II.

Il _Demi-monde_, rappresentato la prima volta al teatro del Ginnasio

dramatico la sera del 20 marzo 1855 e rimesso sulla scena del Teatro

francese nell'ottobre del 1874, è forse la comedia moderna che ha il

fondo più ampio e maggiore larghezza d'intendimenti.

Questo _Demi-monde_, dice il Dumas (pag. 100 e seg.) «est de création

moderne. Autrefois, l'adultère comme nous le comprenons n'existait pas.

Les moeurs étaient beaucoup plus faciles, et il y avait, pour définir la

chose que représente aujourd'hui le mot adultère, un autre mot beaucoup

plus trivial, dont Molière s'est servi souvent et qui ridiculisait plus

le mari qu'il ne condamnait la femme; mais, depuis que les maris, armés

du Code, ont eu le droit d'écarter du sein de la famille la femme qui

oubliait les engagements pris, il s'est opéré dans les moeurs conjugales

une modification qui a créé un monde nouveau; car toutes ces femmes

compromises, répudiées, que devenaient-elles?... La première qui s'est

vue mettre à la porte a été cacher sa honte et pleurer sa faute dans la

retraite la plus sombre qu'elle a pu trouver; mais la seconde? La

seconde s'est mise à la recherche de la première, et, quand elles ont

été deux, elles ont appelé un malheur ce qui était une faute, une erreur

ce qui était un crime, et elles ont commencé à se consoler et à

s'excuser l'une l'autre; quand elles ont été trois, elles se sont

invitées à dîner; quand elles ont été quatre, elles ont fait une

contredanse. Alors, autour de ces femmes sont venues peu à peu se

grouper: les jeunes filles qui ont débuté dans la vie par une faute; les

fausses veuves; les femmes qui portent le nom de l'homme avec qui elles

vivent; quelques-uns de ces vrais ménages qui ont fait leur

surnumérariat dans une liaison de plusieurs années; enfin toutes les

femmes qui veulent faire croire qu'elles ont été quelque chose, et ne

veulent pas paraître ce qu'elles sont. A l'heure qu'il est, ce monde

irrégulier fonctionne régulièrement, et cette société bâtarde est

charmante pour les jeunes gens. L'amour y est plus facile qu'en haut et

moins cher qu'en bas.»

Certo, sarebbe difficile esprimere con una più arguta evidenza questa

faccia della vita francese; si tratta ora di vedere se il Dumas abbia

saputo con pari efficacia rappresentarla nel dramma: si tratta, infine,

di determinare se il Dumas abbia potenza di creazione dramatica così

come ha abilità e amabilità grande di chiacchierone. Tre quarti della

nostra generazione dicono di sì, io dico di no: vediamo.

Il _demi-monde_ rappresentato nella comedia del Dumas è constituito da

quattro femmine: la sedicente baronessa Susanna d'Ange, che senza aver

mai avuto marito passa per vedova; Valentina di Santis, che vive

distaccata dal marito; la viscontessa di Vernières, che caduta in ruina

s'arrovella e suda sangue per fermare intorno a sè un'ombra dello

splendore antico; Marcella, nipote della viscontessa, a cui l'aria

viziosa, fattale intorno dalla zia, incomincia a guastare il sangue

buono. Però, il dramma palpita solo nel petto di Susanna: le altre

femmine son trascinate lì solamente per fare intendere o per dare ad

intendere al pubblico degli spettatori e dei lettori che le persone le

quali si movono sul palcoscenico rappresentano tutta una classe della

novissima generazione parigina. Ecco, per me, il primo errore: errore

gravissimo, procedente da una falsa interpretazione del concetto e del

fine del dramma.

