Nell'animo del signor Daniele, dopo tanta agitazione, era subentrata
la calma e quasi un senso di benessere; ma poi, appena rimesso il
piede in quella benedetta via Lentasio, così angusta e tetra, appena
scorta da lontano quella vecchia insegna: _Giovanni Monghisoni_, tornò a
rannuvolarsi e a sospirare.
--Dio, Dio!... E adesso, saremo daccapo...
Che cos'era, a che si riduceva il piccolo conticino del cameriere, in
paragone delle tremila lire del Facchinetti? E la Maddalena colle sue
sfuriate, co' suoi «editti» gli parve più esagerata, più matta che
mai.
--Tanto strepito per così poco!
A buon conto peraltro si staccò da Giacomino: se Maddalena lo avesse
visto così a braccetto del malvivente, stava fresco.
--Tu va avanti difilato in camera tua, senza passare dal negozio.
Qui la vecchia insegna _Giovanni Monghisoni_, gli ricordò tutti i suoi
doveri: anche quello di far la predica al figliuolo, e continuò:
--Riflettete a quanto vi è successo, e a quanto di peggio vi poteva
capitare. Rifletteteci col fermo proposito di mutar vita. E per oggi
non muoversi più di camera; non si viene a pranzo: la mamma lo ha
dichiarato formalmente, non vuol più vedervi sino al momento della
partenza e, forse, nemmeno allora.
Giacomo tirò diritto col bastoncino sotto il braccio, svelto,
elegante, sottile, e infilò la porta di casa senza esitare: l'altro lo
seguì cogli occhi, intenerito.
No: non lo avrebbe lasciato partire; no; no.
--Oh _monsieur!_ ben arrivato!
Daniele trasalì. Era Maddalena che lo aspettava sull'uscio dello
scrittoio, le mani suoi fianchi, battendo i piedi per la stizza.
--Ben arrivato il _monsieur!_
--_Monsieur?_ perché _monsieur?_--e Daniele si sforzò di fare un viso
ridente, sbirciando la moglie per capire che cosa ci fosse di nuovo.
--Io, qui, sacrificata tutto il giorno: e il nostro _monsieur_ tutto il
giorno a spasso!
--_Monsieur?_... perché _monsieur?_--continuava a pensare il pover'uomo,
sempre più inquieto.--Che cosa c'è di nuovo?
--Sono stato dal Borgondio--rispose--dal Cartolari, dal Mazza, dal
Poncelletti, dal Vergani--e seguitò ad infilar nomi quanti gliene
venivano in mente, finché sua moglie lo interruppe con una
risataccia.
--_Simpaticone_, il nostro _Monsieur_.--Lo fissò, lo fulminò con
un'occhiata piena di sprezzo, di collera.--_Très sympathique_,
con... con, quel bel muso!--E di colpo gli voltò le spalle e se ne
andò per non scoppiare.
Il signor Daniele impallidì; il sorriso gli morì sulle labbra.
Che sua moglie avesse scoperto qualche cosa? Ma poi si tranquillò.
Se avesse scoperto qualche cosa, non si sarebbe accontentata di
borbottare fra i denti: avrebbe mandato all'aria tutto il fondaco
Monghisoni colle botti di aringhe e i barili d'olio.
--_Monsieur?_ perché _monsieur?_...--Era andata a inventare anche il
francese per tormentarlo?
E su. in casa, durante tutto il desinare, Maddalena tornò da
capo. Ogni due parole ci ficcava in mezzo un _monsieur_ od un
_sympathique_, mentre il povero signor Daniele rideva giallo e i bocconi
gli facevano groppo in gola.
--Il _monsieur_ non ha fame?... Io, invece, sono sempre di buonissimo
appetito--e si sbatteva sul piatto un'altra gran fetta di
lesso.--Sempre. di buonissimo appetito; oggi come ieri, tal'e
quale. Perché oggi come ieri, io ho lavorato, ho sgobbato; sempre in
banco o in magazzino per poter far fronte ai nostri impegni,
logorandomi la salute e stillandomi il cervello per gli altri,
sicuro!... per tutti quelli che dovrebbero imparare da me, come io ho
imparato da mio padre, il lavoro, la prudenza, l'onestà, l'oculatezza.
