— No, milord, rispose l'impassibile giovane, e credetemi bene, vi vuol

altro che degli artifizii e delle civetterie di donne per corrompermi.

— In questo caso mio bravo tenente, lasciamo milady pensare ad

altre astuzie, e noi andiamo a cena. Oh! siate tranquillo, ella ha

l'immaginazione feconda, e il secondo atto della commedia non tarderà a

seguitare il primo.

A queste parole lord de Winter passò il suo braccio sotto quello di

Felton, e lo condusse via ridendo.

— Oh! troverò ben io ciò che ti abbisogna, mormorò milady fra i denti,

povero monaco fallito, povero soldato convertito, che ti sei tagliato

il tuo uniforme in una cocolla.

— A proposito, riprese de Winter fermandosi sulla porta, milady questo

scacco non deve togliervi l'appetito. Assaggiate questo pollo e questi

pesci che, sulla mia parola d'onore non ho fatti avvelenare. Io sono

molto contento del mio cuoco, e siccome egli non deve ereditar nulla

da me, ho in lui una piena ed intera confidenza. Fate voi dunque

come faccio io. Addio cara sorella. A rivederci al vostro prossimo

svenimento.

Questo era quanto poteva sopportare milady; le sue mani si contraevano

sul seggio, i suoi denti stridevano sordamente, i suoi occhi seguivano

il movimento della porta che si chiudeva dietro a lord de Winter

e Felton, e quando si vide sola, fu invasa da una nuova crisi di

disperazione; essa gettò gli occhi sulla tavola, vide brillare un

coltello, si slanciò e lo afferrò, ma il suo disinganno fu crudele, la

lama era rotonda, e di argento flessibile.

Uno scoppio di risa rumoreggiò dietro la porta mal chiusa e che si

riaprì.

— Ah! Ah! gridò lord de Winter, ah! ah! vedi tu bene, mio bravo Felton,

vedi tu ciò che io ti aveva detto! Questo coltello era per te, figlio

mio, ella ti avrebbe ucciso; vedi tu questa è una delle sue risorse

per sbarazzarsi così, in un modo o nell'altro, delle persone che la

incomodano. Se io ti avessi dato ascolto, il coltello sarebbe stato

appuntato e d'acciaio; allora era finita per te, o Felton, ella ti

avrebbe sgozzato, e dopo te avrebbe scannato tutti noi. Guarda, vedi

Felton, come ella sa tener bene un coltello?

Infatti, milady teneva ancora in mano l'arme inoffensiva; queste ultime

parole, quest'ultimo insulto sciolsero le sue mani, le sue forze, e

perfino la sua volontà.

Il coltello cadde per terra.

— Avete ragione, milord, disse Felton con un accento di profondo

disgusto che si ripercuotè fino nel fondo del cuore di Milady, avete

ragione, ed io aveva torto.

Ed entrambi uscirono di nuovo.

Ma questa volta, milady prestò il suo orecchio più attento della prima

volta, ed intese i loro passi allontanarsi e perdersi nel fondo del

corridoio.

— Io son perduta mormorò essa; eccomi in potere di gente sulle quali

io non avrò più presa, e che saranno per me come statue di bronzo e

di granito, essi mi sanno a memoria e si sono armati dell'egida contro

tutte le mie armi. Però è impossibile, riprese dopo un momento, che la

cosa finisca come essi hanno deciso.

Infatti, come l'indicava quest'ultima riflessione, questo ritorno

instintivo alla speranza, il timore ed i sentimenti deboli non

galleggiavano lungo tempo in quell'anima profonda. Milady si mise a

tavola, si cibò di diverse vivande, bevè un poco di vino di Spagna, e

sentì ritornarsi tutta la sua risoluzione.

Prima di andare a letto, essa aveva già comentato, analizzato,

rivoltato in tutti gli aspetti, esaminato su tutti i punti, le parole,

i passi, le gesta, i segni e perfino il silenzio dei suoi carcerieri;

da questo studio profondo, abile e sapiente, ne era risultato che

Felton era il meno invulnerabile di tutti.

Una parola particolarmente ritornava al pensiero della prigioniera:

— «Se io ti avessi ascoltato» aveva detto lord de Winter a Felton.

Dunque Felton aveva parlato in suo favore, poichè lord de Winter non

aveva voluto ascoltare Felton.

