Il ministro, come abbiamo detto, era di cattivo umore, e quando era in

questa situazione di spirito, niente raddoppiava più il suo malo umore,

quanto la allegria degli altri. D'altronde egli aveva una singolare

preoccupazione, ed era quella di creder sempre che le stesse cause

della sua tristezza, cagionassero la allegria degli altri. Facendo

segno a Houdinière e a Cahusac di fermare, discese da cavallo, e si

avvicinò a questi allegri sospetti, sperando che la sabbia avesse

coperto il rumore dei suoi passi, e mercè la siepe che velava il suo

cammino, poter sentire qualche parola di questa conversazione che

gli sembrava tanto interessante. A dieci passi soltanto dalla siepe

riconobbe la pronunzia guascona di d'Artagnan, e siccome egli sapeva

già che questi uomini erano moschettieri, non dubitò più che gli altri

tre fossero quelli che venivano nel campo chiamati gl'inseparabili,

vale a dire Athos, Porthos ed Aramis.

Si penserà facilmente se il suo desiderio di sentire la conversazione

si aumentò per questa nuova scoperta; i suoi occhi presero una strana

espressione e con un passo di tigre si avanzò verso la siepe, ma non

aveva ancora potuto afferrare che vaghe sillabe e senza alcun senso

positivo, allorquando un grido sonoro e corto lo fece fremere, e attirò

l'attenzione dei moschettieri.

— Ufficiale! gridò Grimaud.

— Voi parlate, io credo, disse Athos sollevandosi sopra un gomito e

affascinando Grimaud col suo sguardo fiammeggiante.

Per questo Grimaud non aggiunse parola, e si contentò di stendere il

dito indicatore verso la direzione della siepe, denunziando con questo

gesto il ministro e la sua scorta.

Con un solo sbalzo i quattro moschettieri furono in piedi e salutarono

con rispetto.

Il ministro sembrava esser furioso.

— Sembra che i sig. moschettieri si facciano guardare? diss'egli. Forse

che gl'Inglesi vengono per terra, o sarebbe forse che i moschettieri si

considerano come ufficiali superiori?

— Mio-signore, riprese Athos, poichè, in mezzo al generale spavento,

egli solo aveva conservata la calma e quel sangue freddo da gran

Signore, che non lo abbandonavano mai; Mio-signore, i moschettieri,

quando non sono di servizio o che il loro servizio è terminato,

giuocano ai dadi, bevono e sono ufficiali più che superiori pei loro

lacchè.

— Dei lacchè, brontolò il ministro, dei lacchè che hanno la consegna di

avvertire i loro padroni quando passa qualcuno; questi non sono lacchè,

sono sentinelle!

— Sua Eccellenza vede bene, frattanto, che se non avessimo presa

questa precauzione, noi saremmo stati esposti a lasciarla passare senza

presentargli i nostri rispetti, e offrirgli i nostri ringraziamenti per

la grazia che ci ha fatta di riunire a noi d'Artagnan, continuò Athos.

D'Artagnan, voi che poco fa desideravate questa occasione di esprimere

la vostra gratitudine a Sua Eccellenza, eccola giunta, approfittatene.

Queste parole furono pronunciate con quella flemma imperturbabile che

distingueva Athos nelle ore di pericolo, e quella eccessiva gentilezza

che in certi momenti faceva di lui un re più maestoso che i re di

nascita.

D'Artagnan s'avvicinò e balbettò alcune parole di ringraziamento, che

ben presto sparirono sotto il torbido sguardo del ministro.

— Non importa, signori, continuò il ministro senza sembrare menomamente

sviato dalla sua prima intenzione, per l'incidente che Athos aveva

sollevato; non importa, io non amo che dei semplici soldati, perchè

hanno il vantaggio di servire in un corpo privilegiato, facciano tutti

i gran signori, la disciplina è uguale a tutti.

