Tutti erano assai inquieti nel fondaco. Perché la signora Maddalena si
era chiusa nello scrittoio con Giacomino? Come mai?
Di solito, quando andava in bestia, strillava come un'anima dannata,
anche davanti alla gente, e quella volta non si udiva nemmeno la sua
voce!...
--Dio, Dio, Dio! Che cosa gli farà?--gemeva la signorina Cammilla, e
diventava pallida pensando a Giacomino.--Che cosa gli dirà? Che
cosa gli farà confessare?--pensava alla sua volta il signor
Daniele, più stralunato, più arruffato, più giallo che mai,
sbirciando alla sfuggita l'uscio del casotto, dove la sua signora si
era chiusa col figliuolo.
Pure la Cammilla si consolava un poco quando Gian Maria e Temistocle
rispondevano con un'alzata di spalle che quell'altro non aveva paura
di nessuno e avrebbe saputo difendersi. Il signor Daniele invece si
sentiva sempre più scombussolato e sgomento, sbagliava nel far le
somme, gli tremava la mano nel pesare, non capiva più niente.
E aveva ben ragione di essere inquieto; stava peggio lui di Giacomino:
l'aveva fatta più grossa.
--Dio, Dio, Dio! Se Giacomino, messo alle strette, minacciato,
spaventato, facesse una frittata? Se confessasse che i denari li
aveva avuti da suo padre?... Che a giuocare a biliardo, al Biffi, ci
andava con suo padre? Se... Dio, Dio, Dio! (e da giallo diventava
verde), se Giacomino confessava, tutto il resto!... Se parlava di
madamigella Fanny?...
Quando il ritrattino della cavallerizza era saltato fuori dalla tasca
di Giacomo, nessuno l'aveva visto, tranne la signora Maddalena. Se il
signor Daniele fosse stato presente, sarebbe scappato Dio sa
dove!... A Melegnano da' suoi parenti, e più in là, anche in capo al
mondo!
E causa di tutto, l'amor paterno. Un cieco, un eccessivo amor paterno;
un misto d'affetto e d'orgoglio pel suo bel ragazzo così ardito, così
sano, così prepotente! Insomma così diverso da lui!
Il signor Daniele era la gallina che aveva covato un uovo di aquila;
rimaneva come sbalordito e timoroso dinanzi a quel figliuolo, che non
pareva dello stesso sangue dagli altri: lo ammirava, nelle sue
qualità, ne suoi difetti, nei suoi vizi; e non solo, ma di soppianto
dalla madre, lo contentava in ogni capriccio, quasi cedeva alle sue
volontà e ne seguiva persino i cattivi esempi.
Dal figliuolo si era lasciato indurre una sera ad entrare al caffè
Biffi: passeggiavano da un pezzo sotto la Galleria, quando ad un
tratto Giacomo scorse seduti ad un tavolino del caffè alcuni suoi
antichi condiscepoli dell'istituto tecnico, e tutti volontari di
cavalleria.
Come avrebbe potuto il signor Daniele trattenere quel diavolo di
Giacomino, che senza alcun riguardo si era buttato allegramente fra le
braccia dei compagni?
--Addio, Moretti!
--Oh, Trebeschi!
--Cosa fai?
--Come stai?
--Sono in cavalleria!
--Anch'io quest'inverno! Anch'io entro in cavalleria!--Ma, per il
momento, entrarono invece nella, sala da biliardo, dopo aver
traversato rumorosamente il caffè, urtando la gente... e il signor
Daniele dietro, trasognato, meravigliato per la disinvoltura e la
baldanza del figliuolo.
--Permettete? Facciamo le presentazioni: mio padre.
E Giacomino, con signorile eleganza, appoggiandosi ad una stecca di
biliardo, fece tutte le presentazioni speditamente e coi dovuti
inchini, mentre il buon Daniele sorrideva come uno stupido e
s'imbrogliava nello stringere tutte quelle mani.
--Complimenti!... Servitor suo!--e guardava Giacomino per farsi
coraggio.
E proprio lì, proprio in quel maledetto caffè Biffi, sempre per causa
di quel diavolo scatenato, una bella sera egli aveva fatto la
conoscenza, e aveva parlato la prima volta con madamigella Fanny.
