La ditta Monghisoni commerciava in olio, formaggio, aringhe salate,
baccalà, ma lavorava molto anche in cambiali. Il saggio dello sconto
variava dall'otto al dieci per cento.
--Tutto sommato--esclamava la signora Maddalena--un poco più un poco
meno, quello che si paga anche alla Banca; e posso vantarmi che per
onestà, dopo morto quel bonomo di mio padre, come me non c'è
nessuno.
Ma «la ditta» non ammetteva, nè rinnovazioni, nè pagamenti parziali,
nè acconti sul capitale.
--Io sono puntualissima ne' miei impegni; e tutti devono essere
puntualissimi con me. Regola generale!
In questa idea la signora Maddalena si era intestata in modo che non
c'era verso di smuoverla: non lo faceva per avarizia, ma quasi per
puntiglio. Magari, di lì a poco, tornava a prestare la stessa somma ed
anche una più grossa, ma il giorno della scadenza--regola
generale--bisognava pagare.
Il sarto di casa, un vecchio portinaio di via San Barnaba, era venuto
per vestire d'inverno tutti i Trebeschi; e la signora Maddalena gli
stava appunto rifiutando la rinnovazione che il povero diavolo le
domandava per una sua cambiale di novantacinque lire.
--Capirà, signora Maddalena, può farmi questo favore! senza arrischiar
nulla: fra pochi giorni, quando le porto gli abiti fatti, lei stessa
si tratterrà le novantacinque lire sul mio conto.
La signora Maddalena scrollava il capo:--No, no, no! Sono
complicazioni che non mi vanno. Oggi scade la vostra cambiale e dovete
pagarla. Quando poi mi porterete gli abiti finiti, in perfetto ordine,
io allora vi pagherò il vostro conto. Vecchio mio!... Si cammina come
un orologio; anzi, molto meglio, perché gli orologi vanno sempre male
e io vado sempre bene.
Ciò detto, uscì dallo scrittoio e chiamò il marito che, per ordine
gerarchico e di anzianità, doveva essere il primo a farsi prendere la
misura.
--Daniele!...
Ma Daniele, in quel frastuono rimbombante, non udì, e non rispose
subito.
--Dààniele! Sei sordo?--ripetè quasi urlando la signora Maddalena.--E
sì, per diana, posso vantarmi di aver i polmoni di mio padre:
Dààniele!
--Eccomi! eccomi!--e il signor Daniele sbucò di dietro a due facchini
che facevano rotolare un barile sopra un lungo carretto a mano.
--Presto, la misura.
La signora Maddalena si era appoggiata col gomito a due pezze di panno
color bigio «resistente» che aveva comperato apposta per vestire tutta
la famiglia, e mentre il sarto prendeva le misure al signor Trebeschi,
Maddalena dava le opportune istruzioni.
--Giacca, _gilet_ e pantaloni; largo, comodo; e buone fodere, mi
raccomando.
--Non dubiti, signora, Maddalena.
Poi il sarto, mentre teneva alzato un braccio del signor Daniele per
prendergli la misura della manica, domandò, sempre rivolgendosi alla
signora Maddalena:
--Facciamo a un petto solo, o a due?
--A due, a due petti! Così, all'occorrenza, gli può servire anche da,
paltò. Io, che ho la testa sulle spalle, ho sempre tutte le
viste. Ha finito?
--Sissignora.
--E uno! Adesso a quest'altro!
E mentre il signor Daniele, che si era lasciato girare e rigirare dal
sarto senza mai dire una parola, tornava frettoloso là donde era
venuto, Maddalena ricominciò a gridare con quanto fiato aveva; in
gola:
--Temistocle! Temistocle!
Comparve, quasi subito, un altro perticone dinoccolato, arruffato,
colla faccia scialba, col naso storto e fatto a spatola e col mento
pecorino; era il primogenito dei Trebeschi. Si sbottonò subito il
panciotto e si fermò diritto dinanzi al sarto, anche lui senza
fiatare.
--Mi raccomando molta roba sotto alle maniche e in fondo ai calzoni,
per farli allungare a un bisogno: la mal'erba cresce.
--Non dubiti, signora Maddalena.
