II.

La ditta Monghisoni commerciava in olio, formaggio, aringhe salate,

baccalà, ma lavorava molto anche in cambiali. Il saggio dello sconto

variava dall'otto al dieci per cento.

--Tutto sommato--esclamava la signora Maddalena--un poco più un poco

meno, quello che si paga anche alla Banca; e posso vantarmi che per

onestà, dopo morto quel bonomo di mio padre, come me non c'è

nessuno.

Ma «la ditta» non ammetteva, nè rinnovazioni, nè pagamenti parziali,

nè acconti sul capitale.

--Io sono puntualissima ne' miei impegni; e tutti devono essere

puntualissimi con me. Regola generale!

In questa idea la signora Maddalena si era intestata in modo che non

c'era verso di smuoverla: non lo faceva per avarizia, ma quasi per

puntiglio. Magari, di lì a poco, tornava a prestare la stessa somma ed

anche una più grossa, ma il giorno della scadenza--regola

generale--bisognava pagare.

Il sarto di casa, un vecchio portinaio di via San Barnaba, era venuto

per vestire d'inverno tutti i Trebeschi; e la signora Maddalena gli

stava appunto rifiutando la rinnovazione che il povero diavolo le

domandava per una sua cambiale di novantacinque lire.

--Capirà, signora Maddalena, può farmi questo favore! senza arrischiar

nulla: fra pochi giorni, quando le porto gli abiti fatti, lei stessa

si tratterrà le novantacinque lire sul mio conto.

La signora Maddalena scrollava il capo:--No, no, no! Sono

complicazioni che non mi vanno. Oggi scade la vostra cambiale e dovete

pagarla. Quando poi mi porterete gli abiti finiti, in perfetto ordine,

io allora vi pagherò il vostro conto. Vecchio mio!... Si cammina come

un orologio; anzi, molto meglio, perché gli orologi vanno sempre male

e io vado sempre bene.

Ciò detto, uscì dallo scrittoio e chiamò il marito che, per ordine

gerarchico e di anzianità, doveva essere il primo a farsi prendere la

misura.

--Daniele!...

Ma Daniele, in quel frastuono rimbombante, non udì, e non rispose

subito.

--Dààniele! Sei sordo?--ripetè quasi urlando la signora Maddalena.--E

sì, per diana, posso vantarmi di aver i polmoni di mio padre:

Dààniele!

--Eccomi! eccomi!--e il signor Daniele sbucò di dietro a due facchini

che facevano rotolare un barile sopra un lungo carretto a mano.

--Presto, la misura.

La signora Maddalena si era appoggiata col gomito a due pezze di panno

color bigio «resistente» che aveva comperato apposta per vestire tutta

la famiglia, e mentre il sarto prendeva le misure al signor Trebeschi,

Maddalena dava le opportune istruzioni.

--Giacca, _gilet_ e pantaloni; largo, comodo; e buone fodere, mi

raccomando.

--Non dubiti, signora, Maddalena.

Poi il sarto, mentre teneva alzato un braccio del signor Daniele per

prendergli la misura della manica, domandò, sempre rivolgendosi alla

signora Maddalena:

--Facciamo a un petto solo, o a due?

--A due, a due petti! Così, all'occorrenza, gli può servire anche da,

paltò. Io, che ho la testa sulle spalle, ho sempre tutte le

viste. Ha finito?

--Sissignora.

--E uno! Adesso a quest'altro!

E mentre il signor Daniele, che si era lasciato girare e rigirare dal

sarto senza mai dire una parola, tornava frettoloso là donde era

venuto, Maddalena ricominciò a gridare con quanto fiato aveva; in

gola:

--Temistocle! Temistocle!

Comparve, quasi subito, un altro perticone dinoccolato, arruffato,

colla faccia scialba, col naso storto e fatto a spatola e col mento

pecorino; era il primogenito dei Trebeschi. Si sbottonò subito il

panciotto e si fermò diritto dinanzi al sarto, anche lui senza

fiatare.

--Mi raccomando molta roba sotto alle maniche e in fondo ai calzoni,

per farli allungare a un bisogno: la mal'erba cresce.

--Non dubiti, signora Maddalena.

