Il sindacato costituito da Bleichroeder, Disconto Gesellschafft e
Deutsche Bank, cui si associarono i banchieri inglesi Baring e Hambro e
le maggiori banche italiane, raggiunse lo scopo di arrestare la discesa
del nostro Consolidato alla Borsa di Parigi. Il Tesoro italiano compensò
tale servizio coll'impegnarsi ad affidare al Sindacato l'emissione di
obbligazioni ferroviarie.
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Nel 1889 la campagna al ribasso riprese a Parigi nuovo vigore. Il 28
luglio l'on. Crispi telegrafava all'Ambasciatore d'Italia a Berlino:
«Da venti giorni a Parigi con manovre organizzate dal Governo
della Repubblica si lavora a far ribassare il prezzo della
nostra rendita tanto che da 96 siamo giunti a 92 e 90.
Voglia pregare il Principe affinchè impegni il solito banchiere
amico a comprare siccome fece al 1888, onde arrestare una
discesa la quale moralmente influisce sul nostro paese e della
quale nessuno sa darsi conto.»
Il 2 agosto giungeva la seguente risposta:
«Iersera solamente il sottosegretario di Stato, dopo avere
riferito a Varzin, mi comunicò che il Cancelliere accolse di
buon grado la domanda di V. E. ed impartì istruzioni per reagire
contro il ribasso del prezzo della nostra rendita verificatosi
nel luglio. Alcuni giornali impegneranno l'azione, anzi uno di
loro l'ha già iniziata sino dal 24 dello stesso mese, ma ciò
avrà luogo nella misura richiesta dal fatto che da qualche
giorno si manifesta un rialzo della rendita. Un'azione più
determinata ed un eventuale concorso dei finanzieri di Berlino
sarebbero meglio indicati allorchè non si mantenesse l'attuale
rialzo.»
Queste assicurazioni erano confermate a Roma dall'Ambasciatore
germanico, come si rileva dal seguente telegramma diretto da Crispi al
conte de Launay a Berlino in data 6 agosto:
«Il 4 corrente il conte di Solms è venuto ad assicurarmi che S.
E. il Principe di Bismarck aveva fatto pratiche affinchè si
arrestasse il movimento di ribasso provocato contro la rendita
italiana alla Borsa di Parigi. Soggiunse che i banchieri ai
quali S. E. si era diretta vorrebbero che ci valessimo di loro
per le operazioni di credito alle quali l'Italia potrebbe
ricorrere. Risposi che per il momento non abbiamo bisogno di
prestiti, i servizi della Tesoreria essendo pienamente
assicurati; ma che all'occorrenza ed in ogni occasione ci
varremmo dei banchieri tedeschi. Voglia confermare questa mia
assicurazione al Principe prevenendolo che il lavoro al ribasso
ha ripreso nuovamente alla Borsa di Parigi e dicendo essere
ormai necessario che da Berlino si provveda ad arrestare la
manovra dei nostri avversari, come già fu fatto con successo lo
scorso anno.»
Ma l'intervento dei banchieri berlinesi ritardava. Il 10 settembre
l'Ambasciata italiana a Parigi telegrafava ripetutamente:
«Un malevolo articolo del _Matin_ dice imminente in Italia il
decreto che ristabilisce il corso forzoso come fatale
conseguenza dell'autorizzazione data al ministro del Tesoro
d'emettere per 90 milioni di biglietti consorziali da 10 e da 5
lire. I bollettini finanziari dello stesso e di altri giornali
spingono con crescente accanimento alla vendita ed espulsione
dei titoli italiani.
Il fatto che la rendita italiana ribassò qui oggi fino a 91
produce molta impressione nella nostra Colonia, taluni membri
della quale vorrebbero che dal R. Governo in qualche modo si
provvedesse per impedire un panico che potrebbe diventare
dannosissimo al nostro credito.»