--I bottoni per le _bretelle_, ben forti.
E mentre Temistocle, come prima aveva fatto suo padre, si lasciava
voltare e rivoltare, la signora Maddalena continuava a strapazzarlo:
--Sei uno sciupone: è un peccato farti la roba! Ma perché non prendete
tutti esempio da me, giacché avete la fortuna di avermi sempre
davanti agli occhi? Questo vestito--e ne alzava la sottana
stirandola con una mano--ha più di sei anni ed è ancora nuovo
fiammante!
Poi, al sarto:
--Ha finito?
--Sissignora.
Temistocle non glie lo lasciò ripetere, e mentre la signora Maddalena
esclamava:--E due!--scappò in fondo al magazzino dove, tolta di mano
la bilancia ad un giovanotto che stava pesando un gran fiasco d'olio,
gli disse:
--Corri; tocca a te.
Infatti, in quel punto si udì la voce della signora Maddalena che
chiamava:
--Gian Maria!
Gian Maria, il secondogenito, sebbene avesse un anno soltanto meno di
Temistocle, era molto più piccolo. Ma. aveva la stessa testa
arruffata, lo stesso naso collo stesso mento da pecora.
Dopo di lui si presentò per la misura di un soprabito anche la nipote
del signor Trebeschi: la signorina Cammilla era assestata e aggraziata
nella elegante semplicità della giovane personcina; dal visetto
piacente traspariva la bontà e la dolcezza: tuttavia, chi osservasse
bene la forma del naso e del mento poteva riscontrare anche in lei una
lontana aria di famiglia.
Uno solo, l'ultimo dei Trebeschi, Giacomino, alto, sottile, elegante,
era un bel ragazzo, col naso diritto e il mento aristocratico: tutti
dicevano, per spiegarci tale anomalia, che Giacomino assomigliava alla
mamma. In ogni modo è certo che la somiglianza, se somiglianza c'era,
non rabboniva la signora Maddalena, non la rendeva nè più indulgente
nè più tenera per quel figliuolo; anzi sembrava che nutrisse contro di
lui una strana avversione.
Forse la signora Maddalena era così, perchè Giacomino dal canto suo
dimostrava un carattere troppo vivo e indipendente e certe volte anche
prepotente. Egli intanto dichiarava che non voleva saperne a nessun
patto di fare il «mercante», poi scappava, stava fuori la notte,
giocava al biliardo, dava pizzicotti e abbracci alla serva, e non
aveva nessuna paura di sua madre: fatto straordinario, questo, così
straordinario che gli suscitava intorno un tacito senso di ammirazione
e di simpatia. Tutti quanti facevano carte false per scusarlo, per
difenderlo, per salvarlo dalle furie materne.
Anche quel giorno Giacomino doveva essere lì cogli altri per farsi
prendere la misura; ma, al solito, se n'era dimenticato, e bisognò che
il babbo di nascosto lo mandasse a chiamare.
--Eccomi, _saperlotte!_ Avete detto alle dieci, e non sono che le dieci
e un quarto!--esclamò Giacomino arrivando di corsa, e quantunque la
mamma, muta, con gli occhi torvi (bruttissimo segno!) cercasse di
schermirsi e di respingerlo, egli riuscì a stamparle un bacio sul
collo.
Il sarto, che stava per andarsene, e si era già messo le due pezze
sotto le braccia, le posò sopra uno sgabello per cercare nelle tasche
il nastrino del metro; ma Giacomino, prima di lasciarsi prendere la
misura, volle vedere la stoffa; poi, appena l'ebbe guardata e toccata,
dichiarò che non ne voleva sapere: era troppo grossa, troppo
ordinaria.--No! no! no! E poi sempre vestiti tutti ad un modo, come in
un collegio; peggio, come in una casa di ricovero! No! no! no!...--non
ne voleva sapere!
--Del resto--e scoppiò in una gran risata--tu parli sempre di
risparmio e di economia, e poi non la sai fare, una giusta
economia. Questo inverno dovrò cominciare il mio anno di
volontariato. Che cosa me ne faccio degli abiti... da vile borghese?
