L'aria frizzante della strada lo rimise in calma; cascava un nevischio
minuto, e lui si levò il cappello per sentir sulla fronte il contatto
di quelle goccioline ghiacciate. Così rinfrancatosi, sorrise del suo
spavento.
--Un leggero deliquio; forse Cammilla lo ha fatto apposta. No, no;
questo no,--Sentì rimorso di un tale sospetto, e nel tempo stesso
si vergognò e s'arrabbiò di ciò che aveva fatto e tentato.
--In casa nostra: la nipote di mio padre, mia sorella, quasi!
Era stato sul punto di commettere un delitto, un odioso delitto; e
senza un perché, senza una scusa.
La Cammilla?... Egli l'aveva sempre vista, senza curarsene nè punto nè
poco; non gli era mai piaciuta, non l'amava.
No; sentiva di non amarla; non l'amava. Era stato un turbamento, un
capriccio. Sopito l'eccitamento dei sensi, la Cammilla era ritornata
quella di prima, indifferente, anzi seccante per le sue premure e per
quegli occhi sempre facili al pianto e sempre in adorazione. Non
sentiva più l'odore, l'acuta fragranza dei capelli biondi: non sentiva
più l'allegro e giovanile tic-tac degli stivaletti risonare nei
cameroni del fondaco: tutto il fascino era dileguato; essa era tornata
come una volta, la Cammilla di Melegnano col naso lungo e il mento
storto, la Cammilla che cucinava e lavava i piatti colle mani gonfie,
rosse, screpolate.
E la ripugnanza s'accrebbe in lui per il pericolo corso di sposarla.
Ah no; sposarla no; non l'avrebbe mai sposata. Voleva essere libero;
voleva divertirsi; e poi con quella lì? legato alla catena per tutta
la vita? Ah no; con quella lì, anche meno che con un'altra.
Era proprio sfuggito a un gran rischio: era un galantuomo lui! e un
po' più, ci restava impaniato per davvero!
--E adesso?... Che fare?
--Tornare a casa? Ritrovarsela tra i piedi? Tutti i giorni, tutte le
ore, aver sempre davanti quegli occhi imploranti che lo avrebbero
tormentato colle tante accuse, o peggio angustiato coll'umile e
devota rassegnazione?
Oh Dio, che bisogno aveva di un po' di Fanny, la Fanny ridente, la
Fanny sempre allegra!
Ma no, partire piuttosto, per sempre, in mare, in capo al mondo, come
voleva sua madre.
Anche questa del partire però sarebbe stata una bella penitenza. E
sospirò: era proprio disgraziato.
Intanto bisognava tornare a casa; non c'era verso, bisognava tornare a
casa e spiegarsi con Cammilla.
L'aveva ingannata, doveva disingannarla.
Che cosa le avrebbe detto?
Che aveva scherzato?... che aveva fatto per chiasso?... E lei, che
cosa avrebbe potuto rispondere?--Se scherzavi tu, sapevi che non
scherzavo io. Sapevi ohe ti davo, coll'anima, il mio sangue, il mio
onore, e ti sei comportato con me, con la nipote di tuo padre, in casa
tua, come con una servaccia d'albergo.
Ma che! la Cammilla non avrebbe risposto così, non avrebbe risposto
niente; tutt'al più un singhiozzo represso, e sarebbe stato peggio.
Eppure, sì, bisognava spiegarsi, parlar chiaro, una volta per sempre.
Ma era ancora presto: poteva aspettare una meza'oretta. E continuò a
passeggiare sotto il nevischio, col vento gelato in faccia, per le
viuzze buie, diguazzando nelle pozze e affondando nel fango e nella
neve. Finalmente, stracco e rifinito--non aveva ancora desinato; e la
fame, senza che lui se ne accorgesse, gli raddoppiava l'uggia ed il
freddo nelle ossa--si trovò, per caso, sulla piazza del Duomo,
anch'essa, in quella prima ora della sera, deserta e melanconica sotto
il vento e la neve. Soltanto attorno al Duomo le vetture da nolo ferme
e nere, e i _tram_ risonanti che passavano al trotto dei cavalli, pieni
di ombre vaghe dietro i cristalli appannati... più oltre, sotto la
galleria e sotto i portici, una lunga distesa di luce squallida,
donde, tra le falde della neve, echeggiavano le vociacce degli
strilloni:
--La gran vittoria degli Italiani in Africa!
