autorizzi una creatura di Dio a darsi la
morte. Io ho riflettuto, che non doveva mai rendermi colpevole di un
simil peccato.
— Ah! voi avete riflettuto? disse la prigioniera ritornando a sedere
sul seggio con un sorriso di disprezzo, io pure ho riflettuto!
— A che?
— Che non aveva niente da dire ad un uomo che non mi mantiene la sua
parola.
— Oh! mio Dio! mormorò Felton.
— Voi potete ritirarvi, disse milady; io non parlerò.
— Ecco il coltello, disse Felton cavando di saccoccia l'arme che
secondo la sua promessa, egli aveva portata, ma che esitava a
consegnare alla sua prigioniera.
— Vediamolo, disse milady.
— Per fare che?
— Sul mio onore, io ve lo restituirò sull'istante. Voi potrete metterlo
su questa tavola e vi porrete fra quello e me.
Felton stese l'arma a milady che ne esaminò attentamente la tempra e ne
provò la punta sulla estremità di un dito.
— Bene, disse essa, rendendo al giovine ufficiale il coltello, questo è
un bello e buono acciaio... Felton, voi siete un amico fedele.
Felton riprese l'arma e la posò sulla tavola, come era stato convenuto
fra lui e la sua prigioniera.
Milady lo seguì con gli occhi, e fece un gesto di soddisfazione.
— Ora, disse essa, ascoltatemi.
La raccomandazione era inutile, il giovine ufficiale stava in piedi
davanti a lei, aspettando le sue parole per divorarle.
— Felton, disse milady con una solennità piena di malinconia, Felton
se vostra sorella, la figlia di vostro padre vi dicesse: «Giovine
ancora, assai bella per disgrazia, mi si fece cadere con un laccio; io
resistei: mi si moltiplicarono intorno le imboscate, le violenze; io
resistei: si bestemmiò la religione che io servo, il Dio che adoro,
perchè chiamai in mio soccorso questo Dio e questa religione; io ho
resistito: allora mi furono prodigati gli oltraggi, e, siccome non
potevano perdere l'anima mia, hanno voluto diffamare per sempre il mio
corpo; finalmente...»
Milady si fermò, e un amaro sorriso passò sopra le di lei labra.
— Ma infine, disse Felton, che vi hanno fatto?
— «Una sera finalmente fu risoluto di paralizzare questa resistenza
che non si poteva vincere; una sera fu mischiato nella mia acqua un
possente narcotico; appena ebbi terminata la mia cena, che mi sentii a
poco a poco cadere in uno sconosciuto torpore. Quantunque fossi senza
diffidenza, un vago timore mi prese, e cercai di lottare contro il
sonno. Mi alzai, volli correre alla finestra, chiamare soccorso, ma
le gambe si rifiutarono di portarmivi. Mi sembrava che il soffitto si
abbassasse e mi schiacciasse sotto il suo peso; stendeva le braccia,
cercava di parlare, non potei mandare che suoni inarticolati; un
torpore irresistibile si impadroniva di me; mi appoggiai ad un divano,
sentendo di essere vicina a cadere: ma ben presto questo appoggio fu
insufficiente per le deboli braccia, e caddi sopra un ginocchio, poi
sopra entrambi; volli pregare, ma la mia lingua era agghiacciata....
caddi sul pavimento in preda ad un sonno che rassomigliava alla morte.
«Io non ho conservata alcuna rimembranza di tutto il tempo che
durò questo sonno; la sola cosa che mi ricordo è che mi risvegliai
trasportata in una camera rotonda, il di cui mobilio era sontuoso, e
nella quale la luce non penetrava che da una apertura praticata nel
soffitto. Del resto non appariva nessuna porta che desse accesso a
questo ambiente: si sarebbe detta una sontuosa prigione.
«Passò lungo tempo prima che potessi rendermi conto del luogo ove
mi ritrovava e di tutti i particolari che racconto. Il mio spirito
sembrava lottare invano per iscuotere le pesanti tenebre di questo
sonno, dal quale io non poteva strapparmi; aveva delle vaghe percezioni
di uno spazio percorso, di un rotolio di carrozza, ma tutto ciò era
così cupo, e così confuso nel mio pensiero, che questi avvenimenti
sembravano appartenere a tutt'altra vita che alla mia, ma però
ammalgamata alla mia da un fantastico accoppiamento.
