XI.

Giacomino aveva abbandonato il caffè Biffi, il teatro e stava sempre

in casa; ma per due ragioni: la prima, che non aveva un soldo e non ne

poteva trovare; la seconda... il buon Daniele non l'avrebbe mai

indovinata!... Cominciava a piacergli la Cammilla, e il suo capriccio

era stimolato da una gran curiosità: sapere se quel mucchio di capelli

era tutto vero, o se c'era sotto del crespo.

E questa curiosità gli era nata la prima sera in cui egli aveva dovuto

pranzare solo, in camera sua.

Da più di un'ora se ne stava buttato sul letto, al buio, mangiando

bile, e roso dalla gelosia per Fanny, quando a un tratto sentì un

fruscìo dietro l'uscio, poi picchiar leggermente, e una vocina

bisbigliare:

--Si può?

--La _nasona!_--pensò fra sè Giacomino,--e si voltò contro il muro

borbottando:--Avanti: cosa c'è?--Ma appena entrata la fanciulla,

si voltò attratto da un profumo vivificante. La Cammilla teneva un

lume e una bottiglia di vino da una mano, dall'altra un bel piatto

di risotto caldo.

--Hop, lalà--fece il giovanotto alzandosi a sedere sul letto, e i

suoi occhi, dopo aver fissato il risotto, si volsero alla ragazza,

ringraziandola.

Cammilla arrossì di piacere. Finalmente, dopo tanto tempo, dopo tanto

pensarci, era riuscita a fare cosa grata a suo cugino!...

--La zia Maddalena è scesa nello scrittoio ed io ho pensato di farti

il risotto; la zuppa di rape era diventata lunga e salata. Ti ho

fatto anche un piattino di _rosticciana_.

Giacomo tornò a sorridere guardandola; e restando sempre seduto sulla

sponda del letto, l'aiutò, mentre disponeva sul comodino il bicchiere,

il piatto e la bottiglia; la cameretta era un buco, non c'era altro

che il letto, un cassettone, una seggiola, un catino; nessun posto per

mettersi a mangiare.

--Grazie, Cammilla.

E proprio in quel punto, mentre la ragazza si chinava, posando sul

tavolino la roba, egli osservò, per la prima volta, tutti quei capelli

biondi, che cominciavano da ricciolini d'oro, sulla nuca rosata, e

finivano in un grande ravvolgimento di trecce, di ciocche ondulate,

massa pesante e ricadente sulle spalle.

Quando Cammilla scese per prendere l'altra roba, Giacomo cominciò a

mangiare il suo risotto, pensando alla cugina.

--E il naso?... come mai?... Dacché è un po' ingrassata le si è

raddrizzato, il mento e il nasone sono spariti.

Essa ritornò poco dopo colla _rosticciana;_ e lui, sempre seduto sulla

sponda del letto, le faceva cento domande, per tenerla lì, per non

lasciarla andar via, per avere da ridere e da scherzare. E intanto la

guardava, l'osservava, la scrutava, e la ragazza sotto quegli occhi si

sentiva accendere il sangue, battere il cuore, mancare il

respiro. Avrebbe voluto essa pure fissarlo a lungo per fargli capire

che lo amava, ma non poteva resistere, abbassava gli occhi arrossando,

impallidendo, tremante, vinta.

--Di profilo--pensava Giacomino--il naso torna a spuntare, ma di

faccia è un naso regolare.

E come era divenuta grande e si era fatta donna, senza che lui se ne

fosse accorto!

--Sono tuoi tutti questi capelli?

--E di chi dunque?--esclamò ridendo la ragazza.

--Scommetto che c'è del crespo.

--Oh no, te lo giuro.

--Allora bisogna, vedere per credere--rispose il. cugino fissandola

sempre e ridendo maliziosamente, intanto che ingoiava la

_rosticciana_.

--Guarda--e la fanciulla si chinò, allungando il capo. Giacomo sentì

da vicino l'odore acuto, caldo dei capelli, ma intimidito da quella,

franchezza, non osò toccarli. Invece le prese la mano.

--Come fai a cucinare il risotto e ad avere le mani così bianche?

--Ho visto le tue--rispose la Cammilla, superba di essere osservata.

--E i piedi? hai un bel piedino? Lasciami vedere.

--No, no, no!--gridò Cammilla, arrossendo, turbata, spaventata, e si

chinò per nascondere i piedi sotto le vesti.

Ma l'altro voleva vedere ad ogni costo, e le prendeva la vita, le

stringeva le braccia per sollevargliele.

--No, te ne prego, sta buono.

--Voglio vedere.

--Sta buono; domani.

--Voglio vedere.