Temistocle e Gian Maria, col viso sul piatto, si davano calci sotto la
tavola, per sfogare la noia e la stizza; la Cammilla, vicino ai
fornelli, faceva smorfie e occhiacci allo zio per incitarlo a
rispondere, ma nessuno fiatava; e Daniele meno di tutti. Sempre a capo
chino, continuava a fare e a disfare nodi colla cocca del tovagliolo,
meditando su quella grande disgrazia di avere una moglie troppo
perfetta.
--Dio, Dio! come le faceva scontare le proprie perfezioni!... Oh,
avesse avuto qualche virtù di meno, un po' meno di cervello, avesse
lavorato meno, e li avesse lasciati tutti respirare in pace!
--Che cosa medita il _monsieur?_ Mi sembra _sospiroso_, malinconico.
Maddalena, diritta sulla seggiola, rideva ironicamente, stirandosi il
lungo tovagliolo bianco sul petto rigonfio.
--Anch'io, anch'io avrei potuto essere la _simpaticona_, la _très
sympathique_ di qualcuno!
Daniele allibì; il sangue gli dette un tuffo.
--La signorina Fanny--pensò ad un tratto, e istintivamente chiuse gli
occhi, abbassò il capo, sprofondò sulla seggiola.--La signorina
Fanny!--Sua moglie sospettava, sua moglie aveva scoperto la verità!
Proprio così: Daniele lo seppe quella sera stessa dallo stesso
Giacomino, il quale cercando le sue lettere--_saperlotte!_--non le
aveva più trovate.
La signora Trebeschi, da donna pratica e avveduta, aveva subito
pensato che il conto del cameriere del Caffè del Teatro non doveva
essere il solo debito di Giacomino, e che quel malvivente non aveva
certo bevuto da solo tanto _cognac_, tanto _marsala_, per centocinquanta
lire.
Appena ebbe visto Giacomino uscir con suo padre, salì in fretta nella,
sua camera, frugò, rovistò in tutti i cassetti, trovò le lettere
minacciose dell'orefice, trovò i conti della _Ville de Paris_, della
_Città di Vienna_... e finalmente anche le lettere di Fanny, le prime.
Dopo, la cavallerizza aveva scritto meno, e Giacomino aveva sempre
stracciato tutto. E quelle prime letterine tra il sentimentale e lo
scherzoso, mezzo in francese, mezzo in italiano; scritte per lo più
per ringraziare di qualche regaluccio, finivano sempre con una stretta
di mano, coi saluti pel signor Daniele.
«_Bien des compliments a quel caro simpaticone, à monsieur votre père_».
Maddalena, a tale scoperta, aveva riso del marito facendo una sdegnosa
alzata di spalle, ma tutta la sua collera, anche la sua collera di
moglie offesa, si riversò sul capo di Giacomino, del figlio
scellerato.
--È riuscito a depravare anche quell'innocente semplicione. Giacomo!
Giacomo!--Essa lo aveva sempre preveduto. Ecco il pericolo della
casa; la corruzione, la rovina della casa.
Bisognava disfarsene. Altro che il colèra!... E ci aveva creduto anche
lei!... Ci aveva creduto perchè all'ultimo momento si era sentita
debole, non aveva voluto capire che la ingannavano. E adesso era
punita: se lo meritava. Bisognava disfarsene; bisognava saper tutto;
aver le prove in mano.--Far confessare quel _malvivente?_--Impossibile;
era troppo bugiardo.
--Fanny?... Che demonio era questa Fanny?... Fanny?...
La signora Maddalena sguinzagliò di qua e di là tutti i suoi segugi,
agenti, sensali, compari, e questi, in breve tempo, facendo cantare il
famoso cameriere del Caffè del Teatro, interrogando l'orefice, e via
via seguendo le orme di Giacomino fin dalla portinaia dei Richard,
riuscirono a sapere la verità; e anche più della verità.
Quella tal Fanny era una francese, una delle prime cavallerizze del
circo Stanislao.
--E Giacomino?... Il Trebeschi?
