SCENA VI.

CLELIA _e_ MARIO.

_Clelia_

_(animata da un repentino coraggio, come se a un tratto avesse la

coscienza d'un diritto)_ Ebbene, mi ascolterai tu! Avevo osato di venire

in casa di tua madre e avevo chiesto di parlare a lei perchè, nonostante

l'orrore che... in altri tempi... ho potuto destare in quella onesta

signora, io adesso dovevo contare più sulla bontà del cuor suo che sulla

sprezzante indifferenza del tuo. Sono dieci mesi, Mario, che ti chiamo,

che ti cerco inutilmente; sono dieci lunghi terribili mesi che ti

nascondi a me, che mi fuggi come se io fossi una femmina infame!

_Mario_

_(freddo, ma in tono amichevole)_ Una volta che io avevo deciso di

finirla, sarebbe stata un'imprudenza il rivederti. Quella sera,... la

sera della tua festa... uscendo dalla casa dove quel Carsanti era il tuo

signore, giurai di non entrarvi mai più. Il giorno dopo, potetti

raggranellare un po' di denaro, affidai mia madre... a una giovinetta, a

una nostra vicina, e partii, partii per non aver sùbito la tentazione di

ritornare a te. Più tardi, quando fui obbligato a riunirmi con mia

madre, resistetti alla tentazione. Me ne tormentai, non lo nego, ma

vinsi, e mantenni il giuramento pel bene di tutti.

_Clelia_

Pel mio bene anche!?

_Mario_

Sì. Ti lasciavo finalmente libera... libera di disporre, come meglio ti

piacesse, della tua vita.

_Clelia_

_(scrollando il capo e sforzandosi di serbarsi tranquilla)_ Ma... tu

sapevi che m'ero fatta scacciare da quell'uomo proprio la sera in cui ti

vidi per l'ultima volta, senza sospettare menomamente il tuo abbandono.

Di': tu lo sapevi:... io te l'avevo scritto.

_Mario_

_(calmo)_ Me l'avevi scritto: lo sapevo.

_Clelia_

E tu sapevi pure la ragione... _la ragione_ per cui m'ero fatta

scacciare. Io te l'avevo scritta.

_Mario_

_(paziente)_ Me l'avevi scritta; ma io non t'avevo creduta.

_Clelia_

Avrei dovuto, dunque, quella sera stessa, dopo la scena disgustevole,

piombarti addosso come se avessi preteso qualche cosa da te, come se

avessi voluto vantarmi del mio eroismo, come se avessi voluto

chiedertene il premio?... È questo, forse, che avrei dovuto fare?

_Mario_

Sarebbe stato inutile: non ti avrei creduta.

_Clelia_

_(rabbrividendo)_ Mario!... io ti comprendo: tu rispondi così per

prepararmi a uno scetticismo anche più crudele. Tu hai già capito, non è

vero?, perchè io abbia risoluto di bussare alla tua porta; tu hai già

capito che io non sono tanto sciocca da voler tentare la riconquista del

tuo cuore; Mario _(afferrandogli le mani)_ tu lo hai già capito: io

vengo a parlarti soltanto di nostro figlio!

_Mario_

_(stringendosi nelle spalle, crudelmente)_ Nostro!

_Clelia_

_(con uno sforzo d'amarezza)_ Ah! l'avevo preveduto!

_Mario_

_(Pausa. Con sforzo di pazienza)_ Insomma, Clelia, cerchiamo di

abbreviare questo colloquio increscioso. Riassumi le tue idee, e dimmi

con calma: da me tu che pretendi?

_(Il dialogo diventa man mano concitato, febbrile, incalzante.)_

_Clelia_

Nulla pretendo. Io desidero, innanzi tutto, di convincerti che il mio

bambino è _tuo_.

_Mario_

Non puoi convincermene.

