Ormai erano passati vent'anni, eppure la signora Maddalena non aveva
perdonato.
Ancora, certe volte, quel _maledettissimo_ le appariva dinanzi a un
tratto, fissandola, sorridendo, mettendo in mostra i denti bianchi,
sotto i baffetti biondi.
Era un dispetto continuo e un continuo tormento; e a mano a mano che
Giacomino cresceva lungo e sottile, anche lui con quei denti e con
quel sorriso, anche lui con quella faccia e quell'impostatura, erano
cresciuti pure nell'animo di Maddalena il livore e il rimorso, ma
sopratutto il livore. Ed ora poi, quando nell'impeto della rabbia e
quasi senza sapere, quel che dicesse, si era lasciata trasportare a
confessar tutto, non era stata la cieca ribellione del marito ciò che
le aveva fatto perdere la testa: no; era stato quell'altro, sempre
quell'altro--la sua disgrazia.
Essa, da prima, avrebbe voluto dimenticare; avrebbe voluto persuadere
sè stessa ch'era stato un sogno, un incubo, chissà, un effetto di
cattiva digestione; ma poi, fin dalla prima volta che il
piccolo. Giacomino--hop, hoplà-là!--si era messo a correre per il
fondaco a cavallo di una granata, essa non aveva più potuto ingannarsi
nè illudersi, non aveva più potuto mentire a sè stessa. Subito, di
colpo, si era sentita rimescolare il sangue; aveva dato quattro
potentissimi scappaccioni al povero piccino e aveva pensato con timore
che se il ragazzo fosse venuto su cogli istinti di quel _mostro_,
avrebbe dato fondo in un _fiat_ alla casa, alla ditta, all'universo!
--E adesso--rifletteva la signora Maddalena fra sè e sè--adesso ho
fatto bene a dir tutta la verità? a svelare la mia disgrazia? Sì, ho
fatto bene: ho fatto il mio dovere, e tutte quante avrebbero a
imparare da me.
Giacomo, ormai, non più protetto da quel balordo di Daniele, non era
più da temersi. Sarebbe stato allontanato da casa e da Milano, e lei,
lei sola, coi danari suoi, guadagnati da lei, per quello scopo, lo
avrebbe sempre aiutato. Aveva fatto bene a spiegarsi, a mettere le
carte in tavola: soltanto aveva un certo timore pel marito. Timore,
così per modo di dire; timore che d'ora innanzi negli affari volesse
far più da padrone, senza consigliarsi con lei.
E la signora Maddalena, chiusa nella sua camera, sospirava. A un
tratto si alzò e si accostò all'uscio, per udire.
--Ecco, non ci sono io, e chiudono il negozio mezz'ora prima.
La sua inquietudine cresceva. Il momento era critico.
--Quel pantalone di Daniele fosse almeno prudente cogli sconti! Dice
sempre di sì a tutto al mondo!
E la corrispondenza?
Pensò se non fosse il caso di scendere un momentino:--gli altri erano
a pranzo!...
No, non poteva, non doveva uscire da quella camera, finché suo marito
non fossa venuto lui stesso a cercarla, a chiamarla... a farle
intendere, insomma, che, senza di lei, non si poteva tirare innanzi.
Ma perché tardava tanto a venire? Avrebbe dovuto aver la smania, se
non altro, di saper tutto; di sentire le sue giustificazioni, le sue
discolpe, per uscire dall'incertezza, per perdonarla o per
strangolarla!
--Che pantalone!
Il signor Daniele, invece, questa curiosità, questa smania non la
sentiva nè punto nè poco.
D'inverno, i Trebeschi pranzavano appena chiuso il negozio: quella
sera non c'era Giacomino, non c'era Maddalena: ma egli non volle dare
alla famiglia nessuna spiegazione. Disse soltanto:--La mamma è un
poco incomodata--e non aprì più bocca per un pezzo. Pareva come
investito di una nuova e misteriosa autorità; non essendoci la moglie,
scodellò lui la minestra, tagliò e dispensò lui le fette del lesso; e
tutti zitti, mangiando adagio, lentamente, senza far rumore. Persino i
cucchiai, come fossero presi da un senso di rispetto, pareva che
evitassero di picchiare sui piatti. Tuttavia, il signor Daniele, più
che dalla propria autorità, sembrava angustiato da un altro pensiero.
Portavano, sì o no, da mangiare a... a quello di sopra? Soltanto
l'idea di quel ragazzo gli faceva venire caldo e freddo. Lui come lui,
avrebbe anche potuto lasciarlo morire di fame. Ma gli altri no. Quella
stupida della Cammilla, per esempio, no; lei avrebbe dovuto
pensarci... E a un tratto, vedendo che nessuno si moveva, che nessuno
si ricordava di... di quello di sopra, perdette la pazienza e sgridò
la Cammilla perché aveva messo troppo aceto nell'insalata.
