accorto, e almeno ne sospettasse, perchè seco stesso fermò levarsela ad
ogni costo d'intorno; di vero, invece di avere per la morte della moglie
ricuperata intera la sua libertà, si trovò ad averla perduta, sentendo
la necessità di vigilare con diligenza la fanciulla; già s'intende non
per amore a lei, nè per istudio di onestà, bensì in virtù di questo
ragionamento: poichè dote io non le posso assegnare, mi tocca ingegnarmi
a pescarle un marito al brumeggio della bellezza e della buona
reputazione: maritata che sia, io me ne lavo le mani; chi la cavalca la
selli.... — Insomma, il credito della figliuola gli stava a cuore, come
a cui torna di mezza notte a casa preme che il moccolo gli duri acceso
per le scale fino alla porta.
Rapito alle geniali abitudini del giuoco, il presidente Vinneri si
rendeva a casa sul calare del giorno, e quivi, avvoltolata la persona
nella vesta da camera, i piedi nelle pantofole e il capo coperto dal
berretto di cotone — elmo dei mariti militanti — almanaccava col
cervello per creare o per chiappare eventi capaci di porgergli il destro
per mandare al diavolo l'unica e dilettissima figliuola; l'interesse non
rifiniva mai di spronare la immaginazione, la quale pigliava a correre
di carriera pei vasti campi della speranza; invano, perchè tutta sudata
se ne tornasse sempre alle mosse senza mai avere vinto il palio; fuori
dei quattrini non gli sovvenivano chiodi capaci di conficcare un marito
in croce.
— Maledetto abbaco! — Fu udito spesso taroccare con seco; invece di
venerabile, io mi aspetto vedere un giorno o l'altro esposto sotto la
residenza l'abbaco; nel ciborio porranno a custodire l'abbaco, e la
eucarestia da ora in avanti sarà amministrata a tutti i fedeli con un
cavurrino da due franchi. O tre e quattro volte beati padri circassi! A
voi una bella figliuola rende più di un podere in Chianti. Io non so se
la donna nascendo portasse via una costola all'uomo, fatto sta che la
figliuola quando si marita ne porta via sei a suo padre. Colà, in quelle
terre felici, a un bisogno si vende la figliuola, e se ne fa quattrini
senza che alcuno vi suoni le tabelle dietro. All'inferno i filosofi! E'
fu in grazia loro, che invece di estendere le facoltà del padre di
famiglia fino a vendere i figliuoli bianchi, gli hanno tolta quella di
mettere all'asta i neri. Gente irrequieta, brontolona, fastidiosa, la
quale odia il tondo perchè non è quadro, e se diventasse quadro
arrangolerebbe a restituirlo tondo.
Così dopo avere vagellato un pezzo, uggito fino alla morte, messo da
parte il presidenziale decoro, chiamava la serva, e per _ammazzare_ il
tempo si adattava a giocare a _briscola_ con lei.
Mentre però egli stava per buttarsi via come disperato, ecco la fortuna
parargli davanti il fatto suo. Certo dì, mentre scende le scale umide e
melmose del pretorio, gli accade di mettere un piede in fallo e
dislogarselo ad un tratto; le avrebbe ruzzolate fino all'ultimo scalino,
se per sorte, trovandosi lì presso Fabrizio, con mani pronte non lo
agguantava tenendolo su ritto; poi con lo aiuto di altri lo mise in
carrozza, volendo ad ogni patto accompagnarlo a casa, dove presolo in
quattro lo adagiarono sopra il letto. Chiamato il cerusico, dopo tastata
la parte, giudica non grave il caso, trattarsi di semplice lussazione
guaribile di leggeri: intanto non si muova l'infermo; rinnovino al collo
del piede fomente diacce di acqua saturnina; ripasserà più tardi per
vedere se ci fosse caso di applicare le mignatte; e a rivederci.
Fabrizio, nel prendere commiato dal presidente, chiese licenza di
tornare a informarsi della sua salute, e questi prontamente:
— Caro avvocato, se io le dicessi sarà per sua grazia, direi poco e
male, ella mi farà proprio una carità fiorita, perchè chi sa per quanto
tempo mi toccherà a starmene fitto nel letto: intanto le rinnuovo le
proteste della mia riconoscenza; e tu, Bianca, rammenta che se questo
egregio giovane non era forte, a questa ora tu non avevi più padre.