Vado in cavalleria, _sapristi!_ Hoplà, là!--E mentre il signor
Daniele, Temistocle, la Cammilla, tutti quanti stavano attenti a
quella scena, cacciando fuori il capo tra le botti d'olio e i barili
di acciughe, Giacomino inforcò una sedia e girò con essa attorno alla
signora Maddalena, fingendo di cavalcare, gridando sempre
allegramente:--Hoplà, là! hoplà, là!
--Ha sentito: lei può andarsene. Se ne vada--disse la signora
Maddalena al sarto che, rimesse le due pezze sotto il braccio, cheto
cheto, infilò l'uscio.
L'audacia era stata troppa: le teste del babbo, dei fratelli, della
cugina non si vedevano più, erano sparite. Gli altri poi facevano
anche più rumore del solito, per timore che la voce della signora
Maddalena non si udisse in istrada.
Ma questa volta la signora Maddalena non fiatò. Continuava a fissare
Giacomo, immobile, muta: quando la signora Maddalena guardava uno dei
giovani del fondaco in quel modo, la sera si facevano i conti e il
disgraziato era messo in libertà.
E infatti essa ripensava a un suo progetto che da anni le mulinava in
testa per quel ragazzaccio. Altro che il _volontariato!_ Lo avrebbe
imbarcato come mozzo sopra una nave a vela: gli avrebbe fatto fare il
giro del mondo. Suo padre non voleva? Voleva lei, e basta.
--Hop! hop! hoplà, là!--continuava a gridare il monello.
Essa a un tratto, mentre le passava vicino, lo, afferrò per i capelli,
lo arrestò scotendolo con violenza.
--Scimmiotto!--borbottò fremente.--Va via! Fuori dei piedi!--e lo
buttò lontano, verso la porta del fondaco.
Il ragazzo alla sua volta impallidì.
--Sì! Anche subito--rispose.--Anche sul momento. Sono un uomo, e non
ti riconosco il diritto di trattarmi come un cane, d'insultarmi in
questo modo. Hai capito?--e si piantò diritto in faccia a sua
madre, fissandola pallido, ma sicuro.
Maddalena lo squadrò dal capo ai piedi; a un tratto si sentì confusa
da quell'occhio limpido, ceruleo, che la fissava, abbassò lo
sguardo.... e scorse allora, per la prima volta, la ciocca colorata di
un fazzoletto di batista che spuntava dalla tasca di Giacomino.
--Che roba è questa?--Di nuovo aggrottò le ciglia, ficcò due dita
nella tasca, ne tirò fuori lentamente il fazzoletto impregnato di
acqua, di Colonia, dietro al quale schizzarono via, e ruzzolarono in
terra un porta-sigarette d'argento ed un ritratto di donna.
--Che roba è?--ripetè la madre con una intonazione.--Roba mia.
--Roba mia--esclamò il giovanotto arditamente.--Roba mia.
E mentre Maddalena si chinava a raccattare il porta-sigarette, egli,
in un attimo, ghermì il ritratto, e se lo ficcò nella tasca interna
della giacca, che si abbottonò risolutamente.
--Quel ritratto a me, fuori!
--No.
--Fuori!
--No: mai.
Il giovane, per difenderlo ancor meglio, incrociò lo braccia sul
petto.
--Vi ripeto: lo voglio e me lo darete.--Ma essa era avvezza a quelle
ribellioni e sapeva che lì per lì, anche a pestarlo, non avrebbe
ottenuto niente. Allora, pesando il porta-sigarette sul palmo della
mano, come per valutarne il prezzo, cambiò discorso:
--Questo, intanto, rispondete, dove lo avete rubato?
--Rubato?...--Lì per lì il ragazzo si sentì montare il sangue alla
testa, ma non poteva, non voleva dire come lo aveva avuto; non
voleva compromettere suo padre.--L'ho comperato coi miei
denari--rispose.
--Bugiardo!--gli gridò in faccia la signora Maddalena colla voce
strozzata, poi, come mossa da un'improvvisa risoluzione:--Venite
con me--gli disse, e si avviò al solito bugigattolo: fece entrare
Giacomino per il primo; essa lo seguì e chiuse l'uscio.
