Athos le aveva detto qualche parola che provava che la conve

I TRE

MOSCHETTIERI

DI

Alessandro Dumas

VERSIONE

DI ANGIOLO ORVIETO.

VOL. IV.

Napoli,

GIOSUÈ RONDINELLA EDITORE

Strada Trinità Maggiore nº 27

1853

TIPOGRAFIA DI G. PALMA.

CONTINUAZIONE DEL CAPITOLO XLVIII.

Ma come lo abbiamo detto, Bazin non aveva, col suo felice ritorno,

tolto che una parte della inquietudine che agitava i quattro amici. I

giorni dell'aspettativa sono lunghi, e d'Artagnan soprattutto avrebbe

scommesso che in quell'epoca i giorni avevano quarant'otto ore. Egli

dimenticò la lentezza obbligata della navigazione, esagerò la potenza

di milady, assegnava a questa donna che gli compariva come un demonio,

degli ausiliari soprannaturali come lei: al più piccolo rumore egli

s'immaginava che venivano ad arrestarlo, e che conducevano Planchet per

confrontarlo con lui, e i suoi amici. Vi è di più, la sua confidenza,

altra volta così grande pel degno Piccardo, diminuiva di giorno in

giorno. Questa inquietudine era così forte che si comunicava a Porthos

ed Aramis, e non vi era che Athos che rimaneva impassibile, come se

nessun pericolo si agitasse intorno a lui, e che egli respirasse la sua

atmosfera abituale.

Il sedicesimo giorno particolarmente, erano così manifesti questi segni

di agitazione in d'Artagnan, e nei suoi due amici, ch'essi non potevano

stare un momento nello stesso posto, ma erravano come ombre sulla via

per la quale doveva giungere Planchet.

— Davvero, diceva Athos, voi non siete uomini, ma siete ragazzi: se

una donna vi può fare una sì gran paura. Ebbene! di che si tratta? di

essere imprigionati? e noi saremo da qualcuno tolti alla prigione; ne

è stata cavata la signora Bonacieux? Di essere decapitati? ma tutti

i giorni, nella trincea, noi andiamo allegramente ad esporci a molto

peggio di ciò, mentre una palla può fracassarci una gamba, ed io sono

persuaso che faccia maggiormente soffrire un chirurgo nel tagliare

una gamba, di quello che il boia a tagliarci la testa. State dunque

tranquilli; fra due, fra quattro, fra sei ore al più tardi Planchet

sarà qui; egli ha promesso di esservi, ed io ho grandissima fede nelle

promesse di Planchet, che ha la ciera di essere un bravo giovinetto.

— Ma s'egli non giunge? disse d'Artagnan.

— Ebbene! se egli non giunge, è segno che sarà stato ritardato sulla

strada, ecco tutto. Può essere caduto da cavallo, può aver fatto una

capriola per di sopra un ponte, può aver corso così forte da aver

guadagnato un mal di petto. Eh! signori, pensiamo agli avvenimenti

possibili. La vita è una gran corona di piccole miserie che il filosofo

sgranella ridendo. Siate filosofi come me, signori, mettetevi a

tavola e beviamo; niente fa comparire l'avvenire color di rosa, come

l'osservarlo a traverso un bicchiere di chambertin.

— Va benissimo rispondeva d'Artagnan, ma io sono stanco di dover

temere, bevendo fresco, che il vino non sorta dalla cantina di milady.

— Voi siete molto difficile! disse Athos; una donna così bella.

— Una donna da bollo! disse Porthos con un grossolano sorriso.

Athos fremette, posò la sua mano sulla sua fronte per asciugarne il

sudore, e si alzò a sua volta mosso da un movimento nervoso che egli

non potè comprimere.

Il giorno passò, e la sera giunse più lentamente; ma finalmente venne;

le bettole si empirono di bevitori. Athos, che aveva intascata la sua

parte del diamante, non lasciava più il Farfallone; egli aveva trovato

il signore de Busigny, che, del resto, loro aveva dato un magnifico

pranzo, un bevitore degno di lui. Essi giuocavano dunque assieme

come d'ordinario, quando suonarono sette ore: s'intesero passare le

pattuglie che andavano a raddoppiare i posti. A sette ore e mezzo battè

la ritirata.

— Siamo perduti, disse d'Artagnan all'orecchio di Athos.

— Volete dire che abbiamo perduto, disse tranquillamente Athos cavando

con flemma dieci luigi dalla sua saccoccia, e gettandoli sulla tavola.

Andiamo, signori, continuò egli, batte la ritirata; andiamo a dormire.

E Athos uscì dal Farfallone seguito da d'Artagnan. Aramis veniva loro

dietro dando il braccio a Porthos, ed accozzava dei versi, e Porthos si

strappava di tratto in tratto qualche pelo dai suoi baffi in segno di

disperazione.

Ma ecco ad un tratto, nella oscurità, si disegna una ombra la di cui

ombra e famigliare a d'Artagnan, ed una voce ben conosciuta gli dice:

— Signore, io vi porto il vostro mantello, perchè questa sera fa fresco.

— Planchet! gridò d'Artagnan ebbro di gioia.

— Planchet! gridarono Porthos ed Aramis.

— Ebbene! sì Planchet, disse Athos; che cosa vi è di meraviglioso? egli

aveva promesso di essere di ritorno a otto ore ed ecco che suonano le

otto. Bravo! Planchet, voi siete un giovine di parola, e se mai aveste

a lasciare il vostro padrone, io vi riserbo un posto al mio servizio.

— Ohi no, giammai, disse Planchet, io non lascerò giammai il signor

d'Artagnan.

E nello stesso tempo d'Artagnan sentì che Planchet gli faceva scorrere

in mano un piccolo biglietto.

D'Artagnan aveva una gran volontà di abbracciare Planchet; ma egli

ebbe paura che questo segno di effusione, dato al suo lacchè in mezzo

alla strada, non sembrasse straordinario a qualche passaggiero, e si

contenne.

— Io ho il biglietto, disse egli ad Athos ed ai suoi amici.

— Sta bene, disse Athos, entriamo nelle vostre camere, e lo leggeremo.

Il biglietto bruciava la mano di d'Artagnan; egli voleva affrettare

il passo, ma Athos gli prese il braccio e lo passò sotto il suo, e fu

mestieri al giovane di regolare la sua corsa con quella del suo amico.

Finalmente si entrò negli alloggi, fu acceso un lume, e mentre che

Planchet stava sulla porta affinchè i quattro amici non fossero

sorpresi, d'Artagnan con mano tremante ruppe il sigillo, e aprì la

lettera tanto aspettata.