La figliuola, che aveva capito la ragia per aria, cavatosi un candido
fazzoletto di tasca se lo accostò agli occhi per asciugarsi una presunta
lacrima, e alle parole paterne, come corda armonizza con corda,
aggiunse:
— Dio gliene renda merito, signore... signore?
— Fabrizio ai suoi comandi.
— Signor Fabrizio; e se potessi sperare che le mie preghiere valessero
qualche cosa presso di lei, io vorrei supplicarla a favorirci più spesso
che può.
Poffar del mondo! Non ci era mestieri di tanto, però che voi abbiate a
sapere come i giovani nel tastare il piede infermo del presidente si
fossero toccate le mani; e nel chinarsi a esaminarlo i capelli loro
insieme si confondessero. Ora è provato che i capelli sieno potentissimi
conduttori di elettricismo due cotanti meno dei labbri, ma due cotanti
più dei fili di zinco; ed eransi altresì ricambiati parecchi sguardi a
punto interrogativo, e non so nemmeno io quanti sorrisi _reziari_.[22]
Breve. Uno aveva votato contro l'altro tutto il turcasso delle quadrella
di Amore.
[22] Reziari erano gladiatori i quali portavano sotto lo scudo
una rete, che gittavano sui mirmilloni per agguantarli. I
mirmilloni su l'elmo avevano un pesce per cimiero.
Il Vinneri, il quale, comecchè talvolta bestemmiasse per lo spasimo,
pure non cessava di tenere un occhio al gatto e l'altro alla padella,
fra sè ebbe a dire:
— E' pare che la girandola pigli fuoco.
Fabrizio, com'è da credersi, tenne la parola, forse più spesso che non
conveniva, ma padre e figliuola fecero finta di non se ne accorgere. Fra
le tante, una volta, trovandosi solo a canto il letto del Vinneri,
questi prese la mano al giovane, e strettagliela amorevolmente gli
disse:
— Caro Fabrizio, le cure affettuose che vi date per me mi fanno sentire
più amara la infelicità di essere privo di figliuoli, ma poichè a
ragione vi amo e tengo in luogo di figlio, non posso tacervi alcune
considerazioni, che mi sono venute in mente pensando ai casi vostri.
Perchè, ditemi, avete cessato di frequentare i tribunali? Perchè dopo la
prima arringa, che vi fruttò tanto onore, vi siete ammutito? Donde
questa deplorabile accidia a cui vi siete abbandonato? Non me lo
nascondete, apritevi a me come a padre....
Ed anco qui sarebbe stato sufficiente stimolo di molto minore, perchè
Fabrizio stranamente commosso prese a vomitare vituperii su i giurati a
bocca di barile; il presidente lo lasciava dire, quando poi lo vide
sboglientito, chiappata la palla al balzo riprese:
— O che siate benedetto, chi mai vi ha consigliato a sciupare il vostro
ingegno in isteriche fatiche? _Crimen non dat panem_, dichiara pure
l'antico proverbio del fôro. Furti pernici, omicidi anatre, falsi
accegge, avvelenamenti fagiani, non toccano a voi: per voi sono i furti
storni, accusati gheppi, insomma da rompercisi i denti a masticarli; e
poi, o come si fa a confondersi co' giurati? Questi bottegai si sono
impancati a recitare da giudici in onta alla legittima magistratura.
Figuratevi! Per costume vecchio essi non usano mai dare agli avventori
la libbra di dodici once con le proprie; ora, parvi possibile che
vogliano smettere il vizio con le bilance della giustizia? Gente capace
a scambiare Puffendorfio con un'isola, Catilina con una benemerita; a
scrivere Francesco coll'acca, la Italia col _g_; gente incapace a fare
un _o_ con la canna. Dove siete ito, Dio vi perdoni, a sciorinare
eloquenza e dottrina? Tanto voleva dare la crema con la vainiglia ai
bufali. Con costoro non si sa mai il punto di coltura; se per caso hai
pestato su i calli al presidente dei giurati, impiccati, il tuo cliente
è sicuro di sentirsi arrandellata tra capo e collo una sentenza capitale
senza circostanze attenuanti; — se non offristi il braccio alla sua
moglie quando usciva di chiesa, o non facesti ballare la figliuola al
festino, o se fuggisti traverso una maglia dalla rezzola che ti
gettarono addosso per pescarti marito, guai a te, annegati; arringando
davanti a loro tu farai condannare in galera a vita la stessa innocenza.