E Crispi incalzava a Berlino lo stesso giorno:
«Dal Gabinetto germanico fummo assicurati che l'azione dell'alta
Banca tedesca a favore della nostra rendita si spiegherebbe
allorchè fosse discesa al disotto del corso di 93. Essa è
attualmente a Parigi scesa a 91 ed a Berlino a 92 e frazioni. Il
momento è dunque giunto. Desidero che V. E. riprenda
immediatamente le pratiche presso cotesta Cancelleria acciocchè
i signori Bleichroeder ed altri siano interessati ad entrare in
campagna per il rialzo dei nostri fondi.
In seguito mio telegramma odierno la prego far notare a codesta
Cancelleria come la cospirazione alla Borsa di Parigi contro il
nostro 5% sia evidente. I bollettini finanziari dei giornali
francesi lo dimostrano tale, ed ormai bisogna esser ciechi per
non vedere che la guerra che per il momento non ci si fa
militarmente, ci vien fatta deprezzando il nostro credito. La
rendita in pochi mesi è ribassata di sei punti e continua a
ribassare per le false notizie diffuse dalla stampa.»
Contemporaneamente Crispi telegrafava all'on. Giolitti, succeduto al
Magliani nel Ministero del Tesoro:
«La rendita continua a discendere a Parigi, e siccome il
movimento di ribasso in quella Borsa colpisce solamente il
nostro 5% e non gli altri titoli stranieri, bisogna provvedere
senza ulteriore indugio. Al 1888 Magliani ed io abbiamo
resistito alla guerra che ci si voleva fare.
Parmi che si potrebbe oggi fare lo stesso. Ho telegrafato a
Berlino. Chiamate Grillo ed Allievi, e ricostituite altra volta
il Sindacato. Allora c'eravamo anche rivolti a Londra con buon
successo, siccome potrete sapere dal Cantoni.»
L'on. Giolitti si affrettava a rispondere:
«Dopo conferenza avuta con V. E. quindici giorni fa incaricai
comm. Grillo scrivere Berlino al banchiere Bleichroeder. Questi
gli rispose parergli cause ribasso attuale diverse da quelle del
1888, perchè più generali. Mostrossi preoccupato disavanzo
bilancio italiano che credeva maggiore di quanto è; inoltre
temeva vendita rendita Cassa Pensioni; tuttavia dichiaravasi
pronto intendersi con Banca Nazionale. Giorno stesso in cui si
conchiuse accordo circa crisi, diedi al comm. Grillo elementi
necessari per dimostrare a Berlino condizioni bilancio, e lo
incaricai trattare con Bleichroeder 126 milioni obbligazioni
ferroviarie d'accordo col gruppo che fece precedente emissione,
con dichiarazione che trovando concludere a buoni patti tali
operazioni, non venderei più rendita Cassa Pensioni, ma
proporrei creare titolo netto da imposta, da collocare a Berlino
e Londra. Così sarebbe tolta difficoltà principale creazione
Sindacato, e assicurata azione efficace di questo.
Aspetto risposta. Appena la riceva agirò subito e informerò
Vostra Eccellenza.»
Il giorno 11 settembre l'on. Crispi ricevette a Napoli l'Incaricato
d'affari germanico, conte de Goltz, che gli fece la seguente
comunicazione:
«Impegno del Governo Germanico di far intervenire le Banche
tedesche quando il corso della rendita italiana fosse discesa al
disotto di 93.
Negli ultimi giorni tale corso essendo disceso a 92 e 91 e
frazioni, il gruppo finanziario berlinese, composto della
_Berliner Handelsgesellschaft_ e dalla _Deutsche Bank_, si è
dichiarato pronto a formarsi un nuovo portafoglio di cinquanta
milioni di lire di rendita italiana, nonchè a facilitare i
«reports» e la «Lombardirung» (imprestiti su depositi).
Considerando però che quelle operazioni non lasciano sperare
profitto, mentre potrebbero esporre a qualche rischio, il gruppo
suddetto desidera che, in compenso, il Governo Italiano nelle
sue future eventuali operazioni all'estero s'indirizzi ad esso
prima di far capo ad altri. Il gruppo in parola si appoggia su
buone case inglesi e sul _Crédit Mobilier_ di Francia.
Qualora S. E. il cav. Crispi si dichiari pronto ad accettare la
condizione suespressa, il gruppo bancario tedesco si farà
premura di negoziare i particolari dell'operazione direttamente
con Roma.