--I bottoni per le _bretelle_, ben forti.

E mentre Temistocle, come prima aveva fatto suo padre, si lasciava

voltare e rivoltare, la signora Maddalena continuava a strapazzarlo:

--Sei uno sciupone: è un peccato farti la roba! Ma perché non prendete

tutti esempio da me, giacché avete la fortuna di avermi sempre

davanti agli occhi? Questo vestito--e ne alzava la sottana

stirandola con una mano--ha più di sei anni ed è ancora nuovo

fiammante!

Poi, al sarto:

--Ha finito?

--Sissignora.

Temistocle non glie lo lasciò ripetere, e mentre la signora Maddalena

esclamava:--E due!--scappò in fondo al magazzino dove, tolta di mano

la bilancia ad un giovanotto che stava pesando un gran fiasco d'olio,

gli disse:

--Corri; tocca a te.

Infatti, in quel punto si udì la voce della signora Maddalena che

chiamava:

--Gian Maria!

Gian Maria, il secondogenito, sebbene avesse un anno soltanto meno di

Temistocle, era molto più piccolo. Ma. aveva la stessa testa

arruffata, lo stesso naso collo stesso mento da pecora.

Dopo di lui si presentò per la misura di un soprabito anche la nipote

del signor Trebeschi: la signorina Cammilla era assestata e aggraziata

nella elegante semplicità della giovane personcina; dal visetto

piacente traspariva la bontà e la dolcezza: tuttavia, chi osservasse

bene la forma del naso e del mento poteva riscontrare anche in lei una

lontana aria di famiglia.

Uno solo, l'ultimo dei Trebeschi, Giacomino, alto, sottile, elegante,

era un bel ragazzo, col naso diritto e il mento aristocratico: tutti

dicevano, per spiegarci tale anomalia, che Giacomino assomigliava alla

mamma. In ogni modo è certo che la somiglianza, se somiglianza c'era,

non rabboniva la signora Maddalena, non la rendeva nè più indulgente

nè più tenera per quel figliuolo; anzi sembrava che nutrisse contro di

lui una strana avversione.

Forse la signora Maddalena era così, perchè Giacomino dal canto suo

dimostrava un carattere troppo vivo e indipendente e certe volte anche

prepotente. Egli intanto dichiarava che non voleva saperne a nessun

patto di fare il «mercante», poi scappava, stava fuori la notte,

giocava al biliardo, dava pizzicotti e abbracci alla serva, e non

aveva nessuna paura di sua madre: fatto straordinario, questo, così

straordinario che gli suscitava intorno un tacito senso di ammirazione

e di simpatia. Tutti quanti facevano carte false per scusarlo, per

difenderlo, per salvarlo dalle furie materne.

Anche quel giorno Giacomino doveva essere lì cogli altri per farsi

prendere la misura; ma, al solito, se n'era dimenticato, e bisognò che

il babbo di nascosto lo mandasse a chiamare.

--Eccomi, _saperlotte!_ Avete detto alle dieci, e non sono che le dieci

e un quarto!--esclamò Giacomino arrivando di corsa, e quantunque la

mamma, muta, con gli occhi torvi (bruttissimo segno!) cercasse di

schermirsi e di respingerlo, egli riuscì a stamparle un bacio sul

collo.

Il sarto, che stava per andarsene, e si era già messo le due pezze

sotto le braccia, le posò sopra uno sgabello per cercare nelle tasche

il nastrino del metro; ma Giacomino, prima di lasciarsi prendere la

misura, volle vedere la stoffa; poi, appena l'ebbe guardata e toccata,

dichiarò che non ne voleva sapere: era troppo grossa, troppo

ordinaria.--No! no! no! E poi sempre vestiti tutti ad un modo, come in

un collegio; peggio, come in una casa di ricovero! No! no! no!...--non

ne voleva sapere!

--Del resto--e scoppiò in una gran risata--tu parli sempre di

risparmio e di economia, e poi non la sai fare, una giusta

economia. Questo inverno dovrò cominciare il mio anno di

volontariato. Che cosa me ne faccio degli abiti... da vile borghese?