All'opposto, se il difensore va ai versi al giurato, che importa che
dieci testimoni concordi attestino _de visu_? Che importa perfino che
l'accusato confessi avere ucciso un uomo? Che se i cerusichi fiscali
riferiscano averlo sparato? I giurati a muso duro sono fantini da
sentenziare che non è vero nulla, che il morto non è morto in virtù
della parola cabalistica: _non consta_. Come! Noi altri, che fino da
piccini andammo a scuola per imparare a rendere giustizia, su dieci
volte sbagliamo nove; ed essi presumono avere la scienza infusa? Eh!
via, ognuno faccia il suo mestiere; _tractent fabrilia fabri_; non
confondiamo le carte da tarocchi con quelle da bambara, nè la manteca
co' tartufi; i giudici sieno giudici, i sacerdoti sacerdoti, cuochi i
cuochi, i nobili nobili: in conclusione, il mondo rimanga diviso in
classi, in ceti, in professioni, in condizioni, e stati, arti e
mestieri, e se io comandassi lo vorrei distinto in colori come usano
lassù nella China. Bel gusto, in fede di Dio, stillarci ad ammannire un
pranzo di cinque o sei serviti, per farne poi un buglione prima di
metterci a tavola! Tale nei suoi principii e nei suoi effetti tu
proverai _circum circa_ la diavoleria della uguaglianza fra gli uomini:
così predicano il giurato figliuolo della libertà; per me non glie l'ho
visto fare, ma sarà; in questo caso però bisogna dire, ch'egli è uno di
quei figliuoli che gli spartani buttavano nel baratro. Da ogni parte
sento bociare: rendete i diritti a cui spettano. To'! o chi si oppone? O
noi altri giudici non ci siamo a posta per questo? Se la plebe
campagnuola usurpò il legnatico o il pascolo sul feudo del padrone, non
glie lo facciamo rendere di rincorsa? Il possidente creditore di
pigioni, il banchiere di pagherò, ricorrono al nostro ministero invano?
Non mandiamo _illico et immediate_ i bravi uscieri a gravare i mobili
dello inquilino moroso? Non v'impiombiamo il vostro fallito in prigione?
Che cosa è mai questo rendere al popolo i suoi diritti? Forse ai monelli
la facoltà di tirarmi le sassate? Ai bottegai di assolvermi parricidi,
repubblicani, giornalisti, barattieri ed altra simile risma di gente, a
cui in buona coscienza potremmo senza tanti processi legare un sasso al
collo e scaraventarla nel Naviglio? Voi, Fabrizio, se un mal genio non
vi tirava pei capelli, avreste brillato fra i vostri pari; invece di
poggiare in su, voi forviaste, e siete andato in giù; di cui la colpa se
invece di trovare l'azzurro del cielo v'imbatteste nel nero di fumo
dell'inferno....
Tutto questo il presidente Vinneri spifferò di un fiato; se non lo
fermava un nodo di tosse, chi sa dove sarebbe riuscito; tacque per bere
e per asciugarsi il sudore.
Fabrizio sostenne codesto rovescio di acqua sudicia a capo chino,
sentendosi ora avvampare dalle caldane ed ora gelare dai sudori freddi;
poi, temendo che costui saltasse su a squadrargli una seconda di cambio,
disse:
— La reverenza che io le devo grandissima non mi concede, signor
presidente, di venire in disputa con lei. Per natura e per istudio io
professo diverse dottrine: i miei convincimenti mi portano a secondare
le aspirazioni della gioventù italiana, le quali, se ci sconfortano
talora con qualche disinganno, ci consolarono sempre per la loro
magnanimità....
Coteste parole fecero nel presidente l'effetto di una bottiglia di birra
stappata sotto le froge del barbero; diede un balzo e proruppe:
— _Vanitas vanitatum et omnia vanitas, praeter francesconem_[23]
m'insegnò un dì certo dotto e sentito magistrato toscano. Che
significano esse le aspirazioni della gioventù? Le aspirazioni dell'uomo
giovane e dell'uomo vecchio tendono sempre al medesimo scopo, e in ogni
tempo e in qualunque paese. E voi per lo appunto avete ribadito e andate
tutto giorno ribadendo con i vostri arzigogoli il chiodo fitto da madre
natura nei nostri cuori; valga il vero: voi vi affaticate a demolire
Dio, e volete l'anima morta col corpo: bene sta, ma chi ha fede nella
vita futura potrà (non potendone fare a meno) accomodarsi alle miserie
della vita presente; ma se al cessare del fiato si spengono i moccoli,
voi mi costringete a crescere da questa parte quanto mi fate perdere
dall'altra, a riportare nella casa di qua le suppellettili che aveva
mandato ad arredare la casa di là. Vero è che per sollievo mi lasciate
la fama; ma fatto ch'io sia tutto terra, a che mi approda la fama? Per
significare cosa inane sogliamo dire: gli fa come l'incenso ai morti;
ora la fama è meno dello incenso, perchè la è vento senza odore; e ora
soffia di qua, ed ora di là, conforme le frulla.[24] Le aspirazioni
delle creature viventi consistono nel condurre la vita con meno dolori e
con più gioie che sarà possibile: varie le vie che mettono a questa
patria comune, chi piglia la più breve, chi la più lunga, chi va per la
strada maestra, chi per tragetti; la differenza sta nel metodo: se ci
fosse dato potere giudicare per l'affetto, non per l'effetto, tale
leviamo a cielo che condanneremmo a dieci anni di galera, e _viceversa_.