Ella conteneva una mezza riga di scritto in inglese, e di una

concisione tutta spartana:

_«Thank you: be easy.»_

Ciò che voleva dire: «Grazie; siate tranquillo.»

Athos prese la lettera dalle mani di d'Artagnan, raccostò al lume, e

vi appiccò il fuoco, non lasciandone un pezzo che non fosse ridotto in

cenere.

Quindi, chiamando Planchet,

— Ora, bravo giovane, gli disse, tu puoi reclamare le settecento lire;

ma tu non arrischiavi gran cosa con un biglietto come questo.

— Ciò non è per mancanza di non avere inventato modi per custodirlo,

disse Planchet.

— Ebbene! disse d'Artagnan, raccontaci come è andato.

— Diamine, ciò è lungo, signore.

— Tu hai ragione, Planchet, d'altronde la ritirata è battuta, e noi

saremmo rimarcati se conservassimo il lume acceso più degli altri.

— Sia, disse d'Artagnan, andiamo a letto; dormi bene, Planchet.

— In fede mia, signore, questa sarà la prima volta dopo sedici giorni.

— Ed io pure! disse d'Artagnan.

— Ed io pure! disse Porthos.

— Ed io pure! disse Aramis.

— Ebbene! volete che vi confessi la verità? ed io pure! disse Athos.

CAPITOLO XLIX.

FATALITÀ

Frattanto milady, ebbra di collera, ruggendo sul cassero del bastimento

come una lionessa che venga imbarcata, aveva tentato di gettarsi in

mare per riguadagnare la costa, poichè non poteva farsi un'idea ch'ella

era stata insultata da d'Artagnan, minacciata da Athos, e che lasciava

la Francia senza vendicarsi di loro. Ben presto quest'idea era divenuta

per essa talmente insopportabile, che col rischio di ciò che poteva

accaderle di terribile per se stessa, aveva supplicato il capitano

di gettarla sulla costa; il capitano, sollecito di sfuggire alla sua

falsa posizione, posto fra le crociere francesi ed inglesi, come un

pipistrello fra i sorci e gli uccelli, aveva gran fretta d'approdare in

Inghilterra; rifiutò dunque ostinatamente di obbedire a ciò che egli

prendeva per un capriccio di donna, promettendo alla sua passaggiera,

che, del resto, gli era stata raccomandata in modo particolare dal

ministro, di gettarla, se il mare ed i francesi lo permettevano,

in un qualche porto della Brettagna, sia a Loirent, sia a Brest. Ma

frattanto, il vento era contrario, il mare cattivo: si bordeggiava,

e si correvano piccole bordate. Nove giorni dopo la uscita dalla

Charente, milady, pallida pei suoi dispiaceri e per la sua rabbia,

vedeva comparire soltanto le coste azzurre di Finistère.

Ella calcolò che per traversare questa parte della Francia, e per

ritornare vicino al ministro, le abbisognavano almeno quattro giorni;

aggiungete questi quattro giorni agli altri nove già trascorsi, erano

tredici, durante i quali potevano accadere tanti avvenimenti importanti

a Londra. Ella pensò che, senza alcun dubbio, il ministro diventerebbe

furioso pel suo ritorno, e che per conseguenza sarebbe più disposto a

dare ascolto ai reclami che venissero fatti contro di lei, di quello

che a quelli che poteva far essa contro degli altri, e per conseguenza

lasciò passare Loirent e Brest senza insistere col capitano, che dal

canto suo, si guardava bene dall'avvisarla. Milady continuò dunque la

sua strada, e il giorno stesso in cui Planchet s'imbarcava a Portsmouth

per la Francia, la messaggiera di Sua Eccellenza entrava trionfante nel

porto.

Tutta la città era agitata da un movimento straordinario: quattro gran

vascelli recentemente costrutti erano stati lanciati in mare. In piedi,

sopra uno di questi ricoperto d'oro abbagliante, secondo il suo solito,

pei diamanti e le pietre preziose, col suo cappello ornato di una piuma

bianca che gli cadeva sopra una spalla, si vedeva Buckingham circondato

da uno stato maggiore quasi brillante quanto lui.

Era una di quelle belle e rare giornate di estate in cui l'Inghilterra

si ricorda che vi è un sole. L'astro pallido, ma pure splendido

ancora, era al suo tramonto, imporporando e cielo ad un tempo e mare,

con strisce di fuoco, e gettando sulle torri e le vecchie case della

città un raggio d'oro che faceva sfavillare i vetri, come il riflesso

d'un incendio. Milady respirando quest'aria del mare più viva e più

balsamica all'avvicinarsi della terra contemplando tutta la potenza di

questi preparativi, ch'essa era incaricata di distruggere, tutta la

forza di quest'armata, che doveva combattere da se sola con qualche

sacco d'oro, si paragonò mentalmente a Giuditta, la terribile Ebrea,

quando penetrò nel campo degli Assirii, e che vide la massa enorme di

carri, di cavalli, di uomini ed armi che un gesto della sua mano doveva

dissipare come nube di fumo.

Entrarono in rada, ma mentre si apprestavano a gettar l'ancora, un

piccolo cutter, formidabilmente armato, si avvicinò al bastimento

mercantile, annunziandosi come guarda coste, fece mettere in mare

la sua lancia, che si diresse verso la scala. La lancia conteneva

un ufficiale e otto rematori. L'ufficiale solo montò a bordo, ove fu

ricevuto con tutta la deferenza che inspira l'uniforme.

L'ufficiale si trattenne alcuni istanti col capitano, gli fece leggere

alcune carte di cui era portatore, e dietro un ordine del capitano

mercantile, tutto l'equipaggio del bastimento, marinari e passeggieri,

fu chiamato sul ponte.

Dopo che fu fatto questo appello, l'ufficiale s'informò ad alta voce

del punto di partenza del brick, della sua strada, delle sue fermate,

ed a tutte le domande, il capitano soddisfece senza esitazione e senza

difficoltà. Allora l'ufficiale cominciò a passare la sua rivista di

tutte le persone, le une dopo le altre, e fermandosi a milady, la

considerò con grande attenzione ma senza indirizzarle una sola parola.

Quindi ritornò al capitano, gli disse ancora alcune parole, e come

se fosse stato a lui che d'ora innanzi doveva obbedire il bastimento,

comandò una manovra che l'equipaggio tosto eseguì. Allora il bastimento

si rimise in via, sempre scortato dal piccolo cutter, che vogava

d'accordo con lui, minacciando il suo fianco colla bocca dei suoi

cinque cannoni, nel mentre che la barca lo seguiva nel solco del

naviglio, debole punto dietro una così enorme massa.