--Guarda.--E Cammilla, alzatasi un poco la sottana, mostrò due piedi

sformati nelle scarpacce sdruscite e sgangherate, ma coll'altro

braccio si nascose gli occhi e pianse.

--È l'avarizia della mamma,--esclamò il cuginetto con

galanteria.--Devi avere de' bei piedini. Fatti sentire dal babbo, e

fatti fare degli stivaletti coi bottoni, alti così.--E le indicò come

li portava la Fanny. Poi tornò a fissare, a guardare la Cammilla, con

occhi esperti da conoscitore, immaginandola nell'amazzone attillata o

colle spalle nude come la Fanny.

Se tutti quei capelli erano suoi... doveva essere uno splendore.

Cammilla si lasciava premere, accarezzare la mano. Guardava anche lei

quegli occhi penetranti e sorridenti che la scrutavano in tutta la

persona, poi chinava il capo turbata, intimidita, innamorata, e il

piccolo seno palpitava sotto il grembiule di percallina, che dalle

spalle e dal petto le scendeva fin quasi ai piedi, allacciandola

stretta stretta alla vita.

Dagli occhi di Giacomo, a un tratto, venne quasi una chiamata, un

invito: corse un lampo nel viso della fanciulla, poi ella ebbe un

sussulto che parve un singhiozzo e fuggì.

--Cammilla! Cammilla!

Mentre la ragazza scendeva a precipizio la scala, Giacomo, rimasto

solo, dette in una risata.

--Comincia a trovarci gusto a civettare. Scommetto che son tutte

malizie per parer più donna che non sia: sotto i capelli, certo ci

deve metter del crespo.

E mentre il ragazzaccio, già corrotto, dai baci, e più che dai baci,

dal tradimento di Fanny, non indovinava, nè capiva nulla nel pudore

verecondo della povera ragazza, questa sognava e spasimava tutta

sconvolta e fremente per una inopinata e dolcissima speranza.

Finalmente egli l'aveva guardata!... Era riuscita finalmente a farsi

guardare! Aveva vinto lei! Sì, aveva vinto, a forza di pazienza, di

ostinazione, di tenacia: ma già non pensava a resistere. La dedizione

del suo cuore era intera; voleva essere amata, non altro, pronta ad

abbandonare in contraccambio tutta sè stessa, la sua giovinezza, la

sua vita.

Sola, sola, tardi, nella sua cameretta, essa vegliava e si tormentava.

Le voleva bene?... Cominciava a volerle bene?... Aveva vinto, aveva

vinto lei, dopo tante ansie, dopo tante angoscie, dopo aver patito il

suo disprezzo, la sua ironia, il suo odio, dopo averlo visto

innamorato di un'altra, pazzo per un'altra, tutto d'un'altra. Ora egli

l'aveva guardata, con quegli occhi belli, vivi, acuti, penetranti.

L'aveva guardata amorosamente, appassionatamente; e anche lei sentiva

il fascino di quel sorriso che mostrava i denti bianchi sotto i

baffetti biondi.

--Sì, sì; era sicura; piaceva a Giacomino, gli occhi di lui erano

pieni di baci... e la fanciulla si buttava sul suo lettuccio,

affondando il viso nel guanciale come per riceverli tutti.

Poi fece uno sforzo, si rizzò e cominciò a spogliarsi, ma con lui

sempre in mente. Appoggiata alla sponda del letto, stette un pezzo a

guardarsi i piedini nudi. Aveva ragione Giacomo, erano quelle

scarpacce che li sformavano. Oh, ma il giorno dopo avrebbe fatto una

scena allo zio: Voleva gli stivaletti alti così!

Poi, prima di coricarsi, corse al cassettone e, avvicinato lo

specchietto, si sciolse tutti i capelli, se ne riempì le mani, e,

chiusi gli occhi, prese a baciarli bisbigliando:--Sono tuoi, sono

tuoi, prendili, sono tuoi.

Giacomo, da quella prima sera, non lasciava più in pace la Cammilla:

la cercava, le correva dietro per le scale, la seguiva negli

andirivieni degli stanzoni del fondaco. Avevano insieme lunghi

colloqui, fra le botti d'aringhe e i barili d'olio. Egli scherzava

fissandola sempre collo sguardo acuto e malizioso, ridendo co' bei

denti bianchi luccicanti sotto i baffettini biondi; e anche la ragazza

lo guardava estatica, a lungo... arrossendo, impallidendo, tremando,

palpitando. Ma ogni giorno essa diventava più florida e più bella,

come un fiore levato dall'ombra e messo al sole. Ogni giorno essa

diventava più elegante, più flessuosa nel suo povero abitino, le sue

industri manine parevano affinate dall'amore e il _tic-tac_ degli

stivaletti nuovi faceva risonare nel vecchio fondaco buio una nota

insolita di gioventù e di gaiezza femminile.