Athos lasciò il ministro terminare compiutamente la sua frase, e

inchinandosi in segno di assentimento, riprese a sua volta.

— La disciplina, Mio-signore, non è stata in alcun modo, io spero,

dimenticata da noi. Noi non siamo di servizio e abbiamo creduto, non

essendo di servizio di potere impiegare il nostro tempo come meglio ci

pareva. Se siamo abbastanza fortunati perchè Vostra Eccellenza abbia

qualche ordine particolare da darci, siamo pronti ad obbedire Vostra

Eccellenza; Vostra Eccellenza vede, continuò Athos aggrottando il

sopracciglio, perchè questa specie d'interrogazione cominciava a fargli

perdere la pazienza, che per esser pronti al più piccolo segnale noi

siamo usciti con le nostre armi.

E col dito mostrò al ministro i quattro fucili in fascio vicino al

luogo sul quale erano le carte e i dadi.

— Che vostra Eccellenza voglia credere, che noi ci saremmo posti

davanti ad essa, aggiunse d'Artagnan, se avessimo potuto supporre che

ella veniva a questa parte con così piccola scorta.

Il ministro si morse i baffi, e un poco ancora le labbra.

— Sapete voi di chi avete l'aspetto, sempre insieme come in questo

momento, armati come voi siete, e vegliati dai lacchè? disse il

ministro, voi avete l'aria di quattro cospiratori.

— Oh! in quanto a questo, Mio signore, è vero, disse Athos, e noi

cospiriamo, come l'altra mattina Vostra Eccellenza ha potuto vederlo;

soltanto però contro i Roccellesi.

— Eh! signori politici, riprese il ministro aggrottando a sua volta

il sopracciglio, si potrebbe forse ritrovare nei vostri cervelli il

segreto di molte cose se vi si potesse leggere, come voi leggevate in

quella lettera, che avete nascosta quando mi avete veduto venire.

Il rossore montò al viso di Athos; egli fece un passo verso Sua

Eccellenza.

— Si direbbe, che voi ci sospettate in realtà, Mio-Signore, e

che subiamo un vero interrogatorio. Se la cosa è così, che Vostra

Eccellenza si degni spiegarsi, e noi sapremo almeno a qual partito

appigliarci.

— E quando questo fosse un vero interrogatorio, riprese il ministro,

altri più di voi lo hanno subito, signor Athos, e vi hanno risposto.

— Per questo, Mio signore, io ho detto a Vostra Eccellenza che non

aveva che ad interrogarci, e che noi eravamo pronti a rispondere.

— Che cosa è quella lettera che stavate leggendo, sig. Aramis, e che

avete nascosta?

— Una lettera di donna, Mio-Signore.

— Oh! capisco, disse il ministro; bisogna essere discreto per questa

specie di lettere, ma però si possono mostrare ad un confessore, e voi

sapete che io...

— Mio-Signore, disse Athos con una calma tanto più terribile, in

quanto che sapeva di giuocare la sua testa nel fare questa risposta,

Mio-Signore la lettera è di una donna, ma però non è sottoscritta nè da

Marion Delorme, nè dalla sig. de Combalet, nè dalla sig. de Chaulnes.

Il ministro divenne pallido come la morte. Un lampo giallo uscì dai

suoi occhi. Egli si voltò come per dare un ordine a Cahusac, e a

Houdinière. Athos vide il movimento, fece un passo verso i moschetti,

su i quali i suoi amici avevano già fissati gli occhi, come uomini

mal disposti a lasciarsi arrestare. Il ministro era il terzo; i

moschettieri, compresivi i lacchè, erano sette: giudicò che la partita,

quand'anche fosse stata uguale, Athos e i suoi compagni avrebbero

allora realmente cospirato; e con uno di quei rapidi cambiamenti che

teneva sempre a sua disposizione, tutta la sua collera terminò in un

sorriso.

