(_Personale_). I comizi e le dimostrazioni contro il decreto di
scioglimento del _Pro Patria_ sarebbero atti antipatriotici che
darebbero ragione al Governo austriaco del preso provvedimento.
I soci del _Pro Patria_ affermavano che il loro era un sodalizio
che aveva solo per iscopo la cultura nazionale e la diffusione
della lingua patria nelle provincie nelle quali si parla
l'italiano.
Le dimostrazioni ed i comizi indicherebbero che il _Pro Patria_
era realmente un'associazione irredentista, siccome la disse la
luogotenenza di Trento. Ne verrebbe danno ai soci, ai quali
sarebbe tolta anche la possibilità di ricostituirsi sotto altro
nome.
Veda Missori, Antongini ed altri patrioti e tenti di valersi
dell'opera loro per dare sani consigli a coloro che con un
preteso patriottismo turberebbero l'ordine in Italia e
nuocerebbero a quelle popolazioni che dicono di voler redimere.
Invoco da tutti che sentano i doveri di patria e li adoperino.
_Crispi_.»
Nella seconda metà di agosto Crispi fu costretto ad adottare un
provvedimento che diremo dimostrativo della sua ferma volontà di
troncare l'agitazione irredentista: sciolse (decreto 22 agosto) le
Associazioni, i Comitati, i Circoli e i Nuclei (denominazioni diverse di
enti che si proponevano scopi identici) intitolati a Guglielmo Oberdank
e a Pietro Barsanti.
Non vi furono contumelie che i radicali non lanciassero a Crispi, pel
suo «servilismo austriaco». Ma egli, in verità, compiva un dovere
penoso, e dei suoi sentimenti fanno testimonianza i telegrammi scambiati
col Re Umberto, il quale era in grado di apprezzare il patriottismo del
suo primo ministro:
«_A S. M. il Re_
Montechiari.