Elvira, punta sul vivo, rimbeccava come un aspide:

— O che credete che i ministri si comprino come mazzi di sparagi? Io vi

ho ripetuto le migliaia di volte, che quanto a guadagnarci questo

ministro col danaro, non bisognava pensarci nè manco; poi non era con

dugentomila lire che si sarebbe potuto acquistare; aspettate; forse chi

sa che la delicatezza ostentata non sia una figura rettorica, una _finta

di cartoccio_ per riuscire meglio nello intento.

— Maledetta virtù, grugniva Omobono, io me la trovo sempre fra le gambe

come una veste di fiasco.

— Zitto! soggiunse Elvira; ecco, adesso piglia a parlare il deputato

Ramassi.

— Ed è dei nostri _lui_?

— Figurarsi! Come le dita della mia mano! O non vi ricordate di averlo

incontrato venti volte almeno a pranzo in casa mia? E sì, che non si

dovrebbe dimenticare tanto facilmente, perchè, masticando nel punto

stesso da tutte e due le ganasce, non si sa bene s'ei mangi o stia a

modello dei mascheroni da fontana.

Il Ramassi nella commedia del Parlamento sostiene le parti di _Rimestino

Rodipoco_, e non è il solo. Certo non costa molto; si piglia facilmente

per la gola a modo dei pesci: amava di amore sviscerato i preti a

tavola, perchè ci prendeva i quartieri da inverno con loro, e non meno

diletti li teneva fuori di tavola, perchè sovente ce lo invitavano. Se

egli si fosse trovato nei piedi di Esaù, avria venduto non una, bensì

dieci primogeniture, non però per un piatto di lenticchie. In tutto e

per tutto d'accordo col reverendo suo direttore spirituale, in un punto

dissentiva ricisamente da lui, ed era: che a suo parere la cena mistica

si componeva di troppo poco: pane e vino pei sacerdoti, pei laici pane

solo. Ora, Gesù Cristo non ha insegnato egli stesso: _non solo pane

vivit homo_? Dunque, alla più trista, bisognerebbe aggiungere nella

Eucarestia una braciuola cotta alla navicellaia coll'aglio e il

finocchio; e il bello poi stava in questo, ch'egli lo sosteneva sul

serio. Se oltre la gola tu poni uno staio di servilità, un quarto di

trivialità e un bossolo di scurrilità, tu avrai messo insieme un altro

Ramassi; e nondimeno considerando gli arnesi co' quali costumava

bazzicare, era mestieri dire: _per gobbo è fatto bene_.

Costui, spifferando uno sciolema lungo quanto la quaresima de' Greci,

accompagnato da lazzi e buffonerie, esagerò in guisa la esposizione

fatta dal ministro, da renderla argomento d'inesauribile ilarità: nel

delirio dell'adulazione egli chinò troppo la testa, e troppo buttò in

alto il turibolo, donde avvenne ch'egli rompesse due nasi: uno fu il suo

pel battere forte ch'egli fece della sua faccia in terra, e l'altro del

ministro sfracellato dal fiero urto del turibolo. Omobono, smanioso,

mormorava negli orecchi all'Elvira:

— Ohimè! Dove diavolo me lo avete scavato? Tanto valeva cercare il male

per medicina.

E la Elvira a sua volta, stizzita, rispose:

— Voi dite unicamente; la prima volta ch'ei torna a pranzo a casa, e

sarà in breve, io vi giuro di fargli condire le pietanze col sale

d'Inghilterra.

— E adesso chi è mai quell'altro che si leva? domandò con trepida

esitanza Omobono.

— Gli è un deputato della opposizione, non già della corrosiva, bensì di

quella acidula, leggermente purgativa, la quale finisce sempre o per

ringraziare il ministro, o per chiamarsi soddisfatta, o per ritirare il

suo _ordine del giorno_.

— Ho capito, notò Omobono, resistenza tanto che basti a salvare l'onore

della capitolazione, resistenza che voialtre donne pare abbiate

insegnato agli uomini politici.

— Quanto a questo, caro mio, disse di rimando la Elvira, la è quistione

sempre indecisa, come quella: _ditemi chi fu pria, la messa o il prete_.

— Misericordia! continuò Omobono, come costui è avvampato nel viso! Pare

un fiasco di vino di Chianti lasciato per dimenticanza sopra la tavola

dove desinano i deputati; ditemi, costui parla o mesce?

— Non mesce, no; egli parla, e bene, rispose sorridendo Elvira.