— Andiamo, andiamo, diss'egli, voi siete bravi giovanotti, fieri al

sole, fedeli nell'oscurità, e non vi è nessun male di farsi sorvegliare

quando si sorveglia così bene gli altri. Signori, io non ho dimenticata

la notte in cui mi serviste di scorta per andare al Colombaio Rosso. Se

vi fosse qualche pericolo da temere nella strada che debbo percorrere,

io vi pregherei accompagnarmi; ma siccome non ve ne è alcuno, restate

dove siete, terminate le vostre bottiglie, la vostra partita e la

vostra lettera. Addio, signori.

E rimontando sul suo cavallo che Cabusac gli aveva condotto li salutò

con la mano e si allontanò.

I quattro giovani in piedi ed immobili lo seguirono cogli occhi, senza

dire una sola parola fino a che fu scomparso.

Si guardarono quindi tutti in viso.

Avevan tutti la faccia costernata, poichè, ad onta dell'amichevole

addio di Sua Eccellenza, essi capivano che il ministro se n'andava

colla rabbia nel cuore.

Athos sorrideva con un sorriso sdegnoso.

Quando il ministro fu fuori della voce e della vista.

— Questo Grimaud ha gridato troppo tardi, interruppe Porthos, che aveva

conservato una gran volontà di far cadere il suo cattivo umore sopra

qualcuno. Grimaud voleva rispondere per scusarsi; Athos, alzò il dito,

e Grimaud tacque.

— Avreste voi data la lettera, Aramis? disse d'Artagnan.

— Io, disse Aramis con la voce la più melodiosa, io era deciso, se

egli esigeva che gli avessi consegnata la lettera, io gli presentava

la lettera con una mano, e coll'altra gli trapassava la mia spada

attraverso il corpo.

— Me lo aspettava bene, disse Athos; ecco perchè mi sono gettato fra

voi e lui. In verità, quest'uomo è bene imprudente a parlare in tal

guisa ad altri uomini. Si direbbe che non ha mai avuto che fare che con

donne e con dei ragazzi.

— Mio caro Athos, disse d'Artagnan, io ammiro; ma frattanto, dopo

tutto, noi eravamo dalla parte del torto.

— Come, dalla parte del torto! disse Athos. E di chi è dunque

quest'aria che noi respiriamo? di chi è questo Oceano sul quale

estendiamo i nostri sguardi? di chi è questa lettera della vostra

amica? forse del ministro? Sull'onor mio, quest'uomo si immagina

che tutto il mondo sia suo. Voi eravate là, balbettanti, stupefatti,

annientati; si sarebbe detto che la Bastiglia si erigeva avanti a voi,

e che quella gigantesca Medusa vi cambiava in pietra. Forse che si

chiama cospirare, sentiamo, l'essere innamorato? voi siete innamorato

di una donna che il ministro ha fatta imprigionare, voi volete

toglierla dalle mani del ministro; questa è una partita che giocate con

Sua Eccellenza. Questa lettera, è il vostro giuoco. Perchè mostrate voi

il vostro giuoco al vostro avversario? che egli lo indovini, alla buona

ora! noi parimente indoviniamo il suo.

— Infatti, disse d'Artagnan, ciò che voi dite è pieno di buon senso.

— In questo caso, non si parli più di ciò che è accaduto, e che Aramis

riprenda la lettura della lettera di sua cugina al punto in cui è stata

interrotta dal ministro.

Aramis cavò la lettera di saccoccia; i tre amici si riavvicinarono a

lui, e i tre lacchè si raggrupparono di nuovo intorno alla damigiana.

— Voi non avevate lette che due righe, disse d'Artagnan; riprendete

adunque la lettura dal suo principio.

