generale gli uomini si arrotano invano, durante la intera loro vita, a
tirare la fortuna a sè con le tanaglie, e tu quando viene a visitarti
spontanea la pigli a calci! Tu sei troppo giovane per giudicare su due
piedi; la ragione delle cose non è una mosca, che si pigli a volo; tutte
le faccende umane si presentano sotto forma di matasse arruffate, e ci
vuole il diavolo a trovarne il bandolo. Di là dal codice, caro mio, vi
ha un visibilio di ragioni, le quali, come le stelle di terza e di
quarta grandezza, senza il telescopio non si possono scorgere. Quel
tagliare i nodi di un picchio con la spada è mossa da soldato _sagato_,
non da soldato _togato_.
— Ma voi, signor socero, che pur siete magistrato, e dei buoni, dovete
confessare che le mie ragioni non ammettono replica....
— Eh! eh! Io sono magistrato non avvocato, e quindi per necessità
bisogna che il mio parere dissenta da quello degli avvocati... Come no?
O non mi venite sempre in due davanti; uno per sostenere il diritto e
l'altro il rovescio? Ora, se dessi ragione a tutti e due, o come farei a
giudicare? D'altronde, acqua in bocca, perchè senz'altro mi toccherà a
dire la mia su la questione. Tuttavia io non dubito a confortarti di
assumerne la difesa, perchè, come ho detto, la fronte prima delle cose
spesso inganna, e lo ha scritto anche Fedro, perchè essendo i giudizi
vari quanto i cervelli, tu presumeresti di te oltre il dovere
perfidiando nella tua opinione come unica vera, perchè se vorrai
assumere la difesa delle cause, dove la ragione comparisca chiara come
due e due fanno quattro, non ci era mestieri che ti mandassero a studio;
per ultimo il tuo podere è il tribunale, dove se ti riprometti seminare
sempre ragioni tu ci raccoglierai grilli cantaioli... e tu... tu hai
bisogno di provvedere alle spese di casa tua.
Il pane, più spesso che non si vorrebbe, mentre fa vivere il corpo
ammazza la coscienza. Fabrizio ci pensò su, e conchiuse col difendere la
causa. Il futuro socero presiedeva il tribunale, ma furbo da tenere le
volpi in convitto, affidò la relazione del piato ad un grullo di cui il
pendolo pensante non si metteva in moto se uno di fuori non gli ci dava
una ditata. Ora, sebbene Fabrizio avesse, in meno di due mesi, con la
velocità delle comete, corsa quasi tutta la curva della perdizione, pure
ebbe a stupire non poco quando il socero dabbene certa sera, ridottosi
con lui dentro allo studio, così gli favellò:
— Senti, Fabrizio, ma tieni in te, in Camera di consiglio abbiamo deciso
in massima darti ragione. Dunque l'arrosto è nello spiedo. Ora il dotto
consigliere commesso a presentare la relazione e lo schema dei
considerandi, come uomo avvezzo alla cucina antica, non conosce quei
guazzetti di argomenti alla francese, dove siete tanto esperti voi altri
giovanotti, e per ciò vorrebbe tu gli mettessi come in compendio le tue
difese, ed in forma deliberativa; a te facile la fatica, ed è utile che
la sentenza venga fuori insaccata bene e stretta forte; dunque va' a
casa, beviti un paio di tazze di Moka mescolato di San Domingo, se vuoi
sentire cosa degna, e stanotte apparecchiami un lavorino da pari tuo;
prima di consegnarlo al consigliere, lo rivedrò io, ma vado sicuro
trovarlo al suo giusto punto di cottura.... — e qui datogli di un
buffetto sul mento, tutto allegro lo licenziò.