Il deputato dalla faccia vinosa riepilogò con molta chiarezza i

molteplici vantaggi della ferrovia in discorso, secondo l'ordine col

quale li era venuti indicando il ministro, appiccando però ad ognuno

certa sua glossa, nella medesima guisa che nelle litanie ad ogni

salutazione tiene dietro: _Ora pro nobis_. Egli non trovava lodi che

bastassero ad encomiare la comunicazione accelerata delle parti estreme

d'Italia, ma a patto che gli abitanti loro si trovassero spesso insieme

per raccontarsi la scambievole prosperità, mentre non avendo altro a

raccontarsi, per ora, che le scambievoli miserie, non distingueva

proprio che pro potessero cavare dal vedersi frequentemente. Sicuro,

l'agricoltura promossa ed ampliata farà la mano di Dio a questa nostra

società messa a soqquadro dagli antichi e moderni scommettitori; ma io

non so come la si voglia sovvenire opprimendola co' balzelli, che ogni

dì più allungano i denti; lo stesso dicasi per le industrie ed i

commerci. Gli è vero, non però in tutto, ciò che scrive il Filangieri,

che l'arte del finanziere sta nel mettere il peso al posto dove si possa

portare: cento libbre sopra le spalle non recano fastidio, sul naso te

lo schiacciano; e va bene; ma poni che il peso sia di una _tonnellata_,

allora poco preme un luogo piuttostochè un altro; dovunque te lo

mettano, tienti per ispacciato. Signori miei, il ministero (e parlando

di ministero intendo comprendere tutti i ministri che ci governarono,

imperciocchè essi tutti partecipino della natura degli enti, che

compenetrandosi di tre se ne fa uno solo), il ministero fin qui mi

rassomiglia a colui che tagliasse prima le gambe ai cavalli e poi li

spronasse a correre. Noi non abbiamo lasciato passare occasione per

ammonirlo, ma egli ci ha risposto come quel cuoco il quale costumava

scorticare le anguille vive: e' ce le ho avvezze! E poi il ministro ci

ha sbatacchiato su gli occhi lo specchio delle rendite dicendo: — Ecco

qui, l'entrate crescono; ed è vero, perchè più stringi il torchio, più

spremi sangue dal popolo stritolato.... ma badate bene, che alla fine

del salmo viene _il gloria_. Certo, se tu abbatti la tua foresta in un

anno solo, tu ne caverai costrutto maggiore che se tu la tagliassi

regolarmente in dieci, ma allora con che ti scalderai dopo il primo

anno? Con una secchia di acqua cavata dal pozzo. Mi si allarga il cuore

quando volgo la mente ai tanti paduli che voi asciugherete, ma adesso

che siamo qui in famiglia, ditemi: o non sarebbe stato meglio a pensare

un po' più che non intristissero quelli che erano di già asciugati? Le

strade aperte in mezzo ai boschi, signori miei, sono spade a due tagli;

e taglieranno a vostro scapito se non ci manderete prima forze

sufficienti ad esplorarle, e dopo con savi provvedimenti non opererete

in modo da far toccare al masnadiero, che troverà maggior conto a

lavorare che a rapinare; e nel frattempo, per facilitare la

intelligenza, un zinzino di forza non farà male a nessuno...

Qui a sinistra uno stridore di denti; a destra un bravo così potente da

tirare giù le travi del soffitto. L'oratore continua...

— Chiedo scusa agli onorevoli miei colleghi di sinistra... io, lo

sapete, fui sempre con voi a gridare: morte alla morte, e guerra alla

guerra; mi ripiglio del _lapsus linguae_, tuttavia confessando che fra

la morte _allopatica_ di una dozzina di palle sul petto, e la

_omeopatica_ delle celle del carcere penitenziario, non mi sembra che ci

corra un tiro di cannone. Se le promesse che hanno fatto alla Italia i

ministri, che vi hanno preceduto, voi poteste vendere a una palanca la

grossa, voi paghereste gli undici miliardi che ci troviamo di debito, e

ce ne avanzerebbe. Volete sapere che cosa dice il popolo di voi? Io non

ho soggezione a ripetervelo, a patto che non ve ne arrechiate. Il popolo

con lingua dolosa dice: che la menzogna visitava spesso il governo

subalpino, ma non ci aveva preso stabile domicilio; ci stava a locanda;

fu il glorioso Conte di Cavour che ce l'accasò, anzi ce la impiombò come

un cardine di porta, onde dopo lui la menzogna può chiamarsi un

cardinale della monarchia...