— Debole o forte, ripeteva milady, questo uomo dunque ha avuto un

lampo di pietà nell'animo suo. Da questo lampo farò nascere un incendio

che lo divorerà. In quanto all'altro, egli mi teme, e sa ciò che deve

aspettarsi da me, se io posso fuggire dalle sue mani; è dunque inutile

il tentar niente su lui; ma Felton, questa è un'altra cosa, egli è un

giovane ingenuo, puro, e che sembra virtuoso. Quello là vi è mezzo da

prenderlo.

E milady se ne andò a letto e si addormì col sorriso sulle labbra;

se qualcuno l'avesse veduta dormente, avrebbe creduto vedere una

giovinetta che sognasse la corona di fiori che doveva mettersi sulla

fronte nella prossima festa.

CAPITOLO LIII.

SECONDO GIORNO DI PRIGIONIA

Milady sognava che alfine aveva nelle mani d'Artagnan, che assisteva al

suo supplizio, ed era la vista del suo odioso sangue che colava sotto

la mannaia del carnefice, quello che delineava quel grazioso sorriso

sulle sue labbra.

Ella dormiva come dorme un prigioniero assorto nella sua prima speranza.

L'indomani, quando entrarono nella camera, ella era ancora in letto.

Felton si era fermato nel corridoio; egli conduceva la donna di cui

aveva parlato la sera innanzi, e che allora era giunta. Questa donna

entrò e si avvicinò al letto di milady offrendole i suoi servigi.

Milady era abitualmente pallida: il suo colorito poteva ingannare una

persona che la vedeva per la prima volta.

— Ho la febbre diss'ella; non ho dormito un istante in questa lunga

notte. Io soffro orribilmente; sareste voi più umana di quello che non

lo sono stato ieri con me? Tutto ciò che io chiedo, del resto, è il

permesso di poter rimanere in letto.

— Volete che si mandi a chiamare un medico? disse la donna.

Felton ascoltava questo dialogo senza dire una parola.

Milady rifletteva che più sarebbe circondata da gente, e più avrebbe

avuto gente da impietosire, e per conseguenza verrebbe raddoppiata la

sorveglianza di lord de Winter. D'altronde il medico poteva dichiarare

che la malattia era finta; e milady, dopo aver perduta la prima

partita, non voleva perdere anche la seconda.

— Andare a cercare un medico diss'ella, e a che pro? questi signori

hanno ieri dichiarato che il mio male era una commedia. Oggi accadrebbe

senza dubbio lo stesso, perchè da ieri sera in qua hanno avuto tutto il

tempo di prevenire il dottore.

— Allora, disse Felton impazientandosi, dite voi stessa signora che

cura volete seguire.

— E lo so io? mio Dio! io sento che sto male, ecco tutto. Che mi si dia

tutto ciò che si vuole, poco m'importa.

— Andate a cercare lord de Winter, disse Felton, stancato da queste

continue lamentazioni.

— O no, no, gridò milady, no signore, non lo chiamate, ve ne scongiuro,

io sto bene; non lo chiamate, non ho bisogno di niente.

Ella mise una veemenza così soprannaturale in questa esclamazione, che

Felton, trascinato, fece alcuni passi nella camera.

Egli è commosso, pensò milady.

— Però, signora, disse Felton, se voi _realmente_ soffrite, si manderà

a cercare un medico, e se vi burlate di noi, ebbene ciò sarà tanto

peggio per voi, ma almeno dal canto nostro non avremo niente da

rimproverarci.

Milady non rispose, ma, rovesciando la sua bella testa sull'origliere,

si strusse in lacrime ed in singhiozzi.

Felton la guardò un istante con la sua impassibilità ordinaria, quindi

accorgendosi che la crisi minacciava di prolungarsi, uscì. La donna lo

seguì, lord de Winter non comparve.

— Io credo, che comincio a veder chiaro, mormorò milady con una gioia

selvaggia, cacciandosi sotto i lenzuoli, per nascondere agli occhi di

chi poteva spiarla questo slancio d'interna soddisfazione.

Passarono così due ore.

— Ora è tempo che la malattia cessi, disse ella leviamoci, e oggi

otteniamo qualche successo. Io non ho che dieci giorni da disporre, e

questa sera ne saranno trascorsi due.

Entrando la mattina nella camera di milady le persone di servizio, le

avevano portata la colezione. Ora ella aveva pensato che non avrebbero

tardato a venirla a portar via, e che in questo momento rivedrebbe

Felton.