--Era il suo amante. La cavallerizza aveva piantato, per il
giovanotto, nientemeno che il generale: un principe, un milionario.
--E l'altro Trebeschi? Il signor Daniele?
--C'era cascato anche lui, per pagare i debiti. Padre e figlio ne
avevano fin sopra gli occhi, erano in mano degli usurai; di uno
specialmente, il peggiore di tutti, un certo Facchinetti.
Il Facchinetti?...--Quella gente, quei sensali, quei compari, erano
tutti pane e cacio col Facchinetti. Andarono da lui, direttamente, e
in un batter d'occhio la signora Trebeschi-Monghisoni fu messa al
corrente di tutti gli amori, di tutti i pasticci del figlio e del
marito, ed anche della famosa cambialetta di tremila lire colla firma
del signor Daniele.
--La firma di Daniele? Impossibile: non è capace, certo quello
scellerato di Giacomo--Giacomo!--lui, giurerei, ha falsificata la
firma.
No. Le dissero che il signor Daniele aveva firmato di suo pugno,
proprio di suo pugno, dal _Campari_.
--Dal _Campari?_... In pubblico?...
Il signor Trebeschi era stato messo alle strette. Quell'altra cambiale
da rinnovare, quella colla firma del Richard e del signor Giacomo, era
in scadenza, non c'era tempo da perdere.
Maddalena mandò subito a chiamare il Facchinetti per avere la
cambiale, ma era già stata girata alla Banca Popolare.
--Alla Banca! La firma Trebeschi!--Daniele Trebeschi--alla Banca
Popolare, sotto quella di Facchinetti!
Era il disonore, il discredito della ditta Monghisoni; e in quei
giorni di _crisi_, col timor _panico_ da cui era preso il commercio per
tante disgrazie, per tanti fallimenti, che nessuno avrebbe mai
preveduto, bastava un nonnulla, una voce sinistra, una cattiva
informazione, per mettere in allarme la gente e poi portare alla
rovina.
Infatti, alla Banca Popolare qualcuno del Comitato di sconto, trovando
quella cambiale con Facchinetti traente e Daniele Trebeschi
accettante, aveva fatto molti commenti e punto favorevoli.
Si fa presto a perdere il credito.
La signora Maddalena, a quel colpo, non strepitò; non fiatò
nemmeno. Stordita, accasciata, si lasciò cadere di peso sul vecchio
canapè dello. scrittoio, borbottando:--La peste! La peste! Doveva
essere il flagello della casa, di tutti: me lo merito; era destino.--E
non disse più altro. Soltanto, dopo mezz'ora buona di raccoglimento,
quando cominciò a riprender fiato, mandò in cerca del signor Mauro
Piazza.
Questi era un lontano cugino di suo padre; l'unica persona colla quale
essa si consigliasse qualche rara volta, nei momenti più difficili,
perché il Piazza le dava sempre ragione, e la ammirava estatico per i
suoi danari, per la sua testa e per la sua bellezza rigogliosa.
--_Lee e poeu pù!_--Era questo il motto, il saluto, la conclusione del
signor Mauro.
Maddalena rimase seduta nello scrittoio ad aspettarlo. Gian Maria,
Temistocle, i commessi una frotta di gente, correvano in su e in giù,
gridando, chiamando, abbaruffandosi, in quel continuo caricare e
scaricare, in quel fracasso, in quel tramestìo del fondaco; ma la
signora Maddalena. non badava a niente, non sentiva niente;
coll'occhio sempre fisso verso l'uscita di strada, aspettava il signor
Mauro. La Cammilla le portava lettere, conti, bollette: essa non
guardava nemmeno, appena le faceva cenno col capo di metterle tutta
sul banco, nello scrittoio.
Continuava a pensare a' suoi casi e a ruminarli nella mente, mentre
teneva d'occhio l'uscio di strada aspettando sempre Mauro
Piazza. Quando lo vide entrare, alto, diritto, colla barba brizzolata
e il pelliccione di volpe come suo padre:--Eccolo--esclamò; si alzò
e fece chiamare il signor Daniele.
L'infelice, in quei giorni, stava più che mai rincantucciato negli
angoli bui, per non lasciarsi vedere dalla moglie, per non lasciarsi
vedere da nessuno, più spaventato ancora perché sua moglie taceva.
