— Io? Dico quello che mi hanno insegnato le sacre carte: _pulsate et

aperietur vobis;_ chi cerca trova. La tua promozione e la insegna di

cavaliere mi furono promesse; però a patto che dovessero servire di

compenso a qualche segnalato servizio da te reso al governo, e fino ad

ora la fortuna non ti ha fatto gli occhi dolci; ma, caro mio, buona cura

vince sventura: perchè non ti sei tenuto bene edificato il ministro?

Perchè non t'insinuasti fra i suoi familiari? Bisognava tu

t'industriassi a entrare in grazia a taluno di casa sua; nei principii

non bisogna stare sul doge; innanzi di celebrare le messe si servono:

tale, ricordati, entrò in palazzo per la gattaiola, che poi all'uscirne

non gli bastò gli aprissero le porte a due battenti... ma adesso, lo

vedo anch'io, mi sembra tardi... siamo con le spalle al muro... tanto è,

mi proverò a toccarne di nuovo al ministro... ma anche tu, vedi, avresti

a fare una cosa... dovresti... mandare... anche a nome mio... a

sollecitare... il ministro... la Bianca.

— La... Bianca?

— Sicuro, o che ci trovi tu di sperpetua? Forse non ci vanno tutto

giorno a frotte le principali gentildonne del regno?

— La Bianca!

— Già, caro mio, la è cosa vecchia, che quando ci si mette di mezzo una

donna si ottiene presto e bene. Considera questo, anche la nostra

religione cattolica ci persuade ricorrere alla intercessione della

Madonna, perchè Dio ci faccia la grazia. La donna, o sia madre, o

figlia, o sposa, ascoltasi benignamente sempre e da tutti, i cortesi

perchè si sentono commossi, gli zotici soggiogati: anche quando non si

voglia o non si possa concedere la cosa domandata, è difficile che la

donna si trovi messa alla porta con maniere inurbane: insomma, la donna

esercita soave e nonpertanto irresistibile violenza sopra l'animo

dell'uomo o con la bellezza, o con la favella, o con la pietà... Vedi...

il cuore mi presagisce che se mandi la Bianca a perorare la tua causa

presso S. E., tu riuscirai di certo.

— E voi ci avreste mandato la vostra moglie?

— Io? Ma sicuro, quante volte mi è occorso ho mandato la moglie ai

ministri, e anche a S. M. il nostro augusto padrone, e me ne trovai

sempre bene.

— E non vi sorse nell'animo...?

— Che mai?

— Il sospetto... capite... vorrei che voi m'intendeste.

— _Ohibò!_ Nè manco per sogno. In _primis_ mi rendeva tetragono ai colpi

del sospetto la inestimabile stima professata da me a quella santissima

donna, che fu la tua socera, e poi la moralità a prova di bomba dei

personaggi cui ella si faceva a sollecitare nell'interesse della

famiglia. Se avessi mai potuto concepire un sospetto sopra di lei, sai

tu quando avrei sospettato? Allorchè si andava a confessare.

— Ma le dicerie della gente maligna non vi mettevano in pensiero?

— Chi mal pensa, male abbia: per abbaiare di cani non si eclissa la

luna. A te bastino per quiete dell'animo la rettitudine delle tue

intenzioni e il conoscimento della dignitosa coscienza e netta della tua

consorte.

— Per me ce ne sarebbero di avanzo; il male è che non bastano agli

altri: noi pur troppo viviamo incastrati nel mondo, e se sarebbe viltà

condannarci a fare a modo suo, nè anco possiamo avere la prosunzione di

fare in tutto a modo nostro; specchiatevi in Cesare, che non sofferse

neppure tenersi attorno la moglie sospettata.