Durante l'esame che l'ufficiale aveva fatto di milady, milady, come

si crederà bene, lo aveva dal canto suo divorato con lo sguardo. Ma,

per quanto fosse grande l'abitudine che questa donna dagli occhi

di fuoco aveva per leggere nel cuore di coloro dei quali aveva

bisogno d'indovinare i segreti, ella questa volta ritrovò un viso

di una tale impassibilità, che alle sue investigazioni non ne seguì

alcuna scoperta. L'ufficiale che si era fermato davanti a lei, e

che l'aveva silenziosamente studiata con tanta cura, poteva avere

l'età di venticinque a ventisei anni, era bianco di viso, aveva gli

occhi blu chiari un poco infossati; la bocca sottile e ben disegnata,

restava immobile nelle sue corrette linee; il suo mento vigorosamente

pronunciato, dinotava che la forza di volontà, nel tipo volgare

britannico, non è ordinariamente che ostinazione; una fronte un poco

fuggente, come si addice ai poeti, agli entusiasti e ai soldati,

era appena ombrata da una capigliatura corta e chiara, che come la

barba che copriva l'estremità inferiore del viso, era di un bel color

castagno scuro.

Quando rientrarono nel porto, era già notte; la nebbia inspessiva

ancora l'oscurità, e formava intorno ai fanali ed alle lanterne un

cerchio, simile a quello che circonda la luna quando il tempo minaccia

di diventar piovoso. L'aria che si respirava era trista, umida e

fredda.

Milady, quella donna così forte, si sentiva premere suo malgrado.

L'ufficiale si fece insegnare quali erano i pacchi di milady, fece

portare il suo bagaglio nella lancia, e quando fu fatta questa

operazione, la invitò a discendere, presentandole egli stesso il

braccio.

Milady guardò quest'uomo ed esitò.

— Chi siete voi! signore, domandò ella, che avete la bontà di occuparvi

in un modo così particolare di me?

— Voi dovete vederlo, signora, dal mio uniforme. Io sono un ufficiale

della marina inglese, rispose il giovane.

— Ma in fine, è forse di abitudine che gli ufficiali della marina

inglese si mettano sotto gli ordini dei loro compatrioti quando

approdano in un porto della Gran-Brettagna, e spingano la galanteria

fino a condurli a terra?

— Sì milady, questo è l'uso, non già per galanteria, ma per prudenza,

che in tempo di guerra gli stranieri sieno condotti in un albergo

designato, affinchè, fino a perfetta informazione su di essi, restino

sotto la sorveglianza del governo.

Queste parole furono pronunciate con la gentilezza la più squisita e

la calma la più perfetta. Però esse non ebbero il dono di convincere

milady.

— Ma io non sono straniera, signore, disse ella coll'accento più puro

che fosse mai risuonato da Portsmouth a Manchester; io mi chiamo lady

de Winter, e questa misura...

— Questa misura è generale, milady, e voi tentereste invano di

sottrarvici.

— Io dunque vi seguirò, signore.

E, accettando la mano dell'ufficiale, cominciò a discendere la scala,

in fondo alla quale l'aspettava la lancia. L'ufficiale la seguì:

un gran mantello era steso a poppa, l'ufficiale la fece sedere sul

mantello e si assise vicino a lei.

— Vogate, diss'egli ai marinari.

Gli otto remi caddero in mare formando un sol colpo, non battendo che

con un sol colpo, e la lancia sembrò volare sulla superficie delle

acque.

In capo a cinque minuti si toccò terra.

L'ufficiale saltò sullo scalo e offrì la mano a milady.

Una carrozza aspettava.

— Questa carrozza è per noi? domandò milady.

— Sì, milady, rispose l'ufficiale.

— L'albergo è molto lontano di qui?

— All'estremità opposta della città.

— Andiamo, disse milady.

Ella salì risolutamente in carrozza.

L'ufficiale vegliò affinchè gli equipaggi fossero solidamente attaccati

dietro la cassa, e terminata questa operazione prese posto vicino a

milady e chiuse lo sportello.

Tosto, senza che fosse dato alcun ordine, e senza che vi fosse stato

bisogno d'indicare la destinazione, il cocchiere partì al galoppo e

s'internò nelle strade della città.

Un ricevimento così strano doveva essere per milady un'ampia materia

di riflessione; così, vedendo che il giovane ufficiale non sembrava

menomamente disposto ad attaccare conversazione, ella si appoggiò in un

angolo della carrozza, e passò in rivista le une dopo le altre tutte le

supposizioni che si presentavano al suo spirito.

Frattanto, in capo ad un quarto d'ora, meravigliata della lunghezza

della strada, si accostò verso lo sportello per vedere da che parte era

condotta. Non si vedevano più case; fra le tenebre comparivano soltanto

degli alberi, come fantasmi neri, che corressero gli uni dopo gli

altri.

Milady rabbrividì.

— Ma noi non siamo più in città, signore, disse ella.

Il giovine ufficiale osservò il silenzio.

— Io non anderò più avanti se voi non mi dite dove mi conducete, ve ne

prevengo, signore.

Questa minaccia non ottenne veruna risposta.

— Ah! questa è troppo forte! grido milady. Soccorso! soccorso!

Nessuna voce rispose alla sua; la carrozza continuava a correre con

rapidità. L'ufficiale sembrava una statua.

Milady lo guardò con una di quelle terribili espressioni, particolari

al suo viso, e che mancavano tanto raramente del loro effetto. La

collera faceva scintillare i suoi occhi nelle tenebre.

Il giovane rimase impassibile.

Milady volle aprire lo sportello per precipitarvisi.

— Fate attenzione, signora, disse freddamente l'ufficiale, voi vi

ucciderete saltando.

Milady si riassise colla schiuma alla bocca. L'ufficiale si accostò, e

la guardò a sua volta, e parve sorpreso di vedere questa figura non ha

guari così bella, sconvolta per la rabbia e divenuta quasi schifosa.

L'astuta creatura capì che si perdeva lasciando vedere in tal modo

l'interno dell'anima sua; ella rasserenò i suoi lineamenti, e con una

voce gemebonda:

— In nome del cielo, signore, ditemi se è a voi, se è al vostro

governo, se è ad un qualche nemico che io debbo attribuire la violenza

che mi viene fatta.

— Non vi si fa alcuna violenza, signora, e ciò che vi accade è il

risultato di una misura semplicissima che siamo costretti di prendere

con tutti quelli che sbarcano in Inghilterra.

