Ne prevenga il _Foreign Office_.»

E il conte Tornielli rispondeva l'indomani, 3, col seguente telegramma:

«Ogni volta che codesto Ministero ha avvisato questa ambasciata

di sconfinamenti francesi a danno della Tripolitania o di atti

tendenti a preparare ingrandimento a pregiudizio di quella

provincia ottomana, non ho mancato di parlarne al _Foreign

Office_ ed anche lasciare memoria dei nomi delle località

segnalate. Ho reso conto a V. E. di quelle comunicazioni e

dell'accoglienza fatta alle medesime. Non era forse ancora

pervenuto a V. E. il mio telegramma d'ieri 8 pom. allorchè Ella

ha telegrafato circa pretesa confessata da Ribot a Menabrea in

abboccamento del 31 luglio. Dalle cose dettemi da Salisbury

circa l'_hinterland_ tripolitano risulta che accordo stabilito

lascia che Francia arrivi toccare soltanto riva occidentale lago

Tciad. Sua Signoria mi ha detto espressamente che tutti i

diritti del Sultano erano stati salvaguardati. La trattativa non

essendo ancora stata chiusa ieri nel pomeriggio e Salisbury

essendosi trasferito in campagna per tre giorni, gli scrivo oggi

stesso un privato biglietto per avvisarlo che pretese Ribot

tendono mettere in mano della Francia strade carovane del Sudan,

che, in circostanze date, possono essere importantissime e utili

allo Stato che possiede l'Algeria e la Tunisia, anche per

operare nascostamente sovra altre parti di Africa. Sua Signoria

comprenderà certo l'allusione all'alto Egitto e se un impegno

positivo non è già stato preso, sono persuaso che porterà la sua

attenzione più scrupolosa ad evitare che le strade suddette

passino alla Francia.»

Naturalmente, le nuove preoccupazioni del governo italiano erano

partecipate a Costantinopoli, come le precedenti. In ottobre la Sublime

Porta finalmente si decise a intervenire nella questione e diresse la

seguente Nota ai suoi ambasciatori a Parigi e a Londra:

«Octobre 1890.

_Sublime Porte à ses réprésentants_

_à Paris et à Londres._

Votre Excellence sait qu'en signant le 5 Août dernier les

arrangements intervenus entre eux au sujet de l'Afrique, le

Gouvernement Britannique et le Gouvernement Français ont échangé

des notes pour constater leur parfait accord de respecter

scrupuleusement les droits appartenant à S. M. I. le Sultan au

sud des provinces de ses possessions Tripolitaines.

Cependant, afin de prévenir toute équivoque le Gouvernement

Imperial croit devoir déclarer que dans la partie méridionale de

la Tripolitaine du côté du Grand Sahara en dehors des districts

de Gadames, de Gah (Rhah) d'Argar (Asdser), Touareg, de Mourzouk

(chef lieu du Tsezzan), de Ghatroun, de Tidjerri et de leurs

dépendances qui sont tous administrés par les Autorités

Impériales, les droits de l'Empire doivent d'après les anciens

titres et la doctrine même du _Hinterland_ s'étendre sous les

territoires compris dans la zone determinée ci-après. La ligne

de cette zone partant des environs de la frontière méridionale

de la Tunisie du point connu sous le nom de Bin Turki au N. E.

de Berresok, descend vers Bornou en passant à l'O. de Gadames et

d'Argar, Touareg et en comprenant les oasis de Djebado et

d'Agram. Elle passe ensuite entre les limites de Sokoto et de

Bornou pour aboutir à la frontière septentrionale de Cameroun,

et suit de là vers l'Est la ligne du partage des eaux entre le

bassin du Congo et celui de Tchad de façon à englober le

territoire de Bornou, Baghirmi, Ouadaï, Kanem, Ouanianga, Borkou

et Tibesti, laissant ainsi en notre possession la grande route

des caravanes qui va de Morzouk à Kouka par les oasis du Yat de

Kaouar et d'Agadem.

V. E. verrà par le tracé de la ligne décrite ci-dessus que la

localité de Barrowa sur le lac Tchad reste dans la sphère

d'action du Gouvernement Imperial.