— Caro mio, tu hai da sapere che cotesti esempi antichi sono come i

pesci, i quali non si mangiano senza prima levarci le lische. Cesare

potè gettare polvere da gonzi negli occhi ai Quiriti, nei nostri dì ai

vecchi criminalisti non avrebbe potuto: egli prima afferma Pompeia

innocente di adulterio con Clodio, e poi la repudia. Tu hai a convenire

che simile contegno, se gatta non ci covasse sotto, non avrebbe capo nè

coda. To'! prima la proscioglie da ogni colpa propria, e dopo la punisce

per la colpa altrui; intendi che Cesare sapeva di avanzo che cosa aveva

bollito in pentola, ma aborrendo tirarsi addosso la nomea di minotauro,

argomento perpetuo di trafittura, comecchè immeritata, volle donare a

Pompeia la prova legale della sua onestà rispetto al pubblico; tra lui e

lei la prova legale non bastava per levare di mezzo la prova reale;

quindi scappò fuori col gingillo che hai detto per rimandarla a casa. Il

popolo, il quale nei grandi ammira di più quello che intende meno,

plause al logogrifo; noi altri posteri, che spesso non ereditiamo i beni

degli antenati, e la imbecillità loro ereditiamo sempre, lo abbiamo a

volta nostra applaudito; ma tu, caro mio, vivi sicuro che Cesare, anche

innanzi di passare in Brettagna, sapeva di essere stato in Cornovaglia.

Ed ora, che adempiendo al debito io ti ho avvertito, tu fa' quello che

giudichi più vantaggioso per te; dal canto mio non mancherò sovvenirti

come posso; ed ora lasciami in pace, che mi aspettano a pranzo dal conte

Seigatti, il quale è in procinto di essere promosso senatore; e tu sai

che un desinare riscaldato è delitto di lesa cucina.

Fabrizio, ritornato a casa, si mostrava più balordo del solito:

sopraggiunta la notte, alla moglie chiedente se andavano al teatro

rispose aggrondato: no; se a veglia: no; se a fare due passi: no, no,

con sempre crescente cupezza; allora la Bianca si spogliò cheta cheta e

si mise a dormire.

Fabrizio rimase levato a passeggiare per la stanza da letto.

Vittore Ugo nei _Miserabili_ ha scritto di certa _procella sotto un

cranio_, che a diritto viene stimata mirabile cosa; ora, anco sotto il

cranio di Fabrizio turbinava una fiera tempesta: io non la descriverò,

imperciocchè porre il piede dove altri lascia l'orma non mi garbò mai e

non mi garba: chi va dietro altrui non gli va mai innanzi, così

Michelangelo Bonarroti lasciò per ricordo a me e a tutti quelli che ne

vogliono approfittare: pertanto io, sentendomi pure incapace di

precedere in niente nessuno, ad ogni modo desidero camminare con le mie

gambe. Devo però avvertire che la conchiusione di Fabrizio mise capo a

termine del tutto diverso da quello del Valjean; imperciocchè questi si

risolvesse a magnanima azione, mentre Fabrizio si decise a partito in

apparenza onesto, ma nel suo cuore sentito abietto; già incomincia a

contentarsi che le sue azioni di faccia a sè e ad altrui paiano non

sieno quello che dovrebbono essere. Ma la Francia è il paese dei

miracoli; colà i galeotti solo (in grazia dei romanzieri, i quali ne

spediscono loro le patenti) godono il privilegio di compire le belle

imprese; in Italia la galera è galera; qui il ladro non avviene mai che

sostenga la parte di Agamennone, mentre persone stimate dabbene troppo

più spesso che non vorremmo commettono lamentabili bruttezze.

Fabrizio, presentita la Bianca se avrebbe provato repugnanza di

presentarsi a S. E. il presidente del Consiglio dei ministri, per

sollecitarlo allo adempimento delle promesse fatte in pro suo, sentì

rispondersi da lei: magari! che non avrebbe fatto per avvantaggiare il

suo caro marito e sè? veramente nel fôro della coscienza, come accade

sempre, la sintassi procedeva in ordine inverso, che il _sè_ veniva

prima ed il _marito_ dopo; alla quale diversità, d'altronde di poco

rilievo, vanno ordinariamente soggetti gli umani pensieri nel viaggio

che fanno dal cervello alla lingua.

Dunque ella andò.