Siamo alle solite: fine della vita è godere; la cottura e la salsa non
fanno vivanda, sono arti del cuoco. Belle, in fede di Dio, le
aspirazioni magnanime della gioventù italiana! Ogni dì vediamo qualche
repubblicone dei vostri dare il tuffo nella monarchia, a mo' dei
gabbiani nel mare per buscarvi una sardina; almeno i gabbiani,
agguantato il pesce, ripigliano il volo in su, mentre i vostri
repubblicani nel dare il tuffo perdono l'ale. Che montano tante smorfie?
Fate addirittura come noi, non fosse altro avrete il merito della
sincerità. Io, professandomi servitore umilissimo della monarchia
sabauda dall'_a_ fino alla _zeta_, mi scappuccio a tutto l'alfabeto
monarchico costituzionale, quantunque in una cosa mi muova la stizza, e
mi basterebbe il cuore per dirgliela in faccia; ella ficcando sempre gli
occhi nel buio della parte sinistra arriva a scoprire qualche bagliore,
che crede torcia, ed è un lume a mano; allora mette in opera ogni suo
studio per farlo suo, ma nel moverlo le si spegne, ed ella s'impuzza di
moccolaia.....
[23] Vanità delle vanità, tutto è vanità, eccetto il
_francescone_, moneta del valore di lire 5,60.
[24] A pochi è noto il seguente caso, come a molti tornerà grato
saperlo. — Pio IX nel 1855 andò a fare un giro pei suoi Stati; giunto
a Ravenna, volle naturalmente visitare il sepolcro del gran padre
Alighieri; il popolo gli traeva dietro, in parte plaudendo e in parte
imprecando: sciolto il voto, gli fu presentato un libro dove i
pellegrini sogliono scrivere il proprio nome; il papa prese la penna
e scrisse:
Non è il mondan romore altro che un fiato
Di vento, che or vien quinci e or vien quindi,
E muta nome perchè muta lato.
(P. 11).
Non essendo allora dichiarato infallibile, qualche lucido intervallo
di tratto in tratto lo chiappava.
Fabrizio, sentendosi vicino a dare nei lumi, giudicò opportuno levarsi,
e tolto con viso acerbo commiato uscì dalla stanza; allora il presidente
si percosse della palma la fronte, e non disse, ma pensò come Tiberio
quando sentì che Camuleio si era sottratto con la morte spontanea alla
condanna: _Ah! me evasit_, mi è scappato! Se non che Bianca, sentendosi
la principale interessata, affinchè ciò non succedesse, gli corse dietro
per rammendare, se l'era possibile, lo strappo; Fabrizio tutto sconvolto
non pose mente a cui lo seguitava rischiarandogli il cammino; giunto
all'uscio di casa lo aperse, e giù difilato a furia per le scale; ma sul
punto di tirare su il saliscendi della porta di strada, ecco una voce
soave e piena di amore domandargli:
— E ti basta il cuore di lasciarmi così? E che cosa ti ho fatto,
Fabrizio?
Come vedete, l'amore aveva progredito con passi lunghi, si sarebbe detto
che fosse montato su i trampoli. Fabrizio, nel volgere il capo, vide
cascare dagli occhi della Bianca due lacrime, che l'Amore si saria
affrettato a suggere con un bacio, per donarle a Venere madre, ond'ella
ne arricchisse lo scrigno delle sue gioie più care. Ed ora, che importa
che io vi riferisca quali fossero le parole che i due amanti
scorrucciati ricambiaronsi sopra la soglia di casa? Voi lo sapete, come
entra Amore di mezzo, i negoziati non menano a lungo; basta per
_ultimatum_ un sorriso; per _ultimatissimum_ un bacio.