— Allora voi non mi conoscete, signore?

— È la prima volta che ho l'onore di vedervi.

— E, sul vostro onore, voi non avete alcun soggetto di rancore contro

di me?

— Alcuno: ve lo giuro.

E vi era tanta serenità e sangue freddo, ed anche dolcezza nella voce

di questo giovane, che milady si rassicurò.

Finalmente, dopo un'ora circa di cammino la carrozza si fermò davanti

un cancello di ferro che chiudeva una via scavata, conducente ad un

castello di forma severa, massiccio ed isolato. Allora, siccome le

ruote giravano sopra una sabbia fina, milady intese un vasto muggito

che riconobbe pel rumore del mare che viene ad infrangersi contro una

costa scoscesa.

La carrozza passò sotto due vôlte, finalmente si fermò in un cortile

tetro e quadrato. Quasi subito la portiera si aprì, il giovane saltò

leggermente a terra, presentò la sua mano a milady che si appoggiò e

discese a sua volta con molta calma.

— Io dunque sono sempre prigioniera, disse milady guardando intorno

a se e riportando i suoi occhi sul giovane ufficiale col più grazioso

sorriso; ma io non lo sarò lungamente, ne sono sicura, aggiunse ella.

La mia coscienza e la vostra gentilezza, signore, me ne sono garanti.

Per quanto fosse lusinghiero il complimento, l'ufficiale non rispose

una parola; ma cavando dalla sua cinta un piccolo fischietto d'argento

simile a quello che si servono per dare il comando sui bastimenti da

guerra, fischiò tre volte sopra diverse ondulazioni; tosto comparvero

parecchi uomini, staccarono i cavalli fumanti, e posero la carrozza

nella sua rimessa.

L'ufficiale, sempre con la stessa tranquilla cortesia, invitò la

sua prigioniera a entrare in casa. Questa, sempre col massimo viso

sorridente, lo prese pel braccio, ed entrò con lui sotto una porta

bassa, illuminata soltanto nel fondo che conduceva ad una scala di

pietra a chiocciola; si fermarono quindi davanti ad una porta massiccia

che, dopo l'introduzione di una chiave che il giovane portava seco,

girò pesantemente sui suoi cardini, e dette apertura alla camera

destinata a milady. Con un solo sguardo la prigioniera abbracciò

l'appartamento nelle sue più piccole parti.

Era una camera il di cui mobiglio era molto proprio per una prigione,

ma nello stesso tempo molto rigido per un uomo in libertà. Però

le sbarre alle finestre, e i chiavistelli all'esterno della porta

decidevano il pensiero sul conto di una prigione.

Per un istante tutta la forza d'animo di questa creatura, sebbene

temperata alle sorgenti le più rigorose, l'abbandonò. Ella cadde sopra

una sedia, incrociò le braccia, abbassando la testa, ed aspettando ad

ogni istante di vedere entrare un giudice per interrogarla.

Ma non entrò alcuno, se non che due o tre soldati di marina che

portarono il suo equipaggio, lo deposero in un canto e si ritirarono

senza dir parola.

L'ufficiale presiedeva a tutti questi particolari con quella stessa

calma che milady gli aveva costantemente veduta, non pronunciando una

parola, e facendosi obbedire con un gesto della sua mano, o con un

soffio del suo fischietto.

Si sarebbe detto che fra quest'uomo e i suoi inferiori la lingua

parlata non esisteva o era divenuta inutile.

Finalmente milady non potè contenersi più lungamente, e ruppe il

silenzio.

— In nome del cielo, signore, gridò essa, che vuol dire tuttociò che

accade? fissate le mie irresoluzioni: io ho coraggio per ogni pericolo

che prevedo, per ogni disgrazia che comprendo. Dove sono io, e che cosa

sono io? sono io libera? e perchè queste sbarre e queste porte? sono io

prigioniera? qual delitto ho io commesso?

— Voi siete qui nell'appartamento che vi è destinato, signora. Ho

ricevuto l'ordine di venirvi a prendere in mare, e di condurvi in

questo castello. Io credo di avere adempito a quest'ordine con tutto

il rigore di un soldato, ma nello stesso tempo con tutta la cortesia di

un gentiluomo. Qui termina, almeno per ora, l'incarico che mi era stato

imposto di compiere vicino a voi; il resto spetta ad un'altra persona.

— E quest'altra persona, chi è? domandò milady, non potete voi dirmi il

suo nome?

In questo momento s'intese per le scale un gran rumore di speroni;

alcune voci passarono e si estinsero, ed il rumore di un passo isolato

si avvicinò fino alla porta.

— Questa persona, eccola qui, signora disse l'ufficiale sgombrando il

passo, e ponendosi nell'attitudine del rispetto e della sommessione.

Nello stesso tempo la porta si aprì. Un uomo comparve sulla soglia.

Egli era senza cappello, portava la spada al fianco e contorceva il

fazzoletto.

Milady credè riconoscere fra l'ombre quest'ombra; si appoggiò con una

mano sul sostegno del suo seggio, ed innoltrò la testa come per andare

incontro ad una certezza.

Allora lo straniero si avvicinò lentamente, e a misura che

s'innoltrava, entrando nel cerchio luminoso proiettato dalla lampada,

milady indietreggiava involontariamente.

Quindi allorchè ella non ebbe più alcun dubbio.

— E che! fratello mio, gridò essa al colmo dello stupore, siete voi?

— Sì, bella dama, rispose lord de Winter facendo un saluto per metà

cortese, e per metà ironico, io stesso.

— E allora questo castello...?

— È mio.

— Questa camera....

— È la vostra.

— Io sono dunque vostra prigioniera?...

— Presso a poco.

— Non diciamo grandi parole; sediamo, e parliamo tranquillamente come

convien di fare tra un fratello ed una sorella.

Quindi voltandosi verso la porta, e vedendo che il giovane ufficiale

aspettava gli ultimi suoi ordini.

— Sta bene, diss'egli, io vi ringrazio; ora lasciateci sig. Felton.

CAPITOLO L.

CIARLATA TRA FRATELLO E SORELLA

Durante il tempo che lord de Winter mise a chiudere la porta, a

spingere un catenaccio e ad avvicinare una sedia al seggio di sua

cognata, milady, distratta, immerse il suo sguardo nella profondità

del possibile, e scuoprì tutta la trama che non avea potuto neppure

intravedere fino a che ignorava in quali mani era caduta. Ella

conosceva suo cognato per un gentiluomo, franco cacciatore, giuocatore,

intraprendente con le donne, ma di una forza al disotto della mezzana

per gl'intrighi. Come aveva egli potuto scuoprire il suo arrivo? farla

arrestare e perchè la riteneva egli?