Giacomino non attraversò la galleria, continuò a passeggiare fuori dei
portici; nondimeno, pensando che sotto i portici c'erano il Biffi e il
Savini, sentì quasi il tepore e il profumo dei cibi e si accorse che
aveva fame. Ma non aveva un soldo in tasca; bisognava tornare a casa.
E il giorno dopo?... Sempre quella vita. Partire, per dove?... E poi
suo padre non lo avrebbe lasciato partire.
Giacomo aveva notato il gran mutamento avvenuto nei rapporti fra il
babbo e la mamma; e credendo di aver indovinato, spiegava tutto a suo
modo: il babbo aveva avuto il gran coraggio dei disperati, aveva messi
i piedi al muro perché la cambiale fosse pagata e Giacomino non fosse
imbarcato, tantoché la mamma aveva dovuto finire col baciar basso.
--La gran vittoria degli Italiani in Africa!
Il vento si era fatto più forte e più gelato, e Giacomo non poteva più
andare avanti. Si calcò il cappello in testa perché non gli volasse
via, e facendo una giravolta si trovò in faccia ad una donna cenciosa,
che pareva una strega, con una cassetta di fiammiferi e di giornali
appesa al collo.
--Supplemento straordinario!--borbottò con voce da ubbriaca.--La
gran vittoria degli Italiani in Africa!
Giacomo scansò la donna e tirò dritto, giù per il Corso; ma poi a un
tratto esclamò:
--In Africa! _Saperlotte!_
La sua risoluzione era presa.
La Cammilla, quella sera, non si era fatta vedere. Il signor Daniele
era salito domandandole, di dietro l'uscio, perché non scendesse a
pranzo, ed essa gli aveva risposto che era a letto coll'emicrania, che
non aveva bisogno di nulla, che il giorno dopo sarebbe stata bene. E
il giorno dopo, infatti, si alzò prestissimo; sapeva, presentiva che
si sarebbe incontrata con Giacomino, e che quel loro colloquio sarebbe
stato l'ultimo; il suo cuore non aveva più speranza. Quando nella sua
cameretta si era riavuta e riaperti gli occhi si era trovata sola, per
terra, aveva capito che l'abbandono di quel momento era l'abbandono di
tutta la vita. Non pianse, non sospirò. Si alzò pallida, aggrottando
le ciglia, e una prima ruga solcò la sua fronte candida e serena.
--Io sì però; io sempre. Lui solo, e nessun altro.
S'incontrarono nel fondaco e daccapo nell'ultimo stanzone.
Giacomo era là ad aspettarla: a lei nessuno glielo aveva detto, ma vi
andò difilata.
--Sai--le disse subito Giacomino--oggi vado al Distretto per
arruolarmi: sono già inteso con mio padre. Farò la domanda per
entrare nel ventiquattresimo fanteria, a Torino; c'è un capitano che
è mio amico.
La fanciulla lo guardava fisso, restando immobile e muta. Egli aveva
altro a dirle, e lei voleva udir tutto.
--Sai perché non vado più in cavalleria, com'era stata la mia prima
idea? Questo, ancora non l'ho detto a mio padre; lo saprà a suo
tempo. Perché voglio andare in Africa a battermi.
Gli occhi grandi e celesti che fissavano Giacomo si empirono di
lacrime; il seno della fanciulla batteva forte forte sotto il
grembiule di percallina; ma essa rimaneva immobile e muta: voleva udir
tutto.
--Capirai--ripigliò il giovinetto dopo un momento--io resterò
lontano molti anni.
--Aspetterò--rispose semplicemente la Cammilla con una voce così
grave e lenta, che pareva uscisse dal più profondo dell'anima.