— Volentieri, disse Aramis:

«Mio caro cugino, io credo bene che mi deciderò a partire per

Béthune, ove mia sorella ha fatto entrare la piccola servente

nel convento delle carmelitane. Questa povera giovinetta si è

rassegnata, ella sa che non può vivere in altro luogo senza che

sia in pericolo la salute della sua anima. Però se gli affari della

nostra famiglia si accomoderanno nel modo che desideriamo, io credo

che ella correrà il rischio di dannarsi, e che ritornerà vicino

a coloro che la desiderano, tanto più che sa che si pensa sempre

a lei. Frattanto, essa non è troppo disgraziata, tutto ciò che le

resta a desiderare, è una lettera del suo pretendente. Io so bene

che questa specie di derrata passa difficilmente fra le inferriate,

ma oltre a tutto, come ve ne ho date pruove, mio caro cugino, io

non sono molto mal destra e m'incarico della vostra commissione.

Mia sorella vi ringrazia della vostra buona e continua rimembranza:

per un istante ella ha avuto grandi inquietudini, ma finalmente

ora si è alcun poco tranquillizzata, avendo inviato un suo commesso

laggiù affinchè non accada niente di imprevisto.

«Addio, mio caro cugino: dateci le vostre notizie il più spesso

che potete, vale a dire tutte le volte che credete poterlo fare con

sicurezza. Vi abbraccio.

Maria Michon»

— Oh! quanto vi devo, Aramis! gridò d'Artagnan. Cara Costanza!

finalmente ho avuto le sue notizie! ella vive, ella è al sicuro in un

convento; ella è a Béthune; dove credete voi che sia Béthune, Athos?

— Sulle frontiere dell'Artois e della Fiandra; una volta che sia tolto

l'assedio, noi potremo andare a fare un giro da quella parte.

— E non vi vorrà molto, bisogna sperarlo, disse Porthos: questa mattina

pure è stata impiccata una spia, che ha dichiarato che i Roccellesi

sono ridotti a mangiare il cuoio delle loro scarpe. Supponendo che,

dopo aver mangiato il cuoio, mangino la suola, io non vedo più che cosa

loro rimanga dopo, a meno che non si mangino gli uni gli altri.

— Poveri stupidi! disse Athos vuotando un bicchiere di eccellente

vino di Bordeaux, che, senza avere in quell'epoca la riputazione

che gode oggi giorno, non meritava però meno: poveri stupidi! come

se la Religione Cattolica non fosse la più vera avvantaggiosa, e la

più aggradevole di tutte le religioni? riprese egli dopo aver fatto

sbattere la sua lingua contro il palato, però sono brava gente. Ma

che diavolo fate dunque, Aramis? continuò Athos, voi richiudete questa

lettera in saccoccia?

— Sì, disse d'Artagnan, Athos ha ragione, bisogna bruciarla. Ed

ancora se basta, il ministro potrebbe forse avere qualche segreto per

esplorare le ceneri.

— Ma che volete voi fare di questa lettera? domandò Porthos.

— Vieni qui, Grimaud, disse Athos.

Grimaud si alzò ed obbedì.

— Per punirvi di aver parlato senza permesso, amico mio, voi mangerete

questo pezzo di carta, poi, per ricompensarvi del servizio che ci avete

reso, beverete dopo questo bicchiere di vino. Ecco prima la lettera.

Masticate con energia.

Grimaud sorrise, e tenendo gli occhi fissi sul bicchiere che Athos

aveva riempito colmo, masticò la lettera e la inghiottì.

— Bravo! padron Grimaud, disse Athos, ora prendete questo. Bene. Io vi

dispenso dal dire grazie.

Grimaud bevè silenziosamente il bicchiere di vino di Bordeaux, ma i

suoi occhi alzati al cielo parlavano, durante il tempo che percorse in

questa operazione, un linguaggio, che per esser muto, non era però meno

espressivo.

— Ed ora, disse Athos, ammenocchè il ministro non abbia l'ingegnosa

idea di fare aprire il ventre a Grimaud, io credo che possiamo essere

presso a poco tranquilli.