Gli avversari del ministero giubilano, i suoi amici due cotanti più.

— La linguaccia del popolo aggiunge: le bestie fino _ab antiquo_ ebbero

sempre parte cospicua nella istruzione; ai tempi di Achille il ministro

della istruzione era Chirone, mezzo uomo mezzo cavallo; oggi questa

uguaglianza fra le parti non si è mantenuta....

Scoppi di risa da tutte le parti; l'oratore continua:

— Ed anco la parte del cavallo ha ceduto il luogo a bestie di qualità

inferiore.

I nemici dei ministri vanno in visibilio, gli amici pel soverchio ridere

piangono; l'oratore imperturbato seguita:

— E dice altresì, che per avere una idea giusta della grandezza dei

nostri ministri di Stato bisogna guardarli col cannocchiale alla

rovescia; mercè vostra, o ministri di tutti i luoghi e di tutti i tempi,

i maligni detrattori della monarchia hanno potuto sbottonare dei re

queste parolaccie: Dio, affermano le sacre carte, mutò un re in bestia;

bella forza! Si aveva a provare, per far conoscere la sua onnipotenza,

di trasformare un re in uomo, e allora anch'egli avrebbe veduto ch'era

un altro paio di maniche....

— Onorevole signor deputato, la invito a tenersi al soggetto, lo

interruppe il presidente.

— Scusi, io parlava di ministri, e mi pareva non dilungarmi dalla

questione.

— Chiedo perdono, ella parlava di bestie....

— La è tutta una, così grida una voce stentorea dalle tribune.

— Silenzio! urlò il presidente. Silenzio! i bidelli. Silenzio! parecchi

deputati, e fu fatto silenzio; ma l'eco di cotesta voce durò a vibrare

un pezzo dentro al cranio di parecchie eccellenze.

Il deputato dalla faccia vinosa, sempre con quel suo piglio beffardo,

riprese:

— Signori, io era rimasto ai briganti; e però dico ai ministri, che se

non penseranno sul _serio_ alla sicurezza del transito, i malandrini, in

grazia della opera vostra, si vedranno provvisto il mercato da

svaligiare; e avvertite, che potrebbe darsi il caso ch'ei per ceppo vi

mandassero i capponi a casa. — E di questo tenore cotesto cervello

bizzarro continuò per parecchio altro tempo, mettendo sempre davanti con

fino accorgimento obietti facili a vincersi, nel modo stesso col quale

nei circhi dei giuochi equestri vediamo porre dinanzi al pagliaccio

cinque cerchi impannati di carta o sei, perchè di rincorsa quegli li

sfondi tutti, con meraviglia non meno che con diletto degli spettatori.

Infatti il ministro, ripigliando mansueto il suo dire, passò in punta di

piedi sopra la poca cura posta dai suoi predecessori a mantenere le

conquiste fatte sopra i terreni paludosi, e deplorandola la scusò,

notando esserne stata colpa i tempi grossi nei quali troppo maggiori

cure dava la salute d'Italia, che quelle dei bonificamenti dei paduli

non sono. Adesso la negligenza non avrebbe scusa; essere disposto a

compire con tutta alacrità il debito proprio: lo consigliassero i

deputati, lo sovvenissero; egli non desiderare di meglio; da tutto e da

tutti potersi ricavare del bene, anche dalle vipere.

Questo ultimo tratto andava diritto a colpire il deputato dal viso di

vinaccia, che pronto rimbeccò:

— Sicuramente, se ne cava il brodo, che fa bene ai tisici: — ma si

chiamò soddisfatto, e finì col dire che, riponendo ogni fiducia nel

ministro, avrebbe votato per la legge.

Il popolo ridendo di cuore esclamò: gli ha dato il pane con la balestra.

Qualche destro disse: bravo! La sinistra, arrapinata per cotesto

voltafaccia, come se a questa ora tanti suoi sozi (avverta il proto nel

comporre questa parola a metterci una z sola) non ce la dovessero avere

assuefatta, mostrò i denti e il pugno chiuso, come fa la scimmia quando

le rubano le noci.

Il pallone ormai è gonfiato: una sottile corda lo trattiene appena sopra

la terra; l'orizzonte s'_indomenica_[13] per fare onore al volo

trionfale.

[13] _Indomenicare_, vestirsi da domenica, acconciarsi pel dì

delle feste.