Il ministro, un po' per iattanza, difetto che sta agli ingegni petulanti

come i nèi alla bellezza procace, e un po' per le moltissime faccende

che lo assediavano, soleva dare udienza dalle ore dieci di notte fino

alle tre, alle quattro, e talvolta fino alle sei del mattino; nella

libidine di lode costui si riprometteva che la gente udendo della sua

prodigiosa solerzia dovesse esclamare: Atlante, sostenitore su le sue

spalle il mondo, è redivivo; Briareo centimano, figliuolo del Cielo e

della Terra, dall'olimpo ha trasferito il suo domicilio nel ministero

dello interno!

Non avendo la Bianca riputato spediente chiedere udienza particolare, si

mise in combutta con gli altri attendenti. Gli uscieri però, obbedendo

al comando dei superiori, costumavano introdurre prima le donne, poi gli

uomini, per la qual cosa se la Bianca non entrò per la prima, nemmeno fu

l'ultima ad essere introdotta; messa dentro, si rinvenne circondata da

tenebre, onde su quel subito pensò: i ministri sarebbero per sorte come

i gatti, che vedono al buio? Ma ciò accadeva per essere vastissima la

stanza e il ministro se ne stesse seduto davanti una immensa tavola

nell'angolo opposto diagonalmente a quello ove si apriva la porta donde

la donna era entrata, ed egli per giunta si riparasse dietro un grande

paravento, per amore degli sbocchi di aria che irrompevano continui

nella stanza da cinque porte, le quali senza posa aprivansi e

chiudevansi: aggiungi che la lampada incappellata non ispandeva lume

oltre una zona di poco più larga della tavola. La Bianca, confusa dal

tempo, dal luogo e dal buio inaspettato, peritandosi a un tratto di

comparire davanti a personaggio tanto spinto allo empireo dall'interesse

di pochi e dalla pecoraggine di molti, si fermò, nè prese animo a

muoversi finchè una voce squillante di piacevol suono le ordinava:

— Avanti!

La Bianca, essendosi sentita rimettere il cuore in corpo dalla benignità

di cotesta voce, si fece innanzi graziosa e leggera...

Signora, o che la mi permetterebbe ch'io in due tocchi la informassi del

come si presentò vestita la Bianca a S. E. il ministro? Veda, con uno

schizzo mi sbrigo. Che la Bianca fosse una leggiadra femmina già io

gliel'ho detto; forse più leggiadra che bella, ed anche questo, parmi

non averglielo taciuto, sicchè fermi al chiodo del come apparve vestita:

mi sembra vederla..... oh! senta. Portava un cappellino di velluto nero

guarnito di una piuma nera cadente da un lato; la fodera di raso colore

bianco-perla inquadrava (se avessi descritto il marito era più proprio

il vocabolo incorniciava, parlando della moglie mi sembra stia meglio

inquadrare) la sua magnifica capellatura, donde scaturiva il gambo di

una rosa con alquante fogliuzze dintorno, la quale pareva si

arrampicasse lungo la parete di raso bianco; la rosa era artificiale,

s'intende, ma bisogna dire che non se ne sarebbe accorta la stessa

natura, tanto compariva eccellentemente fatta. La venusta donna, a

rendere più compìto l'inganno, l'aveva intinta leggermente nell'essenza

di rosa. Se o busto, o imbottitura, o faldetta avessero emendato in lei

qualche vizio del seno, o dei fianchi, per me non glielo posso dire;

fatto sta che Diana cacciatrice non gli avria desiderati più belli,

tanto fasciati dalla casacca di velluto nero cotesti della Bianca

apparivano divini; non portava cintura, nè altro ornamento di sorta,

eccetto due bottoni di diamanti agli orecchi ed uno spillo pure di

diamante, che teneva appuntato un nastro intorno al collarino di punto

di Malines: la gonnella di grossa stoffa di seta marezzata colore

smeraldo; le mani brevissime e snelle coperte di guanti bianco-grigi

pari alla fodera del cappello.

Il ministro con gli occhi fitti nel buio vedeva avanzarsi una figura,

che di attimo in attimo rivelava maggiore avvenenza; e quando sul volto

e la persona di lei, entrata nella zona luminosa, la lampada diede in

pieno il suo splendore, egli rimase estatico a contemplarla.