In questo mentre Sua Eccellenza continuava la sua melanconica

passeggiata, e mormorava sotto i suoi baffi.

— Decisamente bisogna che questi quattro diventino del mio partito.

CAPITOLO LII.

PRIMO GIORNO DI PRIGIONIA

Ritorniamo a milady, che uno sguardo gettato sulle coste di Francia ci

ha fatto perdere di vista un istante.

Noi la ritroveremo nella stessa disperata posizione ove l'abbiamo

lasciata, scavandosi un abisso di cupe riflessioni, innanzi alla porta

del quale ella ha quasi lasciato la speranza, poichè per la prima volta

ella dubita, per la prima volta ella teme.

In due occasioni la sua fortuna le aveva mancato, in due occasioni ella

si vedeva scoperta e tradita, e in queste occasioni essa aveva urtato

contro il suo genio fatale; che senza dubbio le era inviato dal signore

per combatterla, per attaccarla. D'Artagnan l'ha vinta, essa, genio

possente del male.

Egli abusò del suo amore, l'umiliò nel suo orgoglio, la deluse nella

sua ambizione, ed ora, che la perde nella sua fortuna, che la colpisce

nella sua libertà, che la minaccia ancora nella sua vita. Che più, egli

ha alzato un canto della sua maschera, questa egida con cui ella si

cuopre e che la rende così forte.

D'Artagnan ha sviato da Buckingham, che essa odia, come odia tutto

ciò che ha amato, la tempesta di cui lo minacciava Richelieu nella

persona della regina. D'Artagnan si è fatto passare per de Wardes,

pel quale ella aveva un ardente trasporto da tigre, indomabile, come

lo hanno tutte le donne di questo carattere. D'Artagnan conobbe quel

fatal segreto che ha giurato che niun uomo avrebbe mai conosciuto senza

morire. Finalmente, al momento in cui essa aveva ottenuto una firma

in bianco da Richelieu, col mezzo della quale essa poteva vendicarsi

del suo nemico, la firma in bianco le viene strappata dalle mani, ed è

d'Artagnan che la tiene prigioniera, e che è sul punto di farla inviare

in qualche immondo Botany-bay, in qualche Tyburn infame dell'oceano

indiano.

Perchè tutto ciò le viene senza dubbio da d'Artagnan; e da chi altro

potrebbero venirle tante onte ammassate sulla sua testa, se non da lui?

Egli solo ha potuto trasmettere a Lord de Winter tutti questi terribili

segreti, che ha scoperti gli uni dopo gli altri per una specie di

fatalità. Egli conosceva suo cognato, doveva avergli scritto.

Quando odio essa distillava! là, immobile e cogli occhi ardenti e

fissi, nel suo deserto appartamento, come gli scoppi dei suoi sordi

ruggiti, che qualche volta le sfuggono dal fondo del suo petto,

accompagnano il rumore della ondata, che sale, rumoreggia, mugisce, e

viene ad infrangersi come una disperazione eterna ed imponente contro

gli scogli sui quali è fabbricato questo castello, tetro ed orgoglioso!

come al chiarore dei lampi che la sua collera tempestosa fa brillare

nel suo spirito, ella concepisce contra la signora Bonacieux, contro

Buckingham, e soprattutto contro d'Artagnan, dei magnifici progetti

di vendetta perduti nel remoto! Sì, ma per vendicarsi bisogna esser

libero, quando si è prigioniere bisogna sapere aprire una serratura,

rompere dei chiavacci, smurare delle sbarre, scavare un pavimento;

tutte imprese che possono condurre al suo scopo un uomo paziente

e forte, ma davanti alle quali devono andare a vuoto le febbrili

irritazioni di una donna.

D'altronde, per far tutto ciò, bisogna avere il tempo, dei mesi, degli

anni, ed ella non ha che dieci o dodici giorni, per quanto le ha detto

lord de Winter, suo fratello e terribile carceriere.

