CLELIA _e_ MARIO.
_Clelia_
_(animata da un repentino coraggio, come se a un tratto avesse la
coscienza d'un diritto)_ Ebbene, mi ascolterai tu! Avevo osato di venire
in casa di tua madre e avevo chiesto di parlare a lei perchè, nonostante
l'orrore che... in altri tempi... ho potuto destare in quella onesta
signora, io adesso dovevo contare più sulla bontà del cuor suo che sulla
sprezzante indifferenza del tuo. Sono dieci mesi, Mario, che ti chiamo,
che ti cerco inutilmente; sono dieci lunghi terribili mesi che ti
nascondi a me, che mi fuggi come se io fossi una femmina infame!
_Mario_
_(freddo, ma in tono amichevole)_ Una volta che io avevo deciso di
finirla, sarebbe stata un'imprudenza il rivederti. Quella sera,... la
sera della tua festa... uscendo dalla casa dove quel Carsanti era il tuo
signore, giurai di non entrarvi mai più. Il giorno dopo, potetti
raggranellare un po' di denaro, affidai mia madre... a una giovinetta, a
una nostra vicina, e partii, partii per non aver sùbito la tentazione di
ritornare a te. Più tardi, quando fui obbligato a riunirmi con mia
madre, resistetti alla tentazione. Me ne tormentai, non lo nego, ma
vinsi, e mantenni il giuramento pel bene di tutti.
_Clelia_
Pel mio bene anche!?
_Mario_
Sì. Ti lasciavo finalmente libera... libera di disporre, come meglio ti
piacesse, della tua vita.
_Clelia_
_(scrollando il capo e sforzandosi di serbarsi tranquilla)_ Ma... tu
sapevi che m'ero fatta scacciare da quell'uomo proprio la sera in cui ti
vidi per l'ultima volta, senza sospettare menomamente il tuo abbandono.
Di': tu lo sapevi:... io te l'avevo scritto.
_Mario_
_(calmo)_ Me l'avevi scritto: lo sapevo.
_Clelia_
E tu sapevi pure la ragione... _la ragione_ per cui m'ero fatta
scacciare. Io te l'avevo scritta.
_Mario_
_(paziente)_ Me l'avevi scritta; ma io non t'avevo creduta.
_Clelia_
Avrei dovuto, dunque, quella sera stessa, dopo la scena disgustevole,
piombarti addosso come se avessi preteso qualche cosa da te, come se
avessi voluto vantarmi del mio eroismo, come se avessi voluto
chiedertene il premio?... È questo, forse, che avrei dovuto fare?
_Mario_
Sarebbe stato inutile: non ti avrei creduta.
_Clelia_
_(rabbrividendo)_ Mario!... io ti comprendo: tu rispondi così per
prepararmi a uno scetticismo anche più crudele. Tu hai già capito, non è
vero?, perchè io abbia risoluto di bussare alla tua porta; tu hai già
capito che io non sono tanto sciocca da voler tentare la riconquista del
tuo cuore; Mario _(afferrandogli le mani)_ tu lo hai già capito: io
vengo a parlarti soltanto di nostro figlio!
_Mario_
_(stringendosi nelle spalle, crudelmente)_ Nostro!
_Clelia_
_(con uno sforzo d'amarezza)_ Ah! l'avevo preveduto!
_Mario_
_(Pausa. Con sforzo di pazienza)_ Insomma, Clelia, cerchiamo di
abbreviare questo colloquio increscioso. Riassumi le tue idee, e dimmi
con calma: da me tu che pretendi?
_(Il dialogo diventa man mano concitato, febbrile, incalzante.)_
_Clelia_
Nulla pretendo. Io desidero, innanzi tutto, di convincerti che il mio
bambino è _tuo_.
_Mario_
Non puoi convincermene.