--Andiamo su--disse la signora Maddalena.
Salì, e si avviò, dondolando i fianchi, verso il salotto, che aprì con
gran rumore di chiavi e un gran sbattachiar di porte.
Il salotto, una stanza fredda, con un forte tanfo di muffa, con pochi
mobili diventati vecchi senza essere usati, non si era aperto se non
per i grandi avvenimenti della famiglia; il matrimonio col signor
Daniele, i funerali del signor Monghisoni, il giorno del battesimo dei
figliuoli.
La signora Maddalena, sempre muta e maestosa nella solennità tragica
di quel momento, spalancò le persiane, tirò le tende, prese tre sedie,
che spolverò col fazzoletto e poi collocò presso ad un tavolino con
sopra un gran vaso di tulipani celesti di tulle stinto.
--Sediamoci, signor Mauro.
--_Semper lee e poeu pù!_--mormorò il vecchiotto, ch'era rimasto
assorto in contemplazione.
--Si tratta d'interdire Giacomino--disse lei di colpo.--Come si fa?
Daniele se l'aspettava; fece uno sforzo per dar la risposta che aveva
preparata, ma subito gli mancò la voce, tossì.
--Parlerò oggi stesso col mio avvocato--rispose Mauro
Piazza--l'avvocato Rossetti, un bravissimo avvocato. Sempre ai suoi
comandi, signora Maddalena--e le posò sulle ginocchia la mano rossa e
gonfia.
--Ecco... intanto... bisogna aspettare che sia maggiorenne--borbottò
Daniele, a testa bassa, strappandosi i pelolini dei calzoni.
--Ci manca poco. Io, sempre io, devo preveder tutto e prevenir tutto,
in tempo debito. Quando il signor Giacomo compirà i ventun'anni,
egli, sarà già chissà dove, speriamo, molto lontano; ma in ogni
luogo, anche in capo al mondo, se gli si lascia un giorno solo, può
compromettere il nostro nome. Lei, signor Mauro--il signor Mauro
continuava ad approvare ogni parola dondolando il capo--lei lo
condurrà a Genova domani stesso e lo consegnerà a quell'individuo
che io poi le indicherò, _maa_--e tirò lungo il _ma_, che non finiva
mai,--_maa_ tenga bene a mente, o guai a lei!:--nessuno deve saperne
niente.
Il signor Mauro giurò che non avrebbe aperto bocca.
--Nessunissimo--ripetè Maddalena.
--Nemmeno suo padre? Nemmeno suo padre?--esclamò di scatto Daniele
balzando sulla seggiola, e drizzando verso il signor Mauro, giacché
non osava di guardar la moglie, il naso affilato, lucente di sudore
e di lacrime.
--Voi...--proruppe la signora Trebeschi, ma poi, con uno
sforzo brusco, mordendosi le labbra e i baffetti, riuscì a
contenersi--voi--riprese con calma studiata--siete qui per ascoltare,
non per parlare. Voi non avete più voce in capitolo--e sgranando gli
occhi e fissandolo come se lo volesse mangiare, ripetè:--_in nessun
capitolo!_
--Sempre... sempre potrò... potrò parlare--balbettò Daniele con parole
strozzate che gli uscivano dalla gola come singhiozzi--sempre...
sempre quando si tratta di mio figlio... di... del... del mio sangue.
Maddalena si alzò di colpo; non si reggeva più; non poteva più star
ferma.
--Signor Mauro.
--Comandi?
--Andrà domattina alla Banca Popolare; parlerà col direttore, farà in
modo di ritirare una cambiale di tremila lire, colla firma del
Facchinetti, e la firma di questo signor... padre.--E pronunziò
quest'ultima parola--_padre_--con tutto il disprezzo e l'ironia di
cui era capace.
--Come?... Come?... Alla Banca Popolare?... Alla Banca Popolare?...
Anche Daniele era annichilito.
--Alla Banca?... Alla Banca Popolare?