Eppure se essa fosse un uomo tenterebbe tutto, e forse riuscirebbe: e

perchè dunque il cielo si è in tal modo sbagliato mettendo quest'anima

ardente in questo corpo debole e delicato?

Fu per questo che i primi momenti della prigionia riuscirono terribili:

alcune convulsioni di rabbia che essa non potè sormontare, pagarono

il suo debito di femminile debolezza alla natura. Ma a poco a poco

sormontò la foga della sua pazza collera, disparvero i fremiti nervosi

che avevano agitato il suo corpo, e si ripiegò su se stessa come un

serpente stanco che ha bisogno di riposo.

— Andiamo, andiamo, io era folle di lasciarmi in tal modo trasportare,

disse ella, fissandosi sullo specchio che riflettè ai suoi occhi il suo

avvampante sguardo, col quale sembrava che interrogasse se stessa. Non

usiamo violenza! la violenza è una pruova di debolezza; e per primo, io

non sono mai riuscita a niente con questo mezzo. Forse, se io usassi

della mia forza contro delle donne, potrei avere la combinazione di

ritrovarne anche più deboli di me, e per conseguenza di vincerle; ma è

contro ad uomini che io mi batto; e per essi io non sono che una donna.

Combattiamo adunque da donna. La mia forza è nella mia debolezza.

Allora, come per render conto a se stessa dei cambiamenti che poteva

imporre alla sua fisonomia così espressiva e così immobile, essa le

fece assumere successivamente tutte le espressioni, da quella della

collera che corrugava i suoi lineamenti, fino a quella del più dolce,

del più affettuoso e del più seducente sorriso. Quindi i suoi capelli

sotto le sue sapienti mani presero quelle ondulazioni che ella credè

potere aiutare le grazie del suo viso. Finalmente, contenta di se

stessa, mormorò:

— Andiamo, non vi è ancora niente di perduto, io sono sempre bella.

Erano circa le otto della sera. Milady scoperse un letto, e pensò che

il riposo di alcune ore rinfrescherebbe non solo la sua testa e le

sue idee, ma ancora il suo colorito. Però, prima di andare in letto,

le venne un idea anche migliore: essa aveva inteso parlare di cena,

essendo già da un'ora in quella camera non potevano tardar molto a

portarle il vitto. La prigioniera non volle perder tempo e risolse di

far fin da quella prima sera alcuni tentativi per acquistare terreno,

studiando i caratteri delle persone alle quali era stata confidata la

sua custodia.

Un lume apparve sulla porta; questo lume annunciava il ritorno dei suoi

carcerieri. Milady, che si era alzata, si rigettò prestamente sulla sua

poltrona, colla testa rovesciata indietro, i suoi bei capelli snodati e

sparsi, la sua gola per metà nuda sotto i suoi merletti scomposti, con

una mano sul cuore e l'altra pendente.

Furono tolti i catenacci, la porta cigolò sopra i suoi cardini, alcuni

passi rintronarono nella camera, e si avvicinarono.

— Ponete là questa tavola, disse una voce che la prigioniera riconobbe

per quella di Felton. L'ordine fu eseguito.

— Voi porterete dei lumi e cambierete la sentinella, continuò Felton.

E questo doppio ordine che diede ai medesimi individui il sottotenente,

provò a Milady che i suoi servitori erano quegli stessi uomini che

erano i suoi guardiani, vale a dire soldati.

Gli ordini di Felton erano, del resto, eseguiti con una silenziosa

rapidità, che dava una buona idea dello stato florido nel quale egli

manteneva la disciplina.

Finalmente Felton, che non aveva ancora guardata Milady, si voltò verso

di lei.

— Ah! ah! disse egli, ella dorme; sta bene, al suo svegliarsi cenerà.

E fece alcuni passi per uscire.

— Ma, mio tenente, disse un soldato meno stoico del suo capo, e che si

era avvicinato a milady, questa donna non dorme.