Quando Bianca tornò in camera al padre si pose a piè del letto levando
il dito, quasi per ammonirlo, ma l'altro non la lasciò nè manco
cominciare:
— Sta' zitta, egli disse, io non so più mezze le messe; e sì che mi era
accaduto più volte, che per cuocere troppo presto la torta i' l'ho
bruciata. Ho fatto come i bimbi quando tirano su un castello di carte, i
quali nel metterci a vanvera il tetto rovinano ogni cosa.... ma veniamo
al grano.... ritorna?
— Se ne discorre nè meno! rispose la fanciulla con tale un gesto di
superba sicurezza, che non gli legherebbe le scarpe quello di Napoleone,
quando, buttato all'aria il cannocchiale, esclamava: — La vittoria è
mia!
— Va', tu meriti una statua _equestre_, — ed aggruppate le dita il
presidente colse sopra le proprie labbra un bacio e glie lo gittò.
Di fatti, dopo due sere Fabrizio rivolò a tiro di ale al dolce nido,
dove si trattò senz'altre lungaggini di nozze. Cari miei, con fanciulle
sparvierate, e babbi lesti, l'Amore, voglia o non voglia, è mestieri che
entrato subito in barca agguanti il timone, e sciolte le vele al vento
drizzi la prua alle rive del Sacramento, che non è quello di California,
bensì del santissimo matrimonio.
Io non dirò, chè forse non direi il vero, che tra Fabrizio e il Vinneri
la cosa andasse tra galeotto e marinaro, certo è però che entrambi
fecero il conto senza l'oste; imperciocchè il socero, avendo tastato il
futuro genero sul modo di rizzare su casa, questi gli spiattellò
trovarsi corto a quattrini, non volere toglierne in presto dal fratello,
e non potere acconsentire che per lui i genitori menomassero la sostanza
domestica: avrebbe sopperito co' quattrini della dote. Eccoci al
Rubicone. La Bianca lì presente sentì darsi un tuffo al sangue; il
presidente cominciò con un: Caro mio — nel suono della più dolce
melodia, che mai posero natura od arte sopra labbri mortali; — proseguì,
stringendo le mani del genero nelle sue mani di socero, quasi in due
manette candite; — chiamò con tutte le potenze dell'anima due lacrime su
gli occhi, ma queste fecero orecchi di mercante e non ci vollero andare,
— e dopo siffatti esordi gli sparò lì a brucia pelo che la dote della
Bianca, di natura eterea, siccome lei, erasi svaporata nell'universo.
Durante cotesto colloquio parve a Bianca essere stata confitta a
domicilio coatto in cima all'Ecla, che è un vulcano in Islanda sopra un
monte coperto di neve sempiterna, perchè con vicenda assidua ella
trapassava dal ribrezzo alle caldane; nè anco San Lorenzo si sentì
rosolito dai carboni ardenti come Fabrizio dagli sguardi della cara
fanciulla innamorata, finchè ei si tacque. Ora dunque qualsivoglia
fanciulla, vaga di nozze, copiosa di affetti e corta a quattrini,
immagini l'abisso, l'oceano, la immensità delle contentezze nelle quali
sprofondava il cuore della Bianca quando Fabrizio, dopo stato alquanto
su di sè, rispose risoluto:
— Non importa, provvederò in altra maniera; con la dote o senza, la mia
Bianca mi sarà cara del pari.
Più avvisato della figliuola, il padre, ora che seppe il genero quasi
_vergente alla inopia_, mentre fin lì lo aveva incalzato a mezzo ferro
per farlo restare su la botta, eccolo schermirsi con le parate e dire:
che alle cose, le quali si fanno una volta sola, bisogna pensarci due.
Pareva lo facesse per amore, ma non ci pensava nè manco per ombra; egli
voleva chiarirsi prima come Fabrizio avrebbe rizzato su casa, e come
mantenuta; non voleva mica trovarsi ad avere giuocato di noccioli;
maritando la figlia desiderava ricuperare la libertà perduta durante il
periodo del tempo matrimoniale, però poneva per condizione _sine qua
non_ delle nozze moglie e casa; secondariamente suo scopo finale
risparmiare i danari pel mantenimento della figlia, per goderseli a
carte o a tavola; che se un giorno gli si fosse rovesciata con marito e
figliuoli a casa... misericordia! Ci si sarebbe appuntato il cavicchio
sul ginocchio. Io non so, nè mi curo saperlo, come Fabrizio ne uscisse;
fatto sta ch'egli fornì di arredi assai sufficienti la casa e lo studio,
dove mise libri in abbondanza, perchè gli avvocati senza libri
somigliano agli speziali senza barattoli.