Cioè, parlato no. Egli si era contentato di dirle: _bon soàr,
madamoasèl_, quando la signorina si era alzata per andar via. Ma
intanto aveva cominciato col pagare il _punch frappé_... e dopo...
dopo non c'era stato più rimedio.
--Se Maddalena venisse a saperlo!... Che finimondo!--E il signor
Daniele, tremante, tornava a guardare verso il bugigattolo e l'uscio
sempre chiuso. A poco a poco, l'oppressione, l'affanno gli
toglievano il respiro.
Gli, pareva a volte che il casotto traballasse, che sua moglie ne
scattasse fuori come una bomba, mettendo sossopra tutto il fondaco,
tutta la via Lentasio, vomitando ingiurie e vituperi.
E il signor Daniele, riguardoso e delicato, soffriva in cuore suo,
anche nel pensare alle brutte parolacce che senza dubbio avrebbero
colpito ingiustamente quella gentilissima signorina, così piena di
sentimenti dignitosi e disinteressati: con quel piccolo neo dietro
l'orecchio, col collo d'avorio, sottile e trasparente nel cravattone
rosso, e... e che, gli stringeva la mano con tanta forza da
storpiargliela, dicendogli: _mon cher ami!_
--Babbo! Il Cartolari ha rimandato il conto! Ancora non va bene.
--Chiama Temistocle!... Parla colla Cammilla!
Aveva altro in niente lui che il Cartolari e i conti sbagliati! Seduto
in un angolo buio del fondaco, tenendo sempre d'occhio l'uscio dello
scrittoio, riandava nella mente tutta la storia di quel suo incontro
colla signorina Fanny.
Una storia semplice, del resto e naturalissima nella sua... fatalità.
La signora Maddalena era andata a Lodi per affari, e non sarebbe
tornata altro che il giorno dopo: erano in piena libertà... non c'era
nemmeno il pericolo che la serva facesse la spia alla padrona, perché
era stata mandata via su' due piedi. Il pranzo lo aveva preparato la
Cammilla, e per stare allegri, invece del solito lesso e riso e rape,
avevano ordinato maccheroni, polpettone, tortelli; ne avevano fatta
una scorpacciata. Temistocle e Gian Maria russavano colla testa giù,
sulla tavola. Il signor Daniele sonnecchiava, ma con una certa
compostezza; Cammilla, accesa in volto, certo per il calor dei
fornelli, rideva e scherzava con Giacomino... Dio santo! Non potevano
continuarla così tutta sera, a divertirsi innocentemente?... Signor
no! Giacomino, a un tratto, passa vicino al babbo, gli tocca il
gomito, gli strizza l'occhio, fa l'atto di tirare un colpo colla
stecca del biliardo:
--Si va a prendere una boccata d'aria? _Saperlotte!_ Quattro passi e poi
si torna!
Invece, quando il signor Daniele tornò a casa col figliuolo, la mezza
era sonata da un'ora. Avevano fatto cinque o sei giri in Galleria, e
Giacomo, ad ogni giro si era scostato dal babbo per spiare dai
cristalli del caffè Biffi se vedeva il tavolino coi soliti amici: non
c'era nessuno.
--_Saperlotte!_
--Andiamo a dormire: è molto meglio.
Il signor Daniele pareva avesse il presentimento d'una grande
disgrazia. Ma il figliuolo entrò diritto nel caffè, e lui, par non
lasciarlo solo, gli tenne dietro sospirando.
--Un _punch frappè!_ Molto _frappè!_
Giacomino allungò le braccia, tirò fuori i polsini dalle maniche,
accese una sigaretta e domandò lo _Sport illustrato_ e il _Figaro_.
Il babbo lo contemplava estatico.
--Fumi troppo, ti farà male--gli disse poi con un tono di voce
sommesso e carezzevole.
Giacomo, per tutta risposta, fece passare il fumo della sigaretta per
il naso come i Turchi, poi lo inghiottì come gli Spagnuoli; poi,
alzando il capo, vide fermarsi poco innanzi al suo tavolino una bella
signora, mezzo vestita da uomo, accompagnata da un giovanotto con un
soprabitino cortissimo e un berettino di panno bigio; la signora
cercava un posto dove sedersi: ma il caffè era tutto pieno.