Appena il signor Daniele aprì bocca, fu rotto l'incanto, e tutti
cominciarono a ridere, a gridare, a bisticciarsi, a fare una casa del
diavolo. Non c'era la gatta, i topi ballavano.
Il signor Daniele gridò più forte, pestò i piedi, poi tacque stanco,
seccato.
Si sarebbe fatto sentire il giorno dopo.
--Temistocle!... dove andate?... Gian Maria! Giù quel cappello!
Vergogna! Vergognatevi!
Ma che? non gli badavano nemmeno, e i due ragazzi, col boccone in
gola, scapparono di casa.
--Non c'era la mamma, dunque... viva la libertà!
Il signor Daniele pensò che sarebbe stata necessaria una di quelle
lavate di capo come le dava sua moglie; e tornò a concludere.
--Domani mi farò sentire.
La, Cammilla, senza che nessuno se ne fosse accorto, aveva già pensato
al cuginetto, a Giacomino, e rimasta sola con Daniele, gli domandò
della zia Maddalena:
--Bisogna rispondere a Verona; bisogna scrivere a Trieste...--Vado
dalla zia a sentire che cosa devo fare?
--No: niente--rispose il signor Daniele.--Penserò io; d'ora in
avanti si parla con me.
Si rizzò quant'era lungo, alzò gli occhi al soffitto, si fece ancor
più serio:
--Mi son fatto sentire.
--Allora, Giacomino non parte più? Giacomino resta a Milano?--esclamò
la ragazza cogli occhi scintillanti.
--Finiamola con questo Giacomino!--Il signor Daniele diede uno
scossone facendosi pallido.--Adesso siete diventata una donna;
vergogna! non voglio più confidenza con... coi giovani che sono
diventati uomini. Vergognatevi!
La Cammilla guardò lo zio stupefatta, e subito gli fece tanto di muso.
Fu primo Daniele a riprendere la conversazione.
--La zia Maddalena ha domandato qualche cosa da pranzo?
--No.
--E... a quell'altro lassù hanno portato da mangiare?
--Non so.
Daniele scrollò il capo malinconicamente.
--Alla zia--pensò--non avresti risposto in questo modo. Ma domani,
cominciando da domani, dovrò farmi sentire anche con te.
Passeggiò su e giù per la stanza, si sentì stanco, si sentì solo, si
seccò e andò a dormire, pensando forse, in cuor suo, che la libertà è
una gran cosa, ma un po' come le belle donne: bisogna farcisi da
giovani.
La mattina dopo, quando il signor Trebeschi scese nel fondaco, non
c'era ancora nessuno; cominciò a brontolare, a gridare da solo, e
continuò a strillare sempre più forte a mano a mano che capitavano i
commessi, i facchini, tutta la sua gente; ma per quanto li
strapazzasse e pestasse i piedi, gli altri facevamo il loro comodo
alzando le spalle e borbottando rispostacce. Nei lunghi cameroni,
l'andirivieni affaccendato, il lavoro, il frastuono di tutti gli altri
giorni stentava a ricominciare: la lampada, dinanzi alla Santa Casa di
Loreto, che la signora Maddalena accendeva ogni mattina, era spenta,
immobile.
--Vi caccio fuori tutti quanti, nel momento, su due piedi!
--Buhm!--fece un commesso nascosto dietro le botti.
Il signor Trebeschi finse di non aver udito.
--E Gian Maria?... e Temistocle?... Ancora a letto? vergogna! Dovreste
tutti imparare da me: sempre il primo la mattina; e la sera, sempre
l'ultimo.
Non aveva ancora finito di sfogarsi, quando i due figliuoli, invece di
scendere dalla scala entrarono dalla porta di strada, tutti e due
pallidi, smunti e cogli occhi pesti.
--Voi?... A quest'ora?...
Temistocle affrontò il padre, per il primo:
--Si lavora tutto il giorno e la sera abbiamo diritto di divertirci. È
carnovale. Giacomino stava fuori tutte le sere.
Piantarono lì il signor Daniele a bocca aperta; e andarono a levarsi
il soprabito dietro il banco.
Daniele, un po' scosso, stava per ricominciare la ramanzina, quando
un--Buon giorno _mon père_--che sentì dietro le spalle, gli fece
tremare le gambe.
Era _lui_: il momento terribile era giunto.
