«_All'Illustre Uomo di Stato Crispi._
Atene, 24 ottobre 1885.
_Illustre Maestro_,
Il Comitato e la Direzione della _Confederazione Orientale_, i
quali or è più che un anno avevano fondato in Atene un giornale
di questo titolo, devoto all'idea di stabilire un'alleanza
federale dei popoli della penisola balcanica, hanno l'onore di
domandare la vostra alta e potente protezione allo scopo di
riprendere l'opera sospesa per mancanza di aiuti efficaci.
Noi abbiamo tutto sagrificato a quest'idea, convinti che la sua
realizzazione condurrà alla liberazione di questi popoli per la
sola via logica e pacifica desiderata dall'Europa. Ma dal
momento della comparsa del nostro giornale la Turchia e
l'Austria ci hanno combattuto senza quartiere: la prima perchè
noi parliamo di libertà ai cristiani dell'Oriente; la seconda
perchè domandiamo l'autonomia per i Macedoni, unico mezzo,
secondo noi, di conciliare le pretese delle razze diverse
abitanti questa provincia.
Il nostro giornale, proibito e perseguitato negli Stati dei
Balcani, la nostra opera era colpita a morte. Invano noi
tentammo di lottare: ci è stato giocoforza soccombere.
Questa situazione ispirerà forse qualche interessamento a voi,
illustre Maestro, le cui idee liberali e l'alta intelligenza si
volgono a tutti i problemi politici e sociali, e il cuore
generoso si commuove dinanzi ad ogni ingiustizia e ad ogni
disgrazia.
D'altronde, l'opera nostra aveva prodotto qualche frutto in
Oriente, e degli spiriti lungoveggenti, in comunione d'idee con
noi, c'incoraggiavano a perseverare nella ferma credenza che la
confederazione dei popoli orientali è la soluzione più equa del
problema posto, da più di quattro secoli, alla giurisdizione
dell'Europa.
Non è forse anche di un interesse capitale per le potenze
mediterranee che l'Oriente non diventi preda delle cupidigie
austriache o russe? Questi grandi imperi, una volta stabiliti
sulle rive del Bosforo e del Mar Egeo, minacceranno
l'indipendenza degli Stati mediterranei. Ci sembra dunque utile
reagire contro questi progetti e aprire gli occhi agli
sventurati cristiani dell'Oriente.
Questo è il programma seguito dal nostro giornale per il quale
osiamo, pieni di confidenza nella vostra alta intelligenza,
sollecitare il vostro prezioso e benevolo concorso.
Abbiamo l'onore di essere, illustre e venerato Maestro, vostri
rispettosi e riconoscenti servitori
per il Comitato
il Dir. della «Confederazione Orientale»
_Leonidas A. Bulgaris_.»
«_A S. E. Il signor Crispi_
Roma.
Atene, 8-20 novembre 1887.
_Eccellenza_,
L'idea della Confederazione Orientale di tutti i popoli della
Penisola Balcanica che non è punto nuova, è il risultato di
profonde meditazioni di uomini di Stato che l'accolgono come la
sola soluzione possibile della questione d'Oriente senza
scuotere l'equilibrio europeo. Durante lunghi secoli si sono
fatte guerre terribili per risolvere questa questione con la
violenza, ma è stato provato che questo metodo è inefficace
poichè invece di avere fatto un passo verso la sua soluzione,
questa questione si è ancor più complicata e i disgraziati
popoli dei Balcani rimangono l'oggetto delle cupidigie delle
potenze e dei loro antagonismi. Ne segue che la questione
d'Oriente non può essere risoluta che con mezzi pacifici, cioè
con una Confederazione di tutti gli Stati della Penisola
Balcanica, poichè questa è la sola soluzione che non dia ombra
ad alcuna delle grandi potenze.
L'associazione greca della Confederazione Orientale, fondata tre
anni or sono, proclamò altamente queste idee e le sostiene nel
suo giornale; ma, come era da attendersi, essa fu combattuta da
tutti coloro che hanno interesse che la discordia regni in
Oriente.