Athos le aveva detto qualche parola che provava che la conversazione

che aveva tenuta col ministro era stata udita da orecchie straniere,

ma non poteva ammettere che le fosse stata scavata una contromina così

pronta e ardita. Ella temè ben più, che le sue precedenti operazioni in

Inghilterra fossero state scoperte. Buckingham poteva avere indovinato

ciò che essa era, e che era stata essa che gli aveva tagliati di dosso

i due puntali, e che per vendicarsi di questo piccolo tradimento...

Ma Buckingham era incapace di portarsi ad un eccesso contro una donna,

particolarmente se questa donna poteva essere scusata coll'agire per un

sentimento di gelosia.

— Sì, parliamo, fratello mio, disse ella con una specie di

rassegnazione, decisa come era di cavare da questa conversazione tutti

gli schiarimenti di cui poteva aver bisogno in seguito, ad onta di

tutte le dissimulazioni che avesse potuto presentare lord de Winter.

— Voi dunque vi siete decisa a ritornare in Inghilterra, disse lord de

Winter, malgrado la risoluzione che mi avete così spesso manifestata

a Parigi di non rimettere più mai il piede sul territorio della

Gran-Brettagna.

Milady rispose a questa domanda con un'altra domanda.

— Prima di tutto, diss'ella, ditemi in che modo avete potuto tenermi

gli occhi addosso, e ciò tanto severamente da essere in antecedenza

prevenuto non solo del mio arrivo, ma ancora del giorno, dell'ora e del

porto dove arriverei?

— Ma ditemi voi stessa, mia cara cognata, riprese egli, ciò che venite

a fare in Inghilterra.

— Io vengo a vedervi, riprese milady, senza sapere quanto essa

aggravava con questa risposta i sospetti che aveva fatti nascere nello

spirito di suo cognato la lettera di d'Artagnan, e volendo soltanto

cattivarsi la benevolenza del suo uditore con una menzogna.

— Ah! per veder me, disse sardonicamente de Winter.

— Senza dubbio, per vedervi. Che cosa vi è di meraviglioso?

— E voi nel venire in Inghilterra non avete altro scopo che quello di

vedermi?

— No.

— Così è per me solo che vi siete data la pena di traversare la Manica?

— Per voi solo.

— Peste! che tenerezza, sorella mia!

— Ma non sono io la vostra più prossima parente? domandò milady con un

tuono della più commovente ingenuità.

— Ed anche la mia sola ereditiera, non è vero? disse a sua volta lord

de Winter, fissando i suoi occhi su quelli di milady, vale a dire per

mezzo di vostro figlio.

Qualunque fosse la possanza ch'ella avesse su di se stessa, milady non

potè esimersi dal fremere, e siccome, nel pronunciare le ultime parole

che lord de Winter aveva dette, egli posò la mano sul braccio di sua

cognata, così questo fremito non gli sfuggì.

In fatti il colpo era diretto e profondo. La prima idea che venne allo

spirito di milady, fu che era stata tradita da Ketty; e che questa

aveva raccontato al barone l'interessata avversione di cui essa aveva

lasciato sfuggire imprudentemente i segni davanti alla sua servente,

e si ricordò pure la furiosa ed imprudente uscita ch'essa aveva fatta

contro d'Artagnan, quando questi aveva salvata la vita di suo cognato.

— Io non capisco, milord, diss'ella, per guadagnar tempo e far parlare

il suo avversario, che volete dire? vi è forse qualche senso nascosto

sotto le vostre parole.

— Oh! mio Dio, no, disse lord de Winter con una apparente bonarietà.

Voi avete il desiderio di venirmi a vedere, e venite in Inghilterra.

Io apprendo questo desiderio, o piuttosto io dubito che voi lo

proviate, e per risparmiarvi tutte le noie di un arrivo notturno in

un porto, tutte le fatiche di uno sbarco, invio uno dei miei ufficiali

incontro a voi, io metto una carrozza sotto i suoi ordini, ed egli vi

trasporta qui in questo castello, di cui io sono il governatore, ove

vengo tutti i giorni, e dove, affinchè il nostro desiderio di vederci

sia soddisfatto, vi faccio preparare una camera. Che cosa vi è di

meraviglioso in tutto ciò che vi dico più che in quello che voi avete

detto a me?

— No, ciò che io trovo di straordinario, si è che voi siete stato

prevenuto del mio arrivo.

— Eppure è la cosa più semplice, mia cara cognata: non avete voi

veduto che il capitano del vostro piccolo bastimento, entrando in

rada, per ottenere il suo ingresso nel porto, ha mandato avanti una

lancia che portava il libro ossia il registro delle persone a bordo?

io sono comandante del porto, mi è stato presentato questo libro, vi ho

riconosciuto il vostro nome. Il cuore mi ha detto ciò che or ora mi ha

confirmato la vostra bocca, vale a dire, con quale scopo voi vi siete

esposta ai pericoli di un mare pieno di rischi, o per lo meno tanto

faticoso in questo momento, e vi ho inviato incontro il mio cutter. Voi

sapete il resto.

Milady capì che lord de Winter mentiva, e ciò non fece che spaventarla

sempre più.

— Fratello mio, non è stato, continuò essa milord Buckingham che ho

veduto sul varo questa sera nel giungere?

— Egli stesso. Oh! capisco che la sua vista deve avervi colpita,

riprese Lord de Winter; voi venite da un paese che si deve occupare

molto di lui, e io so che i suoi armamenti contro la Francia

preoccupano molto il ministro vostro amico.

— Mio amico il ministro! gridò milady, vedendo che su questo punto come

sull'altro milord de Winter sembrava istrutto di tutto.

— Non è egli dunque vostro amico? rispose negligentemente il barone.

Ah! perdono, io lo credeva. Ma noi ritorneremo a milord duca più tardi.

Non ci allontaniamo dalla piega sentimentale che aveva presa la nostra

conversazione. Voi venite, dunque, per vedermi?

— Sì.

— Ebbene! io vi ho risposto che sarete servita a seconda dei vostri

desiderii, e che noi ci vedremo tutti i giorni.

— Debbo io dunque rimanere eternamente qui? domandò milady con un certo

spavento.

— Vi trovereste forse male alloggiata, sorella mia? domandate ciò che

vi manca, e io mi affretterò di farvelo dare.

— Ma io qui non ho nè la mia cameriera, nè la mia servitù.

