— Guarda! ho un'idea, diss'egli.
— Questo è già qualche cosa; io ne ho neppur l'ombra, disse freddamente
Athos; ma in quanto a d'Artagnan, signori, egli è pazzo. Mille lire! io
dichiaro che, pel mio solo equipaggio, non mi bastano due mila lire.
— Quattro volte due fa otto, disse allora Aramis; dunque sono ottomila
lire che ci abbisognano pel nostro equipaggio, sul quale è però vero
che non si devono calcolare le selle.
— Più, disse Porthos, aspettando, per mettere questo pensiero in mezzo
pieno di avvenire, che d'Artagnan, che andava a ringraziare il signor
de Tréville, avesse chiusa la porta, più, disse, il bel diamante che
brilla sul dito del nostro amico. Che diavolo, d'Artagnan è troppo buon
camerata per lasciare i suoi fratelli negli imbarazzi, quando porta al
suo dito medio di che riscattare un re!
CAPITOLO XXIX.
LA CACCIA PER EQUIPAGGIARSI
Il più preoccupato dei quattro amici era certamente d'Artagnan,
quantunque d'Artagnan nella sua qualità di guardia, fosse più facile ad
equipaggiarsi di quella che i moschettieri, che erano tutti signori;
ma il nostro cadetto di Guascogna era, come si è potuto vedere, di un
carattere previdente e quasi avaro, e con ciò (spiegate i contrarii)
glorioso quasi al punto da superare Porthos. A questa preoccupazione
della sua varietà, d'Artagnan congiungeva in questo momento
un'inquietudine non meno egoista. Per quante informazioni avesse potuto
prendere sopra la signora Bonacieux, non era giunto a saperne novella
alcuna: il signor de Tréville ne aveva parlato alla regina; la regina
ignorava ciò che fosse accaduto alla giovane merciaia, e aveva promesso
di farne delle ricerche. Ma questa promessa era ben vaga, e non
tranquillizzava punto d'Artagnan.
Athos non sortiva di camera, egli aveva risoluto di non arrischiare una
mossa di gambe per equipaggiarsi.
— Ci rimangono quindici giorni, diceva egli ai suoi amici. Ebbene! se
in capo a questi quindici giorni io non avrò ritrovato niente, o per
meglio dire, se in capo a quindici giorni non è venuto a ritrovarmi
niente, essendo troppo buono cattolico per spaccarmi la testa con un
colpo di pistola, andrò a muover lite a quattro guardie del ministro, o
ad otto Inglesi, e mi batterò fino a che ne ritrovi uno che mi uccida,
cosa che nella quantità non può a meno di accadermi. Allora si dirà che
io sono morto pel servizio, senza aver bisogno di equipaggiarmi.
Porthos continuava a passeggiare colle mani dietro il dorso, scuotendo
la testa di alto in basso, dicendo:
— Io seguirò la mia idea.
Aramis, pensieroso e mal pettinato, non diceva niente.
Si può conoscere da questi disastrosi particolari che nella comunità vi
regnava la desolazione.
I lacchè, per parte loro, come i cavalli d'Ippolito, divenivano la
trista pena dei loro padroni. Mousqueton faceva delle provvigioni
di croste; Bazin, che era sempre stato molto devoto, non lasciava
più le chiese; Planchet guardava le mosche a volare, e Grimaud, che
la tristezza generale non poteva risolverlo a rompere il silenzio
impostogli dal suo padrone, mandava dei sospiri da intenerire le
pietre. I tre amici, poichè, come abbiamo detto, Athos aveva giurato
di non fare un passo per equipaggiarsi, i tre amici sortivano di
buon mattino, e rientravano molto tardi. Essi andavano errando per le
strade, guardando sui lastricati per vedere se qualcuno nel passare
avesse perduto la borsa. Si sarebbe detto ch'essi cercavano le pedate
di qualcuno, tanto erano attenti in ogni luogo ove andavano. Quando
s'incontravano, si davano degli sguardi desolati che volevano dire: hai
tu ritrovato qualche cosa?