Dopo pochi momenti il Vinneri proruppe impetuoso fuori dello studio, ed
ebbe a dare del capo dentro Bianca e Fabrizio, i quali se ne stavano
sempre tubando a mo' di colombi nell'anticamera:
— Sei qui? Mi era scordato del meglio; senti.... e presolo pel braccio
lo ricondusse nello studio, dove lo ammonì: — Bada, per quanto vuoi bene
al tuo Cristo, non dire al tuo cliente come le cose stanno, anzi
mostrati turbato, dagli ad intendere che fra noi ci è un contrasto
terribile, che consultammo due volte, e l'ultima per tre ore senza
conchiusione di nulla.... tu.... giusto! avere vegliato la intera notte
per dettare una memoria diretta a ribattere le argomentazioni avversarie
e raddrizzare certe storture sorte nella mente dei giudici..... _et in
primis et ante omnia_ fatti pagare; se si schermisce dicendo non avere
danaro, cavagli di sotto pagherò da negoziarsi in piazza. Confida
piuttosto che non ti riescano ventosi i ceci che grati i clienti: gli
antichi dottori ci hanno lasciato per memoria come gli avvocati, finchè
la causa dura, si venerano come angioli, decisa ch'ella sia, si aborrono
come demoni usciti fuori dall'inferno del conto.
— Lasciatevi servire.
Fabrizio vegliò tutta notte, scrisse, stracciò, rifece: l'orgoglio in
contrasto con l'interesse sfrigolava[25] come olio quando l'arriva il
fuoco: di tratto in tratto gli pareva che un dito gli apparisse sopra la
carta e gli mostrasse lo scritto, mentre una voce gli ronzava dentro:
_questa è limatura del tuo cuore e del tuo cervello fatta per le tue
mani_.
[25] Strepito che manda l'olio o il grasso quando frigge; questa
voce manca al dizionario della lingua. B. del Bene, Cap. in lode
della _Carbonata_:
Apollo..... piglia una padella
E voi Muse un leggiadro contrappunto
In su lo _sfrigolar_ fate di quella.
Nonostante uscì un lavoro avviticchiato di cavilli da mettersi per giaco
addosso al sofisma, onde la ragione non rinvenisse la via di ferirlo;
perchè quantunque le gretole facciano allo ingegno umano quello che il
limone fa spremuto dentro un bicchiere di latte, pure egli spiega
potenza nel male come nel bene: vede strambo, ma vede: mena a casaccio,
ma turba sempre e scombussola. Però ottimamente operò Catone facendo
licenziare da Roma Carneade, s'è vero ch'egli un giorno per pompa di
sufficienza levasse a cielo la giustizia, e in un altro ne dicesse
corna.[26] Vero è bene che Demostene, per esercitarsi, componeva due
arringhe pro e contro il medesimo argomento, e si leggono nelle sue
opere. Come stimiamo fortunatissimo quel soldato, che combattendo
sovente nelle prime schiere il nemico non rimase mai ferito, così vuolsi
giudicare virtuosissimo l'avvocato il quale, voltolandosi fra tante
sozzure, non si contamina; e di questi siffatti ve ne ha, ma rari, come
gl'Ippogrifi, che l'Ariosto assicura venire dai monti Rifei.[27] Quando
la istituzione dell'avvocatura o fia del tutto abolita, o di molto
emendata, e in ogni modo respinta dai Parlamenti, vorrà dire che la
lancetta celeste nel barometro della pubblica morale volge al tempo
bello.
[26] Questo fatto è riportato da Lattanzio, _De divina iust_. —
In Plutarco non c'è, sebbene parli di Carneade tre volte nelle
_Vite parallele._
[27]
Che dai monti Rifei vengon, ma rari,
Molto di là dagli agghiacciati mari.
Fabrizio pose per fondamento della sentenza: la miniera messa in società
non essere pugno chiuso, all'opposto apertissimo come quella che fu _ab
antiquo_ esercitata dai cartaginesi, dai romani, e forse chi sa? dai
pelasgi o dai focesi: rimasta in asso per la difficoltà di rompere il
quarzo con picconi di ferro, ora in virtù delle polveri fulminanti ne
era tornato agevole, non menochè profittevole, il lavoro: ciò messo in
sodo, passava a dimostrare i contratti aversi a giudicare non per quello
che paiono, bensì per quello che sono, dietro razionale e giuridica
ricerca; quindi, esaminato sottilmente il contratto in quistione,
conoscersi chiaro che presentava in un punto i caratteri di locazione e
conduzione di affitto, di livello e di enfiteusi. Ora dal canone, dal
livello, dal fitto, si detraggono forse dal conduttore le spese che egli
commette per cavare frutto dal podere o dalla miniera? No certo: di
natura pari il _compenso_ pattuito nel caso; e tanto più doversi
giudicare così, quanto che se avvertiamo alla sua _pochezza al
dirimpetto_ dei tesori largiti dal proprietario della miniera, non si sa
come non abbia intentata l'azione della _lesione enormissima_. Di faccia
al governo _enfiteuta_ il concessionario; di faccia a lui _enfiteuti_
gli azionisti. Non fare amarezza al concetto, se le patenti regie
specificavano che la concessione si dava a Gaspero Gasperi (il cliente
di Fabrizio si chiamava così) come rappresentante della società,
imperciocchè resulti a _luce meridiana_ la società essere accessoria e
il Gasperi il principale; quindi non egli la mano della società per
pigliare, bensì la società la mano per pigliare e portare a lui. La
società teneva le veci della scarsa forza utile a mettere in moto la
macchina; la macchina poi spettava in assoluta proprietà al Gasperi. E
continuava con un viperaio di sofismi su questo gusto.