--Si accomodi, prego--esclamò il giovane Trebeschi alzandosi e
inchinandosi con perfetta galanteria. Si alzò quasi subito anche il
signor Daniele, ma per la confusione il cappello gli scivolò di mano
e andò a cadere sotto il tavolino.
--_Merci, monsieur_.
Il giovanotto fece un gran saluto col berrettino stendendo il braccio
all'inglese, e la signora,--_Merci, messieurs_--si accomodò fra
Giacomo e Daniele.
Quest'ultimo, seduto a mezzo sulla sedia per tenersi il più possibile
lontano dalla signora, cominciava a guardarla di sottecchi.
Essa aveva un soprabito come un uomo, ma era un gran bel... soprabito.
Dopo alcune domande, buttate là a caso da Giacomino, si avviò subito
un'animatissima conversazione. Il signor Daniele stava attento, a
bocca aperta, ma capiva poco perchè parlavano in francese e molto in
fretta. Ad un tratto vide Giacomino alzarsi; si alzò subito anche lui,
credendo di andar via; invece c'erano le presentazioni: il tic di
Giacomino.
--_Mon père_--poi voltandosi--_Mademoiselle Fanny Richard_.
--_Monsieur Richard, le frère de mademoiselle_.--Ah, era suo
fratello!...
Il signor Daniele s'inchinò, riafferrò a tempo il vecchio cilindro che
gli scappava di mano un'altra volta, poi mentre Giacomo chiamava il
cameriere e gli ordinava due altri _punch frappès_, disse sottovoce al
figliuolo che avrebbe preso anche lui un'acqua d'arancio. E fu
contento di quella risoluzione. Dinanzi alla sua acqua d'arancio, si
sentiva tornare il coraggio, aveva qualche cosa per occupare il tempo
e le mani, e, bevendo l'aranciata a sorsi, poteva sbirciare a suo
bell'agio madamigella Fanny.
Sotto il soprabito essa aveva la giacchettina e il _gilet_ bianco, la
camicia, la cravatta, tutto come un uomo.
--Ah, il giovinetto non era che suo fratello--continuava a pensare il
signor Daniele, e guardava la signorina con maggior fiducia.
Quella madamigella era proprio... un bell'ometto!
La grazia femminile risaltava in lei maggiormente per il contrasto
dell'abito. I labbruzzi procaci, bagnati dal punch frappé, parean
foglie di rosa. Daniele continuava a star attento, a sorridere quando
ridevano gli altri e a non capire. Gli pareva che parlassero di
cavalli: certo dovevano parlar di cavalli. Giacomino ci prendeva tanto
gusto! Giacomino andava matto per i cavalli! Certe volte rimaneva
estatico persino dinanzi ai _brum_ di porta Romana. E il babbo, dopo
aver guardato con compiacenza il figliuolo, tornava a bere un sorso
d'aranciata e tornava a rimirare la signorina. A un tratto egli
arrossì, abbassò gli occhi. Madamigella Fanny aveva caldo, si era
sbottonata, con una rapida scorsa della mano scintillante di gemme,
tutta la giacchettina e lo splendore del _gilet_ bianco aveva
abbarbagliato il signor Daniele. Giacomo e gli altri parlavano proprio
di cavalli. Figurarsi! Erano due cavallerizzi del _Circo Stanislao_.
Ma niente sottanino corto; «amazzone» e «alta scuola». Madamigella e
monsieur Richard erano ricchi proprietari di una scuderia in
Inghilterra, artisti per passione; l'ippodromo era uno _sport_.
Giacomino spiegò tutto questo al babbo, soggiungendo con calore:--E
domani sera un gran _debutto_ al Dal Verme!
Domani sera?...
Quel _domani sera_ ricordò al signor Daniele il ritorno della moglie
che aveva dimenticato. Il pover'uomo si rannuvolò, sospirò, e fece
cenno al figliuolo che era tardi, era ora di tornar a casa.
Ma che! Giacomino faceva il bravo col suo francese!... già aveva
sempre preso il dieci anche a scuola; e parlava persino coll'_erre!_
--Voi dovete essere--come si dice,--_molto fiero di vostro
figlio_--esclamò ad un tratto madamigella Fanny, rivolgendosi a
Daniele, sforzandosi di parlar italiano, e guardandolo per la prima
volta con certi occhi neri e luccicanti che diventavano sempre più
grandi.