Però siccome Porthos aveva ritrovata la sua prima idea, e siccome
l'aveva seguita con persistenza, fu il primo ad agire. Questo degno
Porthos era un uomo di esecuzione. D'Artagnan lo scoperse un giorno che
s'incamminava verso la chiesa di S. Leo, e lo seguì instintivamente;
egli entrò nel luogo santo dopo essersi rialzati i baffi, e allungato
il pizzo, cosa che annunziava sempre in lui l'intenzione di una
conquista. Siccome d'Artagnan prendeva tutte le precauzioni per non
farsi scorgere, Porthos credè di non essere stato veduto. D'Artagnan
entrò dietro di lui. Porthos andò ad appoggiarsi ad una pila;
d'Artagnan sempre inosservato si appoggiò all'altra.
Precisamente vi era la predica, cosa che faceva che la chiesa fosse
molto popolata. Porthos profittò della circostanza per adocchiare
le donne: mercè la buona cura di Mousqueton, l'esterno era ben lungi
d'annunziare la miseria dell'interno; il suo cappello di feltro era un
poco spelato, la sua piuma era un poco tarlata, i suoi galloni erano un
poco oscurati, i suoi merletti erano un poco spiegati, ma nella mezza
luce, tutte queste bagattelle scomparivano, e Porthos era sempre il bel
Porthos.
D'Artagnan rimarcò, sul banco il più vicino alla pila a cui Porthos
si era appoggiato, una specie di bellezza matura, un poco gialla, un
poco secca, ma diritta e altera sotto la sua cuffia nera. Gli occhi di
Porthos si abbassavano furtivamente sopra questa dama, quindi a guisa
di farfalla andavano vagando luogo tutta la navata.
Dal canto suo, la donna, che di tempo in tempo arrossiva, lanciava,
colla rapidità del lampo, un colpo d'occhio sul volubile Porthos, e
tosto gli occhi di Porthos giravano col maggior furore. Era chiaro che
quello era un maneggio che colpiva al vivo la donna della nera cuffia,
poichè si andava mordendo le labbra fino a far sangue, si grattava la
punta del naso, e si dimenava disperatamente sulla sua sedia.
Porthos vedendo ciò, rialzò di nuovo i suoi baffi, allungò una seconda
volta il suo pizzo, e ai mise a far dei segni ad una bella dama che
stava vicino al coro, e che non solo era una bella dama, ma anche una
gran dama senza dubbio, poichè aveva dietro a se un moro che le aveva
portato il cuscino sul quale stava inginocchiata, ed una cameriera, che
teneva una borsa con sopra un'arme ricamata, entro cui stava il libro
nel quale leggeva le sue preghiere.
La dama della cuffia nera seguì lo sguardo di Porthos in tutti i suoi
giri, e riconobbe che si fermava sulla dama dal cuscino di velluto, dal
moro e dalla cameriera.
In questo mentre Porthos giuocava a giuoco chiuso: erano gli occhi che
andavano socchiudendosi, le dita che si posavano sulle labbra, che si
atteggiavano a piccoli sorrisi che realmente assassinavano la bella
disprezzata.
Così ella pronunziò ad alta voce, battendosi il petto come dicesse _mea
culpa_, un hum! talmente vigoroso, che tutti, anche la dama dal cuscino
rosso, si voltarono dalla sua parte. Porthos tenne fermo, egli aveva
ben capito, ma finse di non avere inteso.
La dama del cuscino rosso fece un grande effetto, poichè era molto
bella; un grande effetto sulla dama della cuffia nera, che vide
in quella una rivale veramente da temersi: un grande effetto sopra
Porthos, che la ritrovò molto più giovane e più bella della dama della
cuffia nera; un grande effetto sopra d'Artagnan, che riconobbe in
essa la dama di Méung, di Calais e di Douvres, che il suo persecutore,
l'uomo della cicatrice, aveva salutata col suo nome di milady.