--Potrei anche non tornar più. Io, peraltro, non posso, non devo
ingannarti--riprese Giacomo abbassando lo sguardo, titubando, sentendo
tutto il rossore della vigliaccheria che stava per commettere.--Io lo
dico, perché devo dirtelo francamente, per il tuo avvenire, perché tu
devi essere libera... affatto libera... capirai, interamente libera.
--Ho capito--rispose la fanciulla interrompendolo.--Ho capito tutto,
ma non importa, aspetterò--sempre.
--E se io ti dicessi...--principiò l'altro con un fremito
d'impazienza nella voce rauca; poi si fermò.
--Che cosa puoi dirmi, che non mi sia detto anch'io?... Ma non
importa; _per me_ è così, è sempre stato così, sarà sempre così.
Tre mesi dopo, il fondaco Monghisoni era sossopra. Doveva arrivare
Giacomo da Torino, per salutare la famiglia e ripartire per l'Africa.
La signora Maddalena aveva ripreso da due o tre giorni, e per questo
fatto, a dar le sue grandi strapazzate.
Chi la capiva più? Lei che aveva sempre voluto liberarsi di quel
_manigoldo_, mandandolo in mare, in capo al mondo, adesso che egli si
era arruolato, che doveva proprio ripartire quella sera stessa
irremissibilmente, adesso la signora Maddalena era su tutte le furie e
strillava contro tutti, cominciando da quell'Africa maledettissima, la
rovina del commercio, poi contro il Governo, contro i commessi e i
facchini che si perdevano in chiacchiere, contro Temistocle e Gian
Maria che non avevano cuore. Fissava sulla Cammilla certi sguardi
rabbiosi; pieni d'ironia e di sarcasmo, come per dirle:
--Nemmeno tu sei stata capace di tenerlo a casa. Se tu avessi saputo
fare, _quello lì_, invece di andare in Africa, avrebbe potuto sposarti
e mettere giudizio.--Stupida! Stupida la Cammilla! Stupida io!
--Forse--pensava la signora Maddalena--anzi, senza forse, certo,
certissimo, se ci fosse stato di mezzo un po' di tempo, tre mesi,
un. mese, quindici giorni, avrei potuto avvezzarmi. Ma così, detto
fatto, da un'ora all'altra, senza remissione, senza nemmeno potersi
fermare fino al treno dopo, per non passare da disertore...
Sicuro, essa aveva voluto imbarcarlo, quando Giacomino ne faceva di
tutti i colori, anche adesso lo avrebbe mandato via per un anno, per
due, perché si facesse uno stato indipendente. Ma non a farsi scannare
in quella maledettissima Africa!
Soltanto quando c'era Daniele, taceva; marito e moglie si scansavano
il più possibile; l'uno avendo quasi vergogna dell'altro, pel proprio
dolore.
Daniele, per conto suo, si spiegava quella risoluzione del figliuolo
col suo amore per la signorina Fanny, amore che il povero ragazzo non
era riuscito a vincere.
--Certo non può.... non potrà mai dimenticarla!
E il buon Daniele, fra le lacrime che gli solcavano le gote smorte e
gli rigavano il naso verdognolo, nella sua grande ambascia pel
figliuolo che partiva, sospirava, sospirava pure per quell'altra,
dietro a quell'altra lontana... il sogno, la visione; il solo punto
luminoso della sua vita oscura e misera: la figuretta nera
nell'amazzone attillata, a cavallo di _Gladiator_, il cappello a
cilindro e il garofano rosso...
E _Gladiator_, tutto dritto, che zampava in aria? e il grido, quel grido
dalla vocina acuta e ridente: _hop!_
Il signor Daniele rabbrividiva, poi sorrideva, poi tornava a sospirare
profondamente.
No, no, no; il povero ragazzo non avrebbe mai potuto dimenticarla.
Intanto Giacomino, coi distintivi di caporal maggiore sulla giubba di
tela e coll'elmetto dei soldati d'Africa, destava la meraviglia dei
commessi, dei fattorini, di tutta la gente del fondaco. Colle mani in
tasca e colla sigaretta in bocca, battendo a terra la punta del piede
in atto di spavalderia soldatesca, raccontava i fasti del quartiere,
come aveva saltata la _barra_, come aveva risposto a tono al tenente,
come avrebbe fatto in Africa e tornando d'Africa a passare in
cavalleria, perchè, già, non voleva rimanere a lungo fra i _pista
pauta_.