Ed ella, signora mia, sarà bene che avverta, il ministro, quantunque due

o tre denti finti avesse in bocca, e degli anni fra il tocco e non tocco

verso i cinquanta, essere stato piacevolissimo uomo, lindo, attillato e

di modi urbani quando se ne ricordava: con l'amore egli non aveva avuto

mai baruffe; al primo assalto dava le mani vinte, a patto però che non

lo incatenasse; ed ora con le parole di messer Francesco Petrarca, quel

solenne maestro di amore, avrebbe potuto dire:

Io ardo quanto son men verde legno.

Come per ordinario avviene, la Bianca si trovò imbarazzata dello

imbarazzo del ministro; si guardavano, tacevano, si riguardavano ancora,

e non sapevano come rompere il diaccio; la stupidità aveva fatto loro

nodo alla gola; nè so come la sarebbe ita a finire, se non avesse

balenato un sorriso sopra le labbra di ambedue: per lui cotesto sorriso

fece le parti di Mercurio; per lei quelle d'Iride: quegli messaggero di

Giove, questa di Giunone: sciolto il gelo, le parole vennero giù anco

troppe; la donna dritta come filo di spada al suo scopo, ch'era la

promozione del marito e la croce dei soliti santi per giunta: il

ministro si difendeva alternando uno scambietto a destra ed ora a

sinistra, da mettere la disperazione addosso al più svelto _toreador_

che siasi trovato a repentaglio co' tori meglio maliziati

dell'Andalusia: accenna di sotto, vibra di sopra, batte finte, diritte,

striscioni, manrovesci, fendenti, insomma tutte le industrie della

scherma pose in gioco la donna (e bada ch'era tutto talento naturale non

perfezionato dall'arte), sicchè il ministro, messo alle strette,

soffiava come se avesse salite mezze le scale che avevano a condurlo in

paradiso; alla fine, facendo uno sforzo, con accento risentito le disse:

— Mia signora, ho promesso promuovere il suo signor marito, ed anche

ottenergli dalla liberalità del re nostro signore e padrone la croce dei

santi Maurizio e Lazzaro, e non mi disdico; solo le piaccia ricordare

ch'io ci apposi la condizione necessaria ch'egli rendesse prima al

governo qualche servizio segnalato, il quale mi fornisse motivo

plausibile per chiedere alla Corona siffatta liberalità, per non

chiamarla parzialità; altrimenti, che cosa potrei io dire al re? Come

giustificarmi di faccia all'opposizione?

— E che cosa è questa opposizione, che sembra darle noia?

— Ecco, nel Parlamento intervengono sempre due signore, una attempata e

pingue come avvezza a non lasciarsi patire; l'altra più giovane e

mingherlina perchè esposta a digiuni non comandati; la prima fa il

mestiere di dire sempre _sì_; la seconda al contrario quello di dire

sempre _no_.

— Ho capito, una specie di suocera e nuora; ho indovinato?

— Giusto, così a un dipresso com'ella dice.

— Non le si dà retta e si tira innanzi pel nostro cammino.

— _Circum circa_ è quello che vorrei fare sempre io, ma qualche volta

non riesce, e qui sta il guaio dei governi costituzionali; ma, per

tornare al nostro proposito, il servizio che posi per patto alla

promozione del suo signor marito egli potrebbe renderlo, ed io lo so...

veruno lo sa meglio di me; e conoscendolo in facoltà di farlo, dalla sua

renitenza arguisco il mal volere. Un partito, mia signora, o piuttosto

una setta quanto debole di numero, altrettanto potente di scelleraggine

e di audacia, cospira a mettere sottosopra l'ordine sociale e rovesciare

la monarchia: importa spengere il male nei suoi primordi: ora, il suo

signor marito conosce questi colpevoli conati quanto me... più di me...

altro non dico; questo gli riferisca... adempia il debito suo, ed io non

mancherò al mio.

La Bianca capiva, e non capiva, ma uscendo a cotesto mo' dal ministro,

le sembrava tornarsene a casa con le mosche in mano, onde insisteva per

cavargli di sotto qualche cosa di attuale, di effettivo, sicchè

nell'ardore della perorazione piegò alquanto il fianco su la tavola, e

abbandonato il busto sopra il braccio destro, con la mano si fece a

puntellare il volto, di cui gli occhi brillavano di lacrime e i labbri

raggiavano di sorrisi: un giorno di primavera.