D'Artagnan, senza perdere di vista la dama dal cuscino rosso, continuò
a seguire il maneggio di Porthos, che molto lo divertiva, credè
indovinare che la dama della cuffia nera era la procuratrice della
strada degli Orsi, tanto più che la chiesa di S. Leo non era molto
lontana dalla detta strada.
Egli indovinò allora per induzione che Porthos cercava di prendere la
rivincita sulla sconfitta di Chantilly, allorchè la procuratrice si era
mostrata così recalcitrante sul conto della sua corsa.
Ma in mezzo a tutto questo, d'Artagnan rimarcò eziandio che neppure una
signora corrispondeva alle galanterie di Porthos. Non erano che chimere
ed illusioni; ma per un vero amore, per una vera gelosia vi sono forse
altre realità che le illusioni e le chimere?
La predica finì: la procuratrice si avanzò verso la pila; Porthos
vi andò avanti, e invece di un dito v'immerse tutta la mano. La
procuratrice sorrise, credendo che Porthos facesse le spese per lei;
ma ella fu prontamente e crudelmente disingannata; quand'ella non fu
più che a tre passi da lui, egli si rivoltò fissando inamovibilmente
gli occhi sulla dama dal cuscino rosso, che si era alzata, e che si
avvicinava, seguita dal suo moro e dalla sua cameriera.
Allorquando la dama dal cuscino rosso fu vicino a Porthos, egli cavò
la sua mano tutta grondante di acqua benedetta e la offrì alla gran
dama, la bella devota toccò colla sua mano affilata la grossa mano di
Porthos, fece sorridendo il segno di croce, e sortì dalla Chiesa.
Questo fu troppo per la procuratrice: ella non dubitò più che questa
dama e Porthos fossero in galante intelligenza. Se ella fosse stata una
gran dama, si sarebbe svenuta; ma siccome non era che una procuratrice,
si contentò di dire al moschettiere, con un furore concentrato:
— Ebbene! signor Porthos, voi non mi offrite neppur l'acqua benedetta?
Al suono di questa voce Porthos fece un movimento di sussulto, che
farebbe un uomo che si svegliasse dopo un sonno di cento anni.
— Ma.. signora!... siete veramente voi! come sta vostro marito, quel
caro sig. Coquenard? È sempre così ladro come era? E dove aveva io
dunque gli occhi che non vi ho neppur veduta durante le due ore che è
durata la predica?
— Io era due passi da voi, signore, rispose la procuratrice, ma voi
non mi avete veduta, perchè non avevate gli occhi che per la dama, alla
quale avete offerta l'acqua benedetta.
Porthos finse di essere imbarazzato.
— Ah! diss'egli, voi avete rimarcato...
— Bisognava esser ciechi per non vederlo.
— Oh! disse negligentemente Porthos, è una duchessa mia amica, colla
quale ho gran difficoltà ad incontrarmi, a causa della gelosia di
suo marito, e che mi aveva fatto prevenire che sarebbe venuta oggi,
nient'altro che per vedermi, in fondo a questo quartiere perduto.
— Sig. Porthos, avreste voi la bontà d'offrirmi il vostro braccio per
cinque minuti, avrei da parlarvi volentieri.
— Come dunque! disse Porthos facendo a se stesso l'occhietto come un
giuocatore che ride per l'inganno che sta per fare.
In questo mentre passava d'Artagnan che seguiva milady: egli gettò
uno sguardo dalla parte di Porthos, e vide questo colpo d'occhio
trionfante.
— Eh! eh! diss'egli a se stesso ragionando nel senso della strana
morale, troppo corriva in quell'epoca, ecco uno che potrà essere
equipaggiato nel tempo voluto.