--Sì, sì, sì!--strillava lei ridendo, sogghignando nervosamente e
andando su e giù per la stanza. Il signor Mauro, sbalordito, si
rigirava sulla seggiola e si ostinava a domandare all'uno e
all'altro senza ottenere risposta:--Come? è proprio il Facchinetti
del _Crocifisso?_ L'usuraio? Il Facchinetti del _Crocifisso?_ e intanto
il povero Daniele smaniava e protestava che il Facchinetti si era
impegnato solennemente a non girare quella cambiale e a tenerla in
portafoglio.
--Mi ha dato la sua parola d'onore! La sua parola d'onore!
--Il Facchinetti del _Crocifisso?_--domandò ancora per l'ultima volta il
signor Piazza.
--Ma sì, in nome di Dio!--strillò Maddalena--l'usuraio! l'usuraio
del figlio, l'usuraio del...--e qui un'altra occhiataccia ironica,
sprezzante, furibonda--l'usuraio del padre!
--Ah, ma allora...--e il Piazza, scandolezzato, si sdraiò sbuffando
sulla seggiola--allora la signora Maddalena ha tutte le ragioni, ha
cento, mille, un milione di ragioni.
--Ha un torto solo, per altro, fra tante ragioni--gli rispose Daniele
a mezza voce, non potendo frenare un fremito di stizza.--Ha il
torto di mettere gli... estranei nelle questioni nostre di
famiglia. È difficile poter giudicare di tutte le circostanze cha
capitano... nella vita.
--Lui, le cavallerizze del Dal Verme, le chiama _circostanze della
vita_, lui!--strillò Maddalena, afferrando il vecchio sbalordito,
per la pelliccia e sbattendolo violentemente.--Capisce, signor
Mauro? Io, quando per eccesso di prudenza, e posso vantarmene,
domando un consiglio al cugino di mio padre, metto in piazza i
segreti della famiglia; lui, invece, lui, che si fa menare per il
naso dalle cavallerizze di rango francese, che fa ridere alle sue
spalle mezza Milano, e spende a spande, e firma cambiali, e fa
debiti sporchi per le Fanny, lui è l'uomo, anzi il padre, il
genitore saggio e circospetto!
Daniele cercò di giustificarsi, ma sbagliò strada; pareva quasi non
volesse far altro che calmare la gelosia della moglie.
--Ah, non sei stato più di due o tre sere al Dal Verme? E soltanto per
tener d'occhio quella. perla del tuo ragazzo?... Hai paura, magari,
che io dia in convulsioni per te?... Gelosa?... Io?... della tua
faccia? Ma so, so, so, che sei incapace, incapacissimo di
tradimenti!--E qui una risata peggiore delle altre.--Tu ti sei
lasciato menar per il naso, ti sei fatto mettere in mezzo da quella
peste di Giacomo! Lui, lui, ti ha corrotto, ti ha istupidito; lui,
la rovina della casa, la rovina tua, mia, di tutti quanti; se non ci
fossi io, peraltro; io, che ho gli occhi aperti.
--Brava!--esclamò il signor Mauro, voltando le spalle a Daniele.
--Io, io--continuava Maddalena--che mi sono ammazzata a lavorare
tutta la vita come mio padre, perché poi i miei denari, vadano a
ingrassare le signore Fanny e i Facchinetti!
--Benissimo!
Daniele protestò, rivolgendosi al Piazza, obbligandolo a voltarsi.
Anche lui, in fin dei conti, anche lui, Daniele, sudava da venti, da
trent'anni in quel fondaco, in quella cantina, in quella prigione,
senza mai aver domandato niente, mai niente, nemmeno un tozzo di pane,
più di quel tanto che gli buttavano sul piatto come un cane; erano
venti, trenta anni che sgobbava anche lui, da mattina a sera, senza
aver chiesto niente, mai niente, nemmeno un giorno di riposo, un
minuto di pace. In fine c'era anche il suo sangue, il suo sudore in
quei danari tanto vantati dalla moglie; li avevano guadagnati insieme!
E quando, un giorno, non per divertirsi, ma per suo figlio, per amore
di suo figlio, che aveva commesso uno sproposito, lui, padre, voleva
spendere anche tremila lire per rimediare, per pagare, credeva di
poterlo fare, di avere il diritto di farlo, e di non essere, per
questo, nè un vizioso, nè un ladro, nè un'imbecille.