Il presidente, nel contemplare tutte queste cose agli occhi suoi
dilette, andava in fregola dalla contentezza, e si stropicciava
soddisfatto le mani, appunto come il Cavour in procinto di applicare un
nuovo balzello al buon popolo italiano: ma accadendo dei desiderii nella
guisa che avviene con le ciliege, il presidente pensò che bella cosa era
stata maritare la figliuola senza dote, divina sarebbe potere cavare
costrutto dal genero, onde certo giorno chiamatolo a parte così gli
favellò:
— Da' retta, Fabrizio, tu da quel bravo giovane che sei hai lavorato a
mettere su lucerna, a empirla di olio e ad attaccarla al palco, adesso
però bisogna pensare ad accenderla; domani fa' di essere verso mezzo
giorno al tuo studio; verrà a trovarti un signorone, cui un mio amico mi
prega provvedere di valoroso avvocato, non so per quale causa; mi scrive
ch'è negozio grosso e grasso da starci su ritto il forchettone. Gua'; io
non ci metto su nè sal nè olio; ingegnati; aiutati che Dio ti aiuta; non
istare a cercare il nodo nel giunco; questo posso dirti e ti dico, che
se la furfanteria può menare talora alla galera, la fisicosa puntualità
conduce sempre all'ospedale.
Così il socero dabbene al genero futuro; però immaginate lo sconcerto di
quello, quando la sera dopo al suo ansioso interrogativo: — Ebbene, a
che ne siamo?
Sentì rispondersi:
— A meno che a niente; non v'è da cavarne costrutto.
— Perchè mai?
— Perchè la è causa che non si può sostenere.
— Non è mica questa ragione onde tu non l'avessi a patrocinare: la
capacità dell'avvocato si misura appunto dal contrasto che incontra a
sgararla: per la piana qualunque brenna è buona; ma orsù, miriamo un po'
perchè a te pare non poterla sostenere.
— O ecco, la è chiara come l'acqua; e' sembra, a dircela qui a
quattr'occhi, che il raccomandato del vostro amico, in tempo che non
rimonta allo assedio di Troia, fosse solito tagliarsi le ugna dei piedi
senza levarsi le scarpe.... c'intendiamo? Ricco di miseria e nemico
mortale di povertà, scarso d'ingegno e pure provvisto di girandole, e
fornito di una fronte da venire a paragone con le navi corazzate. Costui
chiese al governo la concessione di scavare una miniera di ferro,
esaurita da tempo remoto, ed anco in epoca a noi più vicina esercitata
da altri senza profitto; tuttavia il governo gliela negò, perchè povero
in canna; se avesse messo innanzi persone idonee a sopperire alle spese,
avrebbe considerato il da farsi; allora e' prese a darsi moto dintorno
per formare una società, e ne venne a capo: _butta in terra seme di
grullo, e raccoglierai azionisti di società_. Allora, tornato a
sollecitare il governo, questo dichiarava accordare la concessione a
lui, ma in nome e per conto della società. Inoltre fu stabilito per
patto, che un numero strabocchevole di azioni di godimento fossero la
sua mercede per la procurata concessione, e queste azioni gratuite
partecipassero agli utili desiderati alla stregua delle altre azioni
paganti, defalcate però tutte le spese; e così fu sempre praticato di
amore e d'accordo dal principio della società fino ad oggi. Adesso
costui, di punto in bianco, pretende che gli utili non solo nel futuro,
ma nel tempo passato altresì, si devano repartire quanto a lui senza
defalco di spese. Gli ho dimostrato come gli stieno contro niente meno
che la legge, perchè il socio non è tenuto a rimettere fuori quello che
ha riscosso a titolo di utili, il patto e la consuetudine, suprema
interprete delle convenzioni dubbie, e le nostre sonano chiare; per
ultimo il premio eccessivo, imperciocchè al proprietario delle miniere
da esplorarsi è bazza se largiscano un cinque per cento sul prodotto
netto.... E ora che ne dite, signor socero, non vi pare ella una causa
spallata?
— Ed egli che ti ha detto?
— Egli? Ha fatto una risatina, ha dato una scrollatina di spalle, e
senza punto commuoversi mi ha parlato così: ci pensi meglio; giovedì a
questa medesima ora tornerò qui a riverirla....