Porthos cedendo alla pressione del braccio della procuratrice come una
barca cede al timone, giunse al chiostro di Santa Gloria, passaggio
poco frequentato, e chiuso da una sbarra alle due estremità. Nel giorno
non vi si vedevano che mendicanti a mangiare, e ragazzacci a giuocare.
— Ah! sig. Porthos! gridò la procuratrice, quando si fu assicurata che
non poteva essere veduta da nessuno estraneo alla popolazione abituale
della località: ah! signor Porthos, voi siete un gran vincitore, a
quanto pare!
— Io, signora? disse Porthos pavoneggiandosi, e perchè ciò?
— E i segni di poco fa, e l'acqua benedetta? Ma è una principessa, per
lo meno, questa dama col suo moro e la sua cameriera!
— Ma, voi v'ingannate, mio Dio! non è che bonariamente una duchessa.
— E il lacchè l'aspettava alla porta! è quella carrozza col cocchiere
in gran livrea che l'attendeva dal suo seggio?
Porthos non aveva veduto nè lacchè, nè carrozza, nè cocchiere, ma la
sig. Coquenard col suo sguardo geloso aveva veduto tutto.
Porthos fu dolente di non aver creata di primo colpo principessa la
dama dal cuscino rosso.
— Mio Dio! in che modo gli uomini dimenticano presto! gridò la
procuratrice levando gli occhi al cielo.
— Ma voi capirete, con un fisico come quello che mi ha dato la natura,
non mi possono mancare avventure galanti.
— Ah voi siete l'uomo prediletto delle belle, signor Porthos,
riprese con un sospiro la procuratrice, e come tutti gli altri uomini
dimenticate presto una per l'altra!
— Meno presto però che le donne, mi sembra, rispose Porthos. Poichè
finalmente io, signora, io posso dire che sono stato la vostra vittima,
allorchè, ferito, moribondo, mi sono veduto abbandonare dai chirurgi.
Io, il rampollo di una illustre famiglia, che mi era affidato alla
vostra amicizia, poco è mancato che prima non moriva per le mie ferite,
e in seguito per la fame in una cattiva osteria di Chantilly; e tutto
ciò senza che voi vi degnaste di rispondere neppure una sola volta alle
ardenti lettere che vi ho scritte.
— Ma, sig. Porthos... mormorò la procuratrice, che giudicandosi dalla
condotta delle grandi dame di quell'epoca, sentiva di aver torto.
— Io che aveva sagrificato per voi la contessa de Pannaflor!
— Lo so bene.
— La baronessa de...
— Sig. Porthos, non mi opprimete.
— La contessa de...
— Sig. Porthos siate generoso!
— Avete ragione, signora, e non finirò.
— Ma è mio marito che non vuole intendere di prestare.
— Signora Coquenard, disse Porthos, ricordatevi la prima lettera che mi
avete scritta, e che io conservo scolpita nella mia memoria.
La procuratrice mandò un gemito.
— Ma è pure perchè la somma che domandavate in prestito era un poco
troppo forte.
— Signora Coquenard, io vi dava la preferenza. Non avrei avuto che a
scrivere alla duchessa de... Io non voglio dire il suo nome, perchè
non so che cosa vuol dire compromettere una donna; ma ciò che io so,
è che non avrei avuto che a scriverle perchè me ne mandasse mille e
cinquecento.
La procuratrice versò una lagrima.
— Sig. Porthos, diss'ella, io vi giuro che voi mi avete grandemente
punita, e che, se in avvenire vi avreste a ritrovare in simili
circostanze, non avreste che a rivolgervi a me.
— Finiamo dunque, disse Porthos come stomacato, non parliamo più di
danaro, se vi piace, è una cosa umiliante per me.
— Così, voi dunque non mi amate più? disse lentamente e tristamente la
procuratrice.
Porthos conservò un maestoso silenzio.
— È così che voi mi rispondete? Ahimè! capisco tutto.