Si voltò coll'impressione, chissà, di trovare un'altra faccia a quel
ragazzo. Invece niente di mutato; egli provò quasi un senso di
sollievo trovando Giacomino, tal e quale come il giorno innanzi,
grazioso, allegro, sorridente, buono.
Il figliuolo, al contrario, fu colpito dal viso stravolto, dalle
labbra tremanti del babbo.
Domandò:
--La mamma sta proprio poco bene?
--Sissignore. E siete stato voi, vergogna, vergo...--ma il resto gli
rimase a mezzo, vedendo gli occhi di Giacomino che si erano empiti
di lacrime.
Gli voltò le spalle in fretta, e corse a rinchiudersi nello scrittoio.
--È l'unico, stamattina, che abbia pensato a sua madre. Quanto a
cuore, sarebbe più mio figlio quello lì che gli altri.
E non poteva aver ragione il signor Mauro? Il signor Mauro aveva
detto: _Io non lo credo e non lo crederò mai, nemmeno se avessi visto
co' miei occhi!_
Entrò la Cammilla ancora imbronciata:
--Bisogna rispondere a Verona, bisogna scrivere a Trieste.
--Sicuro.
Daniele frugò nei monte delle lettere, scartabellò i registri... alla
fine dovette arrendersi.
--Va su dalla zia, te come te. Scrivete insieme a Verona e rispondete
a Trieste. Ma, mi raccomando, senza allungar musi. Impara da
me. Intanto io vado in Borsa, poi alla Banca Commerciale.
E se ne andò.
Che cosa doveva fare lì, in negozio? Per il momento aveva già gridato
abbastanza. E poi gli avventori lo mortificavano in faccia ai
commessi, alla sua gente.
--Mia moglie non può scendere oggi, è incomodata. Ci sono io, parlino
con me.
--La signora Maddalena non c'è? Allora torneremo domani; e se ne
andavano.
Per istrada, solo, senza fretta, pensava al più importante. Era
inutile volere scacciare quel pensiero, bisognava aver coraggio,
guardare la verità in faccia e risolvere qualche cosa. Era vero, come
diceva sua moglie, o non era vero, come diceva il signor Mauro?
Si sbrigò in pochi minuti, distrattamente, delle cose da fare, alla
Borsa come alla Banca, e prese la via più lunga per ritornare al
fondaco Monghisoni.
--Fosse anche vero, che colpa ne ha quel povero ragazzo? Ma no, ma
no!--E il signor Daniele sorrideva.--Chi le fa, queste cose, non le
dice. D'altra parte, e tornava a rannuvolarsi--chi non, le fa, non le
inventa.
Eppure sua moglie era capace di tutto: anche d'inventare una storia
simile.
Essa aveva sempre detestato quel ragazzo; voleva disfarsene;
dunque:--Non è tuo figlio; non gli devi voler bene; mandiamolo in
malora!
--«Non è tuo figlio»; ma e le prove? E il tempo? Quando? Dove? Chi? Se
Maddalena non è mai stata sola un giorno? Se non è mai uscita di
casa, sola? Se non conosce, nessuno? Quando mai ha avuto il tempo,
quella lì, di perdere la testa, di innamorarsi?
--«Ti dirò tutto e saprai tutto». E se io non volessi saper niente,
perché non credo niente?
E... la voce del sangue?
Giacomino era sempre stato il suo prediletto, e per questo appunto
Maddalena non lo aveva mai potuto soffrire. Il cuore, il cuore di
Giacomino era il suo. Poi gli somigliava in tutto il resto... Glielo
aveva detto la signorina Fanny.
Quante volte la signorina Fanny lo aveva guardato a lungo, tanto da
fargli abbassare gli occhi, e gli aveva detto con quella sua bella
voce così profonda e penetrante:
--_Gran Dieu!_ Quanto rassomigliate al vostro _fanciullo!_
E glielo diceva anche quando scherzava, accarezzandogli i capelli col
frustino e mormorando:
--No, no, no; quello che dovrà essere lui non è ancora arrivato...
--Povera ragazza! Chissà come sarà andata a finire nelle mani di quel
fratello?...
Assorto in tali pensieri arrivò in faccia al fondaco Monghisoni; e
come al solito sentì una stretta al cuore e sospirò.
Le altre volte era l'apprensione di essere strapazzato; questa volta
la pena di dover strapazzare.
--Chissà che confusione, che disordine!... poi quei due veri _briganti_
di Temistocle e di Gian Maria...
Invece, niente di simile: nei lunghi cameroni del fondaco era
ricominciato il solito movimento, l'andirivieni, il vociare dei
commessi e degli avventori, il caricare e lo scaricare affaccendato
delle merci, il rimbombo e il rotolìo delle botti e dei barili... e
persino la lampadina davanti alla Santa Casa brillava dondolante in
fondo, nel buio.