Les raisons qui militent en faveur de notre point de vue

consistent dans le fait que la route des caravanes de Mourzouk à

Kouka devant nécessairement rester à l'Empire, on ne peut

laisser en d'autres mains la susdite localité de Barrowa qui se

trouve précisément sur la même route des caravanes et non loin

de Kouka.

Il est vrai que l'art. 2 de la déclaration franco-anglaise du 5

août semble comprendre Barrowa (sur le lac Tchad) dans la zone

d'influence de la France, mais outre la double considération que

cette localité n'a pas, que nous sachions, appartenu jusqu'ici à

une puissance quelconque et que géographiquement même, ainsi que

d'après la doctrine du _Hinterland_, au lieu de faire partie de

la zone française elle revient à celle de l'Empire pour les

raisons plus haut exposées; il y a lieu de ne pas perdre de vue

que le texte même de l'article sus visé porte dans son second

alinéa que la ligne doit être tracée de façon à comprendre dans

la zone d'action de la Cie du Niger tout ce qui appartient

équitablement au royaume de Sokoto. Or comme le tracé contourne

Sokoto sans y toucher et englobe seulement Bornou, et comme

d'autre part Bornou est bien en deçà de Sokoto, nous sommes en

droit de croire que le tracé ne pourra pas donner lieu à une

objection fondée.

Je prie V. E. de vouloir bien notifier par écrit ce qui précède

au gouvernement près duquel Elle est accréditée afin que lors de

la délimitation de la ligne à determiner suivant l'art. 2

susmentionné, il ne soit point empiété sur notre zone

d'influence et tenir mon département au courant des phases

futures de cette question et du résultat de ses démarches.

_Said_.»

Lo zelo dell'Italia nella difesa dell'integrità della Tripolitania era

appreso a Costantinopoli con diffidenza, e a tener viva questa

diffidenza contribuivano gli agenti e i giornali francesi, i quali per

stornare l'attenzione del governo turco dall'azione costante della

Francia, parlavano continuamente delle mire italiane. Il 14 agosto il

Sultano faceva telegrafare a Zia bey, ambasciatore turco a Roma:

«Un dispaccio privato annunzia che l'Italia preparerebbe una

spedizione militare. Benchè questa notizia ci sembri

inverosimile prego informarci.»

Zia bey rispondeva subito non esservi in Italia indizio alcuno di una

spedizione militare in preparazione.

In novembre, i giornali francesi stamparono che nei colloqui tenuti a

Milano tra Crispi e Caprivi, si erano presi accordi in vista di

un'occupazione italiana di Tripoli. Ma l'ambasciatore turco a Berlino,

invitato ad assumere informazioni in proposito, telegrafava:

«J'ai eu une entrevue avec le baron Marschall. S. E. m'a dit que

le Chancelier avait rapporté la meilleure impression de son

entrevue avec Monsieur Crispi. Il a ajouté à ce propos que la

Sublime Porte était eclairée pour n'attacher aucune importance

aux versions mensongères relatives à la Tripolitaine. Le nom

même de cette province de l'empire ottoman n'ayant pas été

prononcé dans l'entrevue.»

Ma il sospetto era sempre vigilante. Il 15 dicembre Zia bey telegrafava

al proprio governo:

«Osman bey addetto militare ha saputo da fonte sicura che il

colonnello Ponza di San Martino è partito per la Tunisia e per

Tripoli allo scopo di constatare segretamente il preteso

incontro delle truppe imperiali colle truppe francesi e di

indagare quali siano i mezzi di difesa di cui la Turchia dispone

nella Tripolitania. Avendo io smentito la voce sparsa su

quest'incontro tanto nella stampa, quanto nelle mie

conversazioni con S. E. Crispi, credo piuttosto che si tratti di

constatare se abbia fondamento la notizia delle usurpazioni

della Francia avanzate da S. E. Crispi in base al rapporto del

Console di Italia che avrebbe particolarmente studiato

l'_hinterland_ della Tunisia.»

Constatato il pericolo della usurpazione francese dell'_hinterland_

tripolitano per la situazione creata dall'accordo 5 agosto 1890, si

pensò dal governo italiano al modo di portarvi rimedio. E il modo si era

trovato, come appare dalla memoria che trascriviamo e che porta la data

del 19 gennaio 1891. Ma pochi giorni dopo, il 31 gennaio, avveniva la

crisi ministeriale che allontanava Crispi dal potere, e i suoi

successori abbandonarono la questione:

«A ricercare il modo col quale portare rimedio alla situazione,

occorre prendere in esame l'accordo anglo-francese del 5 agosto

1890, che solo ha dato origine alla stessa, sia con quanto ha

stabilito, sia, e più ancora, con ciò che ha ommesso di

stabilire.