_Clelia_
Ma perchè non posso? Perchè? Pensaci bene, Mario: la nostra relazione
non è rotta che da dieci mesi, e precisamente domani saranno passati due
mesi -- m'intendi? -- da che il bambino m'è nato. Se anche tu,
cinicamente, volessi fingere d'ignorare, se anche ignorassi davvero la
miseria squallida che da quando mi lasciasti io ho preferito a ogni
risorsa losca, a ogni mezzo consigliatomi dalla mia trista esperienza, a
ogni utile transazione, non potresti negare ciò che le date, innegabili,
ti accertano.
_Mario_
Le date sono contro di te.
_Clelia_
Come!
_Mario_
Sino a dieci mesi fa, tu eri amante mia e di Carsanti.
_Clelia_
Amante di lui, no!
_Mario_
Evvia!
_Clelia_
Tu ricordi in che modo esclusivo io ti amavo.
_Mario_
Chiacchiere!...
_Clelia_
Tu ricordi la singolarità della mia esistenza....
_Mario_
Chiacchiere che hanno fatto il loro tempo!
_Clelia_
Eppure, ti è noto che se non avessi fidato nella rassegnazione di
quell'uomo strano e vanitoso, io non mi sarei mai legata a lui dopo di
averti conosciuto.
_Mario_
A me è noto solamente che a _lui_ ti legasti.
_Clelia_
Ma con quali speranze?!
_Mario_
Speranze inverosimili!
_Clelia_
È vero....
_Mario_
Ne convieni.
_Clelia_
Ne convengo perchè, difatti, ebbi a persuadermi che m'ero illusa....
_Mario_
E allora, che mi vai affastellando? Questa tale illusione svanì proprio
quando diventasti veramente sua.
_Clelia_
Ma appunto per non diventare veramente sua io mi feci scacciare da lui,
di notte, come una serva ladra!
_Mario_
Non ti ho creduta quando me l'hai scritto, non ti credo ora, non ti
crederò mai!
_Clelia_
_(con impeto di disperazione)_ Io, dunque, debbo rinunziare al sogno di
ridare il padre al mio bambino, debbo rinunziare al sogno di
assicurargli una guida, un avvenire, un nome?... Dio, Dio mio, aiutatemi
voi, aiutatemi voi! _(Pausa. Poi, prendendogli dolcemente le braccia, le
mani, circondandolo amorosamente)_ Mario, ho tanto sofferto, e ho
sofferto in pace, per mettere al mondo quel piccino che, pensavo,
sarebbe stata la continuazione della parte migliore della mia vita. Ero
sola, ero malata, accettavo il soccorso offertomi da qualcuna delle mie
amiche d'una volta -- domandane al dottor Fonseca -- e ne arrossivo, mi
umiliavo, sì, mi umiliavo; ma da una intima soddisfazione ero animata e
confortata... perchè?... perchè sentivo nelle viscere il frutto, il
tesoro del nostro amore!
_Mario_
_(svincolandosi senza violenza)_ Clelia....
_Clelia_
No, non aver paura.... Non saprei più sedurti... Sono diventata un
cencio.... E non attraverso la mia persona ammiserita tu devi beneficare
quel poverino.... No... la mia persona esiste già così poco e non vale
più niente e non spera e non esige niente per sè, ed è disposta a ogni
sacrifizio purchè _egli_ sia salvato e salvato da te.
_Mario_
_(dibattendosi tra due sentimenti opposti)_ Clelia, non parlarmi con
tanta dolcezza....
_Clelia_
E tu non forzare al cinismo la tua natura nobile.... Essa, me ne
accorgo, non mi accusa di menzogna.... Mario, Mario mio, lasciati
commuovere... cedi alla tua indole... liberami da queste pene atroci...
dimmi che salverai il mio angelo, che lo accoglierai, che lo assisterai,
che gli vorrai bene... che gli sarai padre. _(Lo guarda ansiosamente e
angosciosamente negli occhi.)_
_Mario_
_(che s'era commosso, torna ora ad avere sul viso l'espressione del
fastidio e della rigidezza crudele.)_ No, no, non voglio, non posso!
_Clelia_
_(se ne sente schiacciata.)_ Ah!