Il signor Daniele era sempre rannicchiato nel cantuccio buio del
fondaco; pure, al ricordo di quel suo primo ingresso al Dal Verme, si
sentì come avvolto da una gran luce allegra e calda: la folla muta
gremiva il teatro: l'orchestra sonava in tono lamentevole la _Stella
confidente_.
_Gladiator_, montato all'alta scuola da madamigella Fanny, eseguiva il
«passo spagnuolo».
_Gladiator_, come spiegava il manifesto, era il «famoso stallone arabo,
regalato alla _Stella del Circo Stanislao_ da Mohamed-pascià»,
--Sediamoci?--aveva detto Daniele a Giacomino, subito quando, a furia
di gomitate e di spintoni, erano arrivati ai loro, posti.--Sediamoci?
Il signor Daniele, alla vista di madamigella Fanny, così esposta al
pubblico, nell'amazzone nera, attillata, a cavallo di _Gladiator_, aveva
provato come un barbaglio, un senso misto di confusione, di gelosia e
di timidezza vereconda: non voleva, non osava guardarla: gli pareva
che, seduto, sarebbe stato più nascosto e tornò a domandare al
figliuolo:
--Sediamoci?
--Oh! Oh! C'è tutto il Nizza cavalleria!--esclamò Giacomino, che
aveva visto gli ufficiali prima ancora di madamigella Fanny, e di
corsa, saltando lo steccato e attraversando l'ultimo tratto della
pista, andò a salutare il capitano Braganza, un suo amico del caffè
Biffi.
--Che fai?..... Che fai?..... Giacomino! Giacomino!
--Giù a sedere--gridò una voce rabbiosa dietro il signor Daniele.
Il signor Daniele si sedette di colpo.
--Cappello!--intimò poco dopo la stessa voce: e il signor Daniele,
subito, si tolse anche il cappallo senza voltarsi: guardava sempre
Giacomino, aspettando che tornasse, o almeno gli facesse cenno.
Oh sì!... aveva altro in mente il giovinotto! Dopo stretta la destra
al capitano, si era avvicinato a M. Richard che, in falda e stivaloni
alla scudiera e con un grosso frustino in mano, teneva d'occhio ogni
movimento di _Gladiator_.
--Bellissimo teatro, _saperlotte!_
--Tutto quello che c'è a Milano, come a Parigi, a Berlino, a
Filadelfia!... tutto quello che c'è a Milano di più _high-life_, anche
il generale Piccolomini di Coccorito.
_Gladiator_, nel frattempo, sempre al suono della _Stella confidente_,
aveva finito il «passo spagnolo» e incominciava la «danza
scozzese». Il cavallo mordeva il freno bavoso, sbuffava, nitriva,
squassava la criniera, ma pure doveva piegarsi sotto la mano esperta o
il ginocchio di ferro di madamigella Fanny e fare lentamente e
leggermente tutto il giro del circolo, cullandosi sulle quattro zampe.
--Brava! Benissimo!
Il pubblico applaudiva, e il signor Daniele si faceva piccino nella
sua poltrona come per nascondersi. Aveva guardato una volta sola
madamigella Fanny, diritta sol cavallo bianco. L'aveva guardata per un
attimo, appena entrato in teatro... e dopo tanti giorni, anche allora
che ci ripensava in quell'angolo riposto del fondaco Monghisoni,
l'aveva ancora stampata negli occhi quella figura viva e procace: ne
vedeva ancora il cappello a cilindro, lucentissimo, un po' sollevato
dal grosso volume delle trecce, il solmo candido stretto ai collo
delicato, le spalle larghe, il vitino sottile... e il mazzo di
garofani rossi sul seno rotondo, sporgente, dentro l'amazzone
attillata...
Era stato un incubo per lui lo spettacolo di quella svelta
cavallerizza, di quel pubblico applaudente, di tutti quegli ufficiali,
di quei giovanotti eleganti, che sorridevano, che scherzavano con lei,
che la divoravano col desiderio.
Il buon uomo non vedeva l'ora che finissero gli sgambetti e le
giravolte di _Gladiator_.
Ma ecco un ultimo esercizio. Madamigella Fanny aveva fatto impennare,
il cavallo.--Su! su! su!--E il signor Daniele si era sentito un
brivido nella ossa.--Su! su! su!--_Gladiator_ tutto diritto, zampava
in aria furiosamente... Madamigella Fanny si aggrappava alla
criniera... Poi «hop» aveva gridato colla vocina acuta, ridente,
prendendo la rincorsa; una frustata schioccante di M. Richard, e via,
aveva saltato lo steccato fra uno scoppio di applausi.