Infatti, con quell'accordo fu concesso alla Francia di arrivare

sino a Borruva sul lago Tciad, e quindi assai più a levante di

quanto un'imparziale applicazione della teoria dello

_hinterland_ le avrebbe assegnato. D'altra parte, nel medesimo

accordo venne ommesso di determinare il limite orientale della

zona d'influenza francese, lasciando così aperto il campo ad

arbitrarie interpretazioni ed alle conseguenti usurpazioni

nell'avvenire.

Che l'estensione della zona d'influenza francese sino al Tciad

oltrepassi la misura che l'equa applicazione della novella

teoria indicherebbe, riesce evidente a chiunque esamini una

carta del continente africano colle recenti frontiere politiche.

Salvo il caso della presenza di fiumi, il cui corso possa venire

di preferenza seguito, per regola la delimitazione dello

_hinterland_ fra due potenze vicine si fa per mezzo di una linea

normale all'andamento generale della costa.

Se pertanto si prolunghi l'attuale confine fra la Tunisia e la

Tripolitania (sia pure quello voluto dalla Francia) e che è

appunto nel suo generale andamento normale alla costa, si vedrà

come la nuova linea dovrebbe correre in direzione di sud-ovest o

quanto meno di sud-sud-ovest, in guisa da lasciare allo

_hinterland_ della Tripolitania un'immensa distesa di Sahara

oggi assegnata alla Francia.

Senonchè, una tale spartizione, quantunque fatta in base alla

regola generale rispettivamente alla costa da Tripoli a Gabes,

non sarebbe equa per riguardo al littorale algerino; e neppure

lo sarebbe sotto un punto di vista più complesso, imperocchè

trattandosi d'una sterminata regione nella quale pochissimi sono

gli obbiettivi, questi più che la superficie del territorio

debbono essere equamente divisi fra i contendenti. Giustizia

pertanto avrebbe richiesto che la linea di divisione si fosse

fatta scendere _direttamente a sud_, per meridiano, in guisa da

consentire alla Francia di raggiungere la frontiera del Sokoto

dal Niger insino all'incontro del Bornu, e alla Tripolitania

quella del Bornu e il lago Tciad.

Invece, l'accordo del 5 agosto ha fatto avanzare la Francia

assai di più verso levante, per modo da confinare essa sola col

Bornu, escludendone la Tripolitania che vi aveva diritto e per

ragioni geografiche in base alla nuova giurisprudenza dello

_hinterland_, siccome fu testè dimostrato, e per ragioni di

dominio commerciale, dappoichè è da Ghadames e da Tripoli che si

esercita da secoli il traffico col Bornu, così da poter dire che

la Tripolitania ne ha di fatto il monopolio. Inoltre, l'accordo

del 5 agosto ha portato la Francia a quel lago Tciad che si

trovava intero nello _hinterland_ del possedimento turco. Nè è

da passare sotto silenzio che l'avere acconsentito alla Francia

di giungere al lago, significò l'aggiudicazione alla stessa di

un triangolo della superficie di 200 000 miglia geografiche

quadrate a levante del meridiano che avrebbe dovuto segnare il

limite; tutto territorio che non è quindi situato _au sud des

possessions méditerranéennes_, come dice la lettera

dell'accordo, ma bensì _au sud-est_.

Oggi poi, come se la porzione toccata alla Francia nel modo così

poco equo ora veduto, non bastasse, si va per mezzo di carte, di

articoli, di conferenze, infiltrando nel pubblico la convinzione

che la zona d'influenza francese s'estende a mezzodì della

Tripolitania, tanto da comprendere gran parte della carovaniera

che da Tripoli per Murzuk va al Tciad, l'oasi di Bilma e gran

parte della sponda settentrionale del lago. Le carte del _Temps_

e del _Petit Journal_ del dicembre scorso lo dicono chiaro, alla

breve distanza di cinque mesi dalla data dell'accordo. E lo

possono dire, e il pubblico può crederlo, dacchè nell'accordo

non venne determinato il limite orientale della zona d'influenza

francese se non nei due punti estremi, uno dei quali non

esplicitamente indicato, lasciando, come s'è detto sin dal

principio, aperto il campo vastissimo a svariate

interpretazioni, che non possono non condurre ad ulteriori

arbitrarie occupazioni.