Vado in cavalleria, _sapristi!_ Hoplà, là!--E mentre il signor

Daniele, Temistocle, la Cammilla, tutti quanti stavano attenti a

quella scena, cacciando fuori il capo tra le botti d'olio e i barili

di acciughe, Giacomino inforcò una sedia e girò con essa attorno alla

signora Maddalena, fingendo di cavalcare, gridando sempre

allegramente:--Hoplà, là! hoplà, là!

--Ha sentito: lei può andarsene. Se ne vada--disse la signora

Maddalena al sarto che, rimesse le due pezze sotto il braccio, cheto

cheto, infilò l'uscio.

L'audacia era stata troppa: le teste del babbo, dei fratelli, della

cugina non si vedevano più, erano sparite. Gli altri poi facevano

anche più rumore del solito, per timore che la voce della signora

Maddalena non si udisse in istrada.

Ma questa volta la signora Maddalena non fiatò. Continuava a fissare

Giacomo, immobile, muta: quando la signora Maddalena guardava uno dei

giovani del fondaco in quel modo, la sera si facevano i conti e il

disgraziato era messo in libertà.

E infatti essa ripensava a un suo progetto che da anni le mulinava in

testa per quel ragazzaccio. Altro che il _volontariato!_ Lo avrebbe

imbarcato come mozzo sopra una nave a vela: gli avrebbe fatto fare il

giro del mondo. Suo padre non voleva? Voleva lei, e basta.

--Hop! hop! hoplà, là!--continuava a gridare il monello.

Essa a un tratto, mentre le passava vicino, lo, afferrò per i capelli,

lo arrestò scotendolo con violenza.

--Scimmiotto!--borbottò fremente.--Va via! Fuori dei piedi!--e lo

buttò lontano, verso la porta del fondaco.

Il ragazzo alla sua volta impallidì.

--Sì! Anche subito--rispose.--Anche sul momento. Sono un uomo, e non

ti riconosco il diritto di trattarmi come un cane, d'insultarmi in

questo modo. Hai capito?--e si piantò diritto in faccia a sua

madre, fissandola pallido, ma sicuro.

Maddalena lo squadrò dal capo ai piedi; a un tratto si sentì confusa

da quell'occhio limpido, ceruleo, che la fissava, abbassò lo

sguardo.... e scorse allora, per la prima volta, la ciocca colorata di

un fazzoletto di batista che spuntava dalla tasca di Giacomino.

--Che roba è questa?--Di nuovo aggrottò le ciglia, ficcò due dita

nella tasca, ne tirò fuori lentamente il fazzoletto impregnato di

acqua, di Colonia, dietro al quale schizzarono via, e ruzzolarono in

terra un porta-sigarette d'argento ed un ritratto di donna.

--Che roba è?--ripetè la madre con una intonazione.--Roba mia.

--Roba mia--esclamò il giovanotto arditamente.--Roba mia.

E mentre Maddalena si chinava a raccattare il porta-sigarette, egli,

in un attimo, ghermì il ritratto, e se lo ficcò nella tasca interna

della giacca, che si abbottonò risolutamente.

--Quel ritratto a me, fuori!

--No.

--Fuori!

--No: mai.

Il giovane, per difenderlo ancor meglio, incrociò lo braccia sul

petto.

--Vi ripeto: lo voglio e me lo darete.--Ma essa era avvezza a quelle

ribellioni e sapeva che lì per lì, anche a pestarlo, non avrebbe

ottenuto niente. Allora, pesando il porta-sigarette sul palmo della

mano, come per valutarne il prezzo, cambiò discorso:

--Questo, intanto, rispondete, dove lo avete rubato?

--Rubato?...--Lì per lì il ragazzo si sentì montare il sangue alla

testa, ma non poteva, non voleva dire come lo aveva avuto; non

voleva compromettere suo padre.--L'ho comperato coi miei

denari--rispose.

--Bugiardo!--gli gridò in faccia la signora Maddalena colla voce

strozzata, poi, come mossa da un'improvvisa risoluzione:--Venite

con me--gli disse, e si avviò al solito bugigattolo: fece entrare

Giacomino per il primo; essa lo seguì e chiuse l'uscio.

--Tu fai debiti--gli disse, accostandogli la bocca al viso e quasi

bruciandolo con una vampata di fiato.