_Clelia_

Ma perchè non posso? Perchè? Pensaci bene, Mario: la nostra relazione

non è rotta che da dieci mesi, e precisamente domani saranno passati due

mesi -- m'intendi? -- da che il bambino m'è nato. Se anche tu,

cinicamente, volessi fingere d'ignorare, se anche ignorassi davvero la

miseria squallida che da quando mi lasciasti io ho preferito a ogni

risorsa losca, a ogni mezzo consigliatomi dalla mia trista esperienza, a

ogni utile transazione, non potresti negare ciò che le date, innegabili,

ti accertano.

_Mario_

Le date sono contro di te.

_Clelia_

Come!

_Mario_

Sino a dieci mesi fa, tu eri amante mia e di Carsanti.

_Clelia_

Amante di lui, no!

_Mario_

Evvia!

_Clelia_

Tu ricordi in che modo esclusivo io ti amavo.

_Mario_

Chiacchiere!...

_Clelia_

Tu ricordi la singolarità della mia esistenza....

_Mario_

Chiacchiere che hanno fatto il loro tempo!

_Clelia_

Eppure, ti è noto che se non avessi fidato nella rassegnazione di

quell'uomo strano e vanitoso, io non mi sarei mai legata a lui dopo di

averti conosciuto.

_Mario_

A me è noto solamente che a _lui_ ti legasti.

_Clelia_

Ma con quali speranze?!

_Mario_

Speranze inverosimili!

_Clelia_

È vero....

_Mario_

Ne convieni.

_Clelia_

Ne convengo perchè, difatti, ebbi a persuadermi che m'ero illusa....

_Mario_

E allora, che mi vai affastellando? Questa tale illusione svanì proprio

quando diventasti veramente sua.

_Clelia_

Ma appunto per non diventare veramente sua io mi feci scacciare da lui,

di notte, come una serva ladra!

_Mario_

Non ti ho creduta quando me l'hai scritto, non ti credo ora, non ti

crederò mai!

_Clelia_

_(con impeto di disperazione)_ Io, dunque, debbo rinunziare al sogno di

ridare il padre al mio bambino, debbo rinunziare al sogno di

assicurargli una guida, un avvenire, un nome?... Dio, Dio mio, aiutatemi

voi, aiutatemi voi! _(Pausa. Poi, prendendogli dolcemente le braccia, le

mani, circondandolo amorosamente)_ Mario, ho tanto sofferto, e ho

sofferto in pace, per mettere al mondo quel piccino che, pensavo,

sarebbe stata la continuazione della parte migliore della mia vita. Ero

sola, ero malata, accettavo il soccorso offertomi da qualcuna delle mie

amiche d'una volta -- domandane al dottor Fonseca -- e ne arrossivo, mi

umiliavo, sì, mi umiliavo; ma da una intima soddisfazione ero animata e

confortata... perchè?... perchè sentivo nelle viscere il frutto, il

tesoro del nostro amore!

_Mario_

_(svincolandosi senza violenza)_ Clelia....

_Clelia_

No, non aver paura.... Non saprei più sedurti... Sono diventata un

cencio.... E non attraverso la mia persona ammiserita tu devi beneficare

quel poverino.... No... la mia persona esiste già così poco e non vale

più niente e non spera e non esige niente per sè, ed è disposta a ogni

sacrifizio purchè _egli_ sia salvato e salvato da te.

_Mario_

_(dibattendosi tra due sentimenti opposti)_ Clelia, non parlarmi con

tanta dolcezza....

_Clelia_

E tu non forzare al cinismo la tua natura nobile.... Essa, me ne

accorgo, non mi accusa di menzogna.... Mario, Mario mio, lasciati

commuovere... cedi alla tua indole... liberami da queste pene atroci...

dimmi che salverai il mio angelo, che lo accoglierai, che lo assisterai,

che gli vorrai bene... che gli sarai padre. _(Lo guarda ansiosamente e

angosciosamente negli occhi.)_

_Mario_

_(che s'era commosso, torna ora ad avere sul viso l'espressione del

fastidio e della rigidezza crudele.)_ No, no, non voglio, non posso!

_Clelia_

_(se ne sente schiacciata.)_ Ah!

Una donna · 第 51 / 65 题