--Brava! Benissimo!
E Giacomino?
Giacomino era in piedi, in mezzo allo stuolo degli ufficiali. Col
cappello sulle ventitré e la mazza ficcata in una tasca dei soprabito,
approvava e ammirava col gergo di chi se ne intende _Gladiator_ e la
Fanny.
--Se Dio vuole, è finito!
Il signor Daniele respirava e si allungava più comodamente nella
poltroncina; ma tutto ad un tratto, ricomincia la _Stella confidente_ ed
eccola... eccola daccapo!
E un terzo incanto; non più il «bell'omino» dalla sera innanzi, non
più la intrepida amazzone di prima: è a piedi, sola in mezzo al Circo
immenso, reggendosi con una mano il lungo strascico e coll'altra
mandando al pubblico saluti e baci...
Nuovi applausi, nuovo entusiasmo, e un'altra volta, due, tre, la
_Stella confidente_ e madamigella Fanny. Ma poi... la storia era
continuata... Dopo qualche sera--povera ragazza!--poca gente al Dal
Verme e pochi quattrini.
La virtù non è mai premiata a questo mondo: aveva ragione M. Richard.
--Se _ma soeur_--diceva--fosse come le altre centomila, bisognerebbe
tutta le sere allargare il vostro Dal Verme. Invece la mia sorella,
alto là, gentilissima, amabilissima, riconoscente a tutte le
cortesie, ma... alto là. E di giorno, durante la _répétition_, e di
sera con noi a cena, nessun altro che il generale Piccolomini di
Coccorito, vecchio amico, e voi se ci farete l'onore.
Come dir di no?... e, qualche volta di giorno, colla scusa degli
affari o della Camera di commercio, e qualche volta la sera, dopo che
sua moglie era andata a letto e si era addormentata, il signor
Daniele, strigliato, profumato, inguantato da Giacomino, scappava con
Giacomino medesimo da madamigella Fanny.--Ma lui ci andava soltanto
per sollecitudine paterna: per non lasciar andar solo il figliuolo,
per invigilarlo, per impedire all'occorrenza che commettesse uno
sproposito.
Proibire il Dal Verme al figliuolo?--Come poteva fare oramai?
Giacomino aveva vent'anni e Maddalena aveva torto di volerlo tener
sempre cucito alle sue gonnelle e sempre senza un soldo. Il troppo
stroppia. E alle volte una simpatia innocentissima poteva
salvare... dal pericolo. E pericolo con madamigella Fanny non ce n'era
punto. L'intrepida amazzone del Circo Stanislao era a prova di
bomba.--Lo diceva lei stessa, nel suo camerino, al signor Daniele,
fissandolo con quegli occhi magici, scintillanti come le stelle e
penetranti come un coltello--glielo diceva lei stessa sorridendo,
sfiorandogli il ciuffo dei capelli arruffati, colla punta del
frustino.
--No, no, no!... Quello che dovrà essere _lui_ non è ancora arrivato.
--E il generale?... Piccolomini?
--Il generale? Oh! il generale non è altro che _le grand
père_. Compris?...--Il nonno! E la bella ragazza, accarezzando più
forte colla punta del frustino il ciuffo arruffato di Daniele,
tornava a sorridere, tornava a guardarlo fisso e tornava a ripetere:
--No, no, no!... Marameo! Quello che dovrà essere _lui_ non è ancora
arrivato!
--Birichina! Birichina!
E ripensandoci, il signor Daniele sorrideva: sorrideva anche in quel
fondaco melanconico, davanti all'uscio chiuso dello scrittoio della
moglie.
--Birichina!... Birichina!...
Ma... e Giacomo?... Perché Maddalena lo teneva sempre chiuso?... Se
Giacomo avesse parlato? Se avesse confessato tutto?
Allora ricominciava la paura e colla paura il pentimento.
Aveva speso troppo: il _lunch_, come lo chiamava M. Richard, all'ora
della prova, e la cenetta dopo il teatro, ingoiavano un mucchio di
quattrini. Aveva fatto male a lasciar sempre ordinare e comandare a
quei ragazzi.
E poi i fiori? E poi il frustino per la beneficiata?... E l'astuccio
dalle spagnolette che dovevano regalare a madamigella Fanny quel
giorno alla prova, o quella sera a cena... appena insomma avrebbero
potuto svignarsela?