Chi è colui che sorge come vapore da paese guasto a spandere dintorno la

desolazione e la morte? Egli ha nome Probo Seigatti. La natura, dicono,

stava per fabbricare una nuova specie di avoltoio monaco, e già lo aveva

quasi condotto a fine, quando, sul punto di agguantare un'anima di

bestia qualunque e ficcargliela in corpo, sbagliò barattolo, e prese

un'anima umana. Così nacque costui; ma egli, sentendosi a cotesto modo

non finito, per completarsi tolse in prestito un altro paio di artigli,

e se ne fece due mani; poi negò restituirli, opponendo la prescrizione

all'uccello di rapina, che gli aveva dati in accatto. Nella prima

gioventù il suo istinto di avoltoio lo condusse a ghermire quanto gli si

parava davanti; mise gli artigli dentro la filosofia ed anche dentro la

poesia, diede di becco nelle lingue, si avventò alla gloria, e stette a

un pelo di cavarle gli occhi: ma, accortosi di breve come ben potesse

sgraffiare tutte le cose buone ed oneste, non però staccare da loro il

minimo brandello per proprio uso, prese a maledirle, e per giunta a

struggersi d'invidia contro tutti quelli che, attendendo religiosamente

allo studio delle discipline umane, ne riuscirono felici cultori. Allora

la invidia, siccome costuma, piantò sopra la faccia di lui la sua

bandiera colore di bile, ci risucchiò il sangue, nè si rimase finchè non

l'ebbe convertita in insegna di morte. Se mai avveniva ch'egli

stringesse la mano a qualche creatura, ecco tale c'insinuava un diaccio

di tarantola, che per qualche minuto ci sospendeva la circolazione del

sangue; se toccava fiori si seccavano; fiatoso aveva l'alito; l'anima

due volte più: pesi come il piombo cascavano i suoi occhi colore di

piombo sopra la gente; se accadeva che i fanciulli venissero a fissarli,

fuggivano a rimpiattarsi dietro le gonnelle delle mamme: così i pulcini

presentendo la cornacchia si rannicchiano sotto l'ale della chioccia.

Probo viveva giorni fastidiosi, a sè grave, in abominio altrui, quando

Abramo, medico e sensale ebreo, considerandolo un dì male disposto della

persona, lo volle visitare sottilmente, ma non ebbe mestieri specularlo

a lungo, che, appena tocco il polso, esclamò quasi rapito in estasi:

— Dio di Abramo! Esulta, o popolo d'Isdraele; il tuo soccorso è nato:

ecco il promesso Messia: poi lo baciò in fronte, e proseguì: ah! tu non

sai qual tesoro tu racchiudi in te? Me fortunato, che venni eletto a

rivelarti la tua missione sopra la terra! Da' retta.... e ascolta

nell'alto una voce che grida: tu sei il figliuolo della mia

predilezione.....

— Ma insomma, interruppe Probo impazientito, o Abramo, tu mi hai preso a

godere.... ch'è questo che tu trovi in me?

— Trovo, rispose solennemente l'ebreo, che il polso ti batte con le

pulsazioni dell'ottanta per cento.... sangue purissimo dell'usura....

nelle vene del Rothschild non circola migliore; e qui fece per

inginocchiarsi dinanzi a lui.

Allora Probo Seigatti ebbe una visione: come dentro al raggio di sole

che penetri per un foro nella camera oscura vediamo mulinare miriadi di

atomi luminosi, così a lui fu rivelata la moltitudine infinita degli

scrocchi, dei barocchi, dei retrangoli e dei lecchifermi; gli si

schierarono davanti le specie innumere dei _babbi morti_, dei

_carrozzini_, degli stellionati, dei finti telegrammi, delle false

novelle, dei supposti corrieri; vide le coperte insidie, le segrete

trappole, le suste, le carrucole, le corde, onde la rendita pubblica ed

ogni valore si alzano e si abbassano: gli fu aperto il segreto di

impietrire il sangue del popolo e darlo ad intendere diaspro; di

congelare le lacrime e farle passare per perle, di colare i gridi di

disperazione traverso il vaglio di giornalisti traditori, e giurarli

applausi entusiastici, anzi _frenetici_. Al fine della visione una

lingua di fuoco gli cascò sul capo, e quivi cominciò a bruciare

alimentandosi con tutto quanto avanzava nel cuore di Probo di palpito

umano, e nel suo cervello di pensieri gentili. Quello che costui

escogitò e mise in opera per procacciarsi moneta l'animo rifugge

raccontare; da questo uno argomenta gli altri: si fe' mezzano per

provvedere danaro alle faine d'Italia, affinchè, pagando il soldo ai

nibbi stranieri, prolungassero il martirio di questa nostra povera

patria.