Fabrizio vinse la causa, e se ne fece un gran dire: prima nella curia,
poi nella città. Pretesto pei curiali allo sbottonare indefesso e
crudele l'amore per la giustizia; ma figurarsi: alle brutte passioni
agitanti coteste anime male si mesceva quella nobilissima come il fiore
di arancio nell'olio di ricino per farlo ingozzare senza stomaco;
insomma più che tutto li struggeva la invidia, che il vento tirava in
fil di ruota nelle vele a Fabrizio, e da per ogni lato diluviargli
addosso grassi negozi, mentre essi anfanavano per non parere, ma in
somma pescavano pel proconsolo; portavano lo stuzzicadenti in bocca per
dare ad intendere che avevano pranzato, ma erano digiuni. Sottile da
principio, secondochè usa, più strepitosa in seguito, violentissima
all'ultimo prese a rimuginare una voce, che Fabrizio fosse giunto a
spuntarla inducendo il Gasperi a dare l'ingoffo al Vinneri di ventimila
lire.
Cotesta voce, quanto a Fabrizio, era calunnia pretta, imperciocchè ben
egli si trovasse pur troppo su l'orlo, ma dentro al pozzo non ci fosse
anche cascato: rispetto agli altri due bisogna confessare che il
Gasperi, con impudenza tetra, non menochè stupida, lo andava dicendo a
cui lo voleva e a cui non lo voleva sapere; mentre il Vinneri, torcendo
il volto, chiusi gli occhi e le mani levate al cielo, esclamava: Orrore!
Un vecchio succhiello di cancelleria, più tristo dei tre assi, il quale
pel continuo esercizio non aveva preso la ruggine, conoscendo di lunga
mano i suoi polli, mormorò la sentenza che Esopo assicura avere
profferito la scimmia fra la volpe e il lupo;[28] la voce passò, ma come
l'acqua del fiume, che un poco di deposito lascia sempre.
[28] Li condannò ambedue. La volpe, perchè capace di chiedere la
restituzione di quello che non aveva dato mai; il lupo, perchè
furfante da negare avere ricevuto quello che aveva mangiato.
Fabrizio però, ch'era scolaro della pezza donde si tagliano i
professori, mise in pratica la lezione insegnatagli dal socero
puntualmente, e a vero dire non rinvenne nel Gasperi resistenza,
all'opposto maravigliosa arrendevolezza, dacchè questi, uomo da bosco e
da riviera, sapeva di avanzo come per corseggiare con profitto sul mare
della giustizia bisogni spartire le prede con gli avvocati; egli aveva
sottoscritto i pagherò con lo intendimento di non buttare fuori nè manco
le spese, e ci era riuscito; e poi aveva fatto a dire: o vinco, e non è
caro, o perdo, ed anche il caro giovane ci perde la cappella e il
benefizio: a questo non aveva pensato il caro giovane, perchè non
abbastanza pratico, e poi anche le civette impaniano.
Il Gasperi vinse, e poichè, rifrustate tutte le vie del bindolo, non
trovandoci modo di sgattaiolare, fece il galantuomo, e pagò, onde
Fabrizio con questi ed altri guadagni assicurato, avvertiti appena per
cerimonia i parenti, aveva contratto il matrimonio con la Bianca
Vinneri, e messolo sotto la doppia custodia della legge divina ed umana;
una volta si credeva che ne bastasse una, e lo conservava acidetto, e
inodore, meno la tara di uso, già s'intende; oggi al contrario ripongono
il matrimonio in due casse, come i cadaveri, onde non ammorbi, ma le più
volte non basta.
