io non posso più contenermi lungamente, perchè temo di mancare di forza
al momento in cui mi abbisognerà sostenere la lotta, e confessare la
mia fede; ascoltate dunque la preghiera di una donna alla disperazione.
Voi siete ingannato, signore! Ma non si tratta di ciò; io non vi
domando che una grazia, e se voi me l'accorderete, io vi benedirò
continuamente in questo mondo e nell'altro.
— Parlate al padrone, signora, disse Felton; fortunatamente io non sono
incaricato nè di perdonare, nè di punire, ed è al più alto che Dio ha
rimesso questo potere.
— No: a voi, a voi solo. Ascoltatemi, piuttosto che contribuire alla
mia perdita, piuttosto che contribuire alla mia ignominia...
— Se avete meritata quest'onta, signora, se avete meritata questa
ignominia, fa d'uopo subirla offerendola a Dio.
— Che dite mai? oh! voi non mi capite; quando parlo d'ignominia, voi
credete che io parli di un gastigo qualunque, della prigione, o della
morte? Piacesse al cielo! che importa a me la prigione o la morte?
— Sono io che non vi capisco più, signora, disse Felton.
— O che fate sembiante di non capirmi più, signore; rispose la
prigioniera con un sorriso di dubbio.
— No, signora, sul mio onore da soldato, sulla mia fede da cristiano!
— Come! voi ignorate la mente di lord de Winter a mio riguardo?
— Io l'ignoro.
— Impossibile, voi siete il suo confidente.
— Io non mento mai, signora.
— Oh! eppure si nasconde troppo poco, perchè non si abbia a indovinarlo.
— Non cerco d'indovinar niente, signora, aspetto che mi sieno fatte le
confidenze, e, fuori di ciò che mi ha detto alla vostra presenza, lord
de Winter non mi ha confidato niente.
— Ma, gridò Milady con un incredibile accento di verità, voi dunque
non siete il suo complice? voi dunque non sapete ch'egli mi destina ad
un'onta, che tutti i gastighi della terra non saprebbero uguagliare in
orrore?
— V'ingannate, signora; disse Felton arrossendo; lord de Winter non è
capace di un tal delitto.
— Buono! disse milady fra se stessa; senza sapere di che si tratta,
egli lo chiama delitto.
Poi ad alta voce:
— L'amico dell'infame è capace di tutto!
— Chi chiamate voi infame? disse Felton.
— Vi sono forse in Inghilterra due uomini cui possa convenire questo
titolo?
— Voi volete parlare di Giorgio Villiers? disse Felton a cui si
infiammarono gli occhi.
— Che i pagani, i gentili, gl'infedeli chiamano duca di Buckingham,
riprese milady; non avrei creduto che vi fosse un inglese in tutta
l'Inghilterra che avesse avuto bisogno di una così lunga spiegazione
per riconoscere quello di cui voleva parlarvi.
— La mano del Signore è stesa su di lui, egli non sfuggirà al gastigo
che merita.
Felton, sul conto del duca, non faceva che esprimere il sentimento
di esecrazione che tutti gl'Inglesi avevano votato a colui, che
i cattolici stessi chiamavano l'esattore, il concussionario, il
libertino, e che i Puritani chiamavano semplicemente Satanasso.
— Oh! mio Dio! mio Dio! io vi prego d'inviare a questo uomo il gastigo
che gli è dovuto, voi sapete che questa non è la propria vendetta che
proseguo, è la liberazione di tutto un popolo che imploro.
— Lo conoscete voi dunque? domandò Felton.
— Finalmente egli m'interroga! disse fra se stessa milady al colmo
della gioia, per essere giunta così presto ad un così gran risultato.
— Oh! s'io lo conosco! oh! sì per mia disgrazia, per mia disgrazia
eterna!
E milady si contorse le braccia, come accade nel parossismo del dolore.
Felton sentì senza dubbio che la sua forza lo abbandonava, fece alcuni
passi verso la porta; la prigioniera, che non lo perdeva di vista, gli
balzò dietro e lo fermò.
— Signore, siate buono, siate clemente, ascoltate una mia preghiera!
quel coltello, che la fatai prudenza del barone mi ha tolto, perchè
sa l'uso che io voleva farne,... ho! ascoltatemi fino alla fine!
quel coltello restituitemelo per un solo minuto secondo, per grazia,
per pietà! abbraccio le vostre ginocchia, vedete! Voi chiuderete la
porta... Non sarà già contro di voi che me ne servirò,... Dio! odiar
voi che siete il solo uomo giusto che sia qui, buono, misericordioso,
e forse anche il mio salvatore! un minuto quel coltello; un minuto, un
sol minuto, e ve lo renderò pel finestrino della porta! nient'altro che
un minuto, e mi avrete salvato l'onore!