Quando occorra al Governo Italiano di fare, in avvenire, qualche
emissione nuova, il gruppo accennato interesserebbe in essa,
d'accordo col Governo Imperiale, le principali case bancarie
tedesche.»
L'indomani, 12 settembre, l'onor. Crispi telegrafava all'onorevole
Giolitti:
«Ieri sera è venuto espressamente da Roma l'Incaricato d'affari
di Germania per dirmi che il gruppo dei banchieri tedeschi è
pronto ad entrare in campagna contro i ribassisti francesi a
condizione che il Governo Italiano in caso di un prestito si
rivolga a preferenza ad esso gruppo. Ho accettato, e mi fu
risposto che il Bleichroeder si sarebbe subito posto in
relazione con la nostra Banca Nazionale per operare a siffatto
scopo.
Bisogna lavorare in guisa da emanciparci dalla tirannide del
mercato francese, pericoloso tanto più per la mobilità di quella
popolazione.
_Crispi_.»
Con l'intervento del Bleichroeder il nostro Consolidato ebbe qualche
sostegno a Berlino, sebbene non tutti i milioni promessi fossero stati
investiti in rendita italiana e alcuni membri del Sindacato non
trascurassero il giuoco di borsa per conto proprio, rivendendo, cioè, la
rendita comperata appena vi era un piccolo margine di utile. A Parigi la
campagna contro di essa era diretta da un Comitato di ribassisti, che la
chiamava nei suoi manifesti «la rente de M. Crispi». Si trattava senza
dubbio di una campagna politica, e Crispi non si stancò di metter ciò in
evidenza presso il Governo Germanico per reclamarne l'interessamento.
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Nel 1890 le principali banche tedesche si associarono per la difesa del
credito italiano.
In Francia persistevano le ostilità.
«La campagna -- scriveva il Menabrea -- aperta in questa piazza
contro il credito dell'Italia, che sembrava alquanto smessa, si
è di nuovo ravvivata sotto diverse influenze. Anzitutto vi ha il
nuovo prestito di 700 milioni che sta per aprirsi dal Governo
Francese, per il quale si richiede che il danaro, anzichè
portarsi sui valori esteri e specialmente sui nostri che avevano
ripreso un poco di favore, si riservi al contrario per il
sovradetto prestito. Indipendentemente da questa circostanza, vi
ha sempre la dominante passione d'inceppare il Governo Italiano
in tutti i modi, specialmente nelle cose economiche, colla
speranza di ridurlo ad arrendersi in balìa della Francia.»
L'ambasciatore germanico, conte Solms, scriveva a Crispi il 3 aprile:
«_Mon cher Président_,
Comme je vous l'avais promis hier, j'ai télégraphié au Ministère
des Affaires Étrangères à Berlin en lui communiquant votre désir
au sujet de M. de Bleichroeder, à qui j'ai en même temps adressé
une lettre particulière.
J'ai aujourd'hui la satisfaction de vous informer qu'on m'a
télégraphié de Berlin que dès qu'on a pris connaissance de
l'intérêt que vous témoignez à cette affaire financière, on a
exercé, avec le consentement de M. le Chancelier, une vive
pression sur M. Bleichroeder pour créer avec son concours et
celui de la «Disconto Gesellschaft» un puissant consortium
allemand en faveur de l'entreprise financière italienne; que le
succès, quoique pas encore assuré, était néanmoins
vraisemblable.
Je suis chargé de communiquer cette nouvelle très
confidentiellement à Votre Excellence et je suis heureux que ma
démarche promet un bon résultat.»
Lo stesso giorno il banchiere S. Bleichroeder, amico personale del
Principe di Bismarck, telegrafava a Crispi:
«Je suis heureux de pouvoir annoncer à Votre Excellence entente
établie entre moi et groupe des banques.»