Aveva fatto male; anzi malissimo. Era stato imprudente. Avrebbe dovuto
subito, fino dalla prima sera, obbligare Giacomino ad andarsene a
letto, proibire il Dal Verme, proibire le lezioni di scherma di
_monsieur_ Richard, le passeggiate a cavallo di _Gladiator_... proibire le
spagnolette, le ostriche, il cognac, la _omelette soufflée!_
E coi pentimenti e coi rimorsi gli riappariva dinanzi, più che mai
terribile, minaccioso il fantasma della moglie, quando a un tratto si
spalancò l'uscio dello scrittoio e Giacomino--finalmente!--Giacomino
ne uscì in libertà!
Daniele, subito, gli passò accanto in mezzo al buio e gli domandò
sottovoce:
--Hai parlato? Hai confessato?
--Io? Per chi mi prendi? La mamma non sa nulla: règolati. Bada di non
cascarci tu. Senti? La mamma ti chiama. E il ragazzo, un po'
pallido, ma sicuro, attraversò il fondaco per salire in casa.
Temistocle, l'altro fratello, e più di tutti la Cammilla, gli giravano
attorno, inquieti, ansiosi, per interrogarlo.
--Niente! Niente! Una sfuriata delle solite--rispose Giacomo con
un'alzata di spalle e passò via in fretta,--mentre anche il babbo,
ormai rassicurato, lo seguiva e lo accarezzava con uno sguardo
amoroso.--Come lo avrebbe abbracciato volentieri!
--Daniele! Taartaruga!
Alla voce della signora Maddalena, Daniele si voltò di colpo,
traballando:
--Eccomi! Eccomi!--e corse affannosamente fin sull'uscio dello
scrittoio.
--Dentro--gl'intimò la moglie.
--Eccomi--ed entrò.
--Chiudete.
Il signor Daniele, chiuse d'uscio, sgraffiandosi anche un dito tra per
la fretta e la confusione.
--Bisogna mandare questa lettera alla posta, sul momento--strillò la
signora Maddalena mostrandogli la lettera scritta al Rosasco.--Ma
alla posta centrale. È più sicura.
--Dammela, la porto io.--Al signor Daniele non pareva vero di
cavarsela così a buon mercato.
--Un momento. Dovete prima sapere anche voi di che; si tratta--rispose
la signora Maddalena, che nelle occasioni più solenni dava sempre del
_voi_ a tutti.--Scrivo al signor Rosasco--soggiunse con voce, alquanto
velata e interrotta da una tossetta secca--per avvisarlo che gli
mando... gli mando... quel bel mobile.
--Giacomino?
--Sissignore; Giacomino, che tutti quanti avete guastato, viziato,
resa insopportabile, pericoloso!
Pareva a Maddalena, coll'andare in furia, di scaricare addosso agli
altri, in tutto o in parte, la gravita e l'odiosità della risoluzione
presa.
--Vuoi mandare Giacomino a Genova?
--Appunto a Genova; per imbarcarsi.
--Imbarcarsi?... Per dove?
--Per dove, pur dove... per dove sarà.
La signora Maddalena voleva far presto, finirla. Aveva le guance
rosse, era in orgasmo, sbuffava.
Le domande, le spiegazioni, le chiacchiere, la rimescolavano ancora
più del solite.
--Mi sono abbastanza fatto il sangue guasto con... quello là! Se non
vi siete proprio messi in testa di farmi crepare, abbiate; un po' di
carità, e meno discorsi.
--Ma, scusa--insisteva il signor Daniele sommessamente--deve
cominciare l'anno di volontariato fra pochi mesi.
--Il volontariato lo farà invece Gian Maria. È un tanghero che ha
bisogno di svegliarsi e di rinforzarsi. Del resto, quando io, colla,
mia testa, e io l'ho sempre avuta sulle, spalle, ho pensato una
cosa, vuol dire che tutte le altre... le ho già messe, in regola.
Il signor Daniele diventava, pallido, taceva succiandosi il dito
spellato.
--E voi, invece di fare opposizione, dovreste ringraziarmi... e
benedirmi.
--Io non faccio nessuna opposizione--balbettò Daniele dopo un
momento.--Soltanto vorrei capire meglio la tua idea. Vuoi
imbarcarlo? Per dove?... Come?... Vuoi farne... un marinaio?