— Uccidervi! gridò Felton con terrore, dimenticando di togliere le sue
mani dalle mani della sua prigioniera; uccidervi!
— Io ho detto, signore, mormorò milady abbassando la voce, e
lasciandosi cadere prosternata sul pavimento, io ho detto il mio
secreto! egli sa tutto, mio Dio! io sono perduta!
Felton rimaneva in piedi immobile ed indeciso.
Egli dubita ancora, pensò milady; ma ho finto abbastanza la verità.
Si sentì camminare nel corridoio; milady riconobbe il passo lento di
lord de Winter.
Felton pure lo riconobbe, e fece un passo verso la porta.
Milady si slanciò:
— Oh! non una parola, diss'ella con voce concentrata: non una parola
di tutto ciò che vi ho detto, a quest'uomo, o io son perduta; o siete
voi... voi...
Quindi siccome i passi si avvicinavano, ella si tacque per timore che
la sua voce fosse intesa, appoggiando con un gesto d'infinito terrore
la sua bella mano sulla bocca di Felton.
Felton respinse dolcemente milady, che andò a cadere sopra una poltrona.
Lord de Winter passò davanti alla porta senza fermarsi, e s'intese il
rumore dei suoi passi che si allontanavano.
Felton pallido come la morte, rimase alcuni istanti coll'orecchio teso
ad ascoltare; poi, quando il rumore fu estinto del tutto, respirò come
un uomo che esce da un sogno, e si slanciò fuori dell'appartamento.
— Ah! disse milady, ascoltando a sua volta i passi di Felton, che
si allontanavano nella direzione opposta a quelli di lord de Winter,
finalmente il tutto è mio!
Poi la sua fronte si oscurò.
— S'egli parla al barone, diss'ella, io sono perduta; poichè il barone,
che sa bene che io non mi ucciderei, mi metterà un coltello fra le
mani in faccia sua ed allora s'accorgerà che tutta questa grande
disperazione non era che un giuoco.
Essa andò a mettersi davanti al suo specchio, e si guardò; giammai non
era stata così bella.
— Oh! sì, diss'ella sorridendo, ma costui non parlerà!
La sera lord de Winter accompagnò la cena.
— Signore gli disse milady, la vostra presenza è essa un accessorio
obbligato alla mia prigionia, e non potreste risparmiarmi l'aumento di
torture che mi cagionano le vostre visite?
— Come mai, cara sorella, disse de Winter, non mi avete voi
sentimentalmente annunciato con quella bocca oggi così crudele per me,
che siete venuta in Inghilterra col solo scopo di vedermi con tutto
il vostro comodo? godimento di cui mi dicevate, voi risentiste così
fortemente la privazione, che avete tutto arrischiato per questo,
mal di mare, tempesta, prigionia? Ebbene! eccomi, siate soddisfatta;
d'altronde questa volta la mia visita ha un motivo.
Milady fremette, ella credè che Felton avesse parlato; giammai in sua
vita, forse, questa donna che aveva provate tante emozioni possenti e
opposte, non aveva sentito battersi così violentemente il cuore.
Essa era seduta; lord de Winter prese una scranna, la tirò vicino a
lei, e le si assise da presso; quindi, prendendo dalla saccoccia un
foglio che spiegò lentamente:
— Prendete, le disse, io voleva mostrarvi questa specie di passaporto,
che da ora in avanti vi servirà di numero d'ordine nella via che io
acconsento a lasciarvi.
Poi riportando il suo sguardo da milady sul foglio, egli lesse:
«Ordine di condurre a...
— Il nome è in bianco interruppe de Winter; se voi avete qualche
preferenza indicatemela, e per poco che sia un migliaio di leghe da
Londra, sarà esaudita la vostra domanda. Io dunque riprendo:
«Ordine di condurre a... la nominata Carlotta Backson, col
marchio della giustizia del regno di Francia, ma liberata dopo
la punizione; ella dimorerà in codesta residenza, senza mai
allontanarsi più di trenta leghe. In caso di tentativo di evasione,
le sarà applicata la pena di morte. Le saranno dati cinque
_schellings_ il giorno pel suo alloggio e nutrimento.»