Costui pertanto incominciò dal discorrere in succinto dei vantaggi che

doveva partorire la nuova legge, confermando pienamente quanto avevano

accennato gli oratori precedenti, poi sollevandosi a sfere più sublimi

mise i deputati dentro alle future cose. — L'Asia, egli disse, voi lo

vedete, sta in procinto di riversarsi sopra l'Europa per novelle vie, o

piuttosto per le vie del vecchio mondo, rinnovate adesso; il

Mediterraneo ritorna la fiera delle produzioni di tre parti del globo;

molto, fin qui, averci sovvenuto la provvidenza di Dio, presidio

immortale dell'alma madre Italia; ma avvertiamo, signori, non ne

abusiamo, che a lungo andare sta la sentenza: _Chi si aiuta, Dio aiuta_;

ei si corruccia con gli accidiosi: ed anche quelli che ogni loro fiducia

ripongono nella fortuna sogliono dire: ch'ella non si ferma a bussare le

porte chiuse; se non le trova aperte tira di lungo pel suo cammino. La

nuova ferrovia mi sembra destinata a servire di spina dorsale

all'Italia, le molteplici ramificazioni che si partiranno da lei la

muniranno di costole; il portentoso porto di Brindisi restituito alla

pristina magnificenza; le Alpi Cozie forate, dopo le Marittime, e le

Retiche, e le Giulie, e le Carniche, mentre leveranno la nostra contrada

ad inaudita prosperità, faranno fede al mondo del genio italico, il

quale, se per inclemenza di fato, durante molti anni, non parve fuora,

ei si rimase sotto terra come il grano nei giorni iemali, vo' dire per

cestirvi e trionfare in primavera. Ed anco bisogna riflettere a

quest'altro: l'America per lo passato fu uno dei gusci della bilancia

dell'universo, ora però, estendendo l'azzurro della sua bandiera a nuove

stelle, è chiaro che di guscio aspira a diventarne l'ago, però a noi

altresì corre l'obbligo di levarci in alto per produrre lontano il

nostro sguardo nei tempi. Signori, ponete mente; sentite voi lo strepito

pari a quello di venti cascate di Niagara che precipitino dentro uno

abisso di tenebre? Lo udite? Ebbene, sapete voi da che cosa nasce? Dal

brontolìo delle moltitudini che ripetono: la natura ci donò la terra

come il sole: il sole tuttavia possediamo, perchè veruno ce l'ha potuto

togliere; la terra no; ce l'hanno rapita; ripigliamola. Signori, diamo

opera indefessa a studiare il come per noi si possano chiamare le

moltitudini a parte del retaggio costituito dal Creatore alle sue

creature, mercè la scienza ed il lavoro. Certo, le moltitudini

strascinano la ignoranza come una palla di ferro ribadita al piede del

condannato, ma ricordate che i pugnali di Spartaco e degli altri servi

ribelli furono fatti col ferro delle loro catene; ora poi le moltitudini

hanno interesse più di noi perchè il civile consorzio non vada a

soqquadro; per noi il tumulto significa mezzo pane; pel popolo, fame

intera; dunque mettiamogli in mano la scienza come una lucerna, affinchè

s'illumini il sentiero e miri dov'abbia a posare il piede, per procedere

con sicurezza non meno che con utilità. Lodando dunque con pienezza di

cuore l'alto concetto di questa magnifica arteria di vita italiana, ed

affrettandone il compimento con tutti i miei voti, siami, o signori,

concesso separarmi dal governo intorno alla convenienza di costruirla

piuttosto co' danari stranieri che co' nostrani. Io, che soglio aprire

ingenuo e schietto quanto sento nell'animo, non mi sembra come ciò possa

fornire nè anco materia di dubbio; perchè ecco in qual modo ragiono: noi

prevediamo che questa impresa produrrà danno, ovvero utile

agl'interessati; nel primo caso non sarebbe onesto, e lasciamo l'onesto

a casa sua; non sarebbe di utilità alcuna precipitare in impresa ruinosa

i capitali così nostrani come forestieri; — i forestieri, a modo che un

dì ci chiamarono terra dei morti, oggi ci saluterebbero col nome di

terra dei naufragi. Ma io pongo che abbia a giovare; e allora con qual

consiglio, con qual giudizio faremo sì che, esclusi i cittadini, abbiano

ad avvantaggiarsene gli avveniticci soltanto? Ognuno ripari all'ombra

del suo fico e della sua vite. A questo arrogi: noi figli d'Italia, che

tante fatiche durammo, tanti pericoli corremmo, tanti sacrifizi patimmo

per rivendicare la patria dalla oppressione dispotica degli stranieri,

soffriremo con animo quieto vedercela mancipia della tirannide economica

dei medesimi? (Movimento prolungato su tutti i banchi e nelle tribune).