Fabrizio non apparteneva alla specie dei cauti, i quali attendono agli
umori del popolo, ed a seconda di quelli si governano; superba indole e
pugnace, si compiaceva per lo contrario bravarli: la prosperità inebria
più dell'acquavite assai; e poi il continuo struggimento della moglie
accanto gli aveva proprio messo il cotone dentro gli orecchi: costei,
buttata giù buffa, ormai si palesava qual'era; la chiesa frequentava
sempre, perchè femminuccia pinzochera, ma ci andava come al teatro,
sfarzosa di vesti; non già per vedere, ma per essere veduta; non per
adorare, bensì per essere adorata: due febbri perpetue la tenevano
accesa; la febbre dei diamanti e la febbre dei cavalli: a quella dei
diamanti aveva rimediato alla meglio, mettendone a canto a due falsi uno
buono; quanto all'altra dei cavalli non sapeva che pesci pigliare;
difatti, ti riesce comparire in corso con un cavallo di carne ed un
cavallo di legno? _Il mio regno, il mio regno per un cavallo!_ E se
questo fu lecito gridare al re Riccardo III per un cavallo solo, o che
cosa non si ha da concedere alla donna che prometta per due?
Ma se a Fabrizio teneva calafatate le orecchie col cotone l'amore, al
Vinneri le dilatava il sospetto; e in verità ne udiva delle bigie e
delle nere; nè gli giovava farsi piccino, rimpiattarsi e sparire, chè il
pubblico maligno aveva indovinato il gioco: il presidente, egli
mormorava, si astiene da pigliar parte nel collegio giudicante le cause
difese dal genero, ma sotto sotto fa fuoco nell'orcio, e le cose vanno
sempre per la china: cotesti non sono giudizi, bensì grassazioni
commesse a mano armata di carta bollata sul pubblico tribunale; o come
va che il genero Fabrizio abbia sempre ragione, e chi piatisce con esso
lui sempre e poi sempre torto? Sopra lui solo piovve lo Spirito Santo?
Il capitano forse per tempo non interrotto potrà vincere in grazia della
virtù e della fortuna sua, ma l'avvocato, senza che il diavolo ci ficchi
la coda, sempre non la potrà spuntare.
E la caldaia, bolli bolli, già manda all'aria i sonagli, già la schiuma
in pelle in pelle all'estremo dell'orlo minacciava traboccare: alla
chetichella almanaccarono volgere petizioni al ministro; non bastando,
alla Camera; scarse da prima le firme sotto le petizioni, e tirate con
le tanaglie, ora venivano giù una dietro l'altra come le ciliege: però
se in questo tramestìo fosse tutta invidia, veruno poteva saperlo meglio
del Vinneri, a cui la coscienza, come fa lo stomaco per indigestione di
fortumi, arcoreggiava: di fatti, date le spese al suo cervello, capì che
bisognava portarci rimedio piuttosto oggi che domani, onde chiesta ed
ottenuta subito udienza dal presidente del Consiglio dei ministri, il
quale in quel momento reggeva nientemeno che tre ministeri, dopo
ricambiatesi dall'una parte e dall'altra accoglienze affettuosissime,
imperciocchè da molto tempo costoro si conoscessero ed avessero imparato
a stimarsi come meritavano, il Vinneri parlò:
— Eccellenza, io vengo a proporle un affare di oro, un acquisto proprio
co' fiocchi, da crescere la reputazione al governo, e per conseguenza a
lei che tanto saggiamente lo dirige.
— O sentiamo, via, che cosa ci porta di bello, — rispose il ministro
dandosi una fregatina alle mani.
— Ecco; ha ella sentito mai, eccellenza, tenere proposito del mio genero
Fabrizio Onesti?
— Mi pare...
— Giovane di eloquenza smagliante, di studi profondi, in brevissimo
tempo salito in fama di avvocato principe.
— Ebbene?
— Mi ci sono messo d'intorno, mosso dallo zelo pel governo della E. V.,
e dai dai, io l'ho frollato, persuadendolo a portare al suo servizio
negli uffici così giudiziari, come politici, ed anche amministrativi la
sua molta capacità: ond'io la conforto a non lasciarsi scappare di mano
questa starna; ch'io so che in qualunque maniera me l'accomodi, o
arrosto o in salsa, la proverà una delizia.