Nè vale il dire che la dichiarazione del signor Waddington a

lord Salisbury in data 6 agosto precisi l'incerto confine col

garantire i diritti del Sultano, dappoichè il ministro degli

affari esteri semplicemente dichiara salvaguardati «les droits

qui peuvent appartenir à S. M. I. le Sultan dans les régions

situées _sur la frontière sud_ de ses provinces tripolitaines»;

il che non implica affatto che sieno guarentiti quei diritti

sulle regioni che costituiscono l'_hinterland_ del possedimento

turco, le quali avrebbero dovuto in tal caso venire indicate con

frase ben diversa nella sostanza, quantunque poco dissimile

nella forma, e cioè «les régions situées _au sud de la

frontière_ méridionale de ses provinces tripolitaines».

Con una siffatta dizione si sarebbe esclusa la Francia da

qualsiasi usurpazione al sud della Tripolitania, incominciando

da Ghadames, mentre colla dizione contenuta nel documento

diplomatico citato, nulla si garantisce, salvo ciò che sta sulla

_frontiera tripolina_; il che può anche limitarsi a significare

quanto sta _entro il territorio turco_ lungo la frontiera.

Non sarà egli possibile trovare oggi un rimedio alla situazione

creata dall'incompleto accordo del 5 agosto, situazione esiziale

(siccome venne dimostrato nella precedente Memoria I)

all'Italia, all'Inghilterra ed alle potenze centrali cui

interessa il mantenimento dell'equilibrio nel Mediterraneo?

Il rimedio si presenta facile, poichè non si tratta di rinvenire

sul già fatto, ma soltanto di chiarirlo e delinearlo; d'altra

parte non si chiede alla Francia se non la sanzione precisata di

ciò che essa per bocca del suo ministro degli affari esteri

reiteratamente dichiarò d'intendere quale lo s'intende da noi.

Null'altro pertanto si vuole all'infuori di una dichiarazione

supplementare del ministro francese, nella quale venga

specificata quella del 6 agosto, col designare nettamente quel

limite orientale della zona d'influenza francese che fu ommesso

nell'accordo del 5.

Basterebbe a tale effetto che si dichiarasse come il limite

orientale di quella zona, indicato soltanto ed anche

imperfettamente nei suoi punti estremi, sia determinato secondo

una linea che partendo dal confine tripolo-tunisino a ponente

dell'oasi di Ghadames, corra direttamente a rasentare, pure a

ponente, l'oasi di Ghat, donde con altra linea retta raggiunga

Borruva sul lago Tciad.

Non si saprebbe invero come impugnare l'equità di una tale

delimitazione, dacchè nell'accordo 5 agosto sta scritto: «la

zone d'influence de la France au sud de ses possessions

méditerranéennes». Ora, come il punto estremo orientale di tali

possessi entro terra si ritrova (pure ammettendo il confine

delle carte del «service géographique de l'armée») sul lembo

occidentale dell'oasi di Ghadames, così gli è da quel punto che

devesi condurre la linea a Borruva, designato esplicitamente

nell'accordo; la quale linea dovrà essere retta se nel suo

andamento non risultasse intaccare l'oasi di Ghat, possedimento

turco; sarà invece spezzata, se al giungere a quest'oasi la

posizione geografica della medesima lo richiedesse.

Con una tale precisa delimitazione s'impedirebbe qualsiasi

arbitraria interpretazione sin d'oggi; si garantirebbero

effettivamente i diritti del Sultano a sud dei suoi

possedimenti; s'arresterebbe qualunque velleità d'avanzata a

levante per parte della Francia, la quale del resto non avrebbe

a lagnarsi di questo assetto definitivo che è in massima quello

acconsentito coll'accordo del 5 agosto, col quale, è d'uopo

ripeterlo, il governo della repubblica ha ottenuto ai danni

della Tripolitania assai di più di quanto l'equa applicazione

della novella teoria dell'hinterland le avrebbe assegnato.»