E a, mano a mano anche Daniele si riscaldava, alzava la voce. Per la
prima volta sentiva in sè quasi un soffio di ribellione; il suo cuore
si rivoltava, e anche la sua coscienza: non poteva, non doveva
abbandonare Giacomino. Giacomino, che sarebbe stato punito così
ingiustamente, così barbaramente, perché aveva taciuto, perché lo
aveva salvato.
No! no! Doveva difenderlo; doveva salvarlo alla sua volta; lo doveva
come padre e come galantuomo.
--Vuoi allontanarlo dalla famiglia, dalla casa?--ripigliò, dopo un
momento, vincendo il tremito e l'affanno che gli soffocavano la
voce.--In fine, non ha commesso nessun delitto.
Il petto poderoso della signora, Maddalena ebbe un sussulto, che essa
fermò e represse a fatica, colle due mani.
Poi rispose colla, bocca amara e colle labbra asciutte, sforzandosi di
parer calma:
--Tu non hai due dita di comprendonio, ma io sì, ne ho per tutti
quanti, e per ciò, io non voglio aspettare a correggere quando non si
sarebbe più in tempo, quando ci avrà sciupato mezzo patrimonio.--Si
avvicinò al signor Daniele e gli bisbigliò all'orecchio:--Quel ragazzo
fa debiti, ha delle amanti, giuoca! Via, via presto!
--Come me! Come me!--gemeva in cuor suo il povero Daniele; e
dopo un breve silenzio riprese più umile, per riuscire più
persuasivo:--Scusami, Maddalena, ma... per il momento... per
il momento ripensiamoci.
--È un anno che io ci penso e ripenso.
--Tu sì, ma io no... e vorrei anch'io assuefarmi a questa... idea.
«Finché c'è tempo c'è fiato» e il signor Daniele, debole e incerto,
aspettava sempre molto dal tempo.
--Se non ci avete pensato--la signora Maddalena ricominciava col
_voi_--è colpa vostra. Non è la prima volta che io vi metto a parte di
questa mia idea, che vi propongo d'imbarcare...--cercò un epiteto per
non voler dire il nome, poi borbottò:--Giacomino.
--Ma io credeva non fosse altro che una minaccia, per
ischerzo!--rispose il signor Daniele.
--Scherzo? Io non scherzo mai! Quando avrei tempo di scherzare, con
tutti i fastidi, i dispiaceri che mi date? Ad ogni modo, adesso lo
sapete: non è uno scherzo: basta così.
Daniele si risentì. Aveva la pelle dura, ma soltanto per sè: qui
trattavasi di suo figlio.
--No, non basta--rispose facendosi bianco come un cencio lavato e con
voce bassa, occhi bassi, capo basso, quasi aspettando di essere
fulminato, ma risoluto a tener fermo--no, non basta: in vent'anni
ho accettato tutto, non ho mai rifiutato: ma adesso si tratta del
mio sangue; c'è di mezzo il cuore.
Alla Maddalena scintillavano gli occhi e tremavano le labbra; e chissà
in quali parole stava per prorompere: ma quel giorno faceva miracoli,
e si frenò ancora.
--È anche per il suo bene--rispose dopo un momento.--Io posso
giudicarne perché ci vedo da lontano. E in quanto al cuore--qui
tornò ad alzare la voce--ho ereditato quello di mio padre, il che
vuol dire che ne ho più di tutti. Ma cuore--e così dicendo si
batteva forte sul petto resistente,--vero cuore, non sugo... di
pomodoro!--Poi, calmandosi daccapo e fingendo di crederlo oramai
convinto, par togliergli il coraggio di risponder altro, gli tornò a
porgere la lettera.
--Va, va; porta questa lettera alla posta. Un giorno mi ringrazierai.
Il povero signor Daniele sudava freddo e gli tremavano i ginocchi.
--I miei figliuoli... io... io non domando altro. Ho sempre taciuto,
non sono mai stato padrone di niente, ma i miei figliuoli... li
voglio con me!
Ciò detto, chiuse gli occhi, si era al finimondo.
--Hai sempre taciuto? Che cosa avevi da dire?--domandò la signora
Maddalena, più ancora maravigliata, quasi, che offesa.--Non hai mai
domandato niente? Non sei mai stato padrone di niente? Ma... sei mio
marito, sì o no?--E chi ti ha fatto padrone della casa, tal quale
come me?
--No, non è vero! Non è vero! Io servo; sono un servo. Come prima!
Come sempre! Padrone di niente! Padrone di niente! Ma dei miei
figli, questo poi, sì, dei miei figli sono padrone anch'io, voglio
essere padrone anch'io!