— Voi avrete tutto, signora; ditemi su qual piede il vostro primo

marito aveva montata la vostra casa, e quantunque io non sia che vostro

cognato, ve la monterò sullo stesso piede.

— Il mio primo marito? gridò milady guardando Lord de Winter con occhi

spaventati.

— Sì, il vostro marito francese; io non parlo di mio fratello. Del

resto, se voi lo avete dimenticato, siccome egli vive ancora io

potrò scrivergli, ed egli mi farà rimettere le informazioni su questo

argomento.

Un sudor freddo stillò dalla fronte di milady.

— Voi scherzate diss'ella con voce sorda.

— Ne ho fors'io l'aspetto? domandò il barone alzandosi, e facendo un

passo indietro.

— O piuttosto voi m'insultate, continuò ella stringendo colle sue mani

convulse i due bracciali del seggio, e sollevandosi sui pugni.

— Insultarvi! io? disse Lord de Winter con disprezzo, in verità,

signora, credete voi che sia possibile?

— Signore, disse milady, voi siete ubriaco, o insensato. Uscite, e

inviatemi le mie donne.

— Le donne sono poco secrete, sorella mia; non potrei farvi io da

cameriere? in questo modo tutti i nostri segreti resterebbero in

famiglia.

— Insolente, gridò milady.

E come mossa da una molla balzò verso il barone, che l'aspettò con

impassibilità, ma però con una mano sulla guardia della spada.

— Eh! eh, diss'egli so bene che avete l'abitudine di assassinare la

gente: ma io mi so difendere, ve ne prevengo, fosse anche contro di

voi.

— Oh! avete ragione, disse milady e voi mi fate l'effetto di essere

abbastanza vile per portare la mano sopra una donna.

— Se ciò accadesse, avrei la mia scusa. La mia mano, d'altronde

non sarebbe la prima mano di uomo che si sarà posata sopra di voi,

m'immagino:

E il barone indicò con un gesto lento ed accusatore la spalla sinistra

di milady, che egli quasi toccò colla punta del dito. Milady mandò un

ruggito sordo, e rinculò fino all'angolo opposto della camera, come una

pantera che si accovaccia per slanciarsi

— Oh! ruggite pure quanto volete! gridò Lord de Winter, ma non tentate

di mordere, poichè ve ne prevengo, la cosa ricadrebbe in vostro

pregiudizio: qui non vi sono regalatori che regalino in antecedenza le

successioni; qui non vi sono cavalieri erranti che vengono a muovermi

lite per la bella dama che ritengo prigioniera: ma io ho già pronti dei

giudici che disporranno di una donna abbastanza svergognata per venire

ad introdursi, bigama, nella famiglia di Lord de Winter, mio fratello

maggiore, e i suoi giudici, vi rimanderanno al carnefice che vi farà le

due spalle uguali.

Gli occhi di milady mandavano tali lampi che, quantunque Lord de Winter

fosse uomo, e armato davanti ad una donna disarmata, egli sentì il

freddo della paura penetrargli fino al fondo dell'anima; egli però non

tralasciò, che anzi con un furore sempre crescente;

— Sì, capisco dopo avere ereditato da mio fratello, vi sarebbe stato

dolce l'ereditare anche da me; ma sappiatelo in antecedenza, voi potete

uccidermi, o farmi uccidere, le mie precauzioni sono di già state

prese: neppure uno scellino di quanto io possedo passerà nelle vostre

mani, nè in quelle di vostro figlio. Non siete voi già abbastanza

ricca, voi che possedete quasi un mezzo milione? e non potevate voi

fermarvi su la vostra strada fatale, se non facevate il male per

la sola gioia infinita e suprema di farlo? Oh! sentite, io ve lo

dico, se la memoria di mio fratello non mi fosse sacra, voi andreste

a imputridire in un carcere di stato, o a rallegrare a Tyburn la

curiosità dei marinari! Io mi tacerò ma voi sopportate tranquillamente

la vostra cattività. Fra quindici o venti giorni io partirò per la

Rochelle coll'armata; ma, il giorno innanzi della mia partenza, verrà

e prendervi un vascello, che io vedrò partire, e che vi condurrà nelle

vostre colonie del Sud, e siate tranquilla, io vi darò un compagno che

vi brucerà le cervella al tentativo che arrischiate per ritornare in

Inghilterra o sul continente.

Milady ascoltava con un'attenzione che dilatava i suoi occhi infiammati.

— Ma fino a quell'ora, continuò Lord de Winter, voi rimarrete in questo

castello; le mura ne sono grosse, le porte ne sono forti, i catenacci

sono solidi, e la vostra finestra sbarrata dà a picco sul mare. Gli

uomini del mio equipaggio, che mi sono affezionati per la vita e per la

morte, montano la guardia intorno a questo appartamento e sorvegliano

tutti i passaggi che conducono al cortile; poi, giunta al cortile,

vi resterebbe ad attraversare tre cancelli di ferro. La consegna è

precisa: un passo, un gesto, una parola che simuli una evasione, e si

farà fuoco contro di voi. Se vi si trova morta, sono persuaso che la

giustizia inglese mi sarà obbligata di avere risparmiato a lei questa

briga. Ah! i vostri lineamenti riprendono la loro calma, il vostro viso

ritrova la sua sicurezza! dieci giorni, quindici giorni, dite voi; bah!

di qui a là, io ho lo spirito inventore, mi verrà una qualche idea; io

ho lo spirito infernale, e ritroverò qualche vittima. Di qui a quindici

giorni, voi vi dite, io sarò fuori di qui. Ebbene! provatevici.

Milady, vedendosi indovinata, si cacciò le unghie nelle carni per

domare ogni movimento che avesse potuto dare alla sua fisonomia un

significato qualunque, oltre quello dell'angoscia.

Lord de Winter continuò:

— In quanto all'ufficiale che solo qui comanda in mia assenza, voi lo

avete veduto, dunque lo conoscete di già: egli sa, come voi vedete,

osservare una consegna, poichè voi non siete venuta da Portsmouth a

qui senza aver tentato di farlo parlare. Che ne dite? una statua di

marmo avrebbe potuto essere più impassibile e più muta? voi avete

già esperimentato il potere delle vostre seduzioni su molti uomini,

e disgraziatamente vi siete sempre riuscita: ma tentate su quello,

perdinci! se voi ci venite a capo, io vi dichiaro essere il demonio.

Quindi andò verso la porta e l'aprì in fretta.

— Che si chiami il signor Felton, diss'egli. Aspettate anche un

momento, ed io vi raccomanderò a lui.