«Per qualche tempo, lo stato nel quale mi ritrovava mi sembrò così
strano, che mi parve di sognare. A poco a poco mi si presentò la
realtà piena di terrore: non era più nella casa che io abitava; per
quanto poteva giudicare dalla luce del sole, il giorno era già passato
di due terzi; ed il giorno innanzi era già sera avanzata quando mi
addormentai; il mio sonno era dunque durato circa vent'ore. Che cosa
era dunque accaduto durante questo lungo sonno?
«Mi alzai vacillante. Tutti i miei movimenti, lenti e intorpiditi,
attestavano che l'influenza del narcotico non si era ancora del tutto
dissipata. Del resto, questa camera era ammobiliata per ricevere una
donna, e la civetta più consumata non poteva avere nessun desiderio
che non fosse stato soddisfatto in un volgere d'occhi intorno a questa
camera.
«Certamente non era io la prima detenuta che fosse stata racchiusa in
questa splendida prigione, ma voi lo capirete. Felton, più la prigione
era bella, e più io aveva di che spaventarmi.
«Sì, era una prigione, perchè tentai invano di uscirne; esplorai
tutti i muri per giungere a scoprire una porta, dappertutto i muri
rispondevano con un suono cupo e sordo.
«Feci circa venti volte il giro di quella camera, cercando un'uscita
qualunque; non ve ne erano. Caddi spossata dalla fatica e dallo
spavento sopra un sofà.
«Frattanto la notte veniva a grandi passi, e colla notte si aumentavano
i miei terrori. Io non sapeva se doveva rimanere ove mi ritrovava, mi
sembrava di essere circondata da sconosciuti pericoli, nei quali stava
per cadere ad ogni passo. Quantunque non avessi mangiato niente dal
giorno innanzi, il mio spavento mi impediva di sentire fame.
«Nessun rumore dall'esterno, che mi permettesse di misurare il tempo,
giungeva fino a me; io presumeva soltanto che potessero essere sette
ad otto ore di sera, perchè eravamo nel mese di ottobre e faceva notte
intera.
«Ad un tratto il cigolìo di una porta che girava sopra i suoi gangheri
mi fece rabbrividire; un globbo di fuoco che apparve dall'alto
dall'invetriata dell'apertura del soffitto, gettando una viva luce
nella camera, mi fece accorta con ispavento che un uomo stava in piedi
nel mezzo della camera, a pochi passi da me.
«Una tavola preparata per due apparecchiata con un abbondante cena, era
sorta come per incanto nel mezzo dell'appartamento.
«Quest'uomo era colui che mi perseguitava da più di un anno, che aveva
giurato il mio disonore, e che, dalle prime parole che uscirono dalla
sua bocca, mi fece comprendre che non mi restava alcuna speranza di
essere resa alla libertà.
— Infame mormorò Felton.
— Oh! sì, infame! gridò milady, vedendo l'interesse che il giovane
ufficiale, la di cui anima sembrava sospesa alle sue labbra, prendeva a
questo racconto; oh! sì, infame! egli credè che fosse bastato il farmi
rapire dalla mia casa perchè tutto fosse detto, e non veniva sperando
che io avessi accettata la mia onta, poichè la mia onta era consumata,
ma veniva ad offrirmi la sua fortuna in compenso del mio amore.
«Tutto ciò che il cuore di una donna può contenere di superbo
disprezzo, e di parole sdegnose, lo versai su quest'uomo; senza dubbio
egli era assuefatto a simili rimproveri, mi ascoltò calmo, sorridente
e colle braccia incrociate sul petto; poi, quando credè che io avessi
detto tutto, si avanzò per afferrarmi la mano; balzai verso la tavola,
presi un coltello, e ne volsi la punta contro il mio petto.
« — Fate un passo di più, gli dissi, ed oltre al mio disonore, voi
avrete ancora la mia morte da rimproverarvi.
«Senza dubbio nel mio sguardo, nella mia voce, in tutta la mia persona
spiccò quella verità di gesto, di attitudine, di accento, che porta la
convinzione anche nelle anime le più perverse, poichè si fermò.
« — La vostra morte? mi diss'egli, oh! no, voi siete una troppa
graziosa prigioniera perchè io acconsenta a perdervi così. Addio, mia
bella, aspetterò per farvi una visita che vi ritroviate in migliori
disposizioni.