Aristofane, Plauto, Shakespeare e Molière quando furono dinanzi a

questa, che certo è una delle più gravi difficoltà della scena; quando

si trovarono a dovere sviluppare e presentare nella breve orbita di un

dramma la passione o le passioni di molta parte del genere umano,

adoperarono degli artifizi più o meno imitabili, ma che tutti riescirono

all'atto: Aristofane ricorse ai cori, Plauto e Molière risalirono

all'universale e raccolsero in tipi singolari e immutabili la varietà e

la mobilità delle note particolari, Shakespeare popolò il dramma d'una

moltitudine di persone e di un fiotto larghissimo di passione. I comici

francesi moderni, e, sopra tutti, il Dumas, non volendo ricorrere agli

artifizi dei cori e dei tipi e non avendo la potenza di fecondità e di

rapidità creatrice che ebbe Guglielmo Shakespeare, si sono appresi a una

mezza misura, nella quale sta l'errore massimo: hanno inteso, come lo

intese Socrate, che l'efficacia della persuasione e della

rappresentazione procede non già per via sillogistica, discendendo

dall'universale al particolare, dall'archetipo all'individuo singolare,

ma per via induttiva, risalendo dall'esame dei casi o delle persone

singole alla verità e al tipo universale; ma non hanno saputo trovare

l'applicazione dramatica di questa formula logica. Nel _Demi-monde_ lo

sforzo appare più chiaramente, perchè questo dramma ha una comprensione

bene determinata e una molto esatta definizione di confini. Si trattava

di rappresentare nella cerchia di cinque atti quella classe di persone

così bene espressa dal Dumas. Aristofane avrebbe fatto risonar la

comedia di molti cori maschili e femminili e bestiali, Plauto e il

Molière avrebbero creato il tipo della _demi-mondaine_, lo Shakespeare

avrebbe ammucchiato la scena di persone, come Michelangelo ammucchiava

di figure la tela. Che cosa ha fatto il Dumas? Non ha creato il _tipo_,

perchè il _tipo_ è un artifizio vecchio da cui l'arte moderna rifugge, e

non a torto: si è affaticato invece a costruire una macchina femminile

che in mezzo al _demi-monde_ sarebbe una _demi-mondaine_, e isolata è

una femmina come ce n'è in tutti i _mondi_ parigini. Era dunque

indispensabile costruire anche il _demi-monde_, o almeno un pezzetto di

_demi-monde_. Eccovi dunque Valentina, eccovi la viscontessa, eccovi

Marcella; ma queste tre femmine non bastano, ma ce ne vorrebbero delle

altre, ma ci vorrebbero anche gli uomini che vivono in questo _mondo_ e

se ne compiacciono; ma quelle tre femmine sono un appiccicaticcio,

perchè non servono che a sviare e a impacciare e a rallentare il dramma.

Il quale si trova ristretto tra Susanna e due uomini, Oliviero de Jalin

— uno di quei tipi ideali di gentiluomini moderni più difficili assai a

ritrovare nella vita che i gentiluomini antichi del primo Dumas, — e

Raimondo de Nanjac, uno dei soliti capitani degli zuavi algerini, che

nelle comedie e nei romanzi francesi appaiono tutti ardenti di

sentimenti semplici e generosi, mentre nei telegrammi dell'agenzia

Stefani e nelle relazioni dei nostri consoli tunisini si dimostrano

invece conformi in tutto ai sergenti d'arme di Carlo d'Anjou. Così

leggendo o ascoltando in teatro la comedia del Dumas, le tre femmine

supplementari naturalmente si distaccano e si disperdono fuori di un

ambiente passionato che non è fatto pei loro polmoni: restano i due

uomini e Susanna, due macchine di legno e una persona femminile che non

riesce a rappresentare tutta una categoria femminile, perchè nè

raccoglie in sè tutti i caratteri della specie, nè è riverberata dalla

passione e dalla vita delle altre persone simili a lei.

Ancora. Avendo il Dumas alle mani un materiale comico così ricco e

opportuno, d'onde si è messo a studiarlo e a rappresentarlo?

«.... Sous cette surface chatoyante, dorée par la jeunesse, la beauté,

la fortune, sous ce monde de dentelles, de rires, de fêtes, d'amour,

rampent des drames sinistres et se préparent de sombres expiations, des

scandales, des ruines, des familles déshonorées, des procès, des enfants

séparés de leurs mères, et qui sont forcés de les oublier de bonne heure

pour ne pas les maudire plus tard. Puis la jeunesse s'en va, les

courtisans s'éloignent; alors arrivent du fond du passé, pour s'emparer

de l'avenir, les regrets, les remords, l'abandon, la solitude. Parmi ces

femmes, les unes s'attachent à un homme qui a eu la sottise de les

prendre au sérieux, et elles brisent sa vie comme elles ont brisé la

leur; d'autres disparaissent sans qu'on veuille savoir ce qu'elles sont

devenues. Celles-ci se cramponnent à ce monde comme la vicomtesse de

Vernières, et y meurent entre le désir de remonter et la crainte de

descendre; celles-là, soit qu'elles se repentent sincèrement, soit

qu'elles aient peur au désert qui se fait autour d'elles, implorent, au

nom des intérêts de famille, au nom de leurs enfants, le pardon de leur

mari. Des amis communs interviennent; on met en avant quelques bonnes

raisons. La femme est vieille, elle ne fera plus parler d'elle; on

replâtre tant bien que mal ce mariage en ruine, on rebadigeonne la

façade, on va vivre un an ou deux dans une terre; puis on revient, le

monde ferme les yeux et laisse rentrer de temps en temps, par une petite

porte, celles qui étaient sorties publiquement par la grande.» (Pag. 101

e seg.)

