31 luglio 1890.

(_Personale_). I comizi e le dimostrazioni contro il decreto di

scioglimento del _Pro Patria_ sarebbero atti antipatriotici che

darebbero ragione al Governo austriaco del preso provvedimento.

I soci del _Pro Patria_ affermavano che il loro era un sodalizio

che aveva solo per iscopo la cultura nazionale e la diffusione

della lingua patria nelle provincie nelle quali si parla

l'italiano.

Le dimostrazioni ed i comizi indicherebbero che il _Pro Patria_

era realmente un'associazione irredentista, siccome la disse la

luogotenenza di Trento. Ne verrebbe danno ai soci, ai quali

sarebbe tolta anche la possibilità di ricostituirsi sotto altro

nome.

Veda Missori, Antongini ed altri patrioti e tenti di valersi

dell'opera loro per dare sani consigli a coloro che con un

preteso patriottismo turberebbero l'ordine in Italia e

nuocerebbero a quelle popolazioni che dicono di voler redimere.

Invoco da tutti che sentano i doveri di patria e li adoperino.

_Crispi_.»

Nella seconda metà di agosto Crispi fu costretto ad adottare un

provvedimento che diremo dimostrativo della sua ferma volontà di

troncare l'agitazione irredentista: sciolse (decreto 22 agosto) le

Associazioni, i Comitati, i Circoli e i Nuclei (denominazioni diverse di

enti che si proponevano scopi identici) intitolati a Guglielmo Oberdank

e a Pietro Barsanti.

Non vi furono contumelie che i radicali non lanciassero a Crispi, pel

suo «servilismo austriaco». Ma egli, in verità, compiva un dovere

penoso, e dei suoi sentimenti fanno testimonianza i telegrammi scambiati

col Re Umberto, il quale era in grado di apprezzare il patriottismo del

suo primo ministro:

«_A S. M. il Re_

Montechiari.

Questioni internazionali · 第 20 / 37 题