--Tu fai debiti--gli disse, accostandogli la bocca al viso e quasi
bruciandolo con una vampata di fiato.
--No, mamma--balbettò l'altro un po' scosso.
--Tu fai debiti; non negarlo, io lo so. Da un pezzo me ne sono
accorta. I tuoi vestiti li fai rifare, stringere, accomodare. Dove
trovi i quattrini? E le cravatte?--E così dicendo, preso Giacomino
per il nodo della cravatta, lo scoteva, lo stringeva così forte da
soffocarlo.--Tutti i giorni hai una cravatta nuova. Chi ti dà i
danari? E questo... balocco? e mostrava il porta-sigarette--costerà
almeno una cinquantina di lire. Com'è che si trova nelle tue
saccocce? Io denaro non te ne do, tuo padre non può dartene, perché
non ne ha: dunque, o rubi o prendi la roba senza pagare, che fa lo
stesso. Ti conosco, mascherina. Tu non sei come i tuoi fratelli, tu,
tu--e nel crescendo di quel _tu_, misto alla collera, alla minaccia
pareva ci fosse dell'astio, perfino dell'odio.
Giacomo sentì tutto ciò. Nel viso alterato della madre non vide
nessuna espressione di bontà, di affetto; diventò ancor più smorto,
balbettò qualche parola sconnessa, poi, di colpo, scoppiò in un pianto
dirotto.
Alla vista di quelle lacrime, la signora Maddalena, invece di
placarsi, parve anche più inviperita: chissà? quelle lacrime le
ridestavano forse a suo dispetto un senso di pietà e di rimorso in
fondo al cuore.
--Coccodrillo--borbottò. Poi, credendolo vinto, fece l'atto di
mettergli la mano in tasca.-Fuori il ritratto.
--No: questo no!--rispose il ragazzo, ridiventando uomo a quella
minaccia: non piangeva più, e aggrottava a sua volta le ciglia,
guatando la madre cogli occhi torvi.
La signora Maddalena sogghignò beffardamente.
--Un'amante!... E non hai ancora vent'anni! Debiti, giuoco, perché so
che vai anche a giuocare al caffè Biffi, alla birraria Nazionale.
Debiti, giuoco... e donne. Tu sei di quelle buone lane che mandano in
malora le famiglie, che divorano i patrimoni. Ma questo non deve
essere, questo io non voglio che sia, per tuo padre, per i tuoi
fratelli e per me. Nè colle buone, nè colle cattive, nè da bimbo, nè
da ragazzo, nè da uomo, ho mai potuto farti perdere un solo dei tuoi
vizi. Ti ho battuto, persino; peggio che peggio! Non hai sentito nè
l'amor proprio, nè le botte. Ma non si deve andare avanti così.
Guardami bene, e non mi far perdere la bussola, e non farmi diventar
matta. È un caso di dovere e di coscienza: o accetti la mia
proposta... o so io ciò che farò.
--Non ho paura nè di te, nè delle tue minacce, chiare o
tenebrose--rispose Giacomino con piglio arrogante.--Non ho paura di
nessuno, io!... ma visto e considerato che in casa mia sono trattato
come... come non mi piace, così... se la tua proposta è che io me ne
vada... me ne andrò.
Quel bel ragazzo non era mai stato tanto bello come in quel
punto. Pareva l'immagine artistica di David in atto di sfidare il
Gigante.
La signora Maddalena gli disse seccamente che gli avrebbe pagato tutti
i debiti, a un patto: recarsi a Genova dal signor Rosasco, l'armatore,
e imbarcarsi: salute, forza e coraggio ne aveva. Col tempo e la
volontà di lavorare e di far bene poteva riuscire un buon capitano di
mare.
Giacomo si sentì stringere il cuore: e il babbo così buono?... E
_mademoiselle_ Fanny?... la piccola cavallerizza?... quella del
ritratto?... E i suoi fratelli, la sua casa? E Milano... la più bella
città del mondo?... Più, più, mai più! Ma pure il piccolo eroe rimase
diritto, impassibile, con una mano sul fianco, e rispose ancora con
calma senza che i piccoli baffettini biondi, tirati in su, tradissero
un sol tremito delle labbra:
--Sta bene; e sono molto contento di andarmene. Magari oggi per non
aspettare domani.