No, non era più Giacomino: come si era mutato in quei tre mesi!
Aveva perduto l'aspetto fanciullesco e l'umore allegro, aveva perduto
quell'ingenua freschezza che rendeva simpatiche anche le sue
mariuolerie. Sogghignava, invece di sorridere, e la bocca giovanile,
coi denti bianchi sotto i baffi impeciati, puzzava di acquavite; nel
parlare, mischiava un po' di piemontese a un po' di napoletano, e
mentre Temistocle ammirava la sua daga e Gian Maria si provava
l'elmetto, egli seguiva con l'occhio freddo e indifferente ogni passo
della Cammilla per essere pronto a schivarla se gli fosse venuta
appresso.
--Com'è diventata secca!--Accidenti!--E che naso!
Il signor Daniele, sempre più agitato e affannato, girava attorno al
figliuolo; gli si accostava, lo chiamava; voleva pigliarselo lui una
buona volta, lui solo, tutto per sè. Era l'ultimo giorno, le ultime
ore, erano gli ultimi momenti! Gli voleva parlare, voleva sapere tutte
le sue intenzioni, voleva che Giacomino gli aprisse il suo cuore.
--E se fosse pentito di andare in Africa?
Gli fé cenno col capo: poi gli battè sulla spalla.
L'altro non gli badava, nè si moveva, sempre beato di farsi ammirare
da tutto il fondaco. Daniele aspettava che Giacomino avesse finito;
rideva anche lui cogli altri; ma soltanto a fior di labbra. Aveva
bisogno di star solo con lui, ma non osava interromperlo.
No, non era più il suo Giacomino; non era più quello di una volta;
adesso era diventato più alto, più forte, più bello; si era fatto uomo
e il signor Daniele si sentiva intimidito dalla sua divisa, dal suo
gergo soldatesco, dal suo piglio di spaccamontagne.
Finalmente si fece coraggio: sapeva o immaginava che anche Maddalena
avrebbe avuto da parlare al figliuolo e voleva essere il primo.
Lo prese a braccetto:
--Scusa, un momentino, due parole soltanto.--E se lo portò in fondo
allo stanzone, dietro al banco, dove aveva la sua seggiola.
--Dimmi la verità... proprio la verità....--balbettò il signor
Daniele con voce supplichevole, e rotta da un singhiozzo.
--Sicuramente!--rispose Giacomo coll'aria seccata, e tenendo sempre
le mani in tasca e la sigaretta in bocca.
--Sei pentito d'andare in Africa?
--Niente affatto.
--Se lo avessi saputo in tempo, io mi sarei opposto; non lo avrei
permesso. Capisco tutto, ma una simile risoluzione, no,
abbandonarmi, no!
--Due o tre anni, e poi si torna.
--Ma, non sai, per me che sono vecchio, come son lunghi, come possono
essere lunghi due o tre anni?
--Che ci posso fare?--esclamò Giacomino con una gran boccata di fumo.
--Ho indovinato tutto, capisco tutto; ma dovresti avere un po' di
cuore, anche per me.
--E che ci posso fare? Non c'è rimedio!
--Io non me ne intendo; ma se si potesse mettere un cambio, io sono
disposto a spendere quanto occorre. Oggi, ti pare così, ma domani ti
pentirai. No? Ti pentirai. Lontano dalla tua famiglia, lontano da
tutti. Credi così di... di dimenticare?... Quando ti troverai
laggiù... solo; sarà peggio.
Giacomo non capiva dove suo padre andasse a parare. Ma tre mesi di
quartiere, se lo avevano cambiato molto, non lo avevano cambiato del
tutto. La faccia stravolta, le lacrime del povero uomo, a poco a poco,
ritrovavano la via del suo cuore, ed egli si stizziva per paura
d'intenerirsi come una volta.
--Laggiù ci sarà da menar le mani. Farà caldo laggiù; e non ci sarà
tempo da pensare al resto.