Il signor Mauro sogghignava:
--Per una cavallerizza?... Tremila lire?... Ha ragione, signora
Maddalena.
--Caro Piazza, lei non è padre--gli rispose Daniele ancor più
risentito, colla voce alterata. E forse, chissà, nell'ira, par
quell'intromissione indelicata, c'entrava pure un fremito di pudore
offeso, il risentimento di un'intima e gelosa verecondia: era la
signorina Fanny, nell'amazzone nera, attillata, tutta la signorina
Fanny, coi labbruzzi che parevan foglie di rosa, col piccolo neo
dietro l'orecchio, era il desiderio, la tentazione, l'ideale che
veniva buttato villanamente in pascolo alla curiosità, allo scherno
di quell'omaccione plebeo.--Lei non è padre--gridò--e non può,
non deve, non ha il diritto di criticare quello che può fare un
padre per suo figlio.
--Finiamola!--interruppe Maddalena.--È ora di finirla col padre, col
figlio, collo spirito santo!
Non ne poteva più!
--Imparate da me a saper tacere, a saper comandare anche al proprio
cuore e a farvi rispettare. E imparate da me ad educare, ed anche--me
ne vanto perché posso vantarmene--ad amar con giudizio e con coscienza
i propri figliuoli.
--Certo!--replicò ironicamente il signor Daniele.
Amava i suoi figli, lei, e li mandava in mare, lontano, incontro ad
una vita piena di stenti, di pericoli, una vita di galera! Amava i
suoi figli e li voleva interdire, voleva rovinarli, disonorarli per
sempre, prima ancora che cominciassero a vivere!
--E. questo perché?--rispose, sforzandosi di tornare in calma, la
signora Trebeschi--per impedire che uno solo possa essere la rovina
degli altri.
--Brava!... _Lee e poeu pù!_
--Per questo voglio imbarcare quel manigoldo; e siccome l'ha nel
sangue la peste dei debiti e delle cambiali, così non c'è scampo:
interdirlo, per mettersi al sicuro.
--No; niente.
Maddalena guardò suo marito trasecolata.
Grazie alla presenza d'un altro, essendo in tre, il signor Daniele
aveva meno paura della moglie; e poi erano su in casa; essa poteva
strillare e strepitare, nessuno sentiva. Infine, quel signor Mauro,
mortificandolo e punzecchiandolo, gli dava coraggio.
Suo, figlio imbarcato? No. Suo figlio interdetto? No. E continuava a
insistere, a ribattere, a ripetersi, con quella testardaggine che era
pure una forza, la sola forza che vincesse in lui la timidezza.
Tremila lire? Ebbene in quegli anni aveva guadagnato altro che tremila
lire! Aveva lavorato per suo figlio, le aveva guadagnate per suo
figlio, le aveva spese per suo figlio! Che cosa erano in fin dei conti
tremila lire? Ne poteva spendere anche trentamila senza rovinarsi... E
le avrebbe spese, e ne avrebbe spese anche centomila, avrebbe speso
tutto il suo per la salvezza, per l'onore di suo figlio.
Maddalena, non avvezza ad essere contraddetta, e nemmeno sentirsi
rispondere, dinanzi a quell'esaltazione e a quel profluvio di parole,
rimaneva sempre più attonita e sconcertata.
--Sta bene--rispose a Daniele un po' più sottovoce.--Hai perdonato?
Pagheremo e ritireremo la cambiale. Ma perdonare, impara da me, non
vuol dire dimenticare; perdonare non vuol mica dire tenere... quel
cattivo soggetto ancora in condizione di nuocere a noi e a' suoi
fratelli. Ho ragione, signor Mauro?
--Sempre.
Daniele, stupito a sua volta della moderazione di Maddalena, se ne
fidò troppo: essa abbassava la voce?... Credette far bene alzandola,
lui.
--Correggere--esclamò con forza, rizzandosi come sua moglie, e
battendo come sua moglie un piede in terra--correggere non vuol
dire... esagerare.. Si può correggerlo... senza mandarlo a fare il
mozzo, in capo al mondo.