Guardò verso lo scrittoio; l'uscio era chiuso, ma dietro il vetro
appannato scorse l'ombra nera di sua moglie.
La signora. Maddalena non aveva saputo resistere.
--Gli affari, la ditta, prima di tutto--Sarebbe rimasta tutto il
giorno a lavorare nello scrittoio, e poi, sempre, colla scusa dello
star poco bene, avrebbe pranzato sola in camera sua.
E questa specie di _modus vivendi_, tacitamente offerto dalla moglie e
tacitamente accettato dal marito, durò parecchi giorni, con ottimo
effetto.
Gli affari procedevano bene come al solito; nel fondaco tutti
lavoravano di lena.
Adesso, quando Daniele alzava la voce, e la signora Maddalena era
nello scrittoio, sempre taciturna ed _indisposta_, tutti ubbidivano
senza fiatare.
--Cominciano a temermi--pensava il signor Daniele.--Si fa presto a
far da padrone; basta saper gridare.
Aveva una sola inquietudine: di dover venire a una spiegazione colla
moglie. Che cosa sarebbe successo?
Non si vedevano se non in presenza di altre persone, non si
scambiavano se non poche parole, sempre relative agli affari. Ma
quando si incontravano sulle scale o attraversando il cortile, lei
pareva volesse fermarsi, e lo fissava risolutamente in un certo modo,
come per dirgli:
--Avanti, coraggio: hai paura? Io sono qui, pronta a risponderti.
Una sera, mentre sua moglie era sola nello scrittoio, Daniele si fece
animo e si avviò verso il bugigattolo tossendo forte per dare la
sveglia.
Nel breve discorsetto che aveva pensato le dava del voi.
--Voi non mi direte niente. Non voglio saper niente.
Ma invece, quando si trovò davanti a sua moglie, abbassò gli occhi,
abbassò il capo e mormorò appena con un fil di voce:
--Tu non mi dirai niente; desidero ignorare. Dobbiamo vivere insieme
per amore dei nostri figliuoli, nella comunione della nostra vita,
dei nostri interessi, del nostro lavoro. Quello che mi hai
detto... basta. Voglio ignorare per poter dimenticare; per
poter... perdonare.
E il signor Daniele, il quale, a mano a mano che parlava, si sentiva
commosso, a questo punto tacque, sentendosi una forte stretta al
cuore.
Maddalena, invece di fissarlo in viso con arroganza; aveva anch'essa
abbassato gli occhi, aveva chinato il capo...--Piangeva?...
...Dio, Dio! E se fosse vero? Se fosse vero? Sua moglie?... Quella
donna che gli aveva appartenuto per vent'anni?... La madre dei suoi
figli?... Il sangue, la carne dei suoi figli?....
Rimase stordito e una nube gli oscurò la vista. Allora, per la prima
volta, gli si affacciò alla mente tutta la vergogna della sua
disgrazia; ma fu un lampo. Sua moglie stessa, inconsapevolmente, si
salvò, e salvò la pace del povero uomo, domandandogli, sempre a capo
chino, colla voce rotta dalla commozione:
--Quando hai fissato che parta? Quando deve partire?
--Chi?
--Giacomino.
A questo nome, Daniele tornò a rasserenarsi. Era sempre l'idea fissa
di sua moglie, il suo maligno proposito di dividerlo da quel ragazzo.
--Giacomino--rispose, con tono risoluto, questa volta--Giacomino
partirà quando gli dirò io di partire. Per il momento non c'è
fretta; sotto di me, è docile, è buono.
La signora Maddalena non rispose, non si ribellò; si voltò verso la
scrivania e ricominciò a scrivere.
--Si rode perché non può spuntarla--pensò il signor Daniele, e
approfittò del momento per imporre tutte le sue condizioni.
--Bisogna regolare gli affari in modo da avere un'ora fissa, sempre
quella, per la colazione e per il pranzo. Bisogna dare una piccola
mesata a Temistocle, a Gian Maria e alla Cammilla. Lavorano dodici
ore al giorno: ne hanno diritto. La domenica e le feste non si apre
bottega; riposo generale.
Non voleva più che sua nipote facesse la cuoca e la serva. Adesso
aveva quasi vent'anni, non era cosa conveniente nè per la Cammilla, nè
per il suo amor proprio, nè per il rispetto che doveva al nome e ai
parenti.
Concludendo, lasciava a sua moglie la direzione suprema degli affari,
ma voleva tenersi lui, in mano, come capo della famiglia, le redini
della casa.