Il signor Daniele rabbrividì: se glielo ammazzavano il suo figliuolo?
Lo abbracciò strettamente, lo accarezzò, e gli disse sottovoce,
baciandolo sui capelli:
--Dovevi pensare anche a me, e non soltanto a lei.
--A lei?... A chi?
--Ho capito subito; ho capito tutto. Ti compatisco, ti compiango; ma
non dovevi pensare soltanto a lei, dovevi pensare anche a me.--E
continuava a stringerselo al cuore, ad accarezzargli e baciargli i
capelli, a bagnargli il viso di lacrime.
--Ma lei?... Lei, chi?--continuava l'altro a ripetere, a
domandare.--Lei?... Chi?
Il signor Daniele appoggiò tutta la faccia sul capo del figliuolo, e
gli bisbigliò nei capelli con un lungo sospiro, con tutto lo strazio
del suo cuore.
--La signorina... la signorina Fanny.
--La cavallerizza?...--La generalessa?--esclamò Giacomino con una
gran risata, sciogliendosi vivamente dalle braccia del babbo.--Ma
non sai...--E stava per raccontarne una molto bellina al babbo:
stava per dirgli che monsieur Richard non era mai stato monsieur
Richard, cioè che non era mai stato il fratello di sua sorella,
quando ad un tratto fu interrotto dalla voce squillante della
signora Maddalena che lo chiamava nello scrittoio.
--Vengo, mamma!
Giacomino si avviò, ma poi, vista la Cammilla, tornò indietro girando
fra i barili e le botti; ma la ragazza che stava in vedetta, gli andò
incontro risolutamente e lo fermò.
--Mi ha chiamato la mamma--disse Giacomo duramente.--Lasciami
passare.
Cammilla non si mosse; lo guardò fisso cogli occhi aridi, bruciati
dalle lacrime.
--_Io, sempre_.--Questo volevo dirti, e nient'altro. _Io, sempre_.
Adesso va,--E sparì con un singhiozzo, mentre la signora Maddalena
continuava a chiamare; Giacomino.
--Eccomi, mamma, eccomi!--ripetè il giovanotto, entrando in due salti
nello scrittoio, e presentandosi dinanzi a sua madre ritto,
impalato, come dinanzi al colonnello.
--Dentro, e chiudete l'uscio.
Giacomo eseguì prontamente, e tornò a mettersi in posizione.
--Lì.--La signora Maddalena, ch'era seduta nella poltroncina,
gl'indico il canapè.
Il giovanotto sedette, e sdraiandosi un poco, sorridendo, cacciò la
daga fra le gambette lunghe e sottili.
--Ci deve essere un perché sotto questo nuovo capriccio
dell'Africa. Che c'è? Sentiamo.
--No, mamma. Quello che ti ho detto è la verità. Laggiù c'è da menar
le mani e da far fortuna.
--Bella fortuna! La fortuna che ci manda tutti quanti in
malora--borbottò rabbiosamente, diventando pallida per la stizza, la
signora Maddalena. Poi si calmò.--Non si fa un progetto simile...
senza dir niente a nessuno, se non c'è il suo perché. Per tua regola,
io ho la testa sulle spalle, e ho sempre un occhio aperto, anche
quando dormo. Tu hai fatto perdere la testa alla Cammilla; poi, dopo,
averla stregata, te ne sei seccato, e per cavartela pulitamente hai
pensato di andare in Africa. Già, ventiquattr'ore, il capriccio del
momento, il caffè del dopopranzo, e poi non ci si pensa più! Eppure,
vedi, le donne, tutte, anche le peggiori valgono meglio, molto meglio
di tutti voialtri. E quella ragazza lì, quella povera stupida... ha un
tesoro qui e qui.--E così dicendo la signora Maddalena si era dato un
pugno sul petto e un altro sulla fronte.
Giacomo guardava sua madre sbalordito.
--Quella povera stupida, che formerebbe la felicità e la fortuna di un
galantuomo, ha tanta bontà, tanta pazienza e tanto cuore da poter
convenire, meglio di ogni altra, anche a una testa matta come te. Il
giudizio che non c'è da una parte, ci sarebbe dall'altra.