— Per amore di Dio, signor presidente, non me lo conduca davanti,
perchè, veda, dopo le informazioni che me ne ha dato, il suo genero
corre rischio ch'io me lo mangi vivo vivo.
Risero ambedue, ma di un riso di qualità diversa; di subito però il
ministro rimettendosi al serio, soggiunse:
— Io non credo niente a questo magnifico acquisto: il suo signor genero
ha proceduto sempre ostile alla monarchia in modo scandaloso; anche ieri
ostentava sensi esaltati di repubblica... e credo anco un tantino di
comunismo; egli capo di tutte le combriccole, egli promotore di comizi
popoleschi... non mancano neppure prove ch'egli abbia fatto parte di una
congiura contro la sicurezza dello Stato...
— Questo è il bello... si affrettò ad interrompere il presidente, il
quale non potè astenersi da pensare: Poveri noi, se invece di conoscerlo
sì poco da parergli non conoscerlo, lo avesse conosciuto a fondo!
Combattere i nemici co' soldati che abbiamo fatto disertare dalle loro
bandiere: noi altri ripetiamo in curia il dettato _non sunt sumenda arma
e domu rei_, ma quando lo possiamo fare, ci sembra andare a nozze.
— Non sempre, massime quando i disertori sono giovani, spesso tornano ai
primi amori, li sperimentiamo prosuntuosi, indisciplinati e spesso
soggetti a pentimento: in ciò non siamo sicuri nè anche dei vecchi,
perchè consideri, signor presidente, anche Giuda rese i danari e
s'impiccò.
— Da quel fatto in poi corrono milleottocento e non so quanti anni; il
mondo ha camminato, e di coteste corbellerie non se ne commette più; nè
V. E., così sapiente nelle arti governative, vorrà negarmi che il tirare
a sè i soldati dal partito avverso non ci getti lo sgomento; lo scredita
fuori di misura, uno piglia sospetto dell'altro, la paura entra in tutti
i cuori, sicchè, quando pure non approdasse per le forze che porta, ci
tornerebbe sempre utilissimo per le forze che gli leva.
— Ci è del vero nel suo discorso... non nego che ci sia del vero.
— E poi io l'accerto che mio genero non è pasta da farne salmi
penitenziali, i suoi vecchi amici si sono alienati da lui, lo hanno
ferito nello amor proprio, gli levarono i pezzi da dosso, sicchè a
quest'ora ha segnato sopra il suo libro verde un grosso ma grosso debito
a carico di loro, che gli ha da premere di farsi pagare; — e noi, che
gli stiamo al canto, procureremo ch'ei lo riscuota senz'altri
amminnicoli.
— Sicuro... sicuro, se la vendetta mettesse le sue legna sul fuoco sotto
la pentola, questa in un attimo spiccherebbe il bollore.
— Dunque _aut aut_, concludiamo o non concludiamo?
— Sentiamo via, e che cosa pretenderebbe il suo signor genero?
— Ecco, una procura regia presso la Corte di appello le parrebbe troppo?
— Enorme! Ma che ha dato a rimettere le doghe al suo cervello...il suo
signor genero? Di punto in bianco una regia procura! Che scatenìo nel
fôro! Che uragano nei giornali! Sopra quanti bisognerebbe passare,
calpestandoli come _boie panattere_!
— Via... via, eccellenza, da quando in qua queste paure di affogare in
un bicchiere di acqua? Bene altre sublimi audacie ci ha educato ad
ammirare il suo felice ingegno; qui basta fare un po' di vuoto, e il
cavicchio ci entra quasi da sè. O che vuole, eccellenza, essere da meno
del _rosticciere_ di Londra?[29] Costui con un taglio di carne di due
libbre era riuscito ad agguantare un magnifico arrosto di quaranta, e a
lei non basterà l'animo di trovarmi un posto pel mio genero? Riscattarmi
un'anima? Mettersi al fianco una lancia spezzata tagliente e sicura?
[29] Costui arrostiva carni per sè e per fuori, sicchè ogni
giorno ne aveva copia di tutti i pesi: riusciva facilmente nel
suo intento, surrogando l'arrosto di due libbre a quello di due
e mezzo; quello di due e mezzo all'altro di tre, e così di
seguito, finchè il pezzo più grosso gli cascava in mano per
quello di due libbre.