In questa breve filza di osservazioni acute sono chiaramente accennate

le due vie che poteva prendere il dramma. La via diritta, la via maestra

battuta dal sole, ma polverosa, ma aspra di sassi e di ostacoli d'ogni

maniera, era la seconda: prendere la _demi-mondaine_ che per

l'intervento degli amici si riconcilia col marito e col mondo, fare

scaturire la passione da questo combattimento tra la vita vecchia che

ancora la perseguita e la vita nuova che stenta ad accoglierla, creare

tutta una moltitudine di persone mosse da una varietà di sentimenti

umani; rappresentare in somma chiaramente e crudamente lo spostamento

che nell'equilibrio della vita moderna mettono questi matrimoni crollati

e rimpastati alla meglio, queste società di femmine che a forza di

debiti riescono a pagare il petrolio e i gelati delle loro serate,

queste vedove che non ebbero mai marito e s'affannano a cercarne uno.

Questa via avrebbe scelto il Molière, e chi può dire dove sarebbe

giunto? Ma il Dumas ha scelto l'altra: il Dumas ha scelto il sentierolo

angusto ed erboso, assiepato di sambuchi, profumato dai fiori scarlatti

del sentimento. Egli non ha rimpastato un matrimonio crollato, nè ha

messo sul palcoscenico degli uomini e delle femmine comuni: egli aveva

bisogno d'una _demi-mondaine_ straordinaria, di una donna nervosa e

appassionata, caduta per una sventura, tormentata da una smania furiosa

di risalire, che sta aggrappata al parapetto ruinoso di un pozzo, e più

le pietre le cedono sotto, più conficca le unghie nel calcinaccio per

sostenersi. Così, in questo palpito convulso del sentimento, tutto

quanto il concetto comico si affievolisce e sfuma; e il pubblico, senza

più pensare al _demi-monde_, è vinto da questo temperamento elettrico

che fa sobbalzare i fantocci di bambagia ammucchiatigli intorno. È

vinto, e batte le mani; ma credete che sia la visione chiara e larga del

_demi-monde_ evocata sulla scena che lo conquista? oibò, sono gli occhi

fulminanti di Rosa Chéri o il fremito della voce e della bocca della

Croizette. Nessun _mondo_ appare sulla scena: sulla scena ci è la solita

femmina di Alessandro Dumas che ha affascinato una generazione e ne

affascinerà forse anche un'altra, poi cadrà inerte e insensibile; poichè

non è una donna, è un frammento di materia organica squassato da una

pila di Bunsen.

Dopo di che, io non rimetterò in campo la vecchia ed oziosa questione,

se la forma dramatica prevalente oggi sia compatibile coi criteri

universali ed eterni dell'arte. Non la rimetterò in campo, perchè mi

pare che dall'esame del _Demi-monde_ risultino evidenti ed innegabili

questi due fatti: che il Dumas non ha saputo rappresentare quella classe

di persone che si proponeva di rappresentare; che non ha saputo cogliere

la nota vera ed efficace di quella parte di vita che si proponeva di

rifare sul palcoscenico.

Questi due vizi originali, che, scomparsi dal romanzo col Balzac, durano

tuttavia nella produzione dramatica del popolo francese, sono una

velenosa eredità del romanticismo e procedono da una falsa

interpretazione del concetto della vita e del concetto del dramma. La

vita è un fiotto largo placido ed eguale, turbato appena da pochi

piccoli ribollimenti di schiuma: il dramma è una rappresentazione larga,

complessa e serena della vita: chi empie il dramma di ribollimenti e di

folgori fa rotta falsa. I nostri amici di Francia fanno rotta falsa,

tanto è vero che Dumas in un suo preambolo a una traduzione francese del

_Faust_ mostra di non aver inteso il concetto dramatico del Goethe.

Dobbiamo farla anche noi, perchè la piroetta di Sarah Bernhardt

nell'agonia di Margherita Gauthier suscita una tempesta di applausi?

Ma anche la _Canace_ di Sperone Speroni suscitava nell'uditorio una

passione immensa di orrore e di battimani!

Ed ora quelli che mi rinfacciano il _Demi-monde_ sono essi contenti? E

pare a loro che io avessi qualche ragione di asserire che dopo il Goethe

il dramma sia finito in Europa? Finito, intendiamoci, finchè non

prevalga un concetto più sano. E il concetto che dovrebbe prevalere è

appunto il contrario di quello che ora domina. Il criterio universale

dell'arte nuova dovrebbe essere l'aforismo aristotelico accettato e

attuato dal Goethe, che l'eccellenza nell'arte si raggiunga solo con la

liberazione degli affetti. Guardate: dal _Werther_ all'_Hermann und

Dorothea_, dal _Goetz von Berlichingen_ all'_Ifigenia_, che parabola di

liberazione e di ascensione!

Qui noi ci dovremmo specchiare; poichè presto o tardi, quando un

concetto più sano e più alto dell'arte dramatica prevalga, il teatro

moderno francese resterà tagliato fuori dalla via maestra procedente da

Eschilo e da Aristofane all'infinito. Ma chi può resistere alle

tentazioni di una _retoricata_ e di una _tesi_, o ai contorcimenti

furiosi e libidinosi di Sarah Bernhardt?

Il libro di Don Chisciotte · 第 40 / 71 题