La stampa di Vienna si è distinta in modo speciale col suo
accanimento nel combattere le idee sostenute nel nostro
giornale, poichè esse inceppano la politica austriaca ponendo
ostacoli ai suoi disegni di conquista nella penisola dell'Hemus,
poichè lo scopo principale della nostra associazione è il
protestare contro ogni conquista straniera della Turchia
Europea.
Ma per riuscire nell'opera che noi perseguiamo sono necessari
sforzi costanti e pratici, e le circostanze attuali ce ne fanno
un dovere, giacchè nessuno dei governi degli Stati dell'Hemus
può prendere l'iniziativa di proporre la Confederazione agli
altri Governi, prima che questa idea non sia maturata in
Oriente. Però non si potrà arrivare a questo risultato che
fondando in tutti gli Stati della Penisola Balcanica delle
associazioni della Confederazione Orientale, le quali
diffondendo tra i loro connazionali i grandi vantaggi di una
Confederazione, si mettano d'accordo per trovare la maniera di
condurre in porto quest'opera di grande interesse.
E poichè, felicemente, negli Stati Balcanici cominciano a
formarsi partiti potenti, i quali, prevedendo i pericoli dai
quali questi Stati sono minacciati, mirano alla Confederazione
come all'unico mezzo di salute, l'associazione greca che aveva
interrotto i suoi lavori in seguito agli avvenimenti di
Bulgaria, considerando che gli odii di razza si sono calmati e
prevedendo che talune potenze sono pronte a irrompere in
Oriente, riprende i suoi lavori con maggiore energia per la
difesa della autonomia minacciata della Penisola.
Prima d'impegnarsi più avanti la nostra associazione ha bisogno
di domandare il patrocinio morale di coloro che dividono i loro
principii e sopratutto di coloro che reggono i destini di uno
Stato al quale l'Associazione greca della Confederazione
Orientale si rivolge oggi facendo appello al suo potente
appoggio.
Voglia gradire, Eccellenza, l'espressione dell'alta nostra
considerazione.
_Leonida A. Bulgaris_
Membro delegato della «Confederazione Orientale».
Sin dal 1877, in un colloquio col principe di Bismarck, il concetto che
le grandi Potenze dovessero astenersi da ogni conquista sulle Provincie
balcaniche[41] era stato difeso da Crispi; il quale essendo ministro nel
1889 propose altresì quella federazione militare balcanica che i popoli
hanno ora stretto di loro iniziativa.[42]
[41] Cfr. _Francesco Crispi_: _Politica Estera_, pag. 24.
[42] _Ibid._, pag. 317 e seguenti.
Tale proposta sta ad attestare una convinzione salda della necessità,
una proba valutazione del diritto dei popoli e insieme degl'interessi
della pace europea. Ma i tempi non erano maturi; l'Austria, che non
voleva l'egemonia russa nei Balcani soltanto perchè le preferiva la
propria, si oppose alla proposta di Crispi, protestando di non volere
sollevare la suscettibilità della sua competitrice.
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La questione cretese, dall'indomani del Congresso di Berlino, ha
richiamato periodicamente l'attenzione dell'Europa. Se le Potenze
fossero state concordi nell'esigere buon governo dalla Turchia, questo
focolare di rivolte e di preoccupazioni sarebbe stato spento, perchè le
aspirazioni dei cretesi a congiungersi con la Grecia hanno trovato
sempre il maggiore incentivo nel malcontento contro la tirannide turca.
Ma le potenze, gelose l'una dell'altra, anche a proposito di Candia si
sono preoccupate soltanto del loro giuoco d'influenze a Costantinopoli,
astenendosi, per non dispiacere il Sultano, dall'unica azione che
sarebbe stata efficace. Valga un esempio. Nel 1889, Crispi telegrafò
alle ambasciate italiane di Londra, Berlino e Vienna:
«31 luglio.
L'agitazione in Candia non sembra provocata dal di fuori, bensì
causata dal malgoverno turco. Un accordo fra le potenze amiche
ed alleate ci parrebbe necessario per consigliare alla Porta i
mezzi migliori onde far fronte situazione. Crediamo che a
pacificare popolazioni siano preferibili mezzi conciliativi
anzichè violenti, questi ultimi lasciando germi di nuove
insurrezioni. Esprimendosi in tal modo con cotesto ministro
degli affari esteri voglia chiedere se e quali istruzioni siano
state date al rappresentante di codesto Governo in
Costantinopoli.