Ancora nel 1890 l'on. Crispi appoggiò diplomaticamente la creazione
dell'_Istituto Italiano di Credito Fondiario_ col concorso di un
Sindacato finanziario germanico. Esso fu un fatto compiuto il 25 agosto
di quell'anno. Il comm. Giacomo Grillo, direttore generale della Banca
Nazionale, inviava in quel giorno da Lucerna il seguente telegramma a
Crispi:
«Protocollo per creazione nuovo Credito fondiario italiano
sottoscritto oggi Lucerna fra Sindacato Italo-tedesco, Banca
Nazionale e Società Immobiliare. Nuovo Istituto che avrà cento
milioni di capitale comincierà con trenta milioni versati,
assunti metà Banca Nazionale e metà Sindacato e Immobiliare.
_Grillo_.»
Tornato alla fine del 1893 al Governo, l'on. Crispi trovò a Parigi le
stesse cattive disposizioni nel mondo finanziario e bancario. La visita
del Principe ereditario d'Italia a Metz, avvenuta sotto il Ministero
precedente, era stata considerata in Francia come un oltraggio, e la
Borsa di Parigi ne aveva profittato. Il programma dei ribassisti
francesi era in quei giorni di portare la rendita italiana a 75, cioè al
corso di quella spagnuola, e l'aggio al 20%, per mettere il Governo
della Repubblica in grado d'infliggere all'Italia un grosso scacco con
la denunzia della Convenzione monetaria. Il Sindacato Italo-Germanico fu
ricostituito, ma alla testa del governo di Germania non vi era più il
principe di Bismarck, e la sua efficacia fu scarsa.
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Alla metà del 1894 fu fondata in Italia la _Banca Commerciale Italiana_
con capitali germanici, austriaci, svizzeri e italiani, cinque milioni
in tutto, ed ecco in quali circostanze.
L'idea di fondare una banca italo-germanica fu una conseguenza
dell'interessamento dell'alta finanza della Germania al credito
italiano, reclamato da Crispi e incoraggiato dalla Cancelleria di
Berlino.
Sollecitati ad occuparsi degli affari italiani, i banchieri tedeschi
furono naturalmente portati a considerare la convenienza della creazione
in Italia di un istituto col quale potessero esercitare più facilmente
il controllo su quegli affari.
Ritornato appena al governo e informato del progetto, ancora vago,
manifestato dal capo della casa Bleichroeder, sig. Schwabach,
all'ambasciatore conte Lanza, il 21 dicembre 1893 Crispi fece mandare
parole d'incoraggiamento. Come l'idea divenisse realtà risulta dai
documenti che seguono:
«Berlino, 3 giugno 1894.
_Signor Ministro_,
Esce da casa mia questo momento il signor Schwabach, Capo della
Casa Bleichroeder, il quale più di noi forse desidera creare una
Banca in Italia col concorso di capitali tedeschi ed austriaci,
e che sempre fu trattenuto dai suoi soci in quest'affare, in
attesa della soluzione delle nostre questioni finanziarie
pendenti davanti al Parlamento. Egli vorrebbe, se ancora il R.
Governo avrà un voto favorevole in questi giorni, tentare di
nuovo trascinare i suoi compagni ad una sollecita decisione e
crede farsi forte di ottenere lo scopo se solo potesse aver fra
mani un documento che provi il R. Governo vedrebbe con piacere
l'istituzione della Banca in discorso.
Che questo sia il sentimento del R. Governo ebbi già a
dichiararlo in tutti i modi, in conformità agli ordini ricevuti;
il signor Schwabach però insistè nella sua domanda, dicendomi
che gli basterebbe una parola del Presidente del Consiglio, la
quale confermasse il discorso che S. E. avrebbe, pare, tenuto a
certo signor Veil[37] venuto qui ultimamente, il quale rientrato
in Italia avrebbe appunto parlato a Roma con Sua Eccellenza
Crispi. Ignoro quanto siavi di vero in ciò che il Veil ha
riferito qui dopo quel discorso; ad ogni modo non potendo la
cosa impegnare a nulla, io sarei del remissivo parere volesse
Sua Eccellenza il Presidente del Consiglio spedirmi un
telegramma che io possa far vedere allo Schwabach e concepito
all'incirca così: «Ringraziola comunicazioni fatte: come Vostra
Eccellenza sa, R. Governo vedrebbe con sommo piacere
l'istituzione di una Banca tedesca in Italia e spera che i
signori Banchieri tedeschi, i quali paiono disposti a concorrere
coi loro capitali alla creazione della Banca, si persuaderanno
che sia, anche nel loro interesse, giunto il momento di prendere
una decisione.»