In quali termini la questione fosse trattata a Parigi, risulta da due

telegrammi del generale Menabrea:

«Parigi, 3 gennaio 1891,

_Signor Ministro,_

Il colloquio che io ebbi col Sig. Ribot in occasione del suo

ultimo ricevimento ebdomadario del 30 dicembre prossimo passato,

fu alquanto animato per non dire vivissimo. Al primo momento

egli con parole concitate mi accennò la polemica aperta sulla

questione Tripolitana ed in cui si attribuisce alla Francia

l'intenzione d'occupare quella Reggenza, accusa questa sostenuta

dai nostri giornali qualificati di ufficiali e supposti ispirati

da codesto Ministero. Secondo il suo dire l'Eccellenza Vostra

avrebbe denunziato quelle intenzioni della Francia ad altre

potenze e fra queste all'Inghilterra, come risulterebbe da

rapporti che gli pervengono. Il signor Ribot chiudeva la sua

arringa col pregare Vostra Eccellenza di smettere la

continuazione di una tale accusa che potrebbe suscitare

interpellanze in Parlamento e dare luogo a spiacevoli incidenti.

Ascoltai con molta calma il discorso appassionato del signor

Ribot, il quale protestava contro le mire che si supponevano

alla Francia di assorbire anche la Tripolitania, mentre essa non

pensava che a valersi delle vie aperte colla recente convenzione

Anglo-francese relativa all'Hinterland nel Soudan per volgere

una parte del commercio di quella regione verso la Tunisia dove

le si stanno creando nuove facilitazioni.

Prendendo a mia volta la parola, dissi al signor Ribot che

potremmo con ben maggiore ragione rivolgere a lui o per meglio

dire al suo Ministero i rimproveri che egli mi esprimeva sul

nostro contegno verso la Francia riguardo alla questione

Tripolitana, poichè non v'è giorno in cui l'Italia ed il suo

primo Ministro non siano svillaneggiati dai giornali francesi

che hanno note aderenze col Ministero degli Affari Esteri e ci

attribuiscono in modo persistente l'intenzione di occupare

Tripoli, benchè si debba sapere che ciò non è vero: eppure siamo

informati che un ammiraglio francese, il Duperré, recatosi non

ha guari a Costantinopoli, ebbe dal Sultano una udienza in cui

cercò di mettere quel Sovrano in grave sospetto contro di noi, a

proposito di Tripoli. Soggiunsi che io ignoravo quali

comunicazioni Vostra Eccellenza potesse aver fatte ad altre

Potenze riguardo a quella Reggenza, ma che se ciò per avventura

ebbe luogo eravamo nel nostro diritto di portare la loro

attenzione sopra una tale questione che non ci può essere

indifferente, come non lo deve essere a qualsiasi Potenza che

abbia interessi nel Mediterraneo ed alla quale importi che

l'equilibrio in quel mare non sia turbato a benefizio di qualche

potenza invadente. All'Italia poi più che ad ogni altro importa

quella questione, e la Francia deve assuefarsi a riconoscere che

l'Italia costituisce oramai una nazione di trentadue milioni di

abitanti, con duecentomila _veri marinai_ inscritti, con uno

sviluppo di seimila e più chilometri di litorale Mediterraneo.

Percui, benchè non aspiri alla Tripolitania, è però naturale che

essa possa inquietarsi di una Potenza vicina solita a chiamare

il Mediterraneo _lago francese_, e che sotto un futile pretesto

s'impossessò se non di nome, almeno di fatto della Tunisia, la

quale ogni giorno è maggiormente assorbita dalla Francia, al

punto che, sotto pretesto di protettorato, il Bey ha perduto

ogni libertà d'azione sino a quella di scrivere e spedire una

lettera senza l'autorizzazione del Residente Francese.

Bisogna adunque aspettarsi a che se alcuno tentasse di

attribuirsi la Tripolitania, incontrerebbe un serio ostacolo

nella resistenza delle alte Potenze interessate. Io dichiaravo

che con ciò non intendevo giustificare il linguaggio dei

giornali, ma nello stesso modo che non abbiamo mai pensato a

fare il signor Ribot mallevadore di tutte le sciocchezze e di

tutte le falsità di cui sono ripieni i giornali francesi che si

pretendono organi ufficiosi del suo Ministero, fra i quali

primeggia il _Siècle_ diretto da un antico funzionario di questo

Ministero degli Affari Esteri, che figura tuttora nell'annuario

diplomatico di Francia, riteniamo che sia cosa ingiusta lo

attribuire alle ispirazioni di Vostra Eccellenza le

elucubrazioni dei nostri giornali sulla Francia.