— Quest'ordine non mi concerne, disse freddamente milady, poichè porta
un nome che non è il mio.
— Un nome! avete voi forse un nome?
— Ho quello di un vostro fratello.
— V'ingannate; mio fratello non è che il vostro secondo marito. Il
primo vive ancora. Ditemi il suo nome, ed io lo metterò invece del nome
di Carlotta Backson. No, voi non lo avete... voi mantenete il silenzio.
Sta bene; sarete registrata sotto il nome di Carlotta Backson.
Milady restò silenziosa, solamente, questa volta non era più per
terrore. Essa credè l'ordine pronto per essere eseguito, pensò che
lord de Winter avesse sollecitata la sua partenza; credè di essere
condannata a partire la stessa sera; nel suo spirito era tutto perduto
per un istante, quando ad un tratto s'occorse che l'ordine non era
fornito di alcuna firma.
La gioia, che provò per questa scoperta, fu così grande, che non potè
nasconderla.
— Sì, sì, disse Lord de Winter che aveva rimarcato ciò che in lei
accadeva, sì, voi cercate le firme, e dite fra voi stessa: «Tutto non
è ancora perduto, poichè quest'atto non è ancora firmato: mi si mostra
per spaventarmi, ecco tutto». V'ingannate, domani quest'atto sarà
inviato a lord Buckingham; dopo domani ritornerà firmato di suo proprio
pugno, e munito del suo sigillo, e ventiquattr'ore dopo, sono io che
ve lo garantisco, esso riceverà il suo principio di esecuzione. Addio,
signora; ecco quanto io aveva a dirvi.
— Ed io risponderò, signore, che questo è un abuso di potere, che
questo esilio sotto un nome supposto è una vera infamia.
— Amate voi meglio di essere impiccata col vostro vero nome, milady?
Voi lo sapete, le leggi inglesi sono inesorabili sull'abuso che si
fa del matrimonio; spiegatevi francamente. Quantunque il mio nome, o
piuttosto quello di mio fratello, si trovi mischiato in questo affare,
io arrischierò lo scandalo di un pubblico processo, per essere sicuro
che con un sol colpo io sia sbarazzato di voi.
Milady non rispose, ma divenne pallida come un cadavere.
— Oh! vedo bene che voi amate molto la peregrinazione. A meraviglia,
signora, evvi un proverbio che dice che i viaggi formano la gioventù.
In fede mia, voi non avete torto del tutto, e il vivere è sempre una
buona cosa. È per questo che io non mi curo punto che me la togliate.
Resta ora a regolare l'affare dei cinque scellini; io mi mostro un
poco parsimonioso; non è vero? Ciò è perchè temo che voi corrompiate
i vostri guardiani. D'altronde vi resteranno sempre le vostre grazie
per sedurli, a meno che i vostri scacchi con Felton non vi abbiano
disgustata coi tentativi di questo genere.
— Felton non ha parlato, disse fra se stessa milady; allora niente è
ancora perduto.
— E adesso, a rivederci, signora: domani ritornerò ad annunziarvi la
partenza del mio messaggiero.
Lord de Winter si alzò, salutò ironicamente milady e uscì.
Milady respirò; essa aveva ancora quattro giorni per se, quattro giorni
le basterebbero per sedurre Felton.
Però le venne una terribile idea; ed era che lord de Winter avrebbe
forse mandato Felton stesso per far vidimare l'ordine da Buckingham;
in questo modo Felton le veniva tolto, poichè per riuscire nel
suo progetto abbisognava alla prigioniera la magia di una continua
seduzione.
Frattanto una cosa sola la tranquillizzava come abbiamo detto: Felton
non aveva parlato.
Essa non volle sembrare commossa dalle minacce di lord de Winter, si
mise a tavola e mangiò.
Poi, come aveva fatto il giorno innanzi, si mise in ginocchio, e disse
le sue preghiere ad alta voce. Come nel giorno innanzi, il soldato si
fermò dal camminare e porse ascolto.
Ben presto essa sentì dei passi più leggieri di quelli della
sentinella, che venivano dal fondo del corridoio, e si fermarono
davanti alla sua porta.
— È lui, diss'ella.
E allora cominciò lo stesso canto religioso che la sera innanzi aveva
tanto esaltato Felton.
Ma quantunque la sua voce dolce, piena e sonora, fosse vibrata più
armoniosa e toccante che mai, la porta rimase chiusa. Parve a milady
di doverne augurar bene; in uno degli sguardi furtivi ch'essa lanciava
al piccolo finestrino, scoperse a traverso il socchiuso sportello, gli
occhi ardenti del giovane; ma fosse realtà o visione, questa volta egli
ebbe su se stesso la forza di non entrare.