--Ma io, mamma, io ho preso la ferma; io devo partire; parto oggi
stesso.--E Giacomino si alzò; pareva che volesse andarsene sul
momento.
--Lì,--intimò la madre, facendolo sedere sul canapè per la seconda
volta.
La signora Maddalena, che metteva in tutto l'aritmetica e accomodava
tutto coll'aritmetica, anche i rimorsi e gli scrupoli, non voleva
rinunciare al suo disegno. Giacomino, sposando la Cammilla, diventava
nipote da una parte come era figlio dall'altra, e la signora
Maddalena, facendo la somma delle parentele, degli affetti, degli
interessi, dei diritti, ne ricavava un totale che la metteva in regola
col patrimonio e in pace colla coscienza.
--Lì.--Quando poi il figliuolo si fu rimesso a sedere, essa, come
faceva qualche rara volta, lo guardò spianando la fronte con grande
compiacenza. Anch'essa lo accarezzò sui capelli, poi gli guardò a
lungo la bocca bella, dai denti bianchi, e la baciò.
--Non ti dico di sposarla adesso. Hai tempo davanti a te. Quando
torni, vuoi continuare a fare il militare? Puoi sposarla lo
stesso. La Cammilla è di quelle donne rare, che si trovano sempre
quando si vogliono, e non seccano mai. Poi avrà una dote grossa. A
questa, se non ci penserà suo zio, ci penserò io. E tu, ricordati,
starai male a quattrini, ne avrai meno de' tuoi fratelli, perché
essi hanno il capo a lavorare, e tu a divertirti.
--Oh, mamma! io non ci penso a queste cose!
--Sicuro;--esclamò Maddalena, ridendo ironicamente del disinteresse,
un po' altezzoso e sprezzante, del figliuolo.--Tu non ci pensi a
queste cose, perché trovi sempre la minestra scodellata, e il babbo
ti paga le cambiali.
--Allora, per tornare all'altro discorso, ti dirò che non ho nessuna
intenzione di prender moglie.
--Adesso, ma fra qualche anno? E ricordati bene: se non vuoi quella
lì, nessun'altra. Io, in casa, non voglio facce nuove. Quella lì la
conosco; sposandola, faresti la tua felicità, la sua e la mia. E
faresti il tuo dovere, perché colle ragazze non si scherza, signor
mio. Ce ne son tante delle pazzarelle che non domandano altro che di
rovinarsi; ma le ragazze a modo si rispettano, e quella lì poi... la
nipote di tuo padre... Non l'hai vista, poverina? Che faccia! che
occhi! Non fa che piangere.
--No, mamma--rispose Giacomino, diventando serio alla sua volta, con
accento risoluto.--No. Avrò fatto male; ma farei peggio a
sposarla. Le avrò dato un dolore; sposandola, la renderei infelice
per tutta la vita. Io non voglio prender moglie. Voglio fare il
militare. Ormai ci sono, mi piace, ci sto.
La signora Maddalena continuò ad accarezzare il figliuolo; era
paziente perché capiva che in quelle cose lì, e con un tomo come quel
suo ragazzo, non si può riuscire alla prima e ci vuol molta pazienza,
dolcezza e persuasione.
--Fra un anno, fra due, fra tre; quando sarà. Per ora non le devi dir
altro che una parola per consolarla, per rimediare alla tua condotta
con lei, per mostrarti galantuomo. Oh, quella povera ragazza
aspetterà, e anch'io, ti perdono tutto, anche questo capriccio
_maledettissimo_ dell'Africa e anch'io ti aspetterò più tranquilla, e
mi farai proprio contenta, e ti vorrò molto più bene.
Giacomo rimase confuso e sorpreso da quella nuova effusione, da quella
improvvisa tenerezza; non osava rispondere, non sapeva che dire.
La mamma singhiozzava! Sì; lo bagnava di lacrime, abbracciandolo
stretto stretto, appassionatamente. Lo abbracciava così per la prima
volta.
