Suo devotissimo
_Nigra_.»
«_Il R. Console Generale d'Italia a Trieste a Crispi_
Roma.
Trieste, 3 agosto 1890.
_Signor Ministro_,
Anzichè riferire e necessariamente ripetere le notizie già
pubblicate e diffuse dalla stampa, mi sembra di dover piuttosto
riassumere e considerare i fatti di maggior rilievo e
d'interesse per il R. Governo.
L'ordinanza ministeriale che pronunciò la dissoluzione del _Pro
Patria_ è stata dappertutto e con estremo rigore applicata ed
eseguita.
Chiuse le scuole e gli asili d'infanzia dipendenti dalla
Società, il Governo con una lunga serie di provvedimenti che i
più giudicano errori, se ne appropriò i documenti ed i fondi:
vietò le collette, proibì ogni pubblica adunanza e
manifestazione e tutti quasi sequestrò i giornali del Regno.
Ma queste severe misure non fecero che accrescere i malumori
nazionali ed inasprire una situazione già per se stessa
difficile, nè scevra di pericoli: offesero ma non sgominarono
gli italiani; dispiacquero ai tedeschi, inquieti della parte
d'influenza che lo Stato concede agli Slavi; nè i Croati e
Sloveni contentarono, perchè parvero miti troppo e
insufficienti.
Impensierisce per vero il loro contegno e l'aggressivo
linguaggio della stampa slava la quale fin d'ora proclama il
proprio trionfo e la rovina di nostra nazionalità.
Rassicura invece il calmo e dignitoso atteggiamento degli
italiani regnicoli e non regnicoli.
I cittadini del Regno, infatti, provano tuttodì d'intendere non
solo le esigenze della politica internazionale, ma di sentire
quanto importi, nell'interesse dei connazionali soggetti
all'Austria, di starsene assolutamente da parte; i non regnicoli
hanno saputo resistere al partito che tentò trascinarli più in
là del dovere, e non colle dimostrazioni nè con clamorose
proteste, ma servendosi dei mezzi legali forniti dalla
costituzione, seriamente rivendicano l'uso dei diritti, che la
stessa costituzione loro consente.
A Trieste frattanto di giorno in giorno si aspettano le
decisioni del supremo Tribunale dell'Impero, e tali si sperano
da permettere che il soppresso sodalizio su altre basi risorga.
Nell'Istria, dove sono più numerose che altrove le scuole
italiane, l'agitazione è maggiore: e le fiere parole pronunciate
dal Podestà di Rovigno nell'ultimo recente Congresso della
Società Politica Istriana (V. E. potrà leggerne il testo
nell'accluso foglio) tutta ne rilevano la gravità e
l'importanza.
In Dalmazia, e secondo risulta dal pur qui compiegato rapporto,
gli Slavi danno quasi per finita la lotta, e dettano a dirittura
patti e condizioni.
_Malmusi_.»
L'atto del governo del conte Taaffe suscitò in Italia un vivo malumore,
del quale naturalmente profittarono i radicali. L'agitazione
irredentista divampò, e l'on. Crispi dovette adoperare tutta la sua
autorità ed energia per frenarla.
Ecco un saggio delle istruzioni ch'egli dava ai prefetti:
«_Commendator Basile Prefetto_
Milano.
26-7.
(_Riservato_). Ripeto a lei quel che telegrafai al suo collega
di Bari:
Il decreto per lo scioglimento del _Pro Patria_ è un atto di
politica interna di un governo straniero, contro il quale non
abbiamo il diritto di agire.
Rispettiamo l'indipendenza degli altri Stati, se vogliamo
rispettata la nostra.
La dimostrazione popolare che si minaccia di fare costà sarebbe
un reato ai termini dell'articolo 113 del codice penale, il
quale punisce con la detenzione da tre a trenta mesi ogni atto
che possa turbare le relazioni amichevoli del Governo italiano
con un Governo straniero.
Faccia modo di persuadere i promotori della dimostrazione a
starsi tranquilli. Qualora i consigli non giovino, esegua la
legge.
_Crispi_.»
«_Commendatore Basile Prefetto_
Milano.