--Che cosa vuoi farne di un ragazzo che non ha vent'anni e già
s'ingolfa nei debiti fino al collo, per donne di teatro?
--Correggerlo, sissignore! ma interdirlo; punto primo, non si può. e
anche se si potesse, non vorrei, piuttosto... mi cambio
nome. Vergogna: c'è da vergognarsi!
--Ma... se è d'una razza... se l'ha nel sangue la peste dei debiti,
delle donne, del giuoco, delle cambiali?...
--Tu, tu invece--non ho paura, parlo chiaro,--tu hai nel sangue
del... del veleno contro Giacomino.
Daniele gridava più forte, per non perdere il coraggio, ma era
diventato balbuziente, non trovava più le parole, era come fuori di
sè, ubbriacato dalla sua stessa temerità, e non sapendo che altro
dire, tornava da capo colle stesse cose.
--Adesso ne pagava tremila delle lire?... ne avrebbe anche pagate
trecentomila!... Era stufo di piegar la schiena, di servire, di
tremar sempre, di far la bestia, di non essere padrone di niente,
nemmeno dei suoi figli, delle sue creature, del suo sangue!
--Ma se è appunto per salvare i tuoi figli--soggiunse Maddalena
strascicando le parole e sorridendo con una dolcezza che graffiava--se
è per salvarli che io voglio allontanare...--quello là!
--_Quello là_ deve essere amato e rispettato come gli altri,
quello... quello là è mio figlio come gli altri; e lei, signor
Mauro, la finisca, sissignore, anche lei, la finisca di voltarmi le
spalle, di compatirmi, di... di... di sogghignare.
--Tu finiscila! Tu! Basta; basta! Basta di alzar la voce!
Maddalena, ormai fuori di sè, aveva, perduto affatto il lume degli
occhi, e siccome Daniele, sebbene un po' scosso, con voce più rotta e
più bassa, continuava sempre a rispondere, essa lo afferrò per la
cravatta, per il colletto, e prese a scuoterlo violentemente.
--Basta di alzar la voce! Hai capito? Basta! Adesso basta,
basta,--basta!
--No... no... non basta! No... mio figlio...--si ostinava a ripetere
Daniele, mezzo strozzato.
--Ma che tuo figlio!... Tuo figlio! Quello là non è mai stato tuo
figlio! Hai capito? hai capito?
Maddalena rauca, accesa in viso, continuava a tenere il marito per il
collo, a stringerlo, a scuoterlo sempre più forte.--Hai
capito?... Hai capito?... Allora basta di gridare, basta di
seccarmi. Va! Va via!... Fuori dei piedi!--e così dicendo, gli diede
tale una spinta che lo mandò traballante fin contro l'uscio.
Poi, a poco a poco, s'andò calmando e mentre si ravviava i capelli
arruffati e l'abito sgualcito, ripigliò:
--Avrei dovuto dir tutto anche prima: ho taciuto per riguardo tuo:
adesso lo hai voluto tu. Me ne hai fatto un caso di coscienza: colpa
tua. Del resto, se mi è capitata una disgrazia... tutte quelle che
perdono la testa dovrebbero imparare, da me, come si fa a vincersi,
a rimediare, a riparare. Non è vero, signor Mauro?
Questa volta il signor Mauro, che era rimasto a bocca aperta, trasalì,
ma non disse verbo.
--Tu--continuò Maddalena, rivolgendosi al marito--quando saprai
tutto, imporrai le tue condizioni: la mia punizione, se sarò stata
colpevole. Sei il capo della famiglia, farai tutto ciò che crederai
più necessario: fa tu, pensaci tu, Ricordati però che il nostro
nome, che l'onore e il credito della ditta Monghisoni, non è nè tuo
nè mio: è dei nostri figli, di Temistocle e di Gian Maria. Ed
ora...--la signora Maddalena cominciava a commuoversi--ed
ora... questo posso giurare... se... mi è toccata una disgrazia, non
ho... non ho rimorsi!
Vinta dall'affanno, dette in un pianto dirotto, e senza dir altro uscì
dalla stanza sbattendo l'uscio.