Fra questi due personaggi successe uno strano silenzio, durante

il quale s'intese il rumore di un passo lento e regolare che si

avvicinava. Ben presto nell'ombra del corridoio, si vide a designarsi

una forma umana, e il giovane sottotenente, col quale noi abbiamo già

fatto conoscenza, si fermò sul limitare della porta, aspettando gli

ordini del barone.

— Entrate, mio caro John, disse lord de Winter; entrate, e chiudete la

porta.

Il giovane uffiziale entrò.

— Ora disse il barone, guardate questa donna: ella è giovane, ella

è bella, ella possiede tutte le seduzioni della terra: ebbene!

questo è un mostro che ha venticinque anni, si è reso colpevole di

tanti delitti quanti se ne possono leggere negli archivi dei nostri

tribunali. La sua voce previene in suo favore, la sua bellezza serve di

esca alle vittime; ella tenterà di sedurvi, fors'anche potrà tentare

di uccidervi. Io vi ho tolto dalla miseria, vi ho fatto nominare

sottotenente, vi ho salvato una volta la vita, voi sapete in quale

occasione; io sono per voi non solo un protettore, ma un amico; non

solo un benefattore, ma un padre. Questa donna è venuta in Inghilterra

per cospirare contro la mia vita; io tengo questo serpente fra le

mani: ebbene! io vi faccio chiamare e vi dico: «amico Felton John,

figlio mio, difendimi, e soprattutto difenditi da questa donna. Giura

sulla tua salute di conservarla pel gastigo che ella ha meritato! John

Felton, io mi affido alla tua parola; John Felton io credo alla tua

lealtà».

— Milord, disse il giovane ufficiale caricando il suo sguardo con tutto

l'odio che poteva ritrovare nel suo cuore; milord: io vi giuro che sarà

fatto ciò che desiderate.

Milady ricevette questo sguardo colla rassegnazione di una vittima:

era impossibile di vedere un'espressione più sottomessa e più dolce

di quella che allora regnava nel suo bel viso. Lord de Winter stesso

appena vi avrebbe riconosciuta la tigre che un momento prima si

preparava a combattere.

— Ella non uscirà mai da questa camera, intendete, John, continuò il

barone; ella non corrisponderà con alcuno, ella non parlerà che con

voi, se pure voi vorrete farle l'onore d'indirrizzarle la parola.

— Basta, milord, ed io ho giurato.

— Ed ora, signora, disse il barone, cercate di fare la vostra pace con

Dio, poichè dagli uomini siete già stata giudicata.

Milady lasciò cadere la sua testa come s'ella si fosse sentita

schiacciare sotto il peso di questo giudizio. Lord de Winter uscì

facendo un gesto a Felton, che uscì dietro di lui, e chiuse la porta.

Un istante dopo si sentì nel corridoio il passo pesante di un soldato

di marina, che colla mannaia a cintola, e il moschetto alla spalla,

faceva la sentinella.

Milady per qualche minuto restò nella stessa posizione, poichè

pensò che forse era guardata dal buco della serratura; quindi rialzò

lentamente la testa, che aveva ripreso una formidabile espressione

di minaccia e di sfida; corse ad ascoltare alla porta, guardò per la

finestra, e ritornando a raggrupparsi del suo vasto seggio, si mise a

pensare.

CAPITOLO LI.

L'UFFICIALE

Frattanto il ministro Richelieu aspettava le notizie d'Inghilterra, ma

non giungeva alcun'altra notizia se non che dispiacente e minacciosa.

Abbenchè la Rochelle fosse investita, abbenchè potesse sembrar certo il

successo, mercè le precauzioni prese, e soprattutto per l'azione della

diga, che non lasciava penetrare nessuna barca nella città assediata,

il blocco poteva ancora durare lungamente, e questo era un grande

affronto per le armate del re, e un grande incomodo pel ministro che

aveva non più a intorbidare fra il re Luigi XIII e la regina Anna, la

cosa essendo già fatta, ma a riaccomodare il signor de Bassompierre che

si era intorbidato col duca Angouleme!

La città, ad onta della incredibile perseveranza del suo governatore,

aveva tentato una specie di ammutinamento per arrendersi. Il

governatore aveva fatto impiccare gli ammutinati. Questa esecuzione

calmò le teste più calde, che allora si decisero a lasciarsi morire

di fame; questa morte loro sembrava più lenta, e meno sicura che il

trapasso per istrangolazione.

Dal canto loro, di tempo in tempo gli assedianti prendevano dei

messaggieri, che i Roccellesi inviavano a Buckingham, o delle spie

che Buckingham inviava ai Roccellesi. Nell'uno, e nell'altro caso

il processo era presto fatto. Il ministro diceva una sola parola:

Impiccate! s'invitava il re a venire a vedere questa funzione. Il re

veniva languidamente, si metteva in buon posto per vedere l'operazione

in tutte le sue minuzie: ciò lo distraeva sempre un poco, e gli faceva

tollerare l'assedio con pazienza; ma ciò non gl'impediva di annoiarsi

mortalmente, e di parlare tutti i momenti del suo ritorno a Parigi; di

modo che, se i messaggieri, o i spioni fossero mancati, Sua Eccellenza,

ad onta di tutta la sua immaginazione, si sarebbe ritrovato molto

imbarazzato.

Ciò non ostante il tempo passava, i Roccellesi non si arrendevano,

l'ultimo spione che era stato preso aveva una lettera. Questa diceva

bene a Buckingham che la città era agli ultimi estremi, ma invece

di soggiugnere: «Se il vostro soccorso non giugne prima di quindici

giorni, noi ci arrenderemo», soggiungeva semplicemente «Se il vostro

soccorso non giugne prima di quindici giorni, quando arriverà, noi

saremo tutti morti dalla fame».

I Roccellesi non avevano dunque altra speranza che in Buckingham;

Buckingham era il loro salvatore. Era evidente che se un giorno essi

sapevano in modo sicuro che non potevano più contare su Buckingham, il

loro coraggio sarebbe caduto colla loro speranza.

Il ministro aspettava dunque con grande impazienza le notizie

d'Inghilterra che gli annunziassero che Buckingham non verrebbe più.

La quistione di prendere la città di viva forza era stata più d'una

volta dibattuta nel consiglio del re, ma era sempre stata ributtata.