Mi rincresce proprio che qui la similitudine del rospo e del cardellino

non c'incastri, perchè nè anco con le tanaglie si potrebbe paragonare la

Bianca con un rospo, molto meno il ministro a un cardellino, e tuttavia

questi sentivasi attratto irreparabilmente verso di quella; ma egli,

facendo uno sforzo supremo e appuntellate le mani ai braccioli del

seggiolone, si alzò di scatto, e porta con bel garbo la destra alla

Bianca, così le andava susurrando negli orecchi:

— Mia signora, ella è troppo bella, nè io abbastanza vecchio perchè la

sua prolungata dimora qua dentro non dia luogo a commenti ingiuriosi

alle persone che qui fuori aspettano impazienti: a me preme troppo la

sua reputazione, mia bella signora, per patire che ciò avvenga... mi

conceda pertanto il piacere di accompagnarla... e così dicendo si

accostava bel bello verso la porta.

La mano di _lei_ aperta e nuda posava sopra la mano aperta e nuda di

_lui_, ricambiandosi fiumane terribili di fluido elettrico; i globuli

del sangue al ministro pareva che gli corressero il palio a campanile

dentro le arterie verso il cuore; per la quale cosa costui, da quel

sagace diplomatico che egli era, per lasciare l'addentellato a nuovi

avvenimenti, intantochè l'accompagnava, lasciò cadere, come monete in

terra per tentare altri a raccattarle, queste parole:

— Dove mai... se per avventura (locuzione piemontese proprio del

Piemonte) si desse il caso.... se ella reputasse spediente... di suo

interesse... avere un'altra... qualche altra conferenza meco... ella

adesso conosce a prova come il luogo meno adatto per trattare meco di

affari sia per lo appunto il ministero...

Al che la Bianca rispose prontissima:

— O chi para, solo che piaccia a lei, vederci altrove?

E questo la donna disse con tanta ingenuità e suono naturale di voce,

che il ministro ci rimase preso, onde per non indurla in sospetto egli

si trattenne da stringerle la mano, anzi con accento un po' burbero

aggiunse:

— Ebbene, vedremo... ella tenga in sè... occorrendo... sarà avvisata

fino a casa.

Si separarono, e la Bianca scendendo le scale mulinava nel segreto

dell'animo questi pensieri: — come sono baggiani questi uomini che la

trinciano a talentoni: o per le corna, o per le orecchie, o per la coda,

noi altre donne li agguantiamo sempre quando ci piace. Credono menare e

sono menati, come dice Mefistofele del dottor Fausto.

Di fatti certo dì, per mezzo di discreto messaggero, ella ebbe avviso,

il ministro aspettarla nel proprio palazzo; l'ora assegnata giusto

quella in cui Fabrizio correva come gatto dietro ai trucioli, a

perseguitare volgari facinorosi; in capo alla via una carrozza chiusa

l'attendeva; entrerebbe in palazzo non già per la porta maestra, sibbene

per la porticina, che si apriva su di un vicolo. — Ella intese e andò.

Andò, e da quel giorno in poi i diamanti da lei venduti furono

ricattati; nè questo solo, ma ai diamanti di _stras_, che per penuria di

moneta ella aveva tenuti fin lì mescolati co' buoni, ne surrogò

altrettanti per purezza di acqua mirabili. Il marito poi non si

accorgeva di niente, come quello che inesperto di siffatte novelle non

sapesse distinguere i brillanti dai culi di bicchiere.

Fabrizio, per le insistenze della moglie, e per le pittime del socero,

aveva messo il cervello a partito in traccia del modo di soddisfare ai

desiderii del ministro; pensandoci su comprese come gli sarebbe tornato

facile ad un punto e difficile: anche per lui tutto stava nell'allungare

la gamba e saltare il fosso (chè la similitudine del passo del Rubicone

è troppo pomposa) alla maniera del Menabrea, e la sua coscienza errava

di su e di giù a guisa di anima lungo le rive dell'Acheronte, che non si

trovi l'obolo in tasca per pagare il navalestro infernale; provava la

sensazione dello arrostito vivo a lento fuoco; forse sarebbe morto col

picchiotto della porta del delitto in mano, sempre incerto di battere

per farsi aprire, ma un punto solo fu quello che lo vinse.