— Pensate all'offesa che mi avete fatta, signora, essa è rimasta qui,
disse Porthos posandosi la mano sul cuore e comprimendovela fortemente.
— Io la riparerò, vediamo, mio caro Porthos!
— D'altronde che cosa vi domandava io? rispose Porthos con una stretta
di spalle pieno di bonomìa, un imprestito, nient'altro. Sopra tutto
io non sono un uomo irragionevole. Io so che non siete ricca, signora
Coquenard, e che vostro marito è costretto e succhiare il sangue dei
poveri suoi clienti per ricavarne qualche scudo. Oh! se voi foste
contessa, marchesa o duchessa, allora sarebbe un altro affare, e
sareste imperdonabile.
La procuratrice fu punta.
— Sappiate, sig. Porthos, diss'ella, che il mio scrigno, quantunque sia
lo scrigno della moglie di un procuratore, è forse meglio guernito di
quello di certe principesse rovinate.
— Allora voi mi avete fatto una doppia offesa, disse Porthos
sciogliendosi dal braccio della procuratrice; poichè se siete ricca, il
vostro rifiuto non ha più scusa.
— Quando dico ricca, riprese la procuratrice che si accorse di essersi
lasciata trasportare troppo lontano, non bisogna prendere la parola al
piede della lettera. Io non sono precisamente ricca, ma ho tutti i miei
comodi.
— Sentite, signora, disse Porthos, non parliamo più di tutto ciò, ve ne
prego. Voi mi avete mal conosciuto; ogni simpatia è spenta fra noi.
— Ingrato che siete!
— Ah! vi consiglio di lamentarvi! disse Porthos.
— Andate dunque dalla vostra bella duchessa, io non vi trattengo più.
— Eh! non è poi così afflitta, quanto io credeva!
— Andiamo, signor Porthos, anche una volta; e sarà l'ultima: mi amate
voi ancora?
— Ahimè! signora, disse Porthos col tuono il più malinconico che
potesse assumere, quando noi siamo per entrare in campagna, ove tutti i
miei presentimenti mi dicono che sarò ucciso...
— Oh! non dite di simili cose! gridò la procuratrice dando in
singhiozzi.
— E pure qualche cosa me lo dice, continuò Porthos con una sempre
maggiore malinconia.
— Dite piuttosto che avete un nuovo amore.
— No, vi parlo franco. Nessuno nuovo oggetto mi ha ancora toccato, ed
anzi io sento qui, in fondo al cuore, qualche cosa che mi parla per
voi. Ma, fra quindici giorni, come sapete, o forse non sapete ancora,
si apre questa fatal campagna: io dunque sarò in questi orribilmente
preoccupato per equipaggiarmi. Quindi, farò un viaggio presso la mia
famiglia nel fondo della Bretagna, per realizzare la somma necessaria
alla mia partenza.
Porthos rimarcò un'ultima lotta fra l'amore e l'avarizia.
— E siccome, continuò egli, la duchessa che avete veduta in chiesa ha
le sue terre vicine alle mie, così noi faremo il viaggio assieme. I
viaggi, voi lo sapete, sembrano sempre meno lunghi quando si fanno in
due.
— Voi dunque non avete amici a Parigi, signor Porthos? disse la
procuratrice.
— Io ho creduto di averne, disse Porthos riprendendo la sua aria
malinconica, ma ho veduto bene che mi sono ingannato.
— Voi ne avete, signor Porthos, voi ne avete, riprese la procuratrice
in un trasporto che sorprese essa stessa, ritornate domani a casa mia.
Voi siete il figlio di mia zia, per conseguenza mio cugino; voi venite
da Nayon in Piccardia; voi avete molti processi a Parigi, e non avete
il procuratore. Vi ricorderete tutte queste cose?
— Perfettamente, signora.
— Venite all'ora del pranzo.
— Molto bene.