--No, mamma--balbettò l'altro un po' scosso.

--Tu fai debiti; non negarlo, io lo so. Da un pezzo me ne sono

accorta. I tuoi vestiti li fai rifare, stringere, accomodare. Dove

trovi i quattrini? E le cravatte?--E così dicendo, preso Giacomino

per il nodo della cravatta, lo scoteva, lo stringeva così forte da

soffocarlo.--Tutti i giorni hai una cravatta nuova. Chi ti dà i

danari? E questo... balocco? e mostrava il porta-sigarette--costerà

almeno una cinquantina di lire. Com'è che si trova nelle tue

saccocce? Io denaro non te ne do, tuo padre non può dartene, perché

non ne ha: dunque, o rubi o prendi la roba senza pagare, che fa lo

stesso. Ti conosco, mascherina. Tu non sei come i tuoi fratelli, tu,

tu--e nel crescendo di quel _tu_, misto alla collera, alla minaccia

pareva ci fosse dell'astio, perfino dell'odio.

Giacomo sentì tutto ciò. Nel viso alterato della madre non vide

nessuna espressione di bontà, di affetto; diventò ancor più smorto,

balbettò qualche parola sconnessa, poi, di colpo, scoppiò in un pianto

dirotto.

Alla vista di quelle lacrime, la signora Maddalena, invece di

placarsi, parve anche più inviperita: chissà? quelle lacrime le

ridestavano forse a suo dispetto un senso di pietà e di rimorso in

fondo al cuore.

--Coccodrillo--borbottò. Poi, credendolo vinto, fece l'atto di

mettergli la mano in tasca.-Fuori il ritratto.

--No: questo no!--rispose il ragazzo, ridiventando uomo a quella

minaccia: non piangeva più, e aggrottava a sua volta le ciglia,

guatando la madre cogli occhi torvi.

La signora Maddalena sogghignò beffardamente.

--Un'amante!... E non hai ancora vent'anni! Debiti, giuoco, perché so

che vai anche a giuocare al caffè Biffi, alla birraria Nazionale.

Debiti, giuoco... e donne. Tu sei di quelle buone lane che mandano in

malora le famiglie, che divorano i patrimoni. Ma questo non deve

essere, questo io non voglio che sia, per tuo padre, per i tuoi

fratelli e per me. Nè colle buone, nè colle cattive, nè da bimbo, nè

da ragazzo, nè da uomo, ho mai potuto farti perdere un solo dei tuoi

vizi. Ti ho battuto, persino; peggio che peggio! Non hai sentito nè

l'amor proprio, nè le botte. Ma non si deve andare avanti così.

Guardami bene, e non mi far perdere la bussola, e non farmi diventar

matta. È un caso di dovere e di coscienza: o accetti la mia

proposta... o so io ciò che farò.

--Non ho paura nè di te, nè delle tue minacce, chiare o

tenebrose--rispose Giacomino con piglio arrogante.--Non ho paura di

nessuno, io!... ma visto e considerato che in casa mia sono trattato

come... come non mi piace, così... se la tua proposta è che io me ne

vada... me ne andrò.

Quel bel ragazzo non era mai stato tanto bello come in quel

punto. Pareva l'immagine artistica di David in atto di sfidare il

Gigante.

La signora Maddalena gli disse seccamente che gli avrebbe pagato tutti

i debiti, a un patto: recarsi a Genova dal signor Rosasco, l'armatore,

e imbarcarsi: salute, forza e coraggio ne aveva. Col tempo e la

volontà di lavorare e di far bene poteva riuscire un buon capitano di

mare.

Giacomo si sentì stringere il cuore: e il babbo così buono?... E

_mademoiselle_ Fanny?... la piccola cavallerizza?... quella del

ritratto?... E i suoi fratelli, la sua casa? E Milano... la più bella

città del mondo?... Più, più, mai più! Ma pure il piccolo eroe rimase

diritto, impassibile, con una mano sul fianco, e rispose ancora con

calma senza che i piccoli baffettini biondi, tirati in su, tradissero

un sol tremito delle labbra:

--Sta bene; e sono molto contento di andarmene. Magari oggi per non

aspettare domani.