_Crispi_.»
Ed ecco i risultati di questa onesta iniziativa. Il principe di Bismarck
fu contrario ad ogni pressione sulla Sublime Porta.
«Secondo il modo di vedere di Sua Altezza una simile pressione,
anche semplicemente platonica, non farebbe che aumentare man
mano le pretese dei cretesi. Una delle conseguenze più
spiacevoli della ingerenza sarebbe quella di dare incremento
alle malevoli insinuazioni franco-russe a Costantinopoli.»
Il conte Nigra da Vienna telegrafò che Kálnoky avrebbe desiderato
procedere d'accordo con le Potenze alleate e con l'Inghilterra, ma che
preferiva tenersi in seconda linea. «La Francia sembra essersi
pronunziata in favore della Turchia.» Il Nigra concludeva:
«Io penso che V. E. non vorrà imitare Robilant e mettersi troppo
ostensibilmente in prima linea. La prevengo per ogni ottimo fine
che la di lei proposta del 30 luglio, secondo ciò che mi ha
detto Kálnoky, venne a notizia del Sultano, il quale, sospettoso
com'è, se ne mostrò inquieto.»
Da Londra: Risposta di Salisbury:
«Simpatizzo completamente colle vedute, colle apprensioni di
Crispi circa le cose di Candia. Sarei favorevole ad una azione
comune delle potenze, ma non è facile scorgere la via da seguire
praticamente. La occupazione militare fatta da qualsiasi delle
grandi Potenze o dalla Grecia, getterebbe completamente la
Turchia nelle braccia della Russia e produrrebbe nel momento
eccitamento assai pericoloso nella penisola balcanica.»
In conclusione, Crispi non proponeva un intervento armato, ma un'azione
diplomatica, la quale, fatta collettivamente da quattro grandi potenze,
avrebbe raggiunto lo scopo. Si lasciò cadere la sua proposta perchè non
si volle dispiacere il Sultano richiamandolo all'adempimento dei suoi
doveri. E questa astensione interessata si è ripetuta sempre per le
riforme in Macedonia, in Armenia, in Albania, ed è la vera causa della
durata di un regime nefasto che, divenuto un male estremo, doveva finire
coll'essere distrutto coll'estremo rimedio della guerra degli oppressi
contro gli oppressori.
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Le simpatie di Crispi per l'Albania avevano fondamento anche nel ricordo
delle origini della sua famiglia, emigrata nel secolo XV dall'Albania
appunto e stabilitasi, dopo lunga peregrinazione, a Palazzo Adriano, in
Sicilia. Ma, devoto al principio delle autonomie nazionali, egli augurò
sempre alla nazionalità albanese di sottrarsi al dominio turco e di
formare uno stato indipendente; e quando alla vigilia del Congresso di
Berlino, il principe di Bismarck e il conte Derby gli accennarono
all'Albania come ad un possibile compenso per l'Italia dell'occupazione
austriaca della Bosnia e dell'Erzegovina, Crispi non si mostrò
soddisfatto dell'offerta. Non si può dire quello che egli avrebbe fatto
se fosse stato al governo quando il Congresso affidò all'Austria
«l'amministrazione a tempo indeterminato» di quelle due provincie
turche; ma il fatto è che nei successivi accordi che da ministro prese
con l'Austria-Ungheria e con l'Inghilterra, l'indipendenza dell'Albania
fu considerata come la definitiva sistemazione di questo paese
nell'eventualità di un suo distacco dall'Impero Ottomano.
Nel _Diario_ di Crispi troviamo un accenno all'Albania nelle note di un
colloquio da lui avuto il 26 ottobre 1896 con Domenico Farini,
presidente del Senato.
«Al 1877 -- tu lo saprai -- noi eravamo contrarii a che
l'Austria si prendesse la Bosnia e l'Erzegovina. Esposi cotesto
pensiero, a nome del governo italiano, a Derby e a Bismarck, i
quali con un accordo che a me parve meraviglioso, mi risposero:
_Prenez l'Albania_.