L'ITALIA E IL VATICANO.

_Capitolo Settimo._ -- Un incidente italo-portoghese.

Il Re Fedelissimo a Roma pel Re d'Italia. -- L'annunzio ufficiale della

visita. -- Il Vaticano mette il _veto_. -- Imbarazzo e indecisione del

Re Carlo e del suo governo. -- Re Carlo si raccomanda a Crispi. --

Linguaggio severo della stampa portoghese. -- Re Carlo prega di essere

ricevuto a Monza; rifiuto di Re Umberto. -- Rinunzia alla visita. --

Crispi rompe le relazioni diplomatiche col Portogallo. -- Colloquio

Crispi-Vasconcellos. -- Giudizii di diplomatici sulla condotta del

Ministero portoghese. -- Le origini remote della caduta del regime

monarchico nel Portogallo.

Il primo di ottobre 1895 il Sotto-segretario di Stato del Ministero

degli affari esteri, on. Adamoli, partecipava all'on. Crispi:

«Il Ministro di Portogallo presso la Real Corte è stato oggi

alla Consulta per annunciarmi ufficialmente che S. M. il Re di

Portogallo verrà far visita in Roma al nostro Augusto Sovrano.

Il signor di Carvalho e Vasconcellos ha soggiunto che l'arrivo

di S. M. il Re di Portogallo in Roma avrà luogo tra il 15 ed il

20 del corrente mese di ottobre. Egli si riserva di indicarlo

con maggior precisione».

Per fare analoga comunicazione al Re, il Ministro Carvalho e

Vasconcellos partiva per Monza lo stesso giorno primo di ottobre.

Don Carlos, Re di Portogallo e figlio di Maria Pia, sorella del Re

Umberto, muoveva dal suo paese un giorno dopo per fare la prima visita

dacchè era salito al trono ai capi degli Stati amici. Da Lisbona, in una

corrispondenza in data 3 di ottobre, si annunziava:

«Il Re è partito ieri a mezzogiorno. Oggi sarà a San Sebastiano,

ospite della Reggente di Spagna e dopo dimani giungerà a Parigi.

I giornali dicono che vi si tratterrà una diecina di giorni, ma

ho motivo di credere che egli prolungherà oltre quel termine la

durata della sua permanenza in Francia. Verrà in seguito la

visita di Sua Maestà alla nostra Real Corte, d'onde proseguirà

per Berlino terminando il suo giro con un breve soggiorno in

Inghilterra. È commentata l'esclusione della Corte

Austro-Ungarica dal programma di questo viaggio ufficiale, tanto

più che la stampa ispirata dai circoli di Corte lo dichiara

provocato dal solo desiderio di visitare i Sovrani e Capi degli

Stati _amici_. In quanto alla Russia, la lontananza e le scarse

relazioni che passano tra l'uno e l'altro Stato bastano a

spiegare in modo più o meno soddisfacente, come non sia compresa

nell'itinerario una visita alla Corte di Pietroburgo.»

Lo stesso giorno 3 di ottobre un telegramma dell'Incaricato d'affari

italiano a Lisbona, di Cariati, avvertiva:

«Mi consta da fonte sicura ed in via strettamente confidenziale,

che il Nunzio apostolico ritiene che la Santa Sede romperà

probabilmente le sue relazioni diplomatiche col Portogallo in

conseguenza della visita del Re a Roma, dove Sua Santità

ricuserà, in ogni caso, di riceverlo.»

Un altro telegramma dello stesso Ministro, in data 5 ottobre, era così

concepito:

«Ministro degli affari esteri, col quale ho avuto una

conversazione mi ha confermato poc'anzi che la visita del Re di

Portogallo a Roma sarebbe certamente seguita dal richiamo del

Nunzio, il che avrà conseguenze gravissime per questo paese.

Governo portoghese, egli ha detto, è pronto a tutto per

compiacere al Re e al Governo italiano, ma non può considerare

senza grave apprensione una simile eventualità che l'Italia non

può desiderare, giacchè invece di creare un precedente

favorevole, non farebbe che precludere definitivamente ogni

ulteriore possibilità di visite di Sovrani e Capi di Stato a

Roma. È nello interesse del Governo italiano di lasciare questa

questione impregiudicata, tanto più nel caso presente essendo

abbondantemente noti i sentimenti di profonda affezione che

legano le due Corti e la simpatia tradizionale delle due

Nazioni.»

Il viaggio a Roma del re Carlo, spontaneamente deciso e annunziato,

incontrava dunque un ostacolo che inconsideratamente non era stato

preveduto. Il signor Pinto de Soveral, ministro degli affari esteri del

Portogallo, si scusava rigettando la responsabilità della decisione

della visita a Roma sul defunto suo predecessore, ma egli era già in

carica il 1.º ottobre quando di quella visita ne fu dato l'annunzio

ufficiale. Crispi, informato esattamente di quanto avveniva in Vaticano,

il 7 telegrafava al Primo Aiutante di Campo del Re, generale Ponzio

Vaglia:

«Il Papa si oppone al viaggio di Re Carlo a Roma. La Segreteria

di Stato pontificia ha scritto a Lisbona protestando che ove le

sue domande fossero respinte richiamerebbe il Nunzio accreditato

presso la Corte portoghese.

Questioni internazionali · 第 26 / 37 题