Milady non s'ingannava. Felton ricomparve, e senza fare attenzione se

milady aveva o no toccato i cibi della colezione, fece un cenno perchè

portassero fuori la tavola che ordinariamente apportavano già servita.

Felton uscì per ultimo, egli teneva la chiave in mano.

Milady stesa sopra un seggio vicino al camminetto, bella, pallida e

rassegnata, sembrava una santa vergine che aspettasse il martirio.

Felton si avvicinò a lei e disse:

— Lord de Winter, che è cattolico come voi, signora, ha pensato che

la privazione dei riti e delle cerimonie della vostra religione,

potesse forse esservi penosa; egli acconsente adunque che voi leggiate

ogni giorno l'ordinario della _vostra messa_, ed eccovi un libro che

contiene il rituale.

All'aria con cui Felton depose questo libro sulla piccola tavola vicino

alla quale era milady, al tuono con cui pronunciò queste due parole

_vostra messa_, al sorriso sdegnoso con cui le accompagnò, milady alzò

la testa e guardò l'ufficiale più attentamente.

Allora, alla seria pettinatura, all'abito di esagerata semplicità, a

quella fronte pulita come il marmo, ma dura ed impenetrabile come il

medesimo, essa riconobbe uno di quei cupi Puritani che aveva sì spesso

incontrati, tanto alla corte del re Giacomo, che a quella del re di

Francia, ove malgrado la rimembranza del S. Bartolomeo, essi qualche

volta venivano a cercare un rifugio.

Essa ebbe dunque una di quelle subitanee inspirazioni, come soltanto ne

ricevono le persone di grande spirito nelle grandi crisi, nei momenti

supremi che devono decidere della loro vita o della loro fortuna.

Queste due parole: _vostra messa_, e un semplice colpo d'occhio gettato

a Felton, le avevano infatti rivelato tutta l'importanza della risposta

che stava per fare.

Ma con quella rapidità d'intelligenza che le era particolare, essa non

formulò la risposta; ma le si presentò spontanea sulle labbra.

— Io? diss'ella, con un accento di sdegno accordato all'unisono di

quello che aveva rimarcato nel giovine ufficiale, io, signore, la _mia

messa_! Lord de Winter, il cattolico corrotto, sa bene che io non sono

della sua religione, e che questo è un laccio che vuol tendermi.

— E di qual religione siete, voi dunque, signora? domandò Felton con

una meraviglia, che, ad onta del suo impero su se stesso, egli non potè

interamente nascondere.

— Io lo dirò, gridò milady con una finta esaltazione, il giorno in cui

avrò sofferto abbastanza per la mia fede.

Lo sguardo di Felton scoprì a milady tutta l'estensione dello spazio

che le si era aperto con questa risposta.

— Io sono nelle mani dei miei nemici, continuò ella con quel tuono

di entusiasmo che sapeva essere familiare ai Puritani. Ebbene! che

il mio Dio mi salvi o che io perisca pel mio Dio! ecco la risposta

che vi prego di fare a lord de Winter. E in quanto a questo libro,

aggiunse ella mostrando il rituale con la punta del dito, ma senza

toccarlo, come se avesse temuto di imbrattarsi con questo tocco,

potete riportarlo, e servirvene anche voi stesso, poichè senza dubbio

voi siete doppiamente complice di lord de Winter, complice nella sua

persecuzione, complice nella sua eresia.

Felton non rispose, prese il libro con lo stesso sentimento di

ripugnanza che aveva già manifestato, e si ritirò pensieroso.

Lord de Winter venne verso le cinque ore di sera. Milady aveva avuto

il tempo di combinarsi un piano di condotta; essa lo ricevette come una

donna che avesse ripresi tutti i suoi vantaggi.

— Sembra, disse il barone sedendosi sopra una seggiola dirimpetto a

quella che occupava milady, e stendendo senza alcun riguardo i suoi

piedi verso il camminetto, sembra, disse egli, che noi abbiamo fatto

una piccola apostasia?

— Che volete voi dire signore?

— Voglio dire che dall'ultima volta in cui ci siamo veduti, voi avete

cambiata religione. Avreste forse per caso sposato un terzo marito

protestante?

— Spiegatevi, milord, riprese la prigioniera con maestà, poichè vi

dichiaro che ascolto le vostre parole ma che non le comprendo.

— Allora è perchè voi non avete alcuna religione; amo meglio così,

riprese beffeggiando lord de Winter.

— Certamente ciò sarebbe più a seconda dei vostri principii, riprese

freddamente milady.