Il babbo sorrise: chinò in fretta la testa arruffata e si accostò il
bicchiere alle labbra per bere un altro sorso d'aranciata, ma il
bicchiere era vuoto..
Dopo aver parlato di cavalli, parlarono di scherma. Un'altra gran
passione di Giacomino: ora peraltro non poteva esercitarsi come
avrebbe voluto, perché alla palestra non si dava se non una lezione
alla settimana.
Il signor Richard gli promise allora d'insegnargli un _colpo_
straordinario: un colpo, col quale a Parigi aveva; passato da parte a
parte un certo conte Brakonine, un russo, che si era permesso con sua
sorella certi modi che non gli andavano. E parlando mezzo francese e
mezzo italiano si voltò a raccontare il fatto al signor Trebeschi,
mentre madamigella Fanny, bisbigliando pianino con Giacomo, gli dava
appuntamento per la sera dopo al Dal Verme.
Il racconto del signor Richard andava per le lunghe. Aveva già
consegnato due _schiaffoni_ al conte Brakonine, lo aveva mandato a gambe
all'aria nella «pista», lo aveva già passato da parte a parte più
d'una volta, quando la signorina si alzò e dopo essersi fatta
promettere una visita per la sera dopo al Dal Verme, cominciò a
fissare il signor Daniele... continuò a fissarlo.
E mentre Giacomo impediva a monsieur Richard di pagare, essa strinse
la mano del babbo due volte con tanta forza, che il pover'uomo ne
rimase scombussolato.
--_Bonsoàr, madamoasèl!_
Il signor Daniele non seppe dir altro.
Per tutto il giorno dopo il brav'uomo fece il muso lungo con
Giacomino, modi bruschi, poche parole condite col _voi_ a tutto spiano;
cercava insomma di imitare la cera ed il farà imperioso della moglie.
Ma l'altro non se ne diede per inteso; dopo cena, dietro le spalle
della madre che, stanca del viaggio, cascava dal sonno, continuava a
strizzar l'occhio e a far l'atto di tirare un colpo colla stecca.
Daniele era sulle spine, temendo che sua moglie si accorgesse di tutta
quella mimica.
--Sì!... ho capito!...--diceva Giacomo sottovoce--appena la mamma
sarà andata a letto.
Si riservava di fare al figliuolo una solenne paternale per la strada;
e infatti, mentre camminavano in via Lentasio per sbucare a porta
Romana, ne rimuginava l'esordio, quando a un tratto Giacomino,
prendendolo a braccetto colla sua solita monelleria affettuosa, sparò
il colpo a bruciapelo:
--_Mon père_, andiamo al Dal Verme?
--Sei matto?... Siete matto!
E Daniele che aveva pensato tutto il giorno a quel teatro, appunto
perché non ci voleva pensare, si staccò a viva forza dal figliuolo.
--Siete matto! È ora di finirla! Dovreste imitare il mio esempio!
Lavorare! Andare a letto!
--Allora dammi i denari! andrò io solo--rispose Giacomo arrabbiandosi
lui pure, ma sul serio.--Ho dato la mia parola e non voglio
mancare. Non voglio aver osservazioni dal signor Richard. Non sono
più un bimbo, sono un uomo.
Che c'è di male? Meglio al teatro che in una bisca!--E, borbottando e
gesticolando, continuò a camminare in fretta verso il Dal Verme,
mentre il signor Daniele, curvo, muto, gli teneva dietro per non saper
che fare, per non lasciarlo andar solo, per paura che gli scappasse.
E così Giacomino sempre innanzi, il signor Daniele sempre dietro, si
trovarono alla porta del teatro.
--I denari per i biglietti--intimò il giovinotto fermandosi su' due
piedi.
L'altro cercò di qua e di là il portafogli, con una lentezza da far
disperare; infino lo trovò, lo apri meticolosamente e non meno
meticolosamente scelse il più sudicio fra i biglietti da dieci
lire... durò un pezzo a fregarlo colle dita per assicurarsi che non
erano due. Poi, scrollando la testa, seguì un po' alla lontana il
figliuolo... e finì col sorridere ancora di compiacenza, vedendo come
sapesse farsi largo fra la calca fino al finestrino.
--_Pardon messieurs, pardon mesdames_, due _fauteuils_ di prima fila, _s'il
vous plait!_