Soltanto, alcuni minuti dopo che milady ebbe terminato il suo canto
religioso, essa credè sentire un profondo sospiro; poi, gli stessi
passi ch'essa aveva intesi avvicinarsi, li sentì pure allontanarsi
lentamente, e come con dispiacere.
CAPITOLO LV.
QUARTO GIORNO DI PRIGIONIA
L'indomani, quando Felton entrò da milady, la ritrovò in piedi
sopra una sedia, che teneva fra le mani una corda formata con alcuni
fazzoletti di tela battista, stracciati in istrisce, intrecciate le
une con le altre, e legate tutte insieme. Al rumore che fece Felton
nell'aprire la porta, milady saltò leggermente giù dalla sedia, e cercò
di nascondere dietro a se questa corda improvvisata che teneva in mano.
Il giovane era ancora più pallido dell'ordinario, e i suoi occhi, rossi
per la veglia, indicavano che avevano passata una notte febbrile.
Però la sua fronte era armata di una serenità più austera che mai.
Egli si avanzò lentamente verso milady, che si era seduta, e prendendo
una estremità della treccia mortifera, che, suo malgrado, e forse
avvedutamente, essa aveva lasciata uscire.
— Che cosa è questo, signora? domandò egli freddamente.
— Questo? niente, disse milady sorridendo con quella dolorosa
espressione che sapeva tanto bene dare al suo sorriso. La noia, voi non
lo ignorate, è il più mortale nemico dei prigionieri. Io mi annoiava, e
mi sono divertita ad intrecciare questa corda.
Felton portò lo sguardo al disopra del luogo ove aveva veduto milady in
piedi sulla seggiola, e a quello ove essa allora si trovava seduta, e
vide, al disopra della di lei testa, nel muro un arpione che serviva ad
attaccarvi delle picche o delle armi.
Egli fremette, e la prigioniera vide questo fremito, perchè, quantunque
avesse gli occhi abbassati, non le sfuggiva niente.
— E che facevate voi in piedi su questa seggiola? domandò egli.
— Che v'importa? rispose milady.
— Ma, rispose Felton, io desidero saperlo.
— Non m'interrogate, disse la prigioniera; voi sapete bene che a noi
veri cristiani ci è proibito il mentire.
— Ebbene, disse Felton, ve lo dirò io quello che facevate, o piuttosto
che volevate fare. Voi stavate per compiere l'opera fatale che meditate
nel vostro spirito. Pensatevi, signora; se il vostro spirito proibisce
la menzogna, proibisce pure severamente il suicidio.
— Sì, lo credo, ma quando una delle sue creature, perseguitata
ingiustamente, è posta fra il suicidio ed il disonore, credetemi,
signore, rispose milady con un suono di profonda convinzione, a me pare
che possa scegliere il suicidio e il martirio.
— Voi dite troppo, o troppo poco; parlate, signora, in nome del cielo
spiegatevi!
— Che io vi racconti i miei infortunii, perchè voi li riteniate per
favole! che io vi dica i miei progetti, perchè li andiate a denunziare
al mio persecutore! No, signore; D'altronde che v'importa la vita o la
morte di una infelice condannata? Voi non garantite che del mio corpo,
non è vero? e, purchè presentiate un cadavere che sia riconosciuto
pel mio, non vi verrà chiesto di più, e fors'anche avrete una doppia
ricompensa.
— Io! signora, io! gridò Felton; supporre che io accattassi mai il
prezzo della vostra vita, oh! voi non pensate a quello che dite?
— Lasciatemi fare, Felton, lasciatemi fare, disse milady esaltandosi.
Ogni soldato deve essere ambizioso, non è vero? voi siete tenente;
ebbene! voi seguirete il mio convoglio col grado di capitano.
— Ma che vi ho dunque fatto? disse Felton costernato; perchè voi mi
carichiate di una simile risponsabilità in faccia a Dio e agli uomini?
Fra qualche giorno sarete mandata lungi di qui; signora, la vostra vita
non sarà più sotto la mia custodia, e aggiunse egli con un sospiro,
allora... voi ne farete ciò che vorrete.
— Così, gridò milady, come se non avesse potuto resistere ad una santa
indignazione, voi uomo pietoso, voi che siete chiamato un giusto, voi
non domandate che una cosa, ed è di non essere incolpato, inquietato
per la mia morte?