— E tenete fermo davanti a mio marito che è furbo, malgrado i suoi
sessantasei anni.
— Sessantasei anni! peste! la bella età! riprese Porthos.
— La grande età vorrete dire, sig. Porthos; così il povero e caro uomo
può lasciarmi vedova da un momento all'altro, continuò la dama gettando
uno sguardo significativo a Porthos. Fortunatamente che per contratto
di matrimonio noi ci siamo fatti donazione reciproca di tutto.
— Di tutto? disse Porthos.
— Di tutto.
— Voi siete una donna di precauzioni, io lo vedo, mia cara signora
Coquenard, disse Porthos stringendo teneramente la mano alla
procuratrice.
— Noi dunque siamo riconciliati, caro signor Porthos.
— Per tutta la vita, replicò Porthos collo stesso tuono.
— A rivederci adunque, mio traditore.
— A rivederci, adunque mia smemorata.
— A domani, angelo mio!
— A domani, fiamma della mia vita.
CAPITOLO XXX.
MILADY
D'Artagnan aveva seguito milady senza essere scoperto da lei; egli
la vide salire nella sua carrozza e la intese dare al suo cocchiere
l'ordine di andare a S. Germano.
Era inutile il tentar di seguire a piedi una carrozza trasportata al
trotto di due vigorosi cavalli. D'Artagnan ritornò adunque nella strada
Fèrou.
Nella strada di Seine incontrò Planchet che era fermo davanti la
bottega di un pasticciere, e che sembrava in estasi alla vista di una
_brioche_ della forma la più appetitosa.
Egli dette subito a Planchet l'ordine di andare alle scuderie del sig.
de Tréville, e di insellare due cavalli, uno per lui, d'Artagnan,
l'altro per se, Planchet, e di raggiungerlo presso Athos; il sig.
de Tréville, una volta per sempre aveva messo le sue scuderie a
disposizione di d'Artagnan.
Planchet s'incamminò verso la strada del Colombaio, e d'Artagnan verso
la strada Férou. Athos era in casa, vuotando tristamente una delle
bottiglie di quei fumoso vin di Spagna che aveva riportato dal suo
viaggio in Piccardia. Fece segno a Grimaud di portare un bicchiere per
d'Artagnan, e Grimaud obbedì, silenzioso come d'ordinario.
D'Artagnan raccontò allora ad Athos quanto era accaduto in chiesa fra
Porthos e la procuratrice, e come il loro camerata era in quell'ora giù
sulla via per essere probabilmente equipaggiato.
— In quanto a me, a tutto questo racconto, sono ben tranquillo, non
saranno già le donne che faranno le spese del mio equipaggio.
— Eppure, bello, gentile, gran signore come voi siete, mio caro Athos,
non vi sarebbero nè principesse, nè regine al sicuro dei vostri dardi
amorosi.
In questo momento, Planchet presentò modestamente la testa fra la porta
socchiusa, e annunciò al suo padrone che i cavalli erano abbasso.
— Quali cavalli? domandò Athos.
— Due cavalli che il sig. de Tréville mi presta per la passeggiata, e
coi quali voglio andare a fare un giro a S. Germano.
— E che cosa andate a fare a S. Germano? domandò Athos.
Allora d'Artagnan gli raccontò l'incontro che aveva fatto in chiesa, e
in che modo aveva ritrovato quella donna che, col signore dal mantello
nero e dalla cicatrice sulla tempia, era la eterna sua preoccupazione.
— Vale a dire che voi siete innamorato di quella, come lo eravate della
signora Bonacieux, disse Athos alzando sdegnosamente le spalle, come se
avesse avuto pietà dell'umana debolezza.
— Io! niente affatto, gridò d'Artagnan. Io sono soltanto curioso di
rischiarare il mistero al quale ella si attacca: non so il perchè, ma
mi figuro che questa donna, per quanto sconosciuta mi sia, e per quanto
io sia sconosciuto a lei, ha avuto un'azione sulla mia vita.