La signora Maddalena lo guardò, poi volse gli occhi altrove. Meno del

ragazzo, si sentiva sicura di sè; e la sua voce, proprio la sua voce,

era alterata.

--Il signor Rosasco era un buon amico--andava dicendo, quasi per far

animo a lui e a se stessa.--In fin dei conti anche quella poteva

essere una bellissima carriera, forse la sua fortuna. Fosse stata un

uomo lei! Subito in mare! A Milano non c'è più posto per nessuno!

C'è troppa gente!

E concluse rabbonita, sorridendo per la prima volta, per la prima

volta insinuante, dispostissima a sentire la confessione di una somma

enorme:

--La cifra de' tuoi debiti? Dimmi tutto. Prima di partire pagherai.

--Venti o trenta lire, al giovine del sarto Martinenghi, che mi

accomoda gli abiti.

--Va bene, va bene; il più grosso, sentiamo il più grosso.

--Ventidue lire alla calzoleria inglese, per un paio di scarpe gialle,

di bulgaro.

--E poi? E poi?... Di' tutto. Hai la fortuna di avere una madre buona,

generosa e che, a tempo debito, sa anche perdonare. E poi?

Giacomino pensò, ripensò. Doveva confessare anche quel centinaio di

lire che gli aveva prestato il babbo e colle quali aveva comperato i

fiori e un frustino di tartaruga col pomo dorato e anche quel

porta-sigarette per regalare a _mademoiselle_ Fanny? No; non lo doveva

dire: non lo poteva dire. Non voleva che il babbo fosse sgridato per

lui, povero babbo!

--E poi? Avanti.

--E poi--rispose forte e in fretta per finirla--un conto di

cravatte, due o tre paia di guanti e dodici lire alla confetteria di

Santa Margherita.

--E altro?

La signora Maddalena, per quanto avara, pareva desiderasse, in quel

momento, che il figlio avesse un monte di debiti.

--Proprio nient'altro?--domandò con una strizzatina d'occhi

significante.--E... la signorina del ritratto?

--Questo è affar mio. Quanto ai miei debiti, se ti paion pochi, non

posso inventarne degli altri per farti piacere.

--Eh, eh! signorino!--Non le pare che ce ne sia abbastanza?

La signora Maddalena, a poco a poco riprendeva il sopravvento sulla

madre.

--Che cosa si può sperare, quando, sotto la mia educazione e col mio

esempio, uno scapestrato che non ha ancora vent'anni spreca un

mucchio di danaro per la gola, per la vanità, per fare il milordino?

Io posso vantarmi di non aver mai buttato via quattrini nè per la

moda, nè pei capricci, e non ho mai sciupato dodici lire dal

pasticciere, avendo da mangiare a casa mia.

Povero Giacomino! La signora Maddalena non poteva immaginarsi che

quelle dodici lirette erano state rosicchiate in tanti confetti dai

candidi dentini di _mademoiselle_ Fanny.

--Dovrò partire, quando?--demandò il giovanotto, che voleva finirla;

anche per trovarsi solo ed essere padrone del suo dolore, per

sfogarsi, per piangere.

--Partirete... quando avrò la risposta del Rosasco: gli scrivo

subito. Andate.

Ma la signora Maddalena, anche questa volta, girò gli occhi per non

guardarlo in faccia.

--Sta bene--rispose Giacomino. Si avviò, poi tornò indietro.--Siamo

intesi: lo dirai tu al babbo... perché io... (sentì inumidirsi le

palpebre), perché io non gli dirò nulla--concluse arrogantemente,

con un'alzata di spalle. Si rizzò, s'inchinò e--uno, due, tre--se

la battè con un colpo secco dei tacchi.

--Siamo intesi: buon giorno.--E se ne andò.

--Superbo, donnaiolo, dissipatore! Io devo difendere la casa; la ditta

Monghisoni--borbottò la signora Maddalena rimasta sola. E

quand'ebbe finita e chiusa la lettera al signor Antonio Rosasco,

armatore, a San Pier d'Arena, vi scrisse sopra: _Urgentissima_.

Il Tenente dei Lancieri: Romanzo · 第 5 / 18 题