— Oh! io vi confesso che ciò mi è del tutto lo stesso.

— Oh! voi non avete bisogno di fare questa confessione sulla vostra

indifferenza in materia di religione, milord, le vostre scostumatezze o

i vostri delitti ne fanno fede.

— Per bacco! voi parlate di scostumatezze, signora Messalina? voi

parlate di delitti, lady-Macbeth? o io ho male inteso, o voi per bacco

siete molto imprudente!

— Voi parlate così perchè siamo ascoltati, signore, rispose freddamente

milady, e perchè volete interessare i vostri carcerieri e i vostri

agozini contro di me.

— I miei carcerieri! i miei agozini! Eh! eh! signora, voi la prendete

in tuono poetico, e la commedia di ieri sera, questa sera si volta in

tragedia. Del resto, fra otto giorni voi sarete dove dovete essere, e

il mio impegno sarà terminato.

— Impegno infame! impegno empio! riprese milady colla esaltazione di

una vittima che provoca il suo giudice.

— Io credo sulla mia parola d'onore! disse de Winter alzandosi, che

l'astuta divenga pazza. Andiamo, andiamo, calmatevi, signora puritana,

o vi farò mettere in segreto. Perdinci! è il mio vino di Spagna che vi

sale alla testa, non è vero? ma siate tranquilla, questa ebrietà non

avrà conseguenze.

E lord de Winter si ritirò dicendo parolacce, cosa che, in quell'epoca,

era un'abitudine affatto cavalleresca.

Felton infatti era dietro la porta e non aveva perduto una parola di

tutta questa scena. Milady aveva indovinato giusto.

— Sì, va! va! disse ella a suo cognato, le conseguenze, al contrario,

si avvicinano: ma tu non le saprai, imbecille, che allorquando non sarà

più tempo di evitarle.

Il silenzio si ristabilì: scorsero due ore; fu portata la cena, e si

trovò milady occupata a fare le sue preghiere, preghiere che ella aveva

imparate da un vecchio servitore del suo secondo marito, che era uno

dei più austeri puritani. Ella sembrava in estasi, e parve che non

facesse attenzione a quanto accadeva intorno a lei. Felton fece segno

perchè non fosse disturbata, e quando tutto fu in ordine, uscì senza

far rumore coi suoi soldati.

Milady sapeva che poteva essere spiata, essa continuò dunque le

sue preghiere sino alla fine, e le sembrò che il soldato che era di

sentinella alla sua porta non camminasse più dello stesso passo, e

stesse ad ascoltarla.

Pel momento ella non desiderava di meglio, si rialzò, si mise a tavola,

mangiò poco, e non bevè che acqua.

Un'ora dopo vennero a portar via la tavola; ma milady rimarcò che

questa volta Felton non accompagnava i soldati.

Egli dunque temeva di vederla troppo spesso.

Ella si rivoltò per sorridere, perchè in questo sorriso vi era una tale

espressione di trionfo che questo solo sarebbe bastato per denunziarla.

Essa lasciò ancora scorrere una mezz'ora, e siccome in questo momento

tutto era silenzio nel vecchio castello, siccome non si sentiva che

l'eterno rumore dell'ondata, quella respirazione immensa dell'oceano,

colla sua voce pura, armoniosa e vibrante, essa cominciò il primo

versetto di quel salmo allora in favore presso i puritani.

« — _Oh! signore, tu ci abbandoni, per giudicare se noi siamo

forti, ma in seguito sei tu che dài, colla tua celeste mano, la

palma ai nostri sforzi._

Mentre cantava, milady ascoltava; il soldato di guardia alla sua porta

si era fermato come se fosse stato tramutato in pietra. Milady potè

dunque giudicare dell'effetto che aveva prodotto.

Allora essa continuò il suo canto con un fervore e un sentimento

inesprimibile; le sembrò che i suoni si spandessero di lontano sotto

le volte, e che andassero come un incantesimo a raddolcire il cuore

dei suoi carcerieri. Però sembrava che il soldato in sentinella, senza

dubbio zelante cattolico, scotesse l'incanto, poichè attraverso il

finestrello della porta che egli aprì:

— Tacete dunque, signora, diss'egli, il vostro canto è tristo come

un _De profundis_ e se oltre il diletto di stare qui di guarnigione,

è ancora necessario l'ascoltare simili cose, sarà da non poter più

resistere.