— Di fatto, voi avete ragione, disse Athos, io sono del vostro parere,
ma non conosco una donna che valga la pena di essere cercata quando si
è perduta. La signora Bonacieux è perduta, tanto peggio per lei, che
ella si ritrovi.
— No, Athos, v'ingannate, disse d'Artagnan; io amo la mia povera
Costanza sempre più che mai, e se sapessi il luogo ov'ella è, fosse
ancora in capo al mondo, partirei per prenderla dalle mani dei suoi
nemici; ma io l'ignoro, tutte le mie ricerche sono state inutili. Che
volete! bisogna bene distrarsi.
— Distraetevi presso milady, mio caro d'Artagnan; io ve lo auguro di
tutto cuore, se ciò può divertirvi.
— Ascoltate Athos, disse d'Artagnan, invece di restar chiuso qui come
se foste agli arresti, montate a cavallo e venite meco a passeggiare a
S. Germano.
— Mio caro, disse Athos, io monto i mei cavalli quando ne ho,
altrimenti, vado a piedi.
— Ebbene io, disse d'Artagnan sorridendo della misantropia di Athos,
che in un altro l'avrebbe certamente ferito; io sono meno orgoglioso di
voi, io monto quello che trovo; così a rivederci, mio caro Athos.
— A rivederci, disse il moschettiere facendo segno a Grimaud di
stappare la bottiglia che avea portata.
D'Artagnan e Planchet si misero in sella, e presero la strada di S.
Germano.
Lungo tutta la strada ritornò allo spirito del giovane tutto quanto
gli aveva detto Athos. Quantunque d'Artagnan non fosse di un carattere
molto sentimentale, la bella merciaia aveva fatta una reale impressione
sul suo cuore: com'egli lo diceva, era pronto di andare in capo al
mondo per cercarla. Ma il mondo ha molti capi, benchè si dica che è
rotondo, per cui non sapeva da qual parte voltare.
Frattanto, egli era smanioso di sapere chi fosse milady. Milady aveva
parlato all'uomo dal mantello nero, dunque ella lo conosceva. Ora,
nello spirito di d'Artagnan, era certamente l'uomo dal mantello nero
che aveva rapita la Signora Bonacieux una seconda volta, come l'aveva
già rapita una prima. D'Artagnan non mentiva che per metà, e ciò è ben
mentir poco, quando diceva, che mettendosi alla ricerca di milady egli
si metteva nello stesso tempo alla ricerca di Costanza.
Pensando in tal modo, e dando di tratto in tratto dei tocchi collo
sprone al suo cavallo, d'Artagnan aveva fatta la strada, ed era giunto
a S. Germano. Egli era passato davanti al padiglione in cui dieci anni
dopo doveva nascere Luigi XIV, e traversava una strada molto deserta,
guardando a diritta e a sinistra per vedere se ritrovava qualche
traccia della sua bella Inglese, allorchè al pian terreno di una bella
casa che, secondo l'uso del tempo, non aveva alcuna finestra sulla
strada, vide comparire una figura di sua conoscenza. Questa figura
passeggiava sopra una specie di terrazzo guernito di fiori. Planchet la
riconobbe pel primo.
— Eh! signore, diss'egli indirizzandosi a d'Artagnan, non rammentate
voi più quel viso che abbaia alle cornacchie?
— No, disse d'Artagnan, eppure son certo che non è la prima volta che
lo vedo.
— Lo credo, per bacco! disse Planchet: è quel povero Lubin, il lacchè
del conte de Wardes, quello che avete così bene accomodato un mese fa,
a Calais, sulla strada che conduce alla campagna del governatore.
— Ah! si, disse d'Artagnan, ora lo riconosco. Credi tu che egli
riconosca te pure?
— In fede mia, signore, egli era talmente malmenato, che dubito che
abbia conservata alcuna idea molto chiara di me.