— Ma io non sono mica il ministro di grazia e di giustizia, ed ella è al
caso di saperlo meglio di ogni altro... e adesso che fa? perchè si volta
addietro?
— Ecco, eccellenza, ho creduto ch'ella volgesse la parola a qualcheduno
che mi stesse dopo le spalle... ma via, Conte, che ho fatto mai per
demeritare la sua stima; ma che le sembra che tra noi sacerdoti abbiano
corso simili tattere? O che non sappiamo tutti ch'ella fa qui la pioggia
e il cielo sereno?
— S'ingannano tutti; ed io in coscienza... in onore, posso giurarvi...
— Eccellenza, lasciamo ogni cosa al suo posto, non diamo incomodo a
nessuno...
— Orsù, senta, un posto di sostituto posso ripromettermi ottenere pel
suo genero.... più no....
— È poco...
— In coscienza...
— E dai con la coscienza! Non sarebbe forse un dente che le dolga,
poichè ci batte tanto spesso con la lingua?
— Presidente, per ora le basti; mi lasci vedere quello che saprà fare;
solo che trovi nel giovane un terzo di quello che mi assicurò V. S.,
viva tranquillo, la sua fortuna è fatta.
— Ne parlerò a Fabrizio... non dissimulo che sperava V. E. più generosa
meco.
— Ed io m'ingegnerò col ministro di grazia e giustizia... però non
taccio che l'avrei creduto più ragionevole.
— Più ragionevole! Ma veniamo al finocchio... come con lo stipendio di
sostituto può mantenersi con decoro una famiglia?
— Quando — e qui il ministro toccò coll'indice una cassetta sopra la
quale si leggeva scritto: _fondi segreti_ — quando si sa e si vuole
rendere servizi utili, la paga si aumenta a beneplacito.
— Oh! scusi, eccellenza, me n'era dimenticato.
— Presidente, la sua conversazione è piacevole quanto istruttiva, ma le
noie dell'uffizio mi costringono senz'altro a dirle addio.
— A rivederci, eccellenza.
*
Appena costui fu uscito dalla stanza, il ministro esclamò: Ecco una
colonna a cui si appoggia la salute della società! Ecco una delle àncore
alle quali si affida la sicurezza dello Stato! Certo cotesti uomini
meriterebbero essere gettati dove si calano le àncore, all'opposto li
paghiamo, fingiamo rispettarli, onde altri li rispetti... Se un
ciarlatano comparisce su la fiera, via di rincorsa; e che fa egli, il
povero ciarlatano? Vende zucca per balsamo, mentre costui ministra
veleno invece di giustizia... provate a mutare se vi riesce... e se tu
provassi! Mi guardi Dio da siffatte tentazioni! Smovendo un mattone mi
rovinerebbe sul capo tutta la volta; e sia, ma la volta così
sconquassata per quanto starà ferma al posto? Che importa a me? Quando
sarò morto caschi il mondo... La razza umana non vale la corda che la
impicchi!
Anche Fabrizio, lo ricordate? aveva esclamato così dopo la difesa di
Felicina.
Al fine delle sue parole, un nodo di tosse colse il ministro così
impetuosa, che nello sforzo gli saltò fuori delle gengive la
rastrelliera dei denti finti che vi stava raccomandata. In questa
appunto ecco aprirsi la porta ed entrare in fretta il ministro di grazia
e di giustizia: era già presso al presidente, quando questi con cenno e
con voce lo fermò gridando:
— Non venite oltre... non vi movete... o mi rovinate...
— Io? O che novità sono queste?
— Non sono novità, ma cose vecchie; o non vedete che se fate un passo di
più mi stritolate i denti che mi sono caduti per terra, ed io, come
sapete, tengo il portafogli delle finanze: ora, un ministro di finanza
senza cuore ed anche senza cervello può darsi, senza denti no; sarebbe
un padre senza... oh! a proposito...
E qui espose al collega il suo bisogno; e colui nato e cresciuto giunco
in terra palustre, si piegò subito alle voglie del suo piuttosto padrone
che compagno nell'ufficio, e gli venne dichiarando partitamente chi
avrebbe messo da lato con la debita pensione, e chi scarrucolato da un
paese all'altro per fare largo a Fabrizio.