[37] Si allude al comm. Federico Weil che, presentato a Crispi dal
banchiere A. Weill-Schott di Milano, potè portare a Berlino
l'incoraggiamento del Presidente del Consiglio. Il quale messaggio
costituì un titolo dippiù per l'ufficio di direttore generale del
nuovo istituto, che gli fu affidato e che ancora tiene.
_Lanza_.»
«_Ambasciata Italiana_,
Berlino.
Roma, 7 giugno 1894.
[_Telegramma_]
Ringraziola comunicazione fatta. Come V. E. sa, R. Governo
vedrebbe con sommo piacere l'istituzione di una Banca tedesca in
Italia e spera che i signori banchieri germanici, i quali paiono
disposti a concorrere coi loro capitali alla sua creazione, si
persuaderanno che anche nel loro interesse, sia giunto il
momento di prendere una decisione.
_Crispi_.»
«Berlino, il 9-6-1894.
Capo della Casa Bleichroeder, con lettera di iersera, m'informa
che 15 corrente saranno Milano delegati per costituzione nota
Banca italo-germanica. Di là si porteranno a Roma. Aggiunge
sperare Banca possa essere costituita fine corrente. Segue
rapporto.
_Lanza_.»
«Berlino, 10 giugno 1894.
_Signor Ministro_,
(_Riservato_). Facendo seguito al mio telegramma di ieri,
pregiomi trasmettere qui unito a V. E. copia della lettera
direttami dal signor Schwabach, capo della Casa Bleichroeder,
per comunicarmi la decisione presa dal gruppo da lui
rappresentato, di fare incontrare il 15 corrente a Milano i
propri delegati con quelli dell'Austria-Ungheria e della
Svizzera, per risolvere le questioni le più importanti di
massima, e venire in seguito a Roma. Egli soggiunge sperare una
prossima favorevole soluzione della questione.
_Lanza_.»
[_Annesso_]
«Berlin, le 9 juin 1894.
_Excellence_,
Mon intention était de vous faire personnellement la
communication qui suit, mais la conférence a duré si longtemps
que je n'ai plus pu arriver à temps pour me présenter à V. E.
Comme d'un autre côté nous avons demain dimanche et que je
voudrais bien pouvoir me reposer un jour sur ma propriété à la
campagne, mes nouvelles ne vous parviendraient que Lundi très
tard, de sorte que je me permets de choisir la voie épistolaire.
Les amis ont pris note avec satisfaction des informations que V.
E. a bien voulu nous faire, et ont décidé par suite d'envoyer
des délégués en Italie. Délégués qui se rencontreront à Milan le
15 juin a. c. avec leurs collègues Austro-Hongrois et Suisses
pour résoudre en Italie même les questions les plus importantes,
telles que: qui du côté Italien devra participer à l'affaire, et
ce qui concerne la question du personnel.
Aussitôt que l'on se sera entendu par rapport au Groupe à
former, tous les Délégués ou quelques uns d'eux, se rendront à
Rome pour les négociations avec monsieur le ministre, de sorte
que j'ose espérer que la fondation de la Banque pourra se faire
avant la fin du mois.
Tout en laissant à V. E. le choix si elle veut porter cette
information confidentielle à la connaissance de S. E. le
président du Ministère Crispi, je prie V. E. d'agréer (ecc.)
(_Signe_): _Schwabach_.»
«Berlino, il 23 giugno 1894.
Constami che Casa Bleichroeder ha versato Banca Imperiale nome
fondatori _Banca Commerciale Italiana_ somma marchi quattro
milioni ottocento sessantamila a disposizione Banco Sicilia in
Milano.
_Lanza_.»
Con cinque milioni, adunque, fu fondata in Milano la _Banca Commerciale
Italiana_, che ha oggi centocinquanta milioni di capitale e un
larghissimo giro d'affari in tutto il Regno.
A questo Istituto è legato il nome di Crispi, che gli creò l'ambiente
propizio e gli dette l'impulso a nascere.