_Capitolo Ottavo._ -- La questione balcanica.
Nel 1879 Crispi esprime la sua fede nel riordinamento della penisola
balcanica sulla base delle nazionalità. -- Critica del Trattato di
Berlino nei riguardi della Balcania. -- Tre colloqui inediti tra Crispi
e il principe di Bismarck. -- La seconda fase della questione bulgara e
la Triplice italo-anglo-austriaca. -- La Turchia dichiara al principe
Ferdinando l'illegalità del suo soggiorno in Bulgaria. -- Insuccesso
della politica russa. -- Stambuloff ringrazia Crispi in nome del popolo
bulgaro. -- Riconciliazione russo-bulgara. -- Due indirizzi a Crispi
della «Confederazione Orientale». -- La questione di Creta e il
malgoverno turco. -- Crispi e l'Albania. -- Crispi trova nel Montenegro
la sposa pel futuro re d'Italia. -- La Confederazione balcanica con
Costantinopoli capitale. -- «Il Sultano se ne vada in Asia».
Le idee di Crispi intorno al complesso problema della sistemazione
dell'Oriente europeo non mutarono mai; che fossero conformi ai diritti
dei popoli balcanici e della civiltà, e politicamente rispondessero
agl'interessi essenziali di tutta l'Europa, è dimostrato dalla guerra di
liberazione mossa alla fine del 1912 dai quattro Stati alla Turchia, --
guerra fatale, preferibile anche a qualsiasi soluzione che avesse potuto
escogitarsi e imporsi dalle grandi Potenze. Soltanto le armi, infatti,
possono col loro taglio netto dipanare siffatte intricate matasse, e
operare le supreme rivendicazioni. Questa volta esse hanno altresì reso
un notevole servigio alla diplomazia, riscattandola dalla politica
ipocrita e umiliante che ha sostenuto per tanti decenni un regime
spregevole e spregiato.
Per rimanere nel tempo a noi più vicino, ricordiamo che in occasione
della discussione circa la politica estera fatta alla Camera nel
febbraio 1879, nella seduta del 3 l'on. Crispi, trattando della
questione orientale, disse:
«Io, o signori, ho la convinzione che la penisola dei Balcani
può essere ricostituita sulla base della nazionalità. Io ho fede
profonda che fra quelle genti non vi sia che il soffio della
libertà il quale possa vivificarle, incivilirle, metterle in
quella grande via in cui sono da parecchi secoli le altre
nazioni di Europa.
La Bulgaria, signori! ma quanti atti di eroismo non furono fatti
in quel paese? Avete dimenticato il libro di Gladstone,
_Bulgarian orrors_, dove si ricordano gli alberi convertiti in
forche per impiccarvi coloro che erano insorti in nome della
patria e della religione?
Come mai si può dire che quei popoli fossero contenti del
dominio turco, mentre hanno lottato per tanti secoli contro il
medesimo?
Dimenticheremo l'eroismo di quella forte razza, la quale vive
nel Montenegro, e la quale per lungo tempo, mentre altre
popolazioni cedevano alla forza brutale, seppe resistere con
miracoli di eroismo all'invasore straniero?
Signori: Non vedete voi che questi atti di coraggio, tanta virtù
e tanta potenza di volontà, provano indiscutibilmente quella
vitalità che è l'indizio vero della esistenza dei popoli?
Come volete che si affermi una nazione nei momenti della lotta
di fronte ad una forza superiore che le sovrasta, e, dopo la
lotta, dinanzi al carnefice? Non abbiamo forse uguali esempi nel
nostro paese dal 1820 al 1860? E mettendo a paragone quello che
fu fatto dall'Italia durante il lungo servaggio e che fu fatto
nella penisola balcanica dalle soggiogate popolazioni dal
principio del secolo in poi, avremo noi il coraggio, noi nazione
costituita da ieri, di imprecare a tanto eroismo e a tanta
virtù? (_Bravo! Bene, a Sinistra._).
Dunque gli elementi pel riordinamento della penisola balcanica
sulla base della nazionalità esistono, e bisogna fidare nel
tempo perchè fruttino e si svolgano.»