— Silenzio! disse allora una voce grave, che milady riconobbe per

quella di Felton, e di che cosa vi immischiate voi? vi è forse stato

ordinato di impedire a questa donna di cantare? no. Vi è stato detto

di custodirla, e di far fuoco sopra di lei se tentasse di fuggire.

Custoditela; ma non aggiungete niente alla consegna.

Un'espressione di indicibile gioia illuminò il viso di milady; ma

questa espressione fu fuggitiva come il riflesso di un lampo, e senza

sembrare di avere inteso il dialogo, di cui non aveva perduto una

parola, essa riprese, dando alla sua voce tutta la grazia, tutta la

estensione e tutta la seduzione che il demonio vi aveva messa:

« — _Per tanti pianti, tanta miseria, per il mio esilio e per i

miei ferri, io ho la mia gioventù, la mia preghiera, e Dio che

conterà i mali che ho sofferti._

Questa voce, di una inaudita estensione e di una sublime passione,

dava alla poesia rozza ed incolta di questi salmi una magia ed una

espressione che i Puritani più esaltati ritrovavano raramente nei canti

dei loro fratelli, e che erano costretti di ornare con tutte le risorse

della loro immaginazione. Felton credè sentire cantare l'angelo che

consolava i tre Ebrei nella fornace.

«_Ma, il giorno della liberazione verrà per tutti noi Dio è

giusto e forte! e se illude la nostra speranza, ci resta sempre il

martirio e la morte._

Questa strofetta, nella quale la terribile incantatrice mise tutta

l'anima sua, finì di portare il disordine nel cuore del giovane

ufficiale; aprì improvvisamente la porta, e milady lo vide comparire

pallido come sempre, ma con gli occhi ardenti e quasi stravolti.

— Perchè cantate voi in tal modo, disse egli, e con una simile voce?

— Perdono, signore, disse milady con dolcezza, dimenticava che i miei

canti non sono d'uso in questa casa. Io forse vi ho offeso nelle vostre

credenze, ma ciò è senza volerlo, ve lo giuro. Perdonatemi adunque un

fallo che può esser grande, ma che certamente è involontario.

Milady era così bella in questo momento, l'estasi religiosa nella

quale si trovava immersa dava una tale espressione alla sua fisonomia;

che Felton, abbagliato, credè vedere l'angelo che poco prima gli era

sembrato di ascoltare soltanto.

— Sì, sì, rispose egli, sì, voi disturbate, voi agitate le persone che

abitano il castello.

E il povero, insensato non si accorgeva egli stesso della incoerenza

dei suoi discorsi, nel mentre che milady immergeva il suo occhio di

lince nel più profondo del suo cuore.

— Io mi tacerò disse milady abbassando gli occhi, con tutta la dolcezza

che poteva dare alla sua voce, con tutta la rassegnazione che potè

imprimere al suo portamento.

— No, no, signora, disse Felton, soltanto cantate più sommessa,

particolarmente la notte.

A queste parole Felton, sentendo che non avrebbe potuto conservare

più lungamente il suo tuono severo colla prigioniera, si slanciò fuori

dell'appartamento.

— Avete fatto bene, tenente, disse il soldato, questi canti sconvolgono

l'anima; però si finisce coll'assuefarcisi: la voce è così bella!

CAPITOLO LIV.

IL TERZO GIORNO DI PRIGIONIA

Felton era venuto, ma vi era ancora un passo da fare; bisognava

trattenerlo, o piuttosto bisognava che egli da se solo restasse, e

milady non vedeva che oscuramente il mezzo che doveva condurla a questo

risultato.

Era necessario ancora di più: bisognava farlo parlare, per potergli

parlare; poichè milady sapeva bene, che la sua maggiore seduzione stava

nella sua voce, che percorreva con tanta abilità tutta la gamma dei

tuoni, dalla parola umana fino al linguaggio celeste.

Eppure, ad onta della sua seduzione, milady poteva fallare, poichè

Felton era prevenuto, e ciò contro la più piccola combinazione.

D'allora, essa sorvegliò tutte le sue azioni, tutte le sue parole, fino

al più semplice moto dei suoi occhi, fino al suo gesto, fino alla sua

respirazione che si poteva interpetrare come un sospiro. Finalmente

studiò tutto come fa un abile comico, al quale viene data una parte

nuova da rappresentare in un genere che non è assuefatto di recitare.