Soggiunsi poi che in Francia si ha una falsa idea della

posizione politica di Vostra Eccellenza. La si considera come il

rappresentante di una _fazione_, mentre il risultato delle

elezioni dimostra che Ella è l'espressione del pensiero

dell'opinione generale del Paese. Infatti Ella, nata in Sicilia,

nell'estrema Italia del mezzodì, trovò il suo più serio trionfo

nell'estremo nord, in Torino, capitale di quel Piemonte che

rinunziava volontariamente alla sua preponderanza in favore

della unità d'Italia. Vostra Eccellenza dopo di aver combattuto

con Garibaldi e sofferto l'esiglio, si associava al gran

Condottiero nel salutare la Monarchia di Casa Savoia come quella

che doveva sancire e mantenere l'indipendenza e l'unità

d'Italia. Il coraggio politico e civile dimostrato da Vostra

Eccellenza provano ch'Ella ebbe sempre quel doppio scopo di mira

tanto col mantenere le nostre alleanze, che col ricondurre ad un

sistema uniforme le varie amministrazioni, avanzo di quelle

degli antichi Stati in cui la Nazione era divisa, e col fare

sparire i molti abusi che deturpavano alcune di esse.

Conchiusi questa digressione col dire che conveniva lasciare ai

giornalisti la responsabilità del loro dire senza farlo risalire

ai capi del Governo, che talvolta sono vittime delle

indiscrezioni dei proprii dipendenti.

Sul finire della conversazione il signor Ribot mi parlò della

delimitazione dei nostri territori rispettivi presso Assab e

Obock; io risposi che dipendeva da lui di riprendere i negoziati

accettando le basi stabilite dall'Eccellenza Vostra e dalle

quali Ella non poteva recedere. Soggiunsi che questo suo

Ministero coll'opporre a quelle condizioni trattati antiquati e

colpiti da prescrizione e contratti più recenti passati con

_Sultanetti_ vassalli del Negus, sembrava volere ripetere le

_gherminelle ideate per Massaua_.

Ciò bastava per una volta specialmente ora che in quelle regioni

un Sovrano effettivo costituito aveva accettato la nostra

alleanza protettrice; e conchiusi che con un poco di

arrendevolezza per parte della Francia quella quistione sarebbe

stata sciolta.

In questa lunga discussione parlai con molta fermezza e

precisione, senza però mai uscire dai limiti di una somma

cortesia. Percui il colloquio ebbe fine con pacatezza e con una

reciproca stretta di mano.

Il R. Ambasciatore

_Menabrea_.»

«Parigi, 13 Gennaio 1891.

_Signor Ministro,_

In seguito al mio colloquio col signor Ribot del quale resi

conto a codesto Ministero col mio rapporto del 3 corrente N.

24-7 portai particolarmente la mia attenzione sulla carta

d'Africa testè pubblicata dal giornale il _Temps_ la quale fa

oggetto del pregiato dispaccio di V. E, in margine citato.

Osservai come la delimitazione dell'_Interland_ tra l'influenza

rispettiva di Francia e d'Inghilterra sulle regioni costituenti

il _Sudan_ al nord dell'Algeria e della Tunisia da una parte e

della Tripolitania dall'altra, non corrisponde esattamente a

quella fissata dall'accordo anglo-francese del 5 agosto u. s.