E Maddalena mormorava sotto voce, premendosi il capo del figliuolo
contro le gote calde e molli di pianto:--Forse ti sarò sembrata
ingiusta, cattiva certe volte; senza cuore. Ebbene, accontentami in
questo; sposa la Cammilla, e vorrò più bene a te, molto più bene a te
che a tutti gli altri.
--No, mamma; è impossibile--rispose Giacomo arricciandosi i baffetti
scomposti. Parlava tranquillamente, senza nessuna commozione, da
uomo che fa un ragionamento e nient'altro.
--No, mamma; colla Cammilla sarò stato imprudente, avrò avuto torto;
ma ho scherzato, nient'altro: come ha scherzato anche la Cammilla
del resto. Sposarla no,--e la faccia del giovanotto così dicendo
diventava dura, gli occhi si facevan torvi; capiva di dover
combattere contro l'amore di quella testarda, e combatteva
accanitamente.--Sposarla, no; nè quella lì, nè nessun'altra; ma
quella lì poi, meno di ogni altra. Sarà così, perchè è mia cugina,
perchè l'ho sempre veduta, perchè non l'amo, perchè sento che non
l'amerò mai, perché non mi piace, perchè...
--Perchè non hai cuore! Te lo dico io! Perchè non hai
cuore!--interruppe Maddalena, frenando la voce per non farsi sentire
nel fondaco, ma diventando livida di rabbia.--Sei un egoista senza
cuore! Un vizioso, un mostro, una canaglia! Tutti, cominciando da..
quel balordo--si riferiva certo al signor Daniele--dovrebbero imparare
da me a valutarti secondo i tuoi meriti. Vattene! Vattene! In Africa,
in malora, a casa del diavolo! Va via!
E Giacomino, se ne andò; dopo qualche ora partì, chissà per quanto
tempo, chissà per quanti anni; e partì sorridendo, sempre colla
sigaretta in bocca, levandosela appena per ricevere i baci dell'addio,
per asciugarsi le gote bagnate di lacrime, lacrime non sue, ma degli
altri che lo baciavano piangendo.
Un momento solo fu lì lì per commuoversi, tornando il Giacomino d'una
volta; e fu nell'abbracciare suo padre.
Il pover'uomo era così pallido, così disfatto... ed era sempre stato
buono!
Giacomino non volle assolutamente che lo accompagnassero alla
stazione; lo seccava di dare spettacolo alla gente.
--Addio! Scriverò!... Buon dì, Teresa--e saltò in fretta nella
vettura, gridando al cocchiere:
--Alla stazione centrale! _Allez! vite!_
La Cammilla non era stata presente a quella partenza. Nessuno, del
resto, se n'era accorto, fuorchè Giacomino e la Maddalena. Lui, che
temeva di quell'incontro, dapprima aveva avuto piacere di non vederla;
ma poi ne era rimasto quasi seccato; e la zia dal canto suo non aveva
avuto cuore di chiamar la ragazza per farla assistere a quella
partenza.
La Cammilla era rimasta sola, accasciata, nell'ultimo standone del
fondaco, immota, cogli occhi asciutti e spalancati nel buio.
Era rimasta così lungamente, insensibile al tempo, insensibile al
dolore; non aveva nemmeno la forza di pensare a colui che era partito,
senza salutarla, senza dirle una parola, lasciandola forse per sempre,
con un moto di stizza e con una spallata.
Che cos'era successo? cos'era morto in lei?... Il suo cuore era stato
spezzato, e anche la sua vita era stata spezzata... era finita.
No, la vita no. A poco a poco cominciava a riaversi, a sentirsi viva,
ancora viva, per un primo fremito di collera e di ribellione.
--No, basta...--_più!_
Si alzò, si asciugò gli occhi colla palma della mano così forte da
schiacciarsi quasi le pupille, e ritornò al suo posto come gli altri
giorni, al suo banco, a scrivere, a far conti, a lavorare.