In faccia a lord de Winter, la sua condotta era più facile, e questa

era stata fissata fin dalla sera innanzi. Restar muta e sostenuta alla

sua presenza, di tempo in tempo irritarlo con una parola di disprezzo,

spingerlo alle minacce ed alle violenze che fossero in opposizione

colla sua rassegnazione; tali erano i suoi progetti. Felton forse

vedrebbe, non direbbe niente, ma vedrebbe.

La mattina Felton venne, come negli altri giorni; ma milady lo lasciò

presiedere a tutti i preparativi della colezione senza indirizzargli

la parola. Così, al momento in cui egli stava per ritirarsi, essa ebbe

un lampo di speranza, perchè credeva che fosse sul punto d'indirizzarle

la parola, ma le di lui labbra si mossero senza che uscisse verun suono

dalla sua bocca, e facendo uno sforzo su se stesso, richiuse nel di lui

cuore le parole che stavano per sfuggirgli dalle labbra, e partì.

Verso mezzogiorno entrò lord de Winter.

Era una bella giornata d'estate, un raggio del pallido sole

d'Inghilterra, che illumina ma non riscalda, passava attraverso le

sbarre.

Milady guardava dalla sua finestra, e faceva sembiante di non sentire

la porta che si apriva.

— Ah! ah! disse lord de Winter, dopo aver fatta la comica, dopo aver

fatta la tragica, ora fa la malinconica!

La prigioniera non rispose.

— Sì, sì, continuò lord de Winter, capisco; voi amereste molto d'essere

in libertà su queste spiagge; voi vorreste, sopra un buon naviglio,

fendere i flutti di questo mare verde come lo smeraldo, voi vorreste,

sia per terra sia per mare, tendermi un'imboscata, nel modo che sapete

così bene combinare. Pazienza! pazienza! fra quattro giorni vi sarà

permesso l'andare a bordo, il mare vi sarà aperto, più aperto forse di

quello stesso che vorreste, poichè fra quattro giorni l'Inghilterra si

sarà sbarazzata di voi.

Milady congiunse le mani, alzò gli occhi verso il cielo:

— Signore, Signore, diss'ella con un'angelica soavità di gesto o

d'intonazione: perdonate a quest'uomo come io stessa perdono a lui.

— Sì, prega, maledetta! gridò il barone, la tua preghiera è tanto

più generosa, in quanto che tu sei in potere di un uomo che non ti

perdonerà mai.

Ed egli uscì.

Al momento in cui usciva uno sguardo penetrò fra la porta socchiusa, ed

essa scoperse Felton, che si ritirava prestamente per non essere veduto

da lei.

Allora essa si gittò in ginocchio e si mise a pregare.

— Mio Dio! mio Dio! diss'ella, voi sapete per qual santa causa io

soffro; datemi dunque la forza di soffrire.

La porta si aprì dolcemente, la bella oratrice finse di non sentirne il

rumore, e, con una piena di lagrime, continuò:

— Dio vendicatore! Dio di bontà! lascerete voi compiersi gli orribili

progetti di quest'uomo?

Allora soltanto essa finse di sentire il rumore dei passi di Felton,

e, sorgendo rapida come il pensiero, arrossì, come se avesse avuto

vergogna di essersi fatta sorprendere in ginocchio.

— Io non voglio disturbare quelli che pregano, signora, disse Felton,

non v'incomodate dunque per me, ve ne scongiuro.

— Come sapete voi ch'io pregava, signore? disse milady con voce

soffocata dai singhiozzi: v'ingannate signore io non pregava.

— Credete dunque, signora, rispose Felton con la sua solita voce grave,

quantunque un poco più addolcita, che io mi creda d'avere il diritto

di proibire ad una creatura di prosternarsi davanti al suo Creatore?

D'altronde il pentimento sta bene ai colpevoli, qualunque sia il

delitto che abbiano commesso, un colpevole ai piedi di Dio mi è sacro.

— Colpevole, io! disse milady con un sorriso che avrebbe disarmato

l'angelo punitore. Colpevole! oh! mio Dio! tu sai se io lo sono!...

Dite che io sono condannata, signore, alla buon'ora!... ma, voi lo

sapete, Dio, che ama i martiri, permette che qualche volta sieno

condannati anche gl'innocenti.

— Foste voi condannata, foste voi innocente, foste voi martire, ragione

di più, rispose Felton per pregare, io stesso vi aiuterò colle mie

preghiere.

I tre moschettieri, vol. IV · 第 3 / 13 段