E per la prima volta in vita sua, trovata la via dello sfogo, il
signor Daniele, balbettando e tremando, tirava innanzi senza finir
più, ripetendo continuamente le stesse cose, le stesse parole.
Maddalena a un tratto ebbe un impeto di collera; gli afferrò il ciuffo
dei capelli arruffati, lo scossa violentemente, poi lo spinse fuori
dall'uscio.
--Va via!... non mettermi al punto di commettere uno sproposito.
E colla voce soffocata, tremando anch'essa, ma di rabbia, chiamò un
facchino e lo mandò alla posta colla lettera per il signor Rosasco.
In un momento, la gran notizia si sparse per tutto il fondaco: la
signora Maddalena voleva scacciare di casa Giacomino, voleva
imbarcarlo.
Era lo stesso signor Daniele che andava in giro a raccontarlo a tutti,
e colla speranza di acquistare maggior coraggio sentendosi dar
ragione.
--Sì--concludeva--prima che mio figlio mi sia strappato dalle
braccia per essere imbarcato, devo esserci anch'io: non ho forse
diritto di non volere? Non dovevo oppormi?
Tutti gli rispondevano di sì e il signor Daniele si era messo a
gridare, a smaniare, a predicare anche lui, come faceva sua moglie; ma
quando la vedeva in distanza tirava di lungo e si perdeva nel fondaco,
non bastandogli il cuore di affrontarla una seconda volta.
La sera, a cena, Giacomino non comparve: era rimasto tutto il giorno
chiuso in camera sua, aveva pianto, si era sfogato, e adesso aspettava
la notte, quando tutti fossero addormentali, anche il babbo, per
scappare solo, colla notizia del suo imbarco, da madamigella Fanny.
Chissà? Se riuscisse a commuoverla? a toccarle il cuore colle sue
disgrazie? Chissà?... Almeno un bacio?... _Saperlotte!_
A cena la signora Trebeschi non vide altro che musi lunghi: la rivolta
era muta, ma generale.
--Come ha saputo farsi amare quello scavezzacollo!--pensava. Maddalena
trinciando il lesso.
E forse, per un moto istintivo del suo cuore di madre, quella sera fu
insolitamente larga nelle porzioni. E parlava e voleva far parlare gli
altri, e cercava, con tutti i pretesti, d'intavolare la conversazione.
Anche quella sera, naturalmente, non faceva se non lodare sè stessa e
criticare gli altri, ma ci metteva minore acredine, e quasi una certa
bonarietà. Pareva che cercasse un complimento, una parola affettuosa.
--Io ho sempre avuto cuore, ricordatelo, ma il cuore,--diceva il mio
povero padre--il cuore non deve mai far perdere la testa. E se io
mi sono sempre mantenuta quella che sono, non è che non abbia avuto
cuore come le altre, è perché ho avuto più testa delle altre.
E versava da bere al marito, che lasciava il bicchiere pieno sulla
tavola, e offriva ancora del lesso ai figliuoli, che non ne volevano
più e respingevano il piatto.
Vedendo che non riusciva con gli altri, si provò a far complimenti
alla Cammilla:
--Adesso hai imparato: la minestra la sai far bene.
Ma anche la Cammilla rimaneva impassibile, nè smetteva di tenerle il
broncio. Allora essa cominciò ad aggrottar le ciglia, e a, far gli
occhi torvi.
--Che la stupida ragazza avesse del tenero per quel bel mobile?
Badasse bene ai casi suoi, perché era sempre lì come un uccel sulla
frasca. In quattro e quattr'otto la si poteva rimandare a Melegnano.
Il signor Daniele aveva desiderato prender con sè la nipotina, per
aiutare, sollevandoli di una bocca, i suoi parenti poveri, e la
signora Maddalena vi aveva acconsentito, dopo avere un po' storto la
bocca, ma con una condizione, anzi con due: primo, la Cammilla non
doveva mangiare il pane a tradimento: secondo, non voleva dir di _sì_,
definitivamente, senza qualche giorno di prova.
La Cammilla, quando era venuta a Milano, era una bimba di nove anni;
adesso ne aveva diciotto, ed era sempre in prova. Di giorno, nel
fondaco, teneva il carteggio e le prime note: la sera poi, in casa e
in cucina, puliva, rattoppava, faceva le calze a tutti i Trebeschi; e
di più, in quel continuo via vai delle serve e delle cuoche, sempre in
prova e per prova, doveva lei, bene spesso, durante gli interregni,
metter la pentola al fuoco per la colazione e pel pranzo.