— Io debbo vegliare sulla vostra vita, signora, e vi veglierò.
— Ma capite voi bene la missione che adempite? sarebbe crudele se io
fossi colpevole; qual nome le dareste voi, qual nome le darebbe il
Signore se fossi innocente?
— Io sono soldato signora, e adempio gli ordini che ho ricevuti.
— Credete voi che nel giorno dell'ultimo giudizio, Dio separerà i
carnefici ciechi dai giudici iniqui? voi non volete che si uccida il
mio corpo, e vi fate l'agente di quello che vuole uccidere l'anima mia!
— Ma, io ve lo ripeto, disse Felton oppresso, non vi minaccia nessun
pericolo, ed io rispondo di lord de Winter come di me stesso.
— Insensato! gridò milady, povero insensato che osa rispondere di
un altro uomo, quando i più saggi, quando i più timorosi dell'ira
celeste non osano neppure rispondere di se stessi, e che si associa al
partito più forte e più fortunato per opprimere il più debole e lo più
sventurato!
— Impossibile! signora; impossibile, mormorò Felton, che sentiva nel
fondo del suo cuore l'aggiustatezza di questo argomento; prigioniera,
voi non ricupererete per mezzo mio la libertà; viva, voi non perderete
per mezzo mio la vita.
— Sì, ma io perderò bene ciò che mi è mille volte più caro della vita;
io perderò l'onore, Felton, e siete voi, che io farò responsabile
davanti a Dio e davanti agli uomini della mia onta e della mia infamia!
Questa volta per quanto fosse impassibile, o simulasse di esserlo, non
potè resistere all'influenza secreta che si era già impadronita di lui.
Vedere questa donna, così bella, bianca come la più candida visione,
vederla volta a volta disperata o minacciosa, subire ad un tempo
l'ascendente del dolore e della bellezza, era troppo per un cervello
minato dai sogni ardenti della fede estetica, era troppo per un cuore
corroso ad un tempo dall'amore pel cielo, che arde, dall'odio degli
uomini, che divora.
Milady vide il turbamento, sentì per induzione la fiamma delle ardenti
passioni opposte che ardevano col sangue nelle vene del giovane
fanatico, e a guisa di un abile generale, che vedendo il nemico pronto
a rinculare, cammina su di lui mandando un grido di vittoria, essa si
alzò, bella come un'antica sacerdotessa, come una vergine inspirata,
coi capelli sparsi, tenendosi con una mano la veste, pudicamente
riportata sul suo petto, collo sguardo illuminato di quel fuoco che
aveva già portato il disordine nel giovane puritano, si avanzò verso
di lui, gridando con tutta la veemenza della sua voce così dolce, alla
quale, nell'occasione, essa sapeva dare un accento così terribile.
— «_Abbandona Abaal la sua vittima, getta ai leoni il martire. Dio
ti farà pentire! io grido a lui dall'abisso._»
Felton rimase come petrificato.
— Chi siete voi! chi siete voi! gridò egli giungendo le mani; siete voi
un angelo ovvero un demonio? vi chiamate voi Eloa o Astart?
— Non mi hai tu ancora riconosciuta Felton? io non sono nè un angelo nè
un demonio; io sono una figlia della terra, io sono una sorella della
credenza, ecco tutto.
— Sì, sì, disse Felton, io ne dubitava ancora, ma adesso lo credo.
— Tu credi, e frattanto sei complice di questo figlio di Belial che si
chiama lord de Winter! tu credi, e frattanto mi lasci nelle mani dei
miei nemici, del nemico dell'Inghilterra, del nemico di Dio! tu credi,
e frattanto mi abbandoni a colui che riempie e lorda il mondo colle sue
eresie e col libertinaggio, a questo infame Sardanapalo che i ciechi
chiamano il duca di Buckingham e che i credenti chiamano l'Anticristo!
— Io, abbandonarvi a Buckingham, io! che dite voi mai?
— Essi avranno gli occhi, gridò milady, e non vedranno, essi avranno
orecchi e non udiranno.
— Sì, sì, disse Felton passando le sue mani sulla sua fronte coperta
di sudore, come per strappare il suo ultimo dubbio, sì, io riconosco
la voce che mi parla nei miei sogni, sì, io riconosco i lineamenti
dell'angelo che mi appare ogni notte, gridando all'anima mia che non
può dormire: «colpisci, salva l'Inghilterra, salva te stesso perchè tu
morrai senza aver disarmato Dio!» parla, parla! gridò Felton, ora io
posso comprenderti.