La signora Maddalena lo guardò, poi volse gli occhi altrove. Meno del
ragazzo, si sentiva sicura di sè; e la sua voce, proprio la sua voce,
era alterata.
--Il signor Rosasco era un buon amico--andava dicendo, quasi per far
animo a lui e a se stessa.--In fin dei conti anche quella poteva
essere una bellissima carriera, forse la sua fortuna. Fosse stata un
uomo lei! Subito in mare! A Milano non c'è più posto per nessuno!
C'è troppa gente!
E concluse rabbonita, sorridendo per la prima volta, per la prima
volta insinuante, dispostissima a sentire la confessione di una somma
enorme:
--La cifra de' tuoi debiti? Dimmi tutto. Prima di partire pagherai.
--Venti o trenta lire, al giovine del sarto Martinenghi, che mi
accomoda gli abiti.
--Va bene, va bene; il più grosso, sentiamo il più grosso.
--Ventidue lire alla calzoleria inglese, per un paio di scarpe gialle,
di bulgaro.
--E poi? E poi?... Di' tutto. Hai la fortuna di avere una madre buona,
generosa e che, a tempo debito, sa anche perdonare. E poi?
Giacomino pensò, ripensò. Doveva confessare anche quel centinaio di
lire che gli aveva prestato il babbo e colle quali aveva comperato i
fiori e un frustino di tartaruga col pomo dorato e anche quel
porta-sigarette per regalare a _mademoiselle_ Fanny? No; non lo doveva
dire: non lo poteva dire. Non voleva che il babbo fosse sgridato per
lui, povero babbo!
--E poi? Avanti.
--E poi--rispose forte e in fretta per finirla--un conto di
cravatte, due o tre paia di guanti e dodici lire alla confetteria di
Santa Margherita.
--E altro?
La signora Maddalena, per quanto avara, pareva desiderasse, in quel
momento, che il figlio avesse un monte di debiti.
--Proprio nient'altro?--domandò con una strizzatina d'occhi
significante.--E... la signorina del ritratto?
--Questo è affar mio. Quanto ai miei debiti, se ti paion pochi, non
posso inventarne degli altri per farti piacere.
--Eh, eh! signorino!--Non le pare che ce ne sia abbastanza?
La signora Maddalena, a poco a poco riprendeva il sopravvento sulla
madre.
--Che cosa si può sperare, quando, sotto la mia educazione e col mio
esempio, uno scapestrato che non ha ancora vent'anni spreca un
mucchio di danaro per la gola, per la vanità, per fare il milordino?
Io posso vantarmi di non aver mai buttato via quattrini nè per la
moda, nè pei capricci, e non ho mai sciupato dodici lire dal
pasticciere, avendo da mangiare a casa mia.
Povero Giacomino! La signora Maddalena non poteva immaginarsi che
quelle dodici lirette erano state rosicchiate in tanti confetti dai
candidi dentini di _mademoiselle_ Fanny.
--Dovrò partire, quando?--demandò il giovanotto, che voleva finirla;
anche per trovarsi solo ed essere padrone del suo dolore, per
sfogarsi, per piangere.
--Partirete... quando avrò la risposta del Rosasco: gli scrivo
subito. Andate.
Ma la signora Maddalena, anche questa volta, girò gli occhi per non
guardarlo in faccia.
--Sta bene--rispose Giacomino. Si avviò, poi tornò indietro.--Siamo
intesi: lo dirai tu al babbo... perché io... (sentì inumidirsi le
palpebre), perché io non gli dirò nulla--concluse arrogantemente,
con un'alzata di spalle. Si rizzò, s'inchinò e--uno, due, tre--se
la battè con un colpo secco dei tacchi.
--Siamo intesi: buon giorno.--E se ne andò.
--Superbo, donnaiolo, dissipatore! Io devo difendere la casa; la ditta
Monghisoni--borbottò la signora Maddalena rimasta sola. E
quand'ebbe finita e chiusa la lettera al signor Antonio Rosasco,
armatore, a San Pier d'Arena, vi scrisse sopra: _Urgentissima_.