Intanto Probo stendeva e ritirava gli artigli, dai quali si vedevano

pendere brindelli di pelle scorticata.

— Per verità, proseguiva costui, non può negarsi che taluno di questi

ospiti morisse mentre stava dintorno a rosicchiare l'Italia; e certo gli

eredi suoi non si fecero vivi per riscattarne le ossa, ma scesero giù di

rincorsa a raccoglierne la eredità, se prima di morire i parenti non

l'avevano fatta ricapitare a casa. Come! versammo fiumi di sangue per

isfrattare di casa nostra inquilini molesti, ed ora non sapremo

stemperare un po' di calce per imbiancarcela? E nel presagio di vicini

irrequieti, nemici naturalmente di pace, di cui parte intende a

ricuperare una signoria, ed altri ad acquistarne una nuova, consentiremo

noi che un nugolo di essi venga a studiare palmo a palmo le nostre

pianure, i nostri monti e le nostre valli? Per me credo che se noi altri

permettessimo questo, ci avremmo a proibire la via San Gallo, dove

occorrono la stamperia del giornale la _Nazione_ e lo Spedale dei Matti,

perchè temerei che il dottore Bianchi mi agguantasse pel petto in

vicinanza di Bonifazio, dicendomi: «Passi qui dentro per farsi

raccattare due maglie al suo cervello.» Ma ora sento obiettarmi: quanto

ella dice è oro rotto; ma in Italia ecci volere? A questa domanda io mi

sento tutto rimescolare dentro, e rispondo: e come siffatto dubbio può

uscire da labbri italiani? In qual modo l'Italia vinse la barbarie dei

secoli? Col volere. Come la lunga, varia e greve dominazione straniera?

Col volere. Come ricostruire la perduta unità? Col volere. Quando

Umberto dalle bianche mani, affacciatosi alle Alpi, stese il suo sguardo

per quanto è lunga la Italia, sclamò: tutta mia! tutta mia![14] E fu

questo magnanimo volere, che trasfondendosi di secolo in secolo nei suoi

non manco magnanimi nipoti, di concetto prese forma di realtà; ed in

breve, così giova sperare, noi lo vedremo compìto. L'astro di Casa

Savoia non può fallire...

[14]

Della reggia su la vetta,

Del palazzo sul pendìo,

Canti pure la civetta:

_Tutto mio! tutto mio!_

(Guadagnoli, _Poesie_)

Applausi dalla destra, dai due _ventrigli_ ed anche dalla sinistra.

— Certo, in qualche contingenza, non saremo noi che lo impugneremo, anzi

più degli altri ci sentiamo disposti ad affermarlo in buona fede, ci

sovvenne la Francia, in qualche cos'altro la Prussia; forse... a

squattrinarla ben bene, con le debite riserve e proteste, le agitazioni

popolari, l'opera di taluno agitatore, di taluno letterato, di taluno

filosofo... _tarabaralla_... un po' di aiuto somministrarono pure essi,

ma tutto ciò sarebbe stato uno aguzzarsi il cavicchio sul ginocchio, se

non ci fosse stata una forza sapiente, la quale riunisse tutte queste

verghe in un fascio solo, stringendole insieme con legami di affetto di

gloria e di prosperità, e sè ponendo in mezzo come una scure per

difesa... insomma, chi fece il fascio romano della unità italica? Gli è

chiaro come l'acqua: fu la monarchia sabauda; ed io vorrei guardare in

faccia chi si attentasse negarmelo qui.....

Il Ramassi, lo stesso Ramassi, che pure si reputa estratto essenziale

della più abietta servitù che abbia germogliato al mondo, non potè stare

alle mosse, e saltò su con otto o dieci _destri_, i quali tutti uniti

insieme si misero ad urlare:

— La monarchia, sì, ma sovvenuta e protetta da noi.

I _ventrigli_ destro e sinistro si mareggiano come una mazza di gelatina

e mormorano:

— E noi? E noi?

I sinistri sbuffano come leoni e mugliano:

— E senza noi dove sareste voi?

Il secolo che muore, vol. III · 第 3 / 23 段