Primieramente la Rochelle sembrava impenetrabile; quindi il ministro,

che che ne dicesse, sapeva bene che l'orrore del sangue sparso in

questo incontro, in cui i Francesi dovevano battersi contro i Francesi,

era un movimento retrogrado di sessant'anni, impresso alla politica,

e il ministro era in quell'epoca ciò che in oggi si chiama un uomo di

progresso. In fatti, il saccheggio della Rochelle, e il massacro di tre

o quattro mila ugonotti che si fossero fatti uccidere, rassomigliava

troppo, nel 1628, al massacro del San Bartolomeo nel 1572. Finalmente,

oltre a tuttociò, questo mezzo estremo al quale il re, quantunque buon

cattolico, non ripugnava menomamente, veniva sempre a vuoto contro

l'argomento dei generali assedianti che dicevano! «La Rochelle non si

può prendere in altro modo che con la fame».

Il ministro non poteva allontanare dal suo spirito il timore in cui lo

gettava il suo terribile emissario: poichè aveva compreso, egli pure,

le strane proposizioni di questa donna, ora serpente, ora lionessa.

L'aveva ella tradito? era ella morta? In ogni caso egli la conosceva

abbastanza per sapere che agendo per lui, o contro lui, amica o

nemica essa non rimarrebbe immobile senza grandi impedimenti: ma donde

venivano questi impedimenti? era ciò che non poteva sapere.

Del resto egli contava, e con ragione, sopra milady, poichè aveva

indovinato, negli antecedenti di questa donna, delle cose così

terribili che appena il suo alto grado poteva coprire; e sentiva che

per una causa, o per l'altra, questa donna era a lui venduta, non

potendo ritrovare che in lui un appoggio superiore al pericolo che la

minacciava.

Risolse dunque di fare la guerra egli solo, e di non aspettare nessun

estraneo soccorso che come una eventualità favorevole. Continuò a far

lavorare la famosa diga che doveva affamare la Rochelle, e frattanto

gettò gli occhi su questa disgraziata città che racchiudeva tante

profonde miserie, e tante eroiche virtù, e ricordandosi il motto di

Luigi XI, suo predecessore politico, come egli fu il predecessore

di Robespierre, si ricordò questa massima del compare di Tristan:

«Dividere per regnare».

Enrico IV assediando Parigi faceva gettare per di sopra alle mura del

pane e dei viveri. Il ministro fece gettare dei piccioli biglietti

nei quali rappresentava ai Roccellesi come la condotta dei loro

capi era ingiusta, egoista e barbara. Questi capi avevano del grano

in abbondanza, e non lo dividevano; essi adottavano per massima,

poichè essi pure avevano delle massime, che poco importava che le

donne, i fanciulli ed i vecchi morissero, purchè gli uomini che

dovevano difendere le mura, fossero forti e ben nutriti. Fin là, sia

attaccamento sia impotenza di reagire contro essa, questa massima,

senza essere generalmente adottata, era però passata dalla teoria

alla pratica; ma i biglietti vennero a portarvi del danno. I biglietti

ricordavano agli uomini che questi fanciulli, che questi vecchi, che

queste donne che si lasciavano morire, erano i loro figli, le loro

mogli, i loro padri; che sarebbe più giusto che ciascuno fosse ridotto

alla comune miseria affinchè una stessa posizione facesse prendere

risoluzioni unanimi.

Ma al momento in cui il ministro vedeva già fruttare il suo espediente,

e si applaudiva di averlo messo in uso, un abitante della Rochelle,

che era potuto passare attraverso le file dei realisti, Dio sa come,

tanto era grande e triplicata la sorveglianza di Bassompierre, di

Schomberg, e del duca d'Angouléme, sorvegliati essi stessi dal

ministro; un abitante della Rochelle, dicevamo, entrò in Città

venendo da Portsmouth, dicendo che aveva veduta una flotta magnifica

pronta a mettere alle vele prima di otto giorni. Di più, Buckingham

annunziava al governatore, che la gran lega contro la Francia stava

per dichiararsi, e che il regno stava per essere investito nello stesso

tempo dalle armate inglesi, spagnole, ed imperiali. Questa lettera fu

letta pubblicamente su tutte le piazze, ne fu affissa una copia agli

angoli delle strade, e quelli che tentavano di aprire delle trattative,

risoluti di aspettare questo soccorso così prontamente annunziato, le

interruppero.

Questa impreveduta circostanza ridestò in Richelieu le sue primiere

inquietudini, e lo forzò a rivoltare di nuovo i suoi occhi dall'altra

parte del mare.

In questo mentre, eccetto le inquietudini del suo solo e vero capo,

l'armata realista menava gioconda vita; i viveri non mancavano al

campo, e neppure il danaro. Tutti i corpi rivalizzavano d'audacia e di

allegria. Prendere degli spioni e impiccarli, fare delle spedizioni

azzardate sulla diga, o sul mare, immaginare delle follie, eseguirle

freddamente, tale era il passatempo che faceva trovar corti all'armata

questi giorni così lunghi, non solamente per i Roccellesi, che erano

corrosi dalla fame e dall'ansietà, ma ancora pel ministro che li

bloccava così strettamente.

Qualche volta quando il ministro, cavalcando sempre come l'ultimo

gendarme dell'armata, girava il suo sguardo pensieroso sopra queste

operazioni così lente a seconda del suo desiderio, che elevavano

sotto i suoi ordini gl'ingegneri che faceva venire da tutti gli angoli

della Francia; se si incontrava in un moschettiere della compagnia di

Tréville, egli si avvicinava a lui, e lo guardava in modo singolare,

e non lo riconoscendo per uno dei nostri quattro compagni, lasciava

andare altrove il suo sguardo profondo, e il suo vasto pensiero.

Un giorno in cui divorato da una noia mortale, senza speranze di

trattative con la città, senza notizie dell'Inghilterra, il ministro

era uscito col solo scopo di uscire accompagnato soltanto da Cahusac

e da Houdinière lungo la spiaggia, unendo l'immensità delle sue idee

colla immensità dell'Oceano, giunse, al piccolo passo del suo cavallo,

sopra una collina, di dove scoprì dietro una siepe, sdraiati sull'erba,

e al sicuro da un troppo gran sole, sotto l'ombra di un gruppo di

alberi, sette uomini circondati da bottiglie vuote. Quattro di questi

uomini erano i nostri moschettieri, intenti ad ascoltare la lettura di

una lettera che uno di essi aveva ricevuta; questa lettera era così

importante, che aveva fatto abbandonare sopra un sasso le carte e i

dadi. Gli altri tre erano occupati a levare il tappo ad una enorme

damigiana di vino di Collioure; erano i lacchè di questi signori.

I tre moschettieri, vol. IV · 第 1 / 13 段