Il fondaco Monghisoni, dopo una breve sosta nel momento degli addii a
Giacomino, aveva ripreso la solita vita affaccendata e rumorosa. Di
nuovo c'era questo soltanto: Temistocle e Gian Maria, che s'eran messi
a chiamarsi per ischerzo, l'uno Menelik e l'altro Mangascià. Era
l'ultimo ricordo e quasi l'ultima traccia del giovane soldato, oramai
partito e andato lontano, lontano.... in quei brutti paesi del
malaugurio, come borbottava la signora Maddalena.
--Mangascià!... Menelik!...
La Cammilla volle ridere anch'essa, a quello scherzo--perché
no?--Ormai basta;...--_più!_ E sforzandosi volle chiamare anch'essa
Temistocle, Menelik. Poi si volse, coll'animo disperato, laggiù, nel
fondo buio, dove dondolava il lampadino acceso dinanzi alla Santa Casa
di Loreto. Ed esclamò trucemente:
--Tutto falso! tutte bugie!
Guardò fissa, con aria di sfida, l'immagine benedetta, e, col
sogghigno beffardo di... di quell'altro, ripetè:
--Tutto falso! Tutte bugie! Non c'è nulla di vero, nè di qua, nè di
là.
Tuttavia c'era quaggiù qualche cosa di vero e di grande: il dolore del
signor Daniele. Quando la Cammilla guardò quel povero babbo, quando
tutti e due si guardarono negli occhi, quelli della fanciulla
lampeggiarono; essa scappò via dal fondaco, fece le scale di corsa, e
si rinchiuse nella sua camera, dove si buttò sul letto, prorompendo in
singhiozzi disperati.
Lei sì, sempre, come prima!
Ricominciava a piangere e a sentire il dolore: ricominciava a vivere.
--Giacomo! Giacomo!...--Oh, egli era partito! Era lontano!... Non la
udiva più!--Giacomo! Giacomo!...--e il cuore di Cammilla tornava
ansioso a cercarlo, e il suo pensiero a seguire una nave fumante nel
mare plumbeo, nel mare immenso... una nave che si allontanava
sempre, e scompariva sull'orizzonte bigio e nella densità della
notte.
Si asciugò le lacrime, facendo uno sforzo per cercarlo, per vederlo,
per seguirlo sempre....
Egli era solo solo, colla nostalgia profonda di quel primo tramonto,
in quel deserto di acqua bigia e di cielo buio; e allora Cammilla non
soffrì più del proprio dolore, ma soltanto della nuova tristezza di
lui, e con uno slancio supremo di tutta l'anima, di tutto il suo
amore, di tutti i suoi baci, gli disse ancora, non per sè, ma per lui,
come a consolarlo ed a rinfrancarlo, perché non si sentisse più solo
in quel mare immenso; in quel mare ignoto:
--Io sì! Io sì! Io sempre!
Quella sera, appena scodellata la minestra, il signor Daniele scese
nel fondaco. Si avvicinò allo scrittoio, si fermò un istante ancora
titubante, poi risoluto, aprì l'uscio di colpo.
Maddalena ebbe appena il tempo di nascondere il fazzoletto col quale
si asciugava gli occhi e di rimettersi a scrivere.
--No, no, Maddalena; non aver paura di me... Vedi... anch'io come
soffro, come sono ridotto.
Il signor Daniele si mise a sedere sul canapè, si trasse la moglie
vicina, se la strinse forte contro il petto e le disse ancora con
tutta l'angoscia del suo cuore di babbo, con tutta l'effusione della
sua timida e grande bontà:
--Non fingere più con me; non fingere più. Oggi abbiamo tanto bisogno
di sfogarci insieme. Nelle stanze di sopra, non mi posso vedere:
Temistocle, Gian Maria... non fanno altro che ridere e scherzare.
Lasciami star qui con te...
E avvicinandosi di più, le bisbigliò pianino all'orecchio:
--Sai?... quella tua storia, di quel giorno, non l'ho mai creduta!....
L'accarezzò ancora, le diede un bacio sui capelli, e accortosi che
singhiozzava, se la strinse più forte al petto, esclamando con un gran
sospiro:
--Povero il nostro figliuolo!... Chissà, a quest'ora, dove sarà!
Maddalena... di', di'... Maddalena, dove sarà?...