Nessuno, in casa Trebeschi, badava a quei due ragazzi, eccetto forse

la signora Maddalena che osservava tutto, spiando dai vetri del suo

casotto. Ma la signora Maddalena si era imposto di non più fiatare;

altri aveva voluto toglierle di mano le redini della famiglia, essa

aveva accettato, e siccome era una Monghisoni, voleva insegnar a tutti

quanti come si doveva essere fedeli ai patti conclusi. E

forse... chissà? forse in cuor suo immaginava, aspettava un aiuto

dall'amore e dagli eventi.

Il signor Daniele non era, di sua natura, un grande

osservatore. Vedeva Giacomino allegro... e non credeva ai propri

occhi. Giacomino doveva dissimulare il suo gran cordoglio, tanto è

vero che si era cambiato, stava sempre in casa tutto il giorno, tutta

la sera. Era impossibile che il ragazzo avesse dimenticato... sicuro;

era impossibile che avesse dimenticato la signorina Fanny. E il babbo

sospirava lui, anche per il figliuolo.

Così i due cugini erano liberi ed erano sempre insieme.

Una sera, poco prima di pranzo, Giacomo chiamò la Cammilla in fondo

all'ultimo stanzone. Aveva da regalarle una bella cravattina rossa.

--Ma voglio mettertela io.--E per vederci tirò la fanciulla sotto la

lampadina, davanti alla Santa Casa di Loreto. Essa alzò il capo per

lasciarlo fare.

--Ma sono proprio tuoi tutti questi capelli?

Il ragazzo, intanto, le aveva fatto il nodo sfiorandole colle dita il

mento delicato.

--Qui no--riprese colla voce rauca.--Non si può vedere. Come si fa?

--Come si fa?--ripetè la fanciulla.

Il ragazzo dette un'occhiata dietro alle botti: tutto il fondaco era

pieno di gente, ma lì, in quel momento, non c'era nessuno.

--E se io, per donarti la cravatta, volessi un bacio?

Cammilla impallidì, i suoi occhi diventarono timidi e lucenti, le

corse un fremito per tutta la persona, e sporse le labbra.

--Va via, vien gente!--bisbigliò Giacomino; ma poi trattenne la

ragazza per la vita, e le dette il bacio sui riccioli della nuca.

Quel bacio!... Essa aveva sentito piegarsi le ginocchia, si era

sentita morire; ma poi, dal suo cuore, dal suo sangue, da tutto il suo

essere, prorompevano baci anelanti di rispondere al primo che

Giacomino le avesse dato.

Era sua, tutta sua. E già coll'anima si era data spontaneamente,

liberamente, senza esitazione, senza un rimorso.

Perché rimorso? Per chi? Non era libera di sè? Padrona di sè? Il suo

pane se l'era guadagnato lei fin da bambina; non doveva niente a

nessuno; nè ai suoi parenti di Melegnano che l'avevano mandata via

perchè non avevano da mantenerla, nè a questi di Milano, che l'avevano

fatta lavorare, sfruttandola come una serva. Non doveva render conto

di sè a nessuno al mondo. A tutto il resto, all'avvenire, non pensava.

Che cosa c'era fuori del suo amore?... di là del suo amore?...

Al poi, il suo amore non ci pensava nemmeno. Amava come respirava;

quando non c'è più aria, non c'è più vita--si muore.

Invece il cugino Giacomo seguiva un ben diverso ordine di idee.

--Ci sta--pensava, atteggiando le labbra quasi infantili ad un sorriso

scettico, anzi cinico.--Ci sta, subito, come quell'altra. Ma questa,

forse, per farsi sposare. Sono così false le donne, così perfide e

così viziose!

Pure, ripensandoci, i begli occhi neri, scintillanti della

cavallerizza, quando lo fissavano, gli dicevano tutt'altra cosa che i

grandi occhi cilestri, nuotanti fra le lacrime della Cammilla.

L'una rideva con trilli di gioia quando egli la stringeva, e quasi la

soffocava fra le sue braccia; questa tremava, pareva fosse lì lì per

svenire, solo che egli le toccasse una mano.

Era una stupida! Si sa: veniva da Melegnano! Pure, l'odore di quei

capelli?... Che odore strano, acuto, quasi selvaggio!

Che male c'è a farsi mostrare i capelli? Se era lei, lei stessa che

aveva la smania di farglieli vedere?

Che male c'era a scherzare?... I baci tra cugini sono di regola.

Il Tenente dei Lancieri: Romanzo · 第 15 / 18 题