«A queste parole, mandò un fischio; il globo di luce che illuminava
la camera risalì, e disparve. Io mi ritrovai di nuovo immersa nelle
tenebre. Si riprodusse il rumore di una porta che si apre e si chiude,
ed un istante dopo ricomparve il globo fiammeggiante, discese, e mi
ritrovai sola.
«Questo momento fu spaventoso; se avessi avuto ancora qualche dubbio
pel mio infortunio, questi dubbi si sarebbero svaniti in una disperante
realtà; io era in potere di un uomo che non solo io detestava, ma che
disprezzava; di un uomo che mi aveva già data prova fatale di ciò che
poteva osare.
— Ma chi era dunque quest'uomo? domandò Felton.
Milady non rispose a questa interrogazione, e continuò in questi
termini.
— Io passai la notte sopra di una poltrona, fremendo al più piccolo
rumore, perchè circa la mezzanotte la lampada si spense, mi ritrovai
nella oscurità; ma la notte trascorse senza alcuna nuova apparizione
del mio persecutore; venne il giorno, la tavola era scomparsa; io aveva
conservato soltanto il coltello in mano.
«Questo coltello era tutta la mia speranza.
«Era oppressa dalla fatica, la veglia faceva bruciare i miei occhi,
non aveva osato di dormire un solo istante. La luce del giorno mi
tranquillizzò; andai a gettarmi sul mio letto, non senza il mio
coltello liberatore che nascosi sotto il cuscino.
«Quando mi svegliai, una nuova tavola era apparecchiata.
«Questa volta a dispetto dei miei terrori, a dispetto delle mie
angosce, mi si fece sentire una fame divoratrice; erano quarantotto
ore che io non aveva toccato cibo; mangiai nel pane ed alcune frutta,
poi, ricordandomi il narcotico misto nell'acqua che aveva bevuta, non
accostai la bocca a quella che si ritrovava preparata sulla tavola, ed
andai a riempiere il mio bicchiere ad una fontana di marmo scavata nel
muro al di sopra della toletta.
«Però, ad onta di questa precauzione, non rimasi meno in angoscia per
qualche tempo; ma questa volta i miei timori non erano fondati: passai
la giornata senza provar nulla di ciò che temeva..
«Ebbi la precauzione di vuotare per metà la bottiglia affinchè non si
accorgessero della mia diffidenza.
«Venne la sera, ma per quanto fosse profonda l'oscurità, i miei occhi
cominciarono ad abituarvisi; vidi in mezzo alle tenebre la tavola
sprofondarsi nel pavimento; un quarto d'ora dopo essa ricomparve
portando la mia cena, un istante dopo, mercè la solita lampada a globo,
la mia camera tornò ad essere illuminata.
«Io ero risoluta di non mangiare che cibi nei quali fosse impossibile
immischiarvi nessun sonnifero; due uova ed alcune frutta composero
il mio pasto, quindi andai ad attignere l'acqua alla mia fontana
protettrice e la bevetti.
«Alle prime sorsate, mi parve che non avesse più lo stesso gusto di
prima; mi prese un rapido sospetto; mi fermai, ma ne aveva già bevuto
un mezzo bicchiere.
«Gettai il rimanente, ed aspettai col sudore dello spavento sulla
fronte.
«Senza fallo qualche invisibile testimonio mi aveva veduto prendere
l'acqua a questa fontana, ed aveva approfittato della mia stessa
confidenza per meglio assicurare la mia perdita, così freddamente
risoluta, così crudelmente proseguitata.
«Non era ancora trascorsa una mezz'ora, che si riprodussero gli stessi
sintomi, soltanto questa volta, che io non aveva bevuto che un mezzo
bicchiero d'acqua lottai più lungo tempo, e invece di addormirmi del
tutto, caddi in uno stato di sonnolenza, che mi lasciava tutto il
sentimento di ciò che accadeva intorno a me, mentre mi toglieva la
forza di fuggire.
«Mi trascinai verso il mio letto per cercarvi la sola difesa che mi
restava, il mio coltello salvatore, ma non potei giungere fino al
capezzale, caddi in ginocchio, aggruppata ad una delle colonne da
piedi.»
Felton impallidì spaventosamente, e un fremito convulso corse per tutte
le sue membra.