--Signor Mauro--disse poi Daniele sottovoce, come per interrogarlo.
--Io?...--rispose l'altro abbottonandosi la pelliccia.--Io...Io per
me non lo crederò mai; nemmeno, nemmeno se avessi visto coi miei
propri occhi.--Si cacciò il cappello in testa, e se ne andò
lentamente, pesantemente, senza mai guardare il signor Trebeschi,
senza nemmeno salutarlo.
Daniele, lo vide uscire, lo sentì scendere le scale, ma non si mosse:
fermo, immobile, pietrificato, restò lì un bel pezzo a pensare.
--Imparate da me!... Imparate da me!...--mormorò alla fine,
scrollando il capo, sospirando melanconicamente.--Belle cose da
imparare.
Ma, poi, quando rientrò nel fondaco--si era fatto tardi; era l'ora di
chiudere--diede tutti gli ordini e le istruzioni necessario ai
commessi, con voce più forte, più alta delle altre sere.
Per la prima volta, il signor Daniele cominciava a sentirsi un po'
padrone in casa sua.