Un lampo di gioia terribile, ma rapido come il pensiero sguizzò
dall'occhio di milady.
Per quanto fosse fuggitivo questo lampo omicida, Felton lo vide e
rabbrividì come se questo lampo avesse illuminato gli abissi del cuore
di questa donna.
Felton si ricordò ad un tratto gli avvertimenti di lord de Winter,
le seduzioni di milady, i suoi primi tentativi al momento del suo
arrivo; egli rinculò di un passo, abbassò la testa, ma senza cessare di
guardarla, come se, affascinato da questa strana creatura i suoi occhi
non avessero potuto staccarsi da lei...
Milady non era donna da sbagliarsi sul senso di questa esitazione.
Sotto queste emozioni apparenti, il suo sangue freddo agghiacciato
non l'abbandonava punto. Prima che Felton le avesse risposto, e che
essa fosse stata costretta di riprendere quella conversazione, così
difficile a sostenersi sul medesimo punto di esaltazione, essa lasciò
ricadere le sue mani, come se la debolezza della donna riprendesse il
di sopra sull'entusiasmo della inspirata.
— Ma, no, disse essa, non sta a me l'essere la Giuditta che libererà
Betulia da questo Oloferne. La spada dell'Eterno è troppo pesante
pel mio braccio. Lasciatemi dunque fuggire il disonore colla morte,
lasciatemi rifugiare nel martirio. Io non vi chiedo nè la libertà,
come farebbe un colpevole, nè la vendetta come farebbe una pagana.
Lasciatemi morire, ecco tutto. Io vi supplico, io vi imploro in
ginocchio: lasciatemi morire, e il mio ultimo sospiro sarà una
benedizione al mio salvatore.
A questa voce dolce e supplichevole, a questo sguardo timido ed
abbattuto, Felton si rimproverò. A poco a poco, l'incantatrice aveva
rivestito quella sembianza magica che assumeva e lasciava a volontà,
vale a dire, la bellezza, la dolcezza, le lagrime, e soprattutto
l'irresistibile attrattiva della voluttà mistica, la più divorante
delle voluttà.
— Ahimè! disse Felton, io non posso che una cosa sola, compiangervi
se mi provate che siete una vittima. Ma lord de Winter ha delle note
crudeli contro di voi. Voi siete cristiana, voi siete mia sorella in
religione; io mi sento strascinato verso di voi, io che non ho mai
amato che il mio benefattore, io che nella mia vita, non ho ritrovato
che dei traditori e degli empii. Ma voi, signora, voi così bella in
realtà, voi così pura in apparenza, perchè lord de Winter vi perseguita
in tal modo, voi avete dunque commesso delle grandi iniquità?
— Essi avranno gli occhi, ripetè milady con un accento di indicibile
dolore, e non vedranno; essi avranno le orecchie e non udranno.
— Ma allora, gridò il giovane ufficiale, parlate dunque.
— Confidarvi la mia onta, gridò milady col rosso del pudore sul viso,
poichè spesso il delitto dell'uno è l'onta dell'altro. Confidare la mia
onta a voi uomo, io donna! Oh! continuò essa riportando pudicamente le
sue mani sui suoi begli occhi, oh! giammai! giammai io lo potrei!
— A me, ad un fratello! gridò Felton.
Milady lo guardò lungamente con una espressione che il giovane
ufficiale prese per un dubbio, ma che però non era che una penetrante
osservazione, e soprattutto una viva volontà di affascinarlo.
Felton, a sua volta supplicante congiunse le mani.
— Ebbene! disse milady, io mi affido al mio fratello, io oserò...
In questo momento si sentì il passo di lord de Winter ma questa volta
il terribile cognato di Milady non si contentò, come aveva fatto la
sera innanzi, di passare avanti la porta, e di allontanarsi: egli si
fermò, due parole con la sentinella, quindi aprì la porta e comparve.
Durante queste due parole, Felton aveva vivamente indietreggiato,
dimodochè quando comparve lord de Winter egli era lontano dalla
prigioniera.
Il barone entrò lentamente, e portando il suo sguardo scrutatore dalla
prigioniera al giovine ufficiale.
— È scorso lungo tempo John, disse egli, che voi siete qui. Questa
donna vi ha forse raccontato i suoi delitti? allora capirei la durata
di questa conversazione.
Felton fremette, e milady sentì che sarebbe stata perduta se non veniva
in aiuto del giovane puritano sconcertato.