Un giorno, una domenica, il babbo e i fratelli erano fuori, la mamma,
al solito, nello scrittoio, e Giacomo, che teneva d'occhio la
Cammilla, la vide uscir dal fondaco, attraversare il cortile, salir le
scale.--Certo andava in camera sua.--Mancava poco all'ora del
pranzo; andava in camera sua per ripulirsi e ravviarsi i capelli.
Giacomo si sentì spuntare una certa tentazione che lo mise in orgasmo.
Se fosse salito, se fosse entrato a sorprenderla?
Che c'era di male?... Esitò, aggrottò le ciglia. Ma, come un baleno,
gli passò nella fantasia la visione di Fanny in sottanino, colle
spalle nude: fece le scale di corsa e volle aprir l'uscio della
ragazza, ma, lo trovò chiuso.
--Cammilla--bisbigliò--Cammilla...
Subito l'uscio s'aprì.
Egli rimase su due piedi, impacciato, sorridendo.
Essa lo chiamò con un accenno del capo, e poi chiuse l'uscio pianino,
trattenendo il respiro per non farsi sentir di fuori.
La cameretta in quella penombra del crepuscolo era rischiarata appena
dal fanale della strada, che stava proprio di faccia alla finestra.
--Vuoi i miei capelli?...
L'altro, guardandola, tremava, respirava ansante.
--Prendili, sono tuoi.--E chinando il capo, si appoggiò tutta contro
il suo petto.
Giacomo non si mosse; con le labbra, appena, le sfiorò i riccioli del
collo.
--Prendili, sono tuoi.--E Cammilla, rapidamente, snodate le treccie,
cacciò le due mani dietro la nuca, sollevò tutta la massa bionda dei
capelli e la rovesciò sulla testa di Giacomo. Questi baciò la
faccia, gli occhi, cercò la bocca che lo cercava, e impresse un
bacio sulle labbra tumide, ardenti.
Ma tosto le sentì diventar fredde ed esangui, mentre tutta la persona
gli sfuggiva dalle braccia, e, prima che potesse trattenerla,
scivolava a terra tramortita.
--Cammilla! Cammilla!...--balbettò Giacomo fuori di sè. Nella fioca
luce della cameretta vide il lettuccio bianco; cercò di rialzare,
per adagiarvela, la fanciulla svenuta; ma era troppo forte il suo
tremito, il suo turbamento; si guardò attorno smarrito... poi scese
a precipizio giù per le scale, afferrò nell'andito il cappello, il
paltò, e continuò a fuggire infilando la porta.