Ai quotidiani vituperi discorsi, scritti e stampati co' quali lo

perseguitavano gli antichi compagni, se ne accrebbe un altro, che

veramente colmò la misura: pubblicarono un foglio a guisa di avviso di

asta, mediante il quale si fingeva dare ragguaglio dell'esito dello

incanto a cui erano state esposte persone diffamate, fra le quali il

presidente Vinneri, il sostituto procuratore regio Fabrizio e la Bianca

moglie di lui: mediante cotesto foglio informavasi il pubblico che il

Vinneri, come roba di presa, era stato comprato per un sacco di ossa; di

Fabrizio essere andato deserto lo incanto, perchè il governo lo voleva

acquistare col ribasso del venti per cento sul prezzo di stima; la

Bianca liberata a S. E. il presidente del Consiglio dei ministri con la

riserva dei _vizi redibitori_.

Il mordace libello destò nei maligni, vale a dire in sette ottavi dei

cittadini, risa inestinguibili; per due o tre giorni la marea crebbe,

poi cadde, dove caddero sempre vizi e virtù, eroi e furfanti —

nell'oblio. — Però lo ingiuriato non dimentica nulla; segna la ingiuria

con una tacca nel cuore e lo pone in custodia alla vendetta.

Quantunque ognuno dei tre presi di mira dal libello famoso dovesse

rifuggire da tenere proposito di cotesta brutta avventura, pure riuscì

loro impossibile tacerne del tutto. Il Vinneri ogni discorso circa

cotesto argomento finiva stendendo l'indice sul piano del tavolino, come

se intendesse ficcarcelo a forza, e con una maniera di squittìo

ripeteva: — Adagio, veh! a modino, ma senza pietà.

La Bianca, al contrario, avvampava, le braccia menava in giro smaniosa

come ale di molino a vento, trasaliva convulsa minacciando nientemeno

che gettarsi dalla finestra se il marito non la vendicava: — Venti...

venti giovani animosi, se fosse rimasta fanciulla, a quest'ora si

sarieno presentati a vendicare la sua fama: non avere unita la sua sorte

a quella di un uomo per trovarsi impunemente insultata; — però Fabrizio,

buio, volgeva nell'anima cupi pensieri; andava a se stesso dicendo:

— Potrà il mio socero accusare di calunnia chi lo vitupera carnaccia

venduta? E non è forse vero che io mi vendei, e che ora sto per

rivendermi? E Bianca... non è ella figlia di suo padre... e moglie

mia?...

E levava gli occhi infellonito sopra la donna amata, ma questa

presentava la bellissima sembianza così umilmente pura, così baldanzosa

di santa fierezza, che un angiolo ci si sarebbe posato sopra prima di

spiccare il volo verso casa, cioè al cielo.

Non vengano fuori a magnificarmi l'acqua di Felsina, nè il _Cold Cream_

degl'inglesi, e nè manco i _produits de la société hygiénique de

Paris_... perchè a levare ogni rossore dal viso, e fare in modo che non

ci compaia più, non ci è quanto l'acqua benedetta che faccia la mano di

Dio, e la Bianca ci si lavava due volte il giorno almeno. Dove il

diavolo fece pasqua fu quando Fabrizio, ventilate le probabilità della

innocenza e della colpa di sua moglie, conchiuse:

— Se l'oltraggio è falso, merita vendetta una volta sola; se vero, due;

perchè nel primo caso si tratta di esaltare la innocenza, nel secondo

seppellire la vergogna, e me danneggia più la infamia, che non

avvantaggi l'onore: mi vendicherò! — Queste parole parvero il tonfo che

fa la lapide lasciata andare nello incastro del sepolcro; — di vero

Fabrizio con quelle parole chiuse la bocca dello avello della sua

coscienza, recitandovi sopra: _requiescat in pace_.

Il secolo che muore, vol. III · 第 9 / 23 段