Infatti la linea di delimitazione toccava un punto solo del

littorale occidentale del lago _Tchad_ a _Borruva_ dove la

sponda tende a volgere a settentrione, mentre la carta estende a

tutto il littorale settentrionale del lago la tinta rossiccia

alquanto allargata, che sembra volere indicare l'estensione

della influenza francese. Quella medesima tinta rossiccia si

estende anche sulle oasi _Rath_ e _Chadames_ le quali posizioni

appartengono alla regione Tripolitana. Questa incertezza di

delimitazione è fatta per eccitare o per lo meno per segnare una

direzione agli appetiti di protettorato che invadono facilmente

l'opinione francese la quale, non contenta dei varii territorii

sui quali la Francia estende la sua autorità più o meno solida e

incontestata, ambisce ad ampliare il dominio nel nord

dell'Africa e si prepara ad allestire imprese per volgere il

commercio assai importante del _Sudan_ verso la Tunisia. Così

alcuni portano già le loro mire sul lago _Tchad_ che considerano

come il gran porto interno di quella regione. Queste tendenze mi

spiegano il linguaggio tenutomi dal signor Ribot in occasione

del suo ricevimento ebdomadario del 30 Dicembre u. s. (vedi mio

rapporto suaccennato). Respingendo l'accusa fatta dalla stampa

alla Francia di voler invadere la Tripolitania, egli confessava

però che mentre negava tale proponimento, la Francia tuttavia

intendeva trarre il miglior partito possibile dalla regione

lasciata nel Sudan all'influenza francese per condurre il

commercio Sudanese verso l'Algeria e la Tunisia.

Ciò essendo, le due oasi precitate di Rath e Chadames sono i

punti principali di sosta delle carovane: _Chadames_ sopratutto

si può considerare come il punto _strategico commerciale_ che

domina le due vie principali dirette l'una verso Tunisi e

l'altra verso Tripoli. Se si vuole evitare che questa ultima

Reggenza non cada tosto sotto il protettorato francese e che, in

seguito, Tunisi non sia definitivamente annesso all'Algeria, è

necessario che le due anzidette oasi e specialmente _Chadames_

non vengano in mano dei Francesi. I pretesti per occupare

Chadames non mancherebbero certamente: tutti i Krumiri non sono

ancora spariti; per evitare che risorgano e porgano un'occasione

alla Francia di impossessarsi delle sovradette oasi occorrerebbe

che fossero custodite con truppe mandatevi dal Sultano; una

piccola guarnigione sarebbe sufficiente; la vista della bandiera

ottomana basterebbe a frenare le velleità che si suppongono nei

francesi. La forza turca però dovrebbe essere sufficiente per

resistere a qualche attacco dei mahdisti.

L'Inghilterra più d'ogni altra, poscia l'Italia, hanno interesse

grandissimo a che il commercio sudanese non diventi il monopolio

di una Potenza che già possiede una parte estesissima del

littorale africano del Mediterraneo; epperciò mi pare che

l'Inghilterra specialmente ed anche l'Italia dovrebbero

concorrere in qualche modo alla occupazione sovraccennata delle

truppe turche, sussidiando, ove d'uopo, il Governo ottomano per

il loro mantenimento. Il concorso così prestato dall'Italia

avrebbe per risultato di dissipare i sospetti che si cercò di

suscitare presso il Sultano circa le nostre aspirazioni

Tripolitane, e di acquistare maggior influenza nell'Asia minore

per contrastare la guerra che vi è fatta alla nostra lingua, ai

nostri stabilimenti, al nostro commercio dalla ostile

concorrenza francese.

Se al contrario si lascia che le oasi di _Rath_ e principalmente

di _Chadames_ rimangano esposte in balia della Francia, dovremmo

fin d'ora pensare a non lasciarci cogliere all'improvviso come

avvenne per la Tunisia e prepararci ad opporci con tutti i mezzi

a che la Francia estenda il suo dominio anche sulla

Tripolitania, il che sarebbe forse _Finis Italiae_, almeno come

Potenza marittima di primo ordine.

Dò fine a questo rapporto col conchiudere che mi pare esser

necessario che il R. Governo si concerti coll'Inghilterra circa

le eventualità sovraccennate e nel caso che questa vi si voglia

disinteressare, l'Italia potrebbe passare oltre ed intrattenersi

direttamente della quistione col Governo turco.

Il R. Ambasciatore

_L. F. Menabrea._

P.S. La soluzione precedentemente indicata rispetto alla oasi di

_Chadames_ si può dire soluzione pacifica; però si potrebbe

pensare ad un'altra più radicale come sarebbe quella

dell'occupazione della Tripolitania per parte dell'Italia che, a

difetto della Turchia, è la potenza più indicata per prendere

quella Reggenza sotto il suo protettorato. Ma una tale soluzione

potrebbe dare luogo a conflitti armati, sull'opportunità e le

conseguenze dei quali io non sono chiamato a pronunciarmi.

Questioni internazionali · 第 11 / 37 题