I motivi erano tre:

apparentarsi con una famiglia che non potrebbe avere influenza

su noi;

prendere una principessa di buon sangue;

in caso di guerra in Oriente avere un punto di appoggio nella

penisola balcanica.»

Sino agli ultimi giorni della sua vita, Crispi augurò che il popolo

turco fosse respinto in Asia e che i popoli balcanici, liberati dalla

secolare barbara dominazione e collegati, formassero un forte Stato.

Ecco come in febbraio 1897, in una consultazione del _Figaro_ di Parigi,

riassunse le idee sempre professate:

«Il Turco in Europa è una permanente offesa al diritto delle

genti. In quattro secoli e mezzo non ha saputo naturalizzarsi,

nè fondere in unità di nazione le razze sulle quali ha

esercitato ed esercita il suo crudele impero.

La sua lingua non ha letteratura, e sul suolo maledetto le arti

belle non sorgono ad allietare la vita. Colà non è possibile

l'ordinamento del comune; il municipio è nella Chiesa o nella

sinagoga e le genti si distinguono per la religione che

professano e non per la civiltà che sola potrebbe essere il

pungolo alle azioni benigne ed oneste.

Sul luogo istesso, nella stessa città, -- se tal nome potessero

meritare quegli ammassi di case luride che l'incendio di tanto

in tanto ripulisce e fa rinnovare -- coabitano, non convivono,

il greco, lo slavo, il rumeno, l'albanese, sospettosi e senza

amore, e su tutti sovrasta il turco con la brutalità di un

selvaggio, al quale l'islamismo ispira odii e vendette.

Abdul Hamid Can, ricco di vizii e di paure, essendo il califfo,

cioè re e supremo pontefice, capo dello Stato e capo della

religione, è inetto ai civili miglioramenti nel governo dei

popoli, perchè ad ogni riforma nello interesse dei cristiani si

trova l'ostacolo di un versetto del Corano.

Questo disordine morale si perpetua per l'antitesi che domina le

esigenze politiche di ciascuna delle grandi potenze. Io non so

quali siano i patti dell'alleanza franco-russa. Ricorderò

soltanto che quando a Tilsit Napoleone ed Alessandro trattavano

la ripartizione del vecchio continente, il grande imperatore era

pronto a cedere le Provincie danubiane, ma si rifiutava di dare

Costantinopoli allo Czar. Si parla di accordo europeo per la

soluzione della questione d'Oriente. Illusione! Questo accordo è

affatto negativo. Lo scopo costante delle potenze finora è stato

d'impedire al russo il possesso di Costantinopoli.

Al 1854 le potenze occidentali invasero la Crimea e lo czar

Nicolò dovette sospendere la marcia delle sue truppe. Al 1878 lo

czar Alessandro, minacciato dalle navi inglesi, dovette fermarsi

a Santo Stefano. L'impero turco era salvo, l'ambizione moscovita

veniva arrestata nel suo periodico svolgimento; ma la quistione

d'Oriente non era risoluta.

È un pericolo che bisogna rimuovere una volta per sempre, è un

problema che dobbiamo avere il coraggio di sciogliere, e non

rimandarlo di anno in anno alle future generazioni.

Al 1856 a Parigi, salvo la proclamazione di alcuni principii di

diritto internazionale per la libertà dei mari, tutti gli

sforzi, tutte le cure delle potenze raccolte in Congresso,

furono diretti a garantire la vita dell'impero ottomano. Sangue

e danaro perduti, perchè la Conferenza di Londra del 1871

restituì allo Czar quello che gli era stato tolto; premio dovuto

dalla Germania alla Russia per la neutralità mantenuta nella

guerra franco-prussiana.

Oggi siamo da capo colla quistione d'Oriente. Le stragi degli

Armeni, che da due anni si ripetono, sono seguite da quelle dei

Cretesi. L'Europa si commuove, le grandi potenze mandano le loro

navi nelle acque greche, il furore turco si rivela come prima,

le genti balcaniche minacciano una insurrezione.

Come finirà questa brutta tragedia? Le grandi potenze

continueranno a curare con rimedii empirici questa piaga

orientale, che ogni giorno più incancrenisce?

Domando ai francesi: avete una soluzione? Avreste il coraggio di

dare Costantinopoli al giovine Czar per ricostituirvi l'impero

bizantino? Ciò sarebbe contrario alle vostre tradizioni, le

quali v'impongono di difendere i popoli oppressi. Pel mio amico,

il principe di Bismarck, che non sacrificherebbe un solo soldato

della Pomerania pro o contro il Sultano, la risposta sarebbe

facile. Egli crede che lo Czar, padrone di Costantinopoli,

diverrebbe più debole di quello ch'è oggi, chiuso entro i suoi

ghiacci, e che l'Europa potrebbe batterlo con sicuro successo.

Io, in verità, non vorrei fare la prova, e la mia soluzione è

diversa. Il partito nazionale italiano, del quale io sono stato

un modesto soldato, vorrebbe una Confederazione balcanica con

Costantinopoli sua capitale. Gli elementi di questo nuovo

ordinamento politico esistono nei cinque Stati, la cui

indipendenza è stata riconosciuta dall'Europa: la Rumania, la

Bulgaria, la Serbia, la Grecia, il Montenegro. Costituite altri

Stati, se volete; od aggiungete a quelli esistenti le

popolazioni della stessa razza, della stessa lingua, della

medesima religione e l'ordine sarà ristabilito per sempre in

quelle regioni. I mussulmani potrebbero trovarvi posto, se lo

volessero, ma da fratelli, non da signori. Ma lo Czar resti

entro le attuali sue frontiere, ed il Sultano se ne vada in

Asia. E la Grecia non pensi a disseppellire Bisanzio, che

ricorda la decadenza e non la vita di un impero. E così la

quistione d'Oriente sarebbe definitivamente risoluta e

conservata la pace d'Europa.

Questioni internazionali · 第 33 / 37 题