— Come ella non dorme? disse Felton, e che fa essa allora?

— Essa è svenuta. Il suo viso è pallidissimo, ed io ho un

bell'ascoltare, non sento la sua respirazione.

— Avete ragione disse, Felton dopo aver guardato milady dal posto in

cui era, senza fare un passo verso di lei. Andate a prevenire lord de

Winter che la sua prigioniera è svenuta, poichè non so che farle, non

essendo stato preveduto il caso.

Il soldato uscì per obbedire agli ordini del suo ufficiale. Felton si

assise sopra una sedia, che per caso si trovava vicina alla porta, e

aspettò, senza dire una parola, senza fare un gesto. Milady possedeva

quella grand'arte tanto studiata dalle donne di veder tutto coll'aiuto

di uno specchio, di un riflesso, di un'ombra. Ella vide Felton che le

voltava le spalle; continuò a guardarlo per dieci minuti circa, e in

questi dieci minuti, l'impassibile guardiano non si voltò neppure una

volta.

Essa pensò allora che lord de Winter sarebbe venuto ad aumentare, colla

sua presenza, una nuova forza nel suo carceriere. Fallita la prima

pruova, essa prese un altro partito, come donna che conta sulle proprie

risorse; in conseguenza, alzò la testa, aprì gli occhi e sospirò

debolmente.

A questo sospiro, Felton finalmente si voltò.

— Ah! eccovi risvegliata, disse egli; io non ho adunque più nulla da

fare qui. Se voi avrete bisogno di qualche cosa, chiamerete.

— Oh! mio Dio! quanto ho sofferto, mormorò milady con quella voce

armoniosa che, simile a quella delle incantatrici, incantava tutti

quelli che voleva perdere.

E nel raddrizzarsi nel suo seggio, assunse una posizione la più

graziosa e più abbandonata di quella che aveva quando era svenuta.

Felton si alzò.

— Voi sarete servita in questo modo, tre volte il giorno, signora,

disse egli; la mattina a nove ore, nel giorno a un'ora, e la sera a

otto ore. Se ciò non vi accomoda, potete indicare le vostre ore in vece

di quelle che vi ho proposte, e su questo punto noi ci conformeremo ai

vostri desiderii.

— Ma dovrò dunque sempre restare sola in questa grande e trista camera?

domandò milady.

— Una donna delle vicinanze è stata prevenuta, e quando prima sarà al

castello, essa verrà tutte le volte che desidererete la sua presenza.

— Io vi ringrazio, signore, rispose umilmente la prigioniera.

Felton fece un leggiero saluto e si diresse verso la porta. Al momento

in cui stava per oltrepassare il limitare, lord de Winter comparve nel

corridoio, seguito dal soldato che era stato a portare la notizia dello

svenimento di milady, egli teneva in mano una boccetta di sali.

— Ebbene! che cosa è che, accade qui? disse egli con voce beffarda,

vedendo la sua prigioniera in piedi e Felton in atto di partire. Questa

morta è adunque risuscitata? Perdinci! Felton, figlio mio, e non ti sei

accorto che ti hanno preso per un novizio e che ti giuocano il primo

atto di una commedia, di cui avremo senza dubbio il piacere di seguire

tutto lo sviluppo?

— L'ho pensato anch'io, milord, disse Felton; ma siccome la prigioniera

è una donna, così ho voluto avere i riguardi che ogni uomo ben nato

deve ad una donna, se non per essa, almeno per se stesso.

Milady fremette in tutte le parti del suo corpo. Queste parole di

Felton passavano come un diaccio in tutte le sue vene.

— Così, riprese de Winter ridendo, questi bei capelli saggiamente

snodati, questa pelle bianca e questo languido sguardo, non ti hanno

ancora sedotto cuore di pietra?

I